La scia di morte e violenza degli ultimi anni, degli ultimi giorni, caratterizza in modo eloquente la sofferenza, l’insoddisfazione, la mancanza di sanità mentale, frutto dei nostri tempi, che sempre più spesso dà dimostrazione di sé. Famiglie, coppie, amici o vicini di casa, fino a quel momento quieti e pacifici, con l’apparenza di un buon rapporto; ma che nascondono inquietudine, disagio e mal di vivere. Basta poco a volte, un’arma a portata di mano, e in pochi attimi una banale questione, un piccolo disaccordo, sono sufficienti a far sfociare una furia omicida incontrollata. Si uccide: la compagna, i figli, l’inquilino del piano superiore o della porta accanto; è un atto grave, condannabile, senza giustificazioni. Alla base si riconducono elementi a volte genetici, a volte di sopportazione d indigenza, gelosie estreme e quant’altro possa accendere una follia assassina estrema. Non c’è più amore. La vera voglia di condividere quel poco che si ha con gli altri. Forse l’egoismo del possedere tutto o della mancanza di questo possesso. La ragione è annebbiata mentre prende il sopravvento una disumana orda che, giorno dopo giorno, decima la nostra comunità. Abbiamo riportato esempi di questi fatti nel nostro giornale. Li sentiamo comunque ogni giorno in tv, li leggiamo sui quotidiani. E allora possiamo, come un test di laboratorio provato per anni, affermare con certezza che c’è qualcosa di sbagliato nel nostro modo di essere società. Questo finto benessere per tutti, questa sovrabbondanza di tutto, dall’alimentare al vestiario, dall’utile al superfluo. Questa è la società che abbiamo messo su. Ci vogliamo convincere, ancora oggi, che vada bene così. Che non c’è bisogno di faticare per avere questo o quello, come succedeva nei secoli scorsi. Niente di più sbagliato. L’uomo ha una necessità vitale, che è quella di lottare per conquistare qualcosa. Per sentirsi vivo. E oggi, tutto questo è venuto meno. E quando l’uomo non ha più modo di combattere per ottenere, può fare solo due cose: morire o far morire gli altri. Perché il senso della vita sua e chi gli sta intorno scompare a poco a poco. Può sembrare un ragionamento contorto. Ma se ci fermiamo un momento, o anche di più a guardare il cielo la sera, a fissare un paesaggio cercando di capire il suo misticismo, ci rilassiamo e approfondiamo argomenti capaci di riempire il nostro io. Non siamo più vuoti. E’ il mio invito, quello a impegnarsi in qualcosa che ci dia un motivo per vivere. Gioia o soddisfazione. E mai penseremo ad ammazzare il nostro prossimo,o noi stessi, in qualunque condizione sociale. In questa rivista trovate articoli di spunto per riflessioni, che non sono certo risolutivi per problemi esistenziali; di certo mostrano un impegno, una passione profusa nello scrivere, che aiuta gli articolisti ad esprimersi, in qualche modo, in piccola parte, a completarsi. E perciò che vi esorto, come indicato in seconda di copertina, a inviare degli scritti. Non è indispensabile una laurea in giornalismo. I requisiti per mandarci del materiale sono indicati lì. Prendetene visione liberamente e, se avete voglia di dar sfogo a una protesta, condividere una passione o raccontare un’esperienza, fatelo. Giovani del 2000 crescerà con voi, così come ha fatto fino ad oggi. Lo ripeto per l’ennesima volta: oltre ad essere una testata non schierata politicamente, siamo a completa disposizione del lettore che può intervenire, con opinioni proprie e idee per arricchire i contenuti. Siamo sempre aperti a qualunque critica. Buona lettura.
Il primo gruppo in partenza dal 13 al 20 maggio di Stefano Lorenzi Partirà il 13 maggio il primo gruppo di viaggiatori del progetto In montagna siamo tutti uguali. Una decina di ipovedenti e non vedenti (con guide e accompagnatori) partiranno per un'avventura accessibile e sicura: 8 giorni a piedi lungo la Via degli Dei, da Piazza Maggiore (Bologna) a Piazza della Signoria (Firenze) passando attraverso l'Appennino Tosco Emiliano. Questa proposta di turismo accessibile “chiavi in mano" è rivolto a ipovedenti e non vedenti, provenienti da tutto il mondo, che abbiano voglia di divertirsi e siano disposti a percorrere a piedi (con una condizione fisica adeguata) i 130 km che dividono Bologna da Firenze. Il gruppo sarà composto da minimo 8 persone (massimo 6 ipovedenti e 2 non vedenti per gruppo) e da 1 guida professionista e 4 accompagnatori adeguatamente formati per garantire la massima sicurezza a tutti i partecipanti. Guida ed accompagnatori hanno partecipato ai corsi propedeutici per accompagnamento di persone con disabilità visive svoltisi nel 2017 sia in aula che da ambiente con docenti specializzati. Sono previste per il 2018 altre due partenze: dall'1 all'8 luglio e dal 2 al 9 settembre. "In montagna siamo tutti uguali" è stato premiato dal MiBact (Ministero dei Beni Culturali e Turismo) e da Invitalia come progetto innovativo per la promozione delle aree montane. E' realizzato in collaborazione con NoisyVision ONLUS, che da diversi anni opera nell'ambito delle disabilità sensoriali e che ha fornito preziose indicazioni e consulenza. L 'esperienza di NoisyVision ONLUS è maturata durante l'evento del 2016 "Anche Agli Dei Piace Giallo", trekking lungo la Via degli Dei che è stato fonte di ispirazione del nostro progetto, raccontato da un documentario. In allegato la locandina e il programma, di seguito il link alla pagina web e al documentario “Anche agli Dei Piace Giallo”: – https://www.appenninoslow.it/in-montagna-siamo-tutti-uguali – https://www.youtube.com/watch?v=03huV8DNujM Info e iscrizioni: Appennino Slow www.appenninoslow.it – info@appenninoslow.it - Tel. +39 339 8283383 (Stefano Lorenzi) Noisy Vision: www.noisyvision.org - info@noisyvision.org
Cari lettori e soprattutto lettrici che seguite questa mia rubrica culinaria con affetto e interesse ben ritrovati! In questa puntata vorrei fornirvi qualche ricetta che possa farvi conoscere nuovi sapori se ancora non li conoscete naturalmente! Infatti vorrei proporvi alcune delle cosiddette "erbe spontanee" che altro non sono che vegetali che nascono nei terreni senza che nessuno li semini e li coltivi. Naturalmente spesso esistono versioni "coltivate" che sono ugualmente buone ma chi può usare il selvatico ne guadagna anche in genuinità oltre che nel sapore più "vivo" In questo breve articolo vi proporrò alcune erbe tra le piu comuni che si trovano in qualsiasi campo non coltivato. Incominciamo con la Borragine. La Borragine (Borrago officinalis) è una pianta annuale che cresce spontanea nel terreno ben concimato degli orti e dei campi, ma spesso viene anche seminata da chi apprezza le sue proprietà medicamentose e i suoi vari usi culinari. Pare sia proveniente dalla Siria. usata spesso in cucina, nelle minestre e nelle insalate sostituisce egregiamente gli spinaci dando alla preparazione un sapore più corposo e più per così dire "rustico" Per prima cosa vi consiglio di provare le frittelle di borragine. Scegliere delle foglie di borragine grandi e carnose ma nello stesso tempo molto tenere. Immergerle in una pastella per fritti e quindi friggere in olio ben caldo. Far scolare su carta assorbente e servire tiepide. Volendo si possono anche fare senza sale e appena tolte dalla padella cospargerle con zucchero. Ora proviamo queste deliziose foglie facendone una frittatina. Prendete delle foglie di borragine tra le piu tenere e dopo averle lavate e asciugate tagliuzzatele a piccoli quadratini e incorporateli a uova formaggio grattugiato un pizzico di pepe e sale e fatene delle piccole frittatine che volendo potete cospargere con una fettina di mozzarella ben scolata, sono deliziose! Ora invece prepareremo un bel risotto. Risotto di borragine Ingredienti per sei persone: Foglie tenere di borraggine gia pulite grammi 220 Riso per risotti grammi 450 una cipolla un bicchiere di vino bianco secco Parmigiano grattugiato 120 grammi Brodo vegetale circa due litri Quattro cucchiai di olio extravergine di oliva. Sale quanto basta. Lavate con cura ed asciugate la borragine quindi tagliatela a striscioline. Tagliate molto sottilmente la cipolla e fatela stufare in una casseruola con l'olio, a fiamma molto dolce e coprendo con un coperchio che chiuda bene la casseruola stessa. Aggiungete il vino, poi il riso e mescolate in continuazione, lasciandolo tostare fin quando si asciuga. A questo punto versatevi la borragine e un paio di mestoli di brodo bollente. Mescolate per non far attaccare al fondo quindi appena evaporato aggiungere altri due mestoli di brodo e così continuare finchè sia cotto il riso. Appena spento incorporarvi il parmigiano e aggiustare di sale se necessario. Aggiungere alcune foglie di borragine tagliuzzate molto grossolanamente e dopo aver lasciato riposare per pochissimi minuti servire. Ora passiamo invece al Papavero o Papaver somniferum che anche lui e da collocarsi nella categoria delle piante spontanee. Infatti nei campi di grano maturo e pronto alla mietitura abbonda con il suo colore rosso. Le proprietà del fiore del papavero sono calmanti, emollienti, anti-tosse ed è anche un blando sonnifero. Noi ci occuperemo dei semi di papavero usandoli a scopo alimentare Essi sono piccoli e ovali, di colore nero con tendenza al blu e hanno un gradevole gusto di noce. Molto conosciuti nella cucina europea e mediorientale, vengono aggiunti al pane o alle torte. Ecco allora per voi una magnifica torta di semi di papavero. Ingredienti: 200 grammi di zucchero 8 uova 200 grammi di mandorle oppure di nocciole o anche 100 di uno e 100 dell'altro purché macinate 200 grammi di semi di papavero anch’essi macinati una bustina di zucchero vanigliato un pizzico di cannella il succo di 2 limoni un cucchiaio di rum 3 mele non troppo grandi possibilmente di varietà "deliziosa". Preparazione Lavorare molto bene le uova intere con lo zucchero fino ad ottenere un composto spumoso. Unire, mescolando delicatamente le mandorle o le nocciole, i semi di papavero, lo zucchero vanigliato, la cannella, il succo di limone e il rum. Per ultimo aggiungere le mele grattugiate. Versare il tutto in un stampo imburrato ed infarinato, e cuocere in forno a calore moderato per circa 35 minuti. Altra pianta interessante per il suo gusto un pò acre e un pò fuori dal comune e senz’altro la RUTA o Ruta graveolens. Per uso medicamentoso essa viene usata esternamente, sotto forma di olio e tintura per massaggi per lenire dolori articolari, nevralgie e crampi. Uso culinario. In cucina la Ruta deve essere utilizzata con molta moderazione per insaporire varie pietanze e per aromatizzare liquori (soprattutto le grappe). Insalata Aggiungere un pezzetto di foglia di Ruta.Maionese Aggiungere alla maionese un po' di Ruta tritata. Ottima con piatti di pesce lesso. Ecco la ricetta della famosa grappa alla Ruta che altro non è il mettere in una bottiglia di grappa di vino un ramo di Ruta, lavato ed asciugato. La grappa prenderà una colorazione verde chiaro ed un sapore gradevole Altra pianta che solo a nnominarla potrebbe farci pensare a punture o irritazioni poco piacevoli e l'Ortica o Hurtica dioica. Aristofane (450-385 a.C.), asseriva che i Greci la usavano come alimento, anzi ne erano addirittura ghiotti. Noi ne consideriamo in questo articolo solo l'uso culinario trascurando l'alto potere medicamentoso che questo vegetale possiede. I getti freschi sono ottimi in insalata, appena scottati; con essi si fanno minestre vellutate e molto delicate. Si possono mangiare come contorni, come se fossero Spinaci, da soli o mescolati agli Spinaci veri o ad altri ortaggi. Per raccogliere le Ortiche, occorre solamente un po’ di coraggio; bisogna avvicinarsi alla pianta senza troppa cautela, anzi, se si raccolgono i giovani getti (le punte non ancora fiorite) con una certa decisione, essi non pungono affatto. Se si vuole raccogliere tutta la pianta è bene ricordare che il potere urticante è meno forte dopo la pioggia e nelle ore di maggior sole,comunque basta un paio di guanti leggeri e il gioco e fatto. Ora proviamo a cucinarla preparando questa ottima Minestra di Riso e Ortiche. Fare imbiondire una piccola Cipolla in poco olio o burro. Aggiungere due o trè manciate di foglie di Ortica tagliuzzate abbastanza finemente, farle appassire un pò. Aggiungere brodo vegetale nella quantità giusta e Al momento dell’ebollizione aggiungere il Riso necessario. Quindi spolverizzare con parmigiano e aggiustare di sale se necessario e servire. Ora invece proviamo un insalata di getti nuovi di ortica che tra l'altro e molto depurativa. Lavare bene i getti teneri di Ortica, quindi immergerli per un momento in acqua bollente. Scolarli e e quindi condirli con olio, sale e limone. E ora un ottimo contorno di Ortiche! Far soffriggere in olio uno spicchio d’Aglio e un po’ di Cipolla. Quindi aggiungere delle Bietole, una Lattuga e delle foglie di Ortica tagliuzzate. Fare cuocere stufando, le verdurefino a completa cottura a fuoco moderato. Prima di servire, aggiungere due cucchiai di formaggio parmigiano grattugiato Terminiamo questa breve carrellata di ricette un pò "particolari" con un dolce a base di petali di Rosa. Anche la rosa cresce spontanea oltre che a essere coltivata e per uso culinario va usata proprio quella spontanea perché priva di prodotti chimici. Ecco il Ciambellone con le rose Ingredienti per 6-8 persone: 400 gr. di farina bianca, 5 uova, mezzo etto di zucchero, 150 gr. di miele, 1 bustina di lievito per dolci, il succo di 2 limoni, la buccia grattugiata di un limone, i petali di 3 rose tagliati a striscioline, latte, mezzo cucchiaino di cannella, burro per ungere. In una ciotola sbattere le uova con lo zucchero, unire la farina e a seguire tutti gli ingredienti. Se fosse troppo solida aggiungere qualche cucchiaio di lette. Ungere ed infarinare uno stampo da ciambella, versarvi il composto ed infornare a forno preriscaldato a 180° finché non è cotto, circa una quarantina di minuti. Sfornare, lasciare raffreddare, dividere a metà e farcire con marmellata di fragole o a piacere. È eccellente per la colazione del mattino, la merenda, come accompagnamento a macedonie di frutta. Si può preparare la medesima ciambella usando petali di malva.
Stiamo vivendo un’epoca di forte mutamento, anche dal punto di vista linguistico. L’inclusione extracomunitaria non può che portare a questo. Inoltre, i telefonini e gli smartphone, tutte quelle forme di comunicazione, istantanea o differita, testuale o semi-grafica, hanno dato vita ad un modo di scrivere questa messaggistica, tale che si potesse compilare il dialogo più velocemente, per essere liberi e rivolgersi ad altra attività, o comunque, per agevolare la composizione del messaggio stesso, visto che non si ha a disposizione una tastiera standard completa e redigere del testo per intero può comportare delle difficoltà. Ciò si riflette a volte anche in quegli scritti ove non sarebbe necessario tagliare corto. Ed ecco allora fanno la loro comparsa errori grammaticali anche nei compiti degli studenti e, quel che è peggio, a volte ci cascano anche gli insegnanti. In realtà, se la lingua da un lato risulta arricchita di vocaboli stranieri, le abbreviazioni rappresentano soltanto pura ignoranza. Perché, soprattutto tra i giovani, scrivere ke anziché che, è molto fico. Non è un vocabolo della lingua italiana nuovo. Ma, quando non si conoscono alternative per argomentare in modo interessante una conversazione, cioè si conosce poco l’italiano, allora il ricorso a queste abbreviazioni aumenta. Insomma, per spiegarmi ancor più esplicitamente, se non conosco il termine pittoresco, come variante della parola bello, invece di scrivere: oh che bello, scriverò: oh ke bello, convinto che il metro della mia cultura sia una parola storpiata piuttosto che un ricco dizionario. Se poi voglio far bella mostra del mio sapere, posso anche esclamare: cool!, tanto per usare un inglesismo. Ristrettezza mentale o fonte di cultura alternativa? Sto prendendo in giro; ovviamente si tratta di limitazione, di scarsa conoscenza, rimpiazzata da facili vocaboli presi qua e là da un film, un video su youtube o comunque sentito dire da personaggi dello spettacolo e via dicendo. Niente di paragonabile all’apprendere a fondo letteratura di ieri e di oggi, visto che oggi si legge veramente poco. E da qui derivano anche molti errori grammaticali, veri e propri strafalcioni, non accompagnati da un chiarimento, una spiegazione, sia scritta o orale. Il tutto perché, disponendo di un vocabolario ridotto, si parla poco, e si scrive di meno, non avendo nemmeno il piacere di una fluida disquisizione. Forse, veramente, ci stiamo avvicinando troppo alle macchine…. Ecco alcuni lemmi rimpiazzati: La k o ke, come visto sopra, al posto della ch. Poi, nello scrivere corrente, specie in chat o via sms, si scrive solo k e non ke col significato di che. La x, che non rappresenta il segno di moltiplicazione, ma la preposizione per. A volte si trova persino la forma unita xk o xke, che sta per perché. Cmq, al posto di comunque. Nn = non Msg = messaggio + o - = più o meno 6 = sei Qlc = qualcuno Qls = qualcosa Xfetto = perfetto 3mendo = tremendo Si potrebbe continuare, con altre forme comuni e piccole invenzioni locali. Sta di fatto che questo modo di dialogare ha un senso fintanto che si invia un sms con i vecchi telefonini, dove le lettere sono raffigurate in gruppetti sotto ai tasti, numerici. Quindi per agevolare la scrittura e impiegare meno tempo nella digitazione risparmiando caratteri che hanno un tetto massimo per ogni sms inviato, la cosa è lecita. Se non utilizziamo il sistema t9 per scrivere più rapidamente, o se vogliamo risparmiare caratteri in caso d tariffazione per numero di sms inviati. Meno negli smartphone, dove sullo schermo appare comunque una tastiera virtuale con tutto l’alfabeto. Se poi pensiamo alle chat o ai messaggi vocali, le abbrreviazioni assumono un ruolo secondario, sgradevole. Ma se puntiamo al contenuto e non alla bellezza della sua forma, allora ci possiamo accontentare. Quello che invece è argomento di questo articolo è il fatto che queste abbreviazioni vengano riportate anche nel linguaggio corrente orale di tutti i giorni, o scritto, quel che è peggio, in un tema in classe. Ovviamente è da evitare. Ma qual è la differenza tra ragionare al limite della correttezza e dell’accettazione di un linguaggio strampalato anche se diffuso e, più grave, non conoscere la parola giusta? Ci sono molti casi in cui si scrivono messaggi con abbreviazioni ma brutti e lunghi giri di parole, senza arrivare al punto. E’ perché non sappiamo il vocabolo appropriato, e la forma corretta per la frase da comporre. Così finiamo per aver consumato più caratteri e forse, non essere stati compresi a pieno. Ciao ragazzi. Che ne dite se stasera andiamo al solito locale? Ciao raga. Ke si fa stasera? Dove s va? Al pub ke andiamo sempre? Come si può notare, le due frasi sopra hanno più o meno lo stesso significato; ma, mentre la prima è in forma intera e senza perdite di tempo, la seconda riporta delle contrazioni che però, alla fine non risultano utili a far terminare prima la stessa. Poco male, direte voi. E poi, sono giri di parole tra amici, mentre la prima è una frase composta appositamente per dimostrare la questione. Ma non è difficile ed è tranquillamente spontaneo parlare come nel primo caso. Mentre, con scarsa cultura linguistica, non si può far a meno di parlare come recita la seconda frase. Vediamo un altro esempio: se tu parli in ql modo, nn si capisce niente. Se parli così, sei incomprensibile. Capita la differenza? Ma il bel scrivere forse si è perso e basta. Non interessa, non piace più. E’ sufficiente comunicare. Ammettiamo pure sproloqui e parolacce e siamo tutti contenti, più coloriti. La realtà ci indica che, come tanti neologismi o comunque parole che, anche forzatamente spinte da un uso protratto, alcune di queste sono ormai facenti parte del nostro dizionario comune e vengono accettate come corrette. Provate a scrivere, con un software come word: vado a casa k è tardi x cena. Con tutta probabilità il correttore ortografico non apporterà nessuna segnalazione. Ciò è indicativo della tendenza, comune a molti, di scrivere usando queste sigle. In tutto questo dire mi sono certamente riferito alle comunicazioni informali, commerciali, sintetiche. Non dovremmo trovare esempi di questo costume nel bel mezzo di un racconto, di un buon libro, anche se in formato elettronico. Visto che un romanzo lo si legge per passione, piacere, per impegnare del tempo, non avrebbe senso accorciare la sua lunghezza a scapito di una corretta impostazione linguistica, tesa a dare brillantezza alle parole contenute nello scritto. Ed è proprio questo di cui parlo a cui voglio rivolgermi. La cultura si basa sull’informazione, a vari livelli. Un libro ben fatto, chiaramente che rientri tra gli interessi del lettore, può essere di grande aiuto al nostro arricchimento discorsivo. Non soltanto leggiamo qualcosa di piacevole ma, proprio perché questo ci entusiasma, riusciamo ad aumentare la nostra capacità conoscitiva, incontriamo vocaboli nuovi, argomenti diversi, vediamo usate porzioni grammaticali che mai avremmo potuto inventarci da soli. Un’esperienza che non ci costa fatica e che ci arricchisce senza che ce ne accorgiamo. Allo stesso modo risulta utile confrontarsi con persone che abbiano già acquisito una certa istruzione. Leggere le loro relazioni, parlare con loro; e, in questo, ci viene incontro la tecnologia. Basti pensare alle e-mail, ma anche alle chat, la telefonia e i messaggi vocali. Riusciamo a raggiungere persone senza far passare del tempo, come accadeva una volta, per via epistolare. Così, scopriremo che esiste altro oltre a parole ridotte e le apprezzeremo facendole nostre. Sempre parlando di abbreviazioni, cercate di usare quello che ha un senso, nel contesto del vostro scritto o parlato; non utilizzate sigle inventate lì per lì, a meno che non siate d’accordo con la vostra ristretta cerchia di amici. Gli agenti di PG della procura sono intervenuti nell’indagine… Siamo a terni (PG)… La polizia giudiziaria ha ormai assunto come sigla pg, lo sentiamo spesso nei notiziari, lo possiamo leggere in molti giornali, ecc. Ma PG è, fondamentalmente, la sigla della provincia di Perugia. Chiaramente, negli esempi sopra, non è possibile fare confusione, si capisce quali sono i soggetti di riferimento. Nel parlato però, sarebbe meglio: Gli agenti di polizia giudiziaria della procura sono intervenuti nell’indagine… Siamo a terni Perugia. Ormai tutti sappiamo che significa tvb, o anche tvtb; sono talmente entrate nel nostro comune esprimersi che non si può non accennare un sorriso quando qualcuno ce le dice. Ma se qualcuno si inventa la sigla tvdt, non standard, ad indicare la televisione digitale terrestre, in luogo dell’ormai visto e rivisto dtv (digital television), prima di aver inteso, chissà, forse dovremo chiamare il tecnico tv. Questo è solo un ipotetico manuale di un tv scritto in modo non professionale. Generalmente le sigle qui sono standardizzate. Se poi il tutto è a voce e l’installatore tv si conceder delle libertà linguistiche, basta chiedere, visto che ce l’abbiamo di fronte. Va da sé che, un’abbreviazione criptica, scritta o orale, necessita di una spiegazione; e a questo punto, a che è servita? Non abbbiamo risparmiato tempo anzi, il nostro interlocutore ci ha chiesto di più perché non ha capito. Non sarebbe stato megli essere subito dettagliati? Non avremmo perso tempo in per ripetere la frase. E qui facciamo un ulteriore distinzione. Non solo tra parlato e scritto, ma anche tra testi per le masse e invece, rivolti a tecnici. Uno scritto indirizzato alla gente comune dobrebbe essere il meno troncato possibile. Il ricorso ad abbreviazioni dà per scontato che il lettore le conosca tutte; e se ce ne sono molte, alcune che non sono recepite o non lo sono pienamente, si pregiudica la comprensione del testo e l’interesse del lettore viene meno. Diverso è il caso di una guida tecnica ad esempio, per un installatore di impianto audio. Se l’apparecchio emette un livello sonoro di sessanta decibel, sarà scritto come 60db. Mentre nel linguaggio comune, on all’interno di un quotidiano rende noto lo stesso dato di un altoparlante alla collettività che vorrà assistere al comizio tot, la scritta sarà per esteso. Questo non è un articolo tecnico, quindi lungi da me fare altri esempi del genere. In linea di massima, evitate, se non siete ormai preda di questa abitudine, gran parte delle abbreviazioni che ci circondano. Forse, anche in un discorso lungo, sarete compresi perfettamente o, se non altro, non vedrete il vostro ascoltatore fare delle facce strane interrogative.
Quasi tutti i cittadini di Afidia erano rimasti travolti dalla epidemia di tifo. Nell'acqua, limpida e buona in principio,qualche cosa di torbido era apparso un giorno; avevano poi scoperto che era inquinata,essendovi nel condotto riversata la fogna; malati per necessità, altri per prudenza, infine l'intero popolo avevano invaso e stipato il pubblico lazzaretto. Ne uscivano finalmente, ormai guariti. Con l'ebbra gioia del convalescente salivano l'erta che conduceva ad Afidia. Lieti dicevano :-ora riprenderemo il lavoro. Formavano una nodosa colonna, lenta per le forze non del tutto rinfrancate, e di grado in grado, guadagnando una balza dopo l'altra, s'avvicinavano alle mura. Nelle rapide soste, volgendosi a guardare indietro scorgevano un pittoresco serpe umano che riempiva palpitante la strada. Ma sotto gli spalti di Afidia, al primo di quella turba che si presentò, un uomo strano barbuto, con strano accento esotico e una mascherina sul volto, chiese a bruciapelo :-tu vieni dal lazzaretto? Quegli, sembrandogli cosa naturale, annuì. -Vattene allora, torna donde vieni, proruppe con terribile voce il barbuto,noi qui vogliamo solo gente sana. -Sono guarito, balbettò l'infelice. -Vattene! Sbigottito il meschino arretrò senza altro obbiettare. Al secondo che s'affacciò oltre il ponte levatoio,il tristo rivolse identica domanda con pari risultato e così al terzo e al quarto. I respinti sgomenti ristettero vergognosi un poco sotto l'ombra delle mura e infine, tra di loro lamentando la comune sorte, si consultarono. E visto che per ciascuno eguale era la pena a causa della medesima ripulsa, rifecero alquanto cammino a ritroso, avvertendo la gente. -State in guardia, dicevano, troverete alle porte di Afidia un tale mascherato dal cipiglio grave che interroga. Tutto ditegli, ma non che venite dal lazzaretto, altrimenti non vi lascia entrare. Coloro che erano giunti al sommo della ascesa, smaniosi com'erano di varcare le amate soglie di Afidia, non si fecero ammonire due volte. Sicché, presentandosi alla rocca e imbattendosi in quel cerbero, sorridevano ipocriti e alla rituale domanda facevano lo gnorri, mostrando anzi taluni, per meglio accattivarsi il birro, un'aria di offesa meraviglia. -Dal lazzaretto noialtri? Per chi ci prendi dunque? E passavano. La voce corse come polvere accesa. Tutti si mostrarono cauti e i più accorti si fecero stilare da compiacenti cerusici carte bollate con molti timbri, attestanti perfetta sanità di mente e di corpo e una provenienza che non destasse sospetti. Quelle carte acquistarono in breve tale rinomanza, che persino coloro che nella malinconia del lazzaretto attendevano l'ora della rinata vigoria per essere dimessi, ottennero a denaro il documento liberatore e con gli altri s'avviarono. I primi esclusi, considerato l'andazzo decisero per vie traverse di ritentare la prova. E mettendo altro inchiostro su bianco e distribuendo altre prebende in borse ben colme,truccati si mescolarono alla folla e passarono. Tutti a poco a poco passarono, Afidia si ripopolava. Le porte si riaprivano, si spalancavano le finestre, a lasciare entrare aria nuova e la benedizione del sole. -Ora lavoreremo sodo, dicevano i più. -Rifaremo le leggi, sorveglieremo le fogne, ad evitare calamità del genere di quella dalla quale siamo appena scampati. Ma subito qualcuno zittiva. -Di quale calamità intendete parlare?(sogghignava furbesco); a quale fogna alludete? Noi veniamo da luoghi liberi e intatti. Sicché i primi si mordevano le labbra, nel timore di aver temerariamente mosso la lingua. Leggi non se ne facevano. Ma una grida venne dagli araldi proclamata all'angolo di ogni strada e nelle piazze. Con essa si imponevano véti e limitazioni a quanti fossero usciti dal lazzaretto, quale che fosse il loro stato attuale. -Ma se ne siamo usciti tutti! (mormoravano gli assennati). -Colpite, caso mai, quelli che hanno violato i termini di Afidia, con gherminelle , senza essere immuni dal contagio. Sappiamo che ce ne sono. Queste parole cadevano nel vuoto e nella paura. A chi respingesse la sciocca finzione altri ribattevano astiosi:-T'opponi perché vieni dai ranghi del lazzaretto. Sei solidale con loro. La provenienza dal lazzaretto divenne accusa infamante della quale non pochi s'avvantaggiarono. L'affanno di occultare quel marchio fu tale, che il lavoro iniziato andò a rilento, spesso del tutto arrestandosi. La gente s'accaniva ormai in quella disputa inconcludente e ottusa, ciascuno sforzandosi di proteggere sé stesso e d'innalzarsi sulle spalle degli altri, coprendo di ludibrio il luogo nel quale, effettivamente,tutti insieme avevano patito. Nei più deboli di mente nacque anzi la convinzione d'essersi sempre tenuti lontani dall'ospizio del tifo; e con maggiore ostinazione denunziavano il prossimo, per sadismo talvolta, più spesso per tornaconto. S'accendevano polemiche continue, che degeneravano in risse. -Al lazzaretto avevi chiesto d'andarci tu. -Mi ci hanno costretto. - A me lo racconti. Da me t'eri fatto raccomandare per possedere una fiala di microbi. - Avevi quaranta di febbre. - E tu quarant'uno. - Io? Non ho mai superato i trentanove. - Avevi le petecchie! - Io le petecchie, svergognato? Ma se non c'ero neppure! - T'ho veduto io : padiglione C, ultima corsia in fondo. - Una volta soltanto. Ma ero in veste di medico. - Uh, uh, un medico che fa i salti nei cerchi di fuoco! In delirio, forse, ma li facevi. E quando parlavi t'aggrappavi alla ringhiera del letto, quasi temendo che ti volasse via! C'era bisogno di lavorare. Invece i cittadini di Afidia disperdevano energie in indagini, tutti poliziotti e predatori, tutti imputati e giudici. Crebbe giorno per giorno il disagio. Qualche cosa ci doveva essere. La salute pubblica tornava a declinare. Si riparlò di morbo. Altre fogne , screpolate, minacciavano d'irrompere nei pozzi dell'acqua potabile. Si trovarono i primi morti per le strade, con quegli osceni bubboni sotto le ascelle. Il Tribunale di sanità emise nuove grida ma chi le ascoltava più? Al lazzaretto nessuno voleva ritornare, dopo quei risultati. Sicché tutti vivevano in Afidia fianco a fianco svillaneggiandosi e non si riusciva a distinguere i sani dagli infetti, ché s'erano scaltriti i cittadini e i complici erano molti e ben pagati. Ne sortì gran trambusto e una angustia generale. Campavano tutti in tormentoso sospetto, senza distinzione dagli altri sospettati. In cotale frangente dilagò la corruzione. Si comperavano cerusici, speziali, becchini, ogni cosa si lavorava di sottomano; sotterfugio e angheria furono l'arti con maggiore talento praticate. Accadde che quelli davvero contagiati o non guariti ridessero degli altri, sani perfettamente, e li additassero. Si diceva che non pochi mostrassero interesse al propagarsi della pestilenza e li chiamarono untori. Così se uno avesse debiti o motivo di rivalità per traffici o anche per femmine contese, soffiava negli orecchi del prossimo quella sinistra parola: untore! e tutti inorriditi si scostavano e crollavano amicizie e parentele e insieme si coltivava una degradante viltà dell'individuo e collettiva. Si disse più tardi che il nuovo contagio non fosse dovuto allo stupore del tifo ma a follia; o, forse, i postumi del tifo avevano intaccato i cervelli, ch'era la medesima cosa. E la confusione s'accrebbe. Crebbero i monatti a dismisura, che erano gente senza scrupoli pronta ad avventarsi ove ci fosse roba da arraffare. Anche gli untori acquistarono fiato e anzi pubblicamente si mostrarono con spavalderia e qualcuno prese a favorirli. Taluni si fingevano untori o monatti e non si comprendeva più chi monatto fosse e chi untore. Ciò che tutti sapevano con precisione, questo sì, era che gli uni e gli altri entravano indisturbati nelle case e rubavano. Nuovi lazzaretti s'aprirono, incredibile cosa,proprio alle porte della città. E ciò che qualche tempo avanti pareva disonore, divenne gran moda e ricercato ritrovo. E sulle porte dei lazzaretti troneggiavano audaci banditori che ne decantavano all'attonita folla i pregi e le attrattive. -Favoriscano signori, strillavano nei megafoni, questo è il solo lazzaretto che ridà la salute. Parecchi abboccavano, i più avveduti facevano esperienza di tutti i lazzaretti insieme. E intanto solo i poveri e gli ingenui desolati morivano. L'essere untore divenne professione non dico onorata, certo fra le più lucrose. Un muscoloso bravaccio aprì un Ufficio incoraggiamento untori (UIU) che in sei mesi lo portò alla ricchezza. Si fuse in società, col tempo, assieme ai monatti e ne sortì un organismo solido , che aveva l'inno ufficiale intitolato VIVA LA MORIA. In tanta mostruosa mescolanza i più dabbene, pallidi, smunti, sparuti, non ardivano neanche levare gli occhi da terra e le grida li assordavano e intanto la vita tristemente scorreva. Afidia era tutto un immenso lazzaretto. Timida e implorante una delegazione civica, miracolosamente salva dal contagio, si presentò al Tribunale di sanità e chiese: - Chi ha fatto, in nome d'Iddio chi ha fatto questa legge? Quelli si schermirono: erano anch'essi malati. -Noi non ne sappiamo nulla, risposero; e richiusero porte e finestre, ché non volevano immischiarsi. Allora la delegazione cercò l'uomo barbuto incontrato quel giorno ormai lontano sulle mura di Afidia. Seppe che l'uomo dalla maschera e dal severo cipiglio era il primo dimesso dal lazzaretto; anzi, non era stato affatto dimesso, ma alla chetichella era sfuggito alle guardie, il corpo ancora orrendamente tumefatto dai bubboni. Nota Editoriale. Viaggiatore infaticabile, sornione, dagli anni Venti sull'"Ambrosiano" stravagante e ludico di Notari ecco Pasetti illuminò costumi lontani e nostri, allora rinnovando e direi risanando la narrativa italiana di viaggio, nella forma dell'affresco caleidoscopico che appunto non indulge allo specchietto del facile colore locale , della digressione di sogno cui cede -per tracce d'acquerelli- con altri minori sia la memoria romantica di Mario Soldati. Dispiega le sue migliori risorse al taglio breve, così la silloge postuma di apologhi surreali dal titolo "Il miracolo della Torre Velasca" ov'è inserito il precedente racconto; e nel romanzo a chiave "L'ora delle lucertole" , che tanto piacque a Dino Buzzati, Pasetti orienta a una soglia ulteriore d'attenzione (A. Begliomini).
Scopriamo insieme cos’è il male, quante tipologie ne esistono, ma soprattutto cosa spinge l'essere umano a ferire i suoi simili. Aggressione, aggressività, violenza, male. Tutti noi utilizziamo questi termini, ma molto spesso li confondiamo. Vediamo quindi un po' più nel dettaglio cosa significano: L'aggressività è una vera e propria tendenza, secondo il padre della psico analisi Sigmund Freud è uno dei due istinti primordiali che regolano la vita tanto conscia quanto inconscia dell'uomo. Quindi l'aggressività non è un'azione, né tantomeno un pensiero. Si tratta semplicemente di un qualcosa insito nella costruzione dell'individuo. L'aggressione invece riguarda nello specifico l'atto pratico. Tutto ciò che da atto e forma all'aggressività, viene definito come aggressione. Le aggressioni si possono classificare per forma e per tipologia. Esistono solamente due tipologie di aggressione: fisica e relazionale. L'aggressione fisica riguarda scatti di rabbia improvvisi. Solitamente si presenta come disorganizzata, priva di qualsiasi criterio. Si tratta di momenti, derivanti per lo più da una precedente aggressione. Si parla pertanto di aggressione reattiva: "tu mi hai rigato la macchina, per questo io ti buco le gomme; quindi tu mi dai un pugno, ed io rispondo nella stessa maniera!" Riguarda, purtroppo, per lo più gli uomini adulti e gli adolescenti maschi. Un'altra tipologia di aggressione è quella relazionale: a differenza della prima, si presenta come premeditata ed organizzata. il suo unico scopo è quello di ledere le relazioni altrui. "siccome non voglio che lei diventi la tua migliore amica, andrò a dirle che hai parlato male di lei". Pensate a quanto, ognuno di noi, anche inconsapevolmente utilizza questo tipo di aggressione. un semplice pettegolezzo, una battuta scherzosa fatta su di una persona troppo sensibile, può sfociare in un'aggressione psicologica. Per quanto riguarda la forma, troviamo l'aggressione reattiva e strumentale. dell'aggressione reattiva ne abbiamo già parlato. Si presenta in forma aperta, ossia con tutti i mezzi visibili: calci, pugni, urla. l'aggressione strumentale invece è quella riguardante l'aggressione relazionale. è una forma di aggressione che ha uno scopo, e per attuarlo si serve di strumenti. la sua forma non è aperta, poiché si serve di mezzi subdoli. Ma facciamo un passo indietro: perché si aggredisce? Il fattore fondamentale è la frustrazione. in questo mondo vince il senso di insoddisfazione di sé. pochi credono nelle proprie potenzialità, perché a loro volta hanno poche persone disposte ad investire in loro... e ciò provoca quella strana angoscia, malinconia e senso di impotenza che chiamiamo frustrazione. essa ci schiaccia, fin quando il nostro organismo non reagisce, divenendo aggressivo. Attenzione: dividiamo la violenza dall'aggressività. essere violenti non è mai giustificabile, tranne in alcuni casi specifici che non sta certo a me giudicare. ma l'aggressività, sebbene si dovrebbe tentare di combatterla, talvolta può essere giustificabile. Per quanto riguarda i fattori di rischio, aimè uno dei più importanti è l'essere uomini. purtroppo è emerso che gli uomini sono i più grandi aggressori diretti. ma le donne non si fanno certo da parte. le ragazze, dai 15 ai 35 anni, sono classificate come aggressori strumentali. donne, pensate a quante volte in un bar con le vostre amiche avete sparlato di qualcuno... a me personalmente è capitato molte volte! eppure stavo inconsapevolmente o no, aggredendo quel qualcuno. un altro fattore di rischio è il non comprendere il temperamento altrui. ciò riguarda per lo più il rapporto tra genitori e figli. quante volte avete visto un bambino irrequieto, ed avete tentato di educarlo? imporre ad un bambino la disciplina, è sicuramente una delle cose più difficili per un genitore. e se il bambino ha un temperamento esuberante, quando gli si impone la disciplina diventa frustrato, rendendosi conto di non riuscire ad attuarla. pertanto diventa aggressivo. ricordate sempre questa uguaglianza: frustrazione=aggressività. L'aggressività si può combattere? secondo Freud no, visto che è innata.. eppure, secondo i comportamentisti, questo fenomeno si combatte rinforzando i comportamenti positivi per evitare di dar troppo spazio a quelli negativi. quindi: siate sempre consapevoli di ciò che siete, e di ciò che sono gli altri per voi non vi sottovalutate, ma non sopravvalutate le vostre potenzialità. la frustrazione si combatte con il realismo.
Varese - S. Maria Nascente/della Lupera (Agra) - B.V. del Carmine e delle Anime Purganti (Agra) - Maria Madre della Chiesa (Agra) - M. della Riva/B.V. dei Miracoli (Angera) - M. d’Useria (Arcisa te) - M. del Lago (Azzate) - M. di S. Quirico (Brenta) - B.V. dell’Aiuto (Busto Arsizio) - S. Maria Assunta (Bregano) - M. della Pianca (Brusimpiano) - B.V. del Campaccio (Brusimpiano) - M. dei Miracoli (Carnago) - S. Maria Extra Portam (Castelseprio) - M. Rosario (Comabbio) - M. della Serta Curiglia (Monteviasco) - M. della Selva (Fagnano Olona) - M. di Campagna (Gallarate) - M. Albero (Gorla Minore/Prospiano) - S. Maria di S. Salvatore (Gornate Olona) - M. di S. Bernardino (Induno Olona) - B.V. Carmine (Luino) - M. della Punta (Maccagno) - S. Maria Grazie (Maccagno Inferiore) - B.V. del Rosario (Marchirolo) - Maria Ausiliatrice (Porto Ceresio) - B.V. dei Miracoli (Saronno) - M. della Ghianda (Somma Lombardo) - M. in Prato - S. Maria del Sacro Monte X) MARCHE Ancona - Regina di Tutti i Santi in S. Ciriaco - M. delle Grazie (Arcevia), (Cerreto d’Esi), (Jesi), (Sassofer rato) - S. Maria dei Renali (Arcevia) - M. della Venza (Cerreto d’Esi) - M. del Sole (Belvedere Os trense) - M. del Piano (Corinaldo) - M. dell’Incancellata (C.) - M. del Buon Gesù (Fabriano) - Madonnetta de le Grazie (F.) - S. Maria delle Grotte (F.) - M. dell’Ac quarella (F.) - M. di Storaco (Filottrano) - S. Maria di Tornasano (F.) - M. di Fra sassi (Genga) - Pontificia Basilica Santuario maggiore della Santa Casa e della Madonna (Loreto). Nel maggio 1291, nella Palestina occupata dai Turchi, alcuni angeli prelevarono la Santa Casa e in volo la portarono, il 10/V, a Tersatto (Trsat, Fiume, Croa zia); tre anni e sette mesi dopo la depositarono nei pressi di Ancona; dopo nove mesi nei pressi di Porto Recanati, in un boschetto; otto mesi dopo su un terreno di due fratelli conti, spostata poiché i pellegrini erano preda di malfattori e dopo quattro mesi, nel dicembre 1296, al centro della strada che da Recanati va al suo porto, sulla cima del monte Prodo. La Casa di 9,50 x 4 mt è formata da tre pareti, alte circa 3 mt senza soffitto e fondamenta, addossate a una grotta, che oggi si trova nella Basilica dell'Annuncia zione a Nazareth e realizzate in mattoni di terracotta, assemblati con una malta sconosciuta in Italia. Le sue dimensioni coincidono con quelle del “buco” rimasto a Nazareth. Il 10/XII/1294 la Casa venne sopra elevata e coperta da una volta poi venne circondata da portici quindi da una chiesetta e infine dall'attuale Basilica in stile gotico-rinascimentale (1468-1587) a pianta cruciforme, nata dalla sovrapposizione di una struttura longitudinale a una centrale a croce greca. Con l'invasione napoleonica del febbraio 1797, anche il santuario fu razziato. La statua venerata nella Santa Casa è la Madonna Nera di Loreto o Vergine Lauretana fin dal XVI sec. rivestita di un manto ingioiellato (dalmatica); il volto è scuro per il fumo delle lampade ad olio e delle candele o per cambiamenti chimici dei colori. La statua originaria, del XIV sec., trafugata dai francesi nel 1797, ritornò il 9/XII/1801. Nel 2012 furono fondate due istituzioni simili a quelle di Lourdes: un'Osservatorio Medico e la Commissione Medica di II livello, per valutare alcuni casi miracolosi. La Madonna è Patrona degli Aviatori dal 1920.- S. Maria Assunta (Monsano) - M. degli Alberici (Montemarciano) - B.V. Addolorata di Campocavallo (Osimo). L'immagine per circa dieci anni (1892-1902) ha mosso gli occhi. - N.S. del Sacro Cuore (Osimo) - M. della Rosa (Ostra) - S. Maria Apparve (O.) - M. del Soccorso (Poggio S. Marcello) - M. del Cerro (Sassoferrato) - M. della Valle (S.) - N.S. della Speranza (Senigallia) - Cuore Immacolato di Maria (Serra S. Quirico) - S. Maria della Stella (Serra S. Q.) Macerata - M. del Vallone a Piè del Colle (Acquacanina) - S. Maria del Rio Sacro a Meriggio (Acquacanina) - M. della Misericordia della Figura (Apiro) - B.V. Maria Addolorata (Appignano) - S. Maria: degli Angeli (Appignano); del Monte (Caldarola); in Via (Camerino); Pielapiaggia (C.) - M. in Valpove ra (C.) - S. Maria Grazie (Cingoli), (Potenza Picena) - S. Sperandia (Cingoli) - S. Maria Apparente (Civitanova Marche) - S. Maria: della Croce (Corridonia); del Poggio (Fiastra); di Chiaravalle di Fiastra (Tolentino) - B.V. di Valcora (Fiuminata) - M. Spina (Fiuminata) - S. Maria delle Macchie (Gagliole) - Immacolata - M. della Misericordia (MC), (Petriolo) - S. Maria delle Vergini - M. del Buon Cuore (Mogliano) - M. della Quercia (Morrovalle) - S. Maria di Caspriano (Pieve Torina) - M. della Grotta (Pioraco) - Immacolata (Pollenza) - M. Pace (P.) - M. Soccorso (Porto Recanati) - S. Maria Misericordia (S. Ginesio) - B.V. Lumi (S. Severino Marche) - S. Maria del Glorioso (S. Severino M.) - Maria SS. Misericordia (S. Angelo in Pontano) - M. della Neve (Serrapetrona) - M. Piano (Serravalle Chienti) - S. Maria di Plestia (Serravalle C.) - M. della Tempesta (Tolentino) - M. della Pietà (Urbisaglia) - M. della Maestà (Urbisaglia) - M. di Macerato (Visso) Ascoli Piceno - M. del Clero - M. della Pace (AP), (Fermo) - M. delle Grazie (AP), (Montalto Marche), (Monte Giberto), (Monteprandone), (dell’Icona , Spinetoli) - S. Maria della Carità - Maria SS. Assunta (Campolungo) - M. del Buon Gesù (Carassai) -M. del Buon Consiglio (Falerone) - S. Maria a Mare (Fermo) - S. Maria del Pianto (F.) - M. della Misericordia (F.) - M. del Ferro (F.) - M. di Lourdes (Montalto Marche) - M. Ascensione (Monte dell’Ascensione) - M. Consolazione (Montemisio) - M. dell’Ambro (Montefortino) - S. Maria di Casalicchio (Montemonaco, Tofe) - M. della Liberata (Petritoli) - S. Maria della Corva (Porto S. Elpidio) - M. di S. Giovanni (Ripatransone) - M. degli Angeli (S. Elpidio Mare) - M. di Gimigliano (Venarotta) Pesaro-Urbino - M. del Pelingo (Acqualagna) - S. Maria: della Spogna (Borgo Pace); delle Stelle (Cagli) - M. delle Grazie (Cartoceto), (Mercatello Metauro), (Pennabilli), (Pesaro) - B.V. del Ponte Metauro (Fano) - B.V. della Colonna (Fano) - S. Maria dell’Acqua Nera (Frontone) - B.V. della Consolazione (Mondolfo - Marotta) - Maria SS. Bambina (Mercatello Metauro) - M. delle Grotte (Mondolfo) - B.V. del Faggio (Montecopiolo) - B.V. Assunta (Pergola) - S. Maria dell’Arzilla - S. Maria in Valle d’Abisso (Piobbico) - M. dei Cappuccini (S. Agata Feltria) - M. del Pianto (S. Angelo in Vado) - M. del Monte (Tavullia) - M. dei Portici (Urbania) XI) MOLISE Campobasso - M. Addolorata (Castelpetroso). La Vergine con Gesù morto è come apparve a un giovane guarito dalla tbc ossea. Festa il 22 marzo. - S. Maria Grazie (Castropignano) - M. del Peschio (Castropignano) - S. Maria a Monte (Cercemaggiore) - M. della Libera (Cercemaggiore), (Provvidenti) - S. Maria: della Vittoria (Gambatesa); della Strada (Matrice), (del Canneto, Montefalcone nel Sannio) - M. di Montenero di Bisaccia - M. di S. Giusta (Palata) - M. del Carmine (Riccia) - S. Maria del Canne to (Roccavivara) - M. di Costantinopoli (S. Felice del Molise) - M. del Castello (S. Felice M.) - S. Maria di Maiella (Trivento) - M. di Monteverde (Vinchiaturo) - S. Maria delle Macchie (V.) Isernia - S. Maria della Libera (Agnone) - M. di Fatima (Bagnoli del Trigno) - S. Maria di Loreto (Capracotta) - M. della Salette (Castel del Giudice) - S. Maria delle Grazie (Forlì Sannio) - Immacolata Concezione - S. Maria del Bagno (Pesche) - S. Maria di Vallisbona (Roccasicura) - M. delle Grotte (Rocchetta a Volturno) XII) PIEMONTE Alessandria - M. Addolorata (Acqui Terme) - N.S. Neve (Acqui Terme), (Borghetto di Borbera), (Mirabello Monferrato) - Madonnina (Acqui Terme) - B.V. della Salve - S. Maria del Carmine - B.V. di Loreto - N.S. di Montaldero (Arquata Scrivia) - M. della Casa (Brignano Frascata) - S. Maria: del Tempio (Casale Monferrato); degli Angeli (Casale M.) - M. della Medaglia Miracolosa (Casale M.) - M. della Fogliata (Casalnoceto) - B.V. della Creta (Castellazzo Bormida) - M. delle Grazie (AL), (Castelnuovo Scrivia), (Gavi), (della Cavallosa, Tortona), (Vignole Borbera) - N.S. della Bruceta (Cremolino) - M. del Lago (Garbagna) - M. della Guardia (Gavi), (Tortona) - M. della Rocchetta (Lerma) - N.S. delle Rocche (Molare) - M. della Carpeneta (Montechiaro d’Acqui) - M. delle Vigne (Piovera) - N.S. della Pieve (Ponzone) - M. del Pozzo (S. Salvatore Monferrato) - M. Sacro Monte (Serralunga di Crea) - N.S. di Monte Spineto (Stazzano) - B.V. delle Pietà (Valenza) Asti - S. Maria di Vezzolano (Albugnano) - M. della Mercede (Antignano) - SS. Annunziata di Belangero - M. del Portone o Porta Paradisi - M. di Viatosto Ausiliatrice - M. di Rodotiglia (Calosso) - N.S.: dei Caffi (Cassinasco); di Fatima (Castagnole Monf.) - M. della Neve (Castell’Alfero) - M. delle Grazie (Costigliole d’Asti), (Nizza Monf.), (de’ Baluardi, Villanova d’Asti) - M. dell’Olmetto (Cossombrato) - M. dei Monti (Grazzano Badoglio) - M. del Carmine (Incisa Scapaccino) - M. Assunta di Fontanabuona (Mombercelli) - M. di Casaletto (Moncalvo) - M. di Loreto (Nizza Monf.) - M. di Serra (S. Paolo Solbrito) - M. Vulgo Scapenzo (Tigliole) Biella - N.S. di Banchette (Bioglio) - M. degli Angeli (Brusnengo) - S. Maria di Babilone (Cavaglià) - M. del Cavallero (Coggiola) - S. Maria dei Moglietti (C.) - M. della Fontana (Crevacuore) - M. di Loreto (Graglia) - M. dei Cerniori (Masserano) - M. delle Grazie (Portula), (Sordevolo) - Madonni na (Sala Biellese) - N.S. della Neve (Soprana) - M. della Brughiera (Trivero) Cuneo - N.S. della Moretta (Alba) - M. del Lago (Alto) -M. della Neve (Aisone), (Bagnolo Piemonte), (Borgo S. Dalmazzo), (Cossano Belbo), (Lequio Berria), (Montemale), (Saliceto), (S. Stefano Belbo), (Valdieri), (Viola) - B.V. della Gorra (Benevagienna) - M. della Crocetta (Borgo S. Dalmazzo) - M. del Monserrat (Borgo S. Dalmazzo) - Natività di Maria SS. (Bossolasco) - Regina Pacis (Fontanelle - Boves) - M. dei Boschi (Boves), (Demonte), (Peveragno), (Vottignasco), (Vezza d’Alba) - M. della Medaglia Miracolosa (Boves) - M. dei Fiori (Bra) - Madonnina (Busca) - M. di Mombirone (Canale) - M. di Loreto (Canale) - M. Assunta (Caprauna), (Castelletto Uzzone), (Corneliano d’Alba), (Moiola), (Montanera), (Pamparato) - M. del Castello (Caraglio) - Regina degli Angeli (C.) - M. di Ronchi (Carrù) - M. delle Grazie (Castiglione Saluzzo), (Cavallermaggiore), (Cherasco), (Sommariva Perno) - N.S. del Buon Consiglio (Castiglione Tinella) - M. della Rosa (Ceresole Alba) - M. degli Alpini (Cervasca) - M. della Losa in S. Michele (C.) - N.S. del Popolo (Cherasco) - M. della Rovere (Cossano Belbo) - M. degli Angeli - M. dell’Olmo - M. della Riva - M. della Consolata (Demonte) - M. del Pino (D.) - M. di Ronvello (D.) - M. delle Grazie (Dogliani), (Farigliano), (Garessio) (Guarene), (Mombarcaro), (Montaldo Roero), (Narzole), (Peveragno), (Piozzo), (Priocca), (Racconigi), (Roccasparvera) - M. di S. Quirico (Dogliani) - N.S. di Ripoli (Dronero) - M. del Bealetto (Entracque) - Madre della Divina Provvidenza (Fossano) - M. di Valsorda (Garessio) - S. Maria (Lagnasco) - M. della Betulla (Melle) - M. delle Lame (Monastero di Vasco) - M. del Rosario (Monchiero) - M. dell’Acquadolce (Monesiglio) - Maria Ausiliatrice (Monticello d’Alba ) - B.V. del Pilone (Moretta) - M. del Brichetto (Morozzo) - B.V. di Hale (Murazzano) - M. degli Orti (Murello) - M. dei Monti (Niella Belbo) - M. del Podio (Novello) - M. del Bel Faggio (Oncino) - M. dell’Albareto (Ormea) - Madre della Divina Grazia (Pezzolo Valle Uzzone) - M. del Pilone (Polonghera) - B.V. della Sanità (Priero) - M. Monte Olocco (Roccaforte Mondovì) - M. della Consolata (Saluzzo) - M. del Becetto (Sampeyre) - M. d’Oriente (Sanfront) - M. della Sanità (Savigliano) - M. dell’Apparizione (Savigliano) - B.V. Maria di S. Giovanni (Sommariva Bosco) - M. del Tavoleto (S. Perno) - S. Maria (Stroppo) - M. della Misericordia (Valmala) - M. della Valle (Vernante) - Regina Montis Regalis (Vicoforte) - Maria SS. (Vicoforte) - M. degli Alteni (Villafalletto) – Assunzione B.V. (Villanova Mondovì) - S. Maria Delibera (Villar S. Costanzo). Una piccola cappella mariana del 1100 venne ampliata a chiesetta (1200 - 1400) e la struttura attuale nel 1662. - M. del Vallone (Vinadio) Novara - M. della Bocciola (Miasino), (Vacciago Ameno). Nel 1543 una ragazza che pascolava le mucche vide una gran luce tra i rami di un pruno ed apparve Maria col Bambino in braccio. - M. di Luciago (Armeno) - M. delle Grazie (Borgo Ticino), (Duomo), (Sacro Monte di Orta S. Giulio), (Trecate) - M. del Fontan (Briga Novarese) - M. del Castello (Invorio), (Prato Sesia) - M. dei Campi (Landiona) - M. del Bosco - S. Maria Ausiliatrice - M. del Latte - S. Maria Immacolata (Sizzano) - M. del Rosario (Varallo Pombia) - M. della Crocetta (Vespolate) Torino - M. delle Grazie (Agliè), (Chieri), (Cintano), (Leini), (Pinerolo), (Susa) - S. Maria: della Rotonda (Agliè); di Andrate (Andrate) - M. dei Laghi (Avigliana) - M. dei Martiri (Balangero) - S. Maria di Vespiola (Baldassero Canavese) - S. Maria in Zinzolano (Bairo) - M. del Tabor (Bardonecchia) - M. del Castello (Bricherasio) - M. della Neve (Carignano), (Corio), (Rocca Canavese) - Immacolata Concezione in S. Pietro e Paolo (Carmagnola) - M. della Visitazione (Carignano) (Castelnuovo Nigra) - B.V. della Bossola (Cermagnola) - SS. Annunziata (Chieri) - S. Maria della Pace (C.) -M. di Loreto (Chivasso), (Lanzo Torinese), (Montanaro), (in S. Dalmazzo, TO) - N.S. di Lourdes (Coazze), (Giaveno) - M. degli Angeli al Collombardo (Condove) - Maria Addolorata (Cugeglio) - M. della Rivassola (Cuorgnè) - Natività B.V. (Forno Canavese) - M. del Colletto (Roletto), (TO) - M. di Montebruno (Garzigliana) - B.V. del Bussone (Giaveno) - M. in Selvaggio (G.) - M. della Losa (Gravere) - N.S. del Monte Stella (Ivrea) - M. degli Olmetti (Lemie) - B.V. Consolatrice (Levone) - Maria Vergine Assunta (Lanzo), (TO) - M. della Grotta (Oulx) - M. del Convento (Ozegna) - M. dell’Eremita (Pancalieri) - S. Maria del Monte Carmelo (Pinerolo) - M. di Parigi (P.) - S. Maria in Doblazio (Pont Canavese) - M. della Spina (Pralormo) - M. di Prascondù (Ribordone) - M. della Fontana (Riva Chieri) - M. della Stella (Rivoli) - M. di Jornera (Ronco Canavese) - M. della Bassa (Rubiana) - SS. Vergine del Misobolo (S. Giorgio Canavese) - M. del Rosario (Strambino) - M. del Ponte (Susa) - Consolata -M. degli Angeli - Maria Ausiliatrice - N.S. della Salute - S. Maria al Monte - M. del Pilone - S. Maria delle Spine - N.S. del Sacro Cuore in S. Tommaso - S. Maria della Stella (Trana) - N.S. di Belmonte (Valperga) - Madonnina (Verolengo) - Maria SS. (Vigone) - S. Maria de Hortis (Vigone) - M. del Rimedio (fraz. Cantogno, Villafranca Piemonte) , (fraz. Cantogno) - M. del Tivoletto (Vinovo) Verbania - M. del Carmine (Anzola D’Ossola) - M. della Vita (Crodo) - M. della Neve (Domodossola), (del Fontegno, Quarna Sopra) - M. del Sasso - M. delle Grazie alla Colletta (Valstrona) - M. di Viganale (Montecrestese) -M. di S. Luca (M.) - M. del Boden (Ornavasso) - M. del Sangue (Re Val Vigezzo). L'affresco raffigura con uno stile bizantineggiante una delle Madonne del Latte del XIII - XVI sec. Maria, seduta in trono col Bambino benedicente sulle ginocchia, appare come madre-nutrice; nella destra ostenta tre rose, il “fiore dei vergini” e il simbolo del Rosario. - M. di Campagna Vercelli - M. del Bosco (Arborio) - M. dei Dinelli (Balmuccia) - M. del Sasso (Boccioleto) - M. della Cella (Borgo d’Ale) - S. Maria di Vanzone (Borgosesia) - M. Buon Consiglio (Borgosesia) - M. dell’Oro (B.) - M. del Callone (Campertogno) - M. degli Angeli (C.) - M. della Neve (Carcoforo), (di Otra, Scopa) - M. Addolorata del Frassineto (Civiasco) - M. delle Grazie (Costanzana), (Pezzana), (Ri ma S. Giuseppe) - B.V. del Tizzone a Brugaro (Cravagliana) - M. del Palazzo (Crescentino) - M. di Rado (Gattinara) - M. della Bona (Pezzana) - M. delle Pietre Grosse (Piode) - B.V. Addolorata (Postua) - Beata Panacea: al Piano (Quarona); al Monte (Quarona) - M. del Rumore (Rima S. Giuseppe) - N.S. dei Viri Veri (Ronsecco) - M. delle Giavinelle (Rossa) - M. del Rovaccio (Sabbia) - M. di Mera (Scopello) - M. della Vigna (Trino) - M. di Loreto (Varallo) - Incoronata di Varallo in S. Gaudenzio (Varallo) - Maria Assunta (Sacro Monte di Varallo) - M. dell’Unipiano (Varallo) -M. del Cuore (V.) - Maria Ausiliatrice (V.) - M. degli Infermi in S. Bernardo - M. dello Schiaffo XIII) PUGLIA Barletta – Andria – Trani - Maria SS. d’Altomare (Andria) - S. Maria dei Miracoli (A.). Vi fu scoperta, nel 1576, l'immagine bizantina di Maria seduta in trono con in grembo il figlio. - S. Maria del Carmine (A.), (Trani) - S. Maria Immacolata (Barletta) - M. dello Sterpeto (B.). Icona bizantina del XII sec. - Maria SS. Addolorata (Margherita di Savoia) - Maria SS. del Sabato (Minervino Murge) - M. del Rosario (Trani) - M. di Fatima (Trani) - Maria SS. dell’Apparizione (T.) - M. di Loreto (Trinita Poli) Bari - M. di Costantinopoli (Acquaviva delle Fonti) - S. Maria: del Principio (Adelfia); della Stella (Adelfia), (Gravina Puglia) - M. del Buon Cammino (Altamura) - S. Maria: Odegitria; di Buterrito - Maria SS. Madre della Misericordia (Bisceglie) - Maria Assunta in Cielo (Bitonto) - S. Maria del Pozzo (Capurso) - S. Maria degli Angeli (Cassano Murge) - M. di Vetrana (Castellana Grotte) - S. Maria: dell’Isola (Conversano); (della Fonte, Conversano) - M. delle Grazie (Corato), (Gravina Puglia), (di Mellitto, Grumo Appula), (Ruvo Puglia) - S. Maria Greca (Corato) - M. di Corsignano (Cattedrale, Giovinazzo) - Maria SS.: di Monteverde (Grumo Appula); del Sabato (Minervino Murge) - S. Maria della Grotta (Modugno) - M. d’Altomare (Mola di Bari) - S. Maria di Loreto (Mola di B.) - M. dei Martiri (Molfetta) - Maria SS.: della Madia (Monopoli); Regina del Mondo (Monopoli) - M. della Croce (Noci) - M. della Scala (N.) - M. della Lama (Noicattaro) - S. Maria: del Rito (N.); del Palazzo (Rutigliano); di Calendano (Ruvo Puglia) - M. del Bosco (Spinazzola) - M. di Sovereto (Terlizzi) - S. Maria: degli Angeli (Toritto); della Croce (Triggiano) Brindisi - S. Maria: Madre della Chiesa; del Casale - Maria SS. di Belvedere (Carovigno) - S. Maria d’Ibernia (Cisternino) - Maria SS. della Croce (Francavilla Fontana) - M. della Fontana (Francavilla F.) - S. Maria di Cotrino (Latiano) - B.V. Carmelo (Mesagne) - Maria SS. Materdomini (M.) - S. Maria della Sanità (M.) - M. della Misericordia (M.) - M. della Nova (Ostuni) - M. della Grata (Ostuni) - S. Maria di Galaso (Torre S. Susanna) Foggia - Maria SS.: del Carmine (Accadia); Vergine (Anzano Puglia); Incoronata (Apricena) - S. Maria Selva della Rocca (A.) - Maria SS. della Misericordia (Ascoli Satriano) - S. Maria: della Stella (Castelnuovo Daunia); di Ripalta (Cerignola); della Consolazione (Deliceto); (dell’Olmitello, Deliceto) - Madre di Dio Incoronata - Maria SS. dei Sette Veli - S. Maria: della Croce; (a Mare, Isole Tremiti); (Patrona, Lucera); della Spiga (L.); della Pietà (L.), (di Siponto, Manfredonia); di Pulsano (Monte S. Angelo) - M. dell’Altomare (Orta Nova) - S. Maria del Bosco (Panni) - M. di Loreto (Peschici), (Trinitapoli) - M. di Cristo (Rignano Garganico) - S. Maria della Libera (Rodi G.) - Maria SS. di Stignano (S. Marco in Lamis) - S. Maria: Incoronata del Soccorso (S. Severo); della Fontana (Torremaggiore); Mediatrice (Troia); di Merino (Vieste) - Maria SS. della Sanità (Volturara Appula). La I Cappella mariana risale al 1531. Lecce - M. del Riposo (Alessano) - S. Maria della Lizza (Alezio) - M. dell’Attarico (Andrano) - Maria SS. della Grotta (Carpignano Salentino) - S. Maria della Croce (Casarano) - B.V. della Campana (C.) - M. dell’Arcona (Castrignano de’Greci) - S. Maria de Finibus Terrae (C. del Capo) - M. di Pompei (Castro Marina) - S. Maria della Grottella (Copertino) - M. dell’Abbondanza (Cursi). E’un gioiello barocco del XVII sec. Maria apparve nel 1640. - S. Maria di Costantinopoli (Diso) - M. della Luce (Galatina), (Ugento) - M. delle Grazie (Galatone), (Gallipoli), (Sanarica), (Soleto) - Maria SS. Assunta (Galatone), (Guagnano) - S. Maria del Canneto (Gallipoli) - B.V. Addolorata (LE), (Taviano), (Maglie), (Matino); (in S. Angelo, LE) - S. Maria della Porta - M. della Consolazione (Lequile), (Leverano) - M. di Roca (Melendugno) - B.V. Incoronata (Nardò) - S. Maria: de Alto (Nardò); de Nerito (Nardò); dei Martiri (Otranto); di Montevergine (Palmariggi); della Palma (Palmariggi) - M. della Coltura (Parabita) - M. della Luce (Scorrano) - M. del Garofano (Squinzano) - S. Maria: delle Cerrate (S.); Coelimanna (Supersano) - Maria SS. della Strada (Taurisano) - Fatima (Tricase) - S. Maria della Serra (T.) - M. del Gonfalone (T.) - M. della Favana (Veglie) Taranto - M. Grazie (Carosino), (in S. Pietro, Palagianello), (S. Marzano S. Giuseppe) - Assunta (Castella neta) - M. Mutata (Grottaglie) - S. Maria Materdomini (Laterza) - M. Salute (Martina Franca) - M. della Sanità (Martina F.) - Maria SS. della Scala (Massafra) - M. di Basso (Mottola) - N.S. Lourdes (Pulsano) - Maria SS. Camera (Roccaforzata) - S. Maria Pasano (Sava) - N.S. Fatima XIV) SARDEGNA Carbonia – Iglesias - M. dello Schiavo (Carloforte) - B.V. del Buoncammino (Iglesias) - Cuore Immacolato di Maria (I.) - S. Maria di: Valverde (I.); Monserrato (Tratalias) - N.S. in Gratias (Villaperuccio) Cagliari - N.S. d’Itria (Arbus), (Guasila), (Villamar) - M. del Carmine - M. della Medaglia Miracolosa - M. Mercede - M. di Bonaria (fig.) - N.S.: Monserrato (CA), (Serramanna); Rosa rio (Domus de Maria); Difesa (Donori) - M. Consolazione (Pula) - N.S. Buon Cammino (Quartu S. Elena) - S. Maria Cepola (Q. S. E.) - N.S. Grazie (Sanluri) - S. Maria Acque (Sardara) - N.S. Neve (Senorbì) – M. Sibiola (Serdiana) Medio Campidano - B.V.: Buoncammino (Cardedu); Carmine (Elini), (Assunta, Tertenia) - M. di Ogliastra (Lanusei) Nuoro - S. Maria Navarrese Assunta (Baunei) - M. Miracolo (Bitti) - N.S.: del Saucu (Bortigali), d’Itria (Gavoi), del Rimedio (Orosei), di Corte (Sindia); degli Angeli (Torpè) - M. delle Grazie (Escolca), (NU) (Siniscola) - M. Martiri (Fonni) - M. della Solitudine - M. di Montenero - M. di Valverde - S. Maria della Neve - B.V.: di Monserrat (Oliena); di Gonare (Orani) - M. di Monte Gonare (Sarule) Oristano - N.S.: di Bonacatu (Bonarcado); della Neve (Cuglieri); Rimedio (Oristano) - M. (Solarussa) Olbia – Tempio: - N.S. Luogosanto (L.) - Natività B.V. Maria (L.) - M. di Castro (Oschiri) Sassari - N.S. di Valverde (Alghero) - N.S. del Regno (Ardara) - N.S. delle Grazie (Calanginus), (Luras), (Sassari) - N.S. del Monte (Golfo Aranci) - M. della Neve (Illorai) - Natività di Maria V. (Luogosanto) - N.S. di: Bonu Ighinu (Mara); Monte Alma (Nulvi); Cabu Abbas (Olbia); Bonaria (Osilo); del Rimedio (Ozieri) - B.V. Consolata (Porto Torres) - S. Maria di Balai (Porto T.) - N. S. del Buon Cammino (S. Teresa di Gallura) - M. del Bosco in S. Nicola - M. del Latte Dolce - M. di Betlem - M. Noli me Tollere (Sorso) - Immacolata Concezione (Tempio Pausania) - N.S. di Tergu - M. di Seunis (Thiesi) - N.S. di Cabu Abbas (Torralba) - N.S. di Interrios (Villanova Monteleone) XV) SICILIA Agrigento - B.V. Maria Immacolata - M. Rocca (Alessandria della Rocca). Nel 1624 Maria apparve ad una ragazza cieca e, guarendola, la incaricò che nella rocca avrebbero dovuto cercare una Sua statua col Bambino da allora ivi venerata; (Canicattì) - M. Rifesi (Burgio) - M. dell’Aiuto (Campobello di Licata); (Canicattì) - B.V. Maria Porto Salvo (Lampedusa e Linosa) - Maria SS. Monserrato (Licata) - M. Grazie (Montevago) - M. Buon Consiglio (Porto Empedocle) - Maria SS. del Monte (Racalmuto) - M. Udienza (Sambuca Sicilia) - B.V. Maria del Soccorso (Sciacca) - M. Fatima (S.) Caltanissetta - B.V. Immacolata - M. della Catena - M. delle Grazie (CL); (delle “vanelle”, Mussomeli) - M. di Fatima - M. del Mazzaro (Mazzarino) - M. dei Miracoli (Mussomeli) - M. Mercede (S. Cataldo) - M. Addolorata (Serradifalco) Catania - Maria SS. Ritornata (Aci Bonaccorsi) - M. Purità (Acireale) - M. Loreto (A.) - M. Grazie (A.), (Mirabella Imbaccari) - Maria SS. Ausiliatrice (Adrano) - M. Roccia (Belpasso). Le apparizioni a un giovane dal 4/V/1986 all'1/V/1988. - Maria SS.: Elemosina (Biancavilla); Annunziata (Bronte) (Pedara); Conadomini (Caltagirone) - S. Maria Ponte (C.) - M. Catena (C.), (Castiglione Sicilia) - S. Maria: Gesù (C.); Immacolata (C.) - M. Valverde - S. Maria: Ognina; Carmelo; Aiuto - M. Strada (Giarre) - Maria SS. Provvidenza (G.) - S. Maria Maggiore Piano (Grammichele) - M. Sciara (Mompilieri/Mascalucia). Il Santuario fu distrutto dall'Etna (1669) ma nel 1704 la M. delle Grazie fu estratta intatta a circa 15 mt di profondità circondata dalla lava indurita e venne posta nella Chiesa riedificata come M. della Sciara (lava in dialetto). - M. Consolazione (Mascalucia), (Paternò) - S. Maria: Stella (Militello Val di CT); Maggiore (Mineo) - Maria SS.: della Vena (Piedimonte Etneo); Carmelo (Randazzo) - S. Maria Assunta (R.) - M. Lettera (Riposto) - M. Ravanusa (S. Giovanni La Punta) - Maria SS. Pericolo (Vizzini) - M. Provvidenza (Zafferana Etnea) Enna - M. Buon Riposo (Calascibetta) - M. della Lavina (Cerami) - S. Maria della Visitazione - M. del Carmelo (Nicosia) - M. di Fatima al Calvario (N.) - Maria SS. delle Vittorie (Cattedrale, Piazza Armerina) - M. della Cava (Pietraperzia) Messina - S. Maria del Bosco (Alì) - M. del Carmine (Barcellona Pozzo di Gotto), (ME) - M. di Capo d’Orlando - M. della Neve (Ficarra) - Maria SS. Annunziata (Ficarra) - S. Maria: del Rosario del Trofillo (Galati Mamertino); della Lettera (Itala); del Terzito (Leni) - M. della Catena (Librizzi), (Mongiuffi Melia) - Maria SS. della Catena in Quattropani (Lipari) - M. di Dinnammare - M. di Lourdes - S. Maria della Scala - Maria SS. della Grotta o delle Grazie - S. Maria Assunta (Basilica Cattedrale) - B.V. Pompei - M. di Trapani - Maria Immacolata - S. Maria di Montalto - Maria SS. del Crispino (Monforte S. Giorgio) - S. Maria della Libera (Mongiuffi Melia) - Maria SS. della Divina Provvidenza (Montalbano Elicona) - M. Nera di Tindari (Patti) - M. dell’Aiuto (Roccafiorita) - S. Maria della Neve (Santa Lucia del Mela) - M. della Rocca (Taormina) Palermo - Maria SS. delle Grazie (Alia), (Isola Femmine), (Terrasini), (Torretta) - M. della Milicia (Altavilla Milicia) - S. Maria (Altofonte) - Maria SS. del Carmine (Bagheria), (ai Decollati, PA) - M. del Ponte (Balestrate), (Partinico) - Maria SS. del Balzo (Bisacquino) - M. dell’Olio (Blufi) - Maria SS. Addolorata: del Romitello (Borghetto), (Cefalà Diana), (Corleone), (Monreale) - M. Buon Consiglio (Caccamo) - M. dei Peccatori (Camporeale) - M. Loreto (Carini), (Petralia Soprana) - S. Maria degli Angeli ai Cappuccini (Carini) - Maria Ausiliatrice (Castelbuono) - M. del Furi (Cinisi) - S. Maria Nuova (Collesano) - S. Maria Bosco (Contessa Entellina) - M. di Tagliavia (Corleone) - M. della Mercede (Giardinello) - M. dell’Udienza (Giuliana) - M. di Dajna (Marineo) - M. del Popolo (Monreale) - S. Maria: del Lume (Palazzo Adriano); Assunta (Palazzo A.) - M. della Catena; dei Franchi (S. Mauro Castelverde); della Catena (Scillato) - Maria SS.: del Rosario; del Fervore; dell’Orto; della Provvidenza; Immacolata - N.S. dei Rimedi - S. Maria di Gesù - M. dell’Alto (Petralia Sottana) - S. Maria della Fontana (Petralia Sottana) - B.V. Odigidria (Piana Albanesi) - M. della Consolazione (Termini Imerese) - Maria SS. di Trapani (Terrasini) Ragusa - M. SS. di Gulfi (Chiaramonte Gulfi) - Maria SS. Immacolata (Comiso) - M. Carmine (Ispica), (Ragusa) - M. Grazie (Modica) - M. Addolorata (Monterosso Almo) - M. Porto Salvo (Pozzallo) - S. Maria del Carmelo - M. delle Milizie a Donnalucata (Scicli) - S. Madre di Dio e Salute (Vittoria) Siracusa - M. delle Grazie (Avola), (Buccheri) - S. Maria Adonai (Augusta) - M. del Bosco (Buscemi) - Maria SS. “Grotta” (Canicattini Bagni) - M. del Giardino (Floridia) - Maria SS. Annunziata (Francofonte) - M. Scala del Paradiso (Noto) -M. delle Lacrime - Natività di Maria Vergine - S. Maria dei Miracoli - SS. Annunziata (Sortino) Trapani - M. dell’Alto (Alcamo), (Mazara Vallo) - S. Maria dei Miracoli (Alcamo) - M. Assunta del Romito (Campobello Mazara) - M. del Giubino (Calatafimi) - M. del Soccorso (Castellammare G.) - Maria SS. della Scala (Castellammare G.) -M. di Custonaci (Custonaci) - Maria SS. Addolorata (Marsala), (TP) - M. della Cava (Marsala), (Partanna) - M. del Paradiso (Mazara Vallo) - Maria SS. della Margana (Pantelleria) -M. della Libera (Partanna) - Maria SS. di Salaparuta - S. Maria Annunziata - S. Maria della Misericordia (Valderice) XVI) TOSCANA Arezzo - M. Carmine (Anghiari) - M. Conforto - M. Pieve - M. Lacrime - M. Grazie: (al Calcinaio, Cortona), (Pratovecchio), (S. Giovanni Valdarno), (Sansepolcro), (Stia) - S. Maria Sasso (Bibbiena) - M. Bagno (Castiglion Fiorentino) - M. Manna (Cortona) - S. Maria: Nuova (Cortona); Valle (Laterina); Vertighe (Monte S. Savino); Calle (Montemignaio); Ginestra (Montevarchi) - N.S. Umiltà (Loro Ciuffenna) - M. delle Querce (Lucignano) - M. Soccorso (Monte San Savino) - M. dei Lumi (Pieve S. Stefano) - M. del Morbo (Poppi) - M. Capalpiano (Terranuova Bracciolini) Firenze - M. dei Tre Fiumi (Borgo S. Lorenzo) - M. del Pozzo (Empoli) - S. Maria di Primerana (Fiesole) - M. del Cesto (Figline Valdarno) - S. Maria a Ponterosso (Figline V.) - SS. Annunziata - S. Maria: Assunta (Badia Fiorentina); del Carmine ; del Fiore; delle Grazie; Maggiore; Novella; delle Vedute (Fucecchio) - M. della Querce (Fucecchio) - M. della Neve (Greve Chianti) - S. Maria dell’Impruneta (Impruneta) - M. della Pietrina (Montaione) - M. della Pace (Montespertoli) - S. Maria a Magnale (Pelago) -M. delle Grazie al Sasso (Pontassieve) - M. di Rugiano (Rufina) - S. Maria: ai Fossi (R.); a Cercina (Sesto Fiorentino) - M. di Pietracupa (Tavarnelle Val Pesa) - Maria SS. Addolorata Monte Senario (Vaglia) - M. di Meleto (Vicchio) - SS. Annunziata (Vinci) Grosseto - Maria Incoronata (Arcidosso) - S. Maria ad Lamulas (A.) - M. del Romitorio (Castiglione Pescaia) - M. delle Grazie (Grosseto), (Orbetello), (Pitigliano) - SS. Annunziata (Manciano) - B.V. Assunta (Massa Marittima) -M. del Frassine (Monterotondo Marittimo) - Presentazione di Maria SS. (Orbetello) - M. delle Botte (Scansano) - M. della Carità (Seggiano) - Maria SS. Addolorata (Sorano) Livorno - S. Maria della Pietà (Bibbona) - M. di Fucinaia (Campiglia Marittima) - M. delle Grazie (Capoliveri) - M. di Lacona (Capoliveri) - S. Maria di Montenero - M. del Monte (Marciana) -M. della Cittadella (Piombino) - M. del Desco (Piombino) - M. di Monserrato (Porto Azzurro) Lucca - M. della Serra (Borgo Mozzano) - M. della Pietà (Camaiore) - M. Grazie (Camaiore) - S. Maria della Stella (Fosciandora) - M. Belvedere (Capannori) - M. Carmine (C.) - B.V. Lourdes in S. Giusto - M. Miracoli - S. Maria Nera - M. della Rosa - M. Sasso in S. Agostino - B.V. Perpetuo Soccorso (Minucciano) - M. della Guardia di Monte Argegna (M.) - SS. Vergine del Soccorso (Montecarlo) - M. delle Solca (Pescaglia) - N.S. del Cuore di Gesù in S. Leonardo - M. del Fiore (Pietrasanta) - M. del Sole (P.) - M. Bosco (S. Romano Garfagnana) - M. del Piastraio (Stazze ma) - Santuario Eremo di Calomini (Vergemoli). Intorno al Mille un'immagine di Maria apparve ad una ragazza e venne portata a Gallicano ma ritornò a Calomini per cui vi venne costruito il santuario. - Maria Addolorata (Viareggio) - SS. Annunziata (V.) - M. del Monte (Villa Collemandina) Massa Carrara - M. della Barcara (Aulla) - M. degli Angeli (Aulla) - Natività di Maria (Carrara) - M. Carmine (C.) - M. Grazie (Carrara), (Massa) - B.V. dell’Adorazione (Fivizzano) - M. degli Uliveti (Massa) - Maria Ausiliatrice dei Quercioli (Massa) - N.S. Misericordia (M.) - M. Monte (Mulazzo) - M. Neve (Podenzana) - SS. Annunziata (Pontremoli) - S. Maria Assunta (Pontremoli) - M. Lourdes (Zeri) Pisa - SS. Annunziata (Capannoli), (Montescudaio) - M. dell’Acqua (Cascina), (S. Giuliano Terme) - M. del Libro (Castelnuovo Val Cecina) - M. Carmine (Chianni) - M. Madre dei Bimbi (Cigoli). Ogni anno il 13 e 21 luglio si ricorda il miracolo del 21/VII/1451 in cui Maria riportò in vita un bambino; (S. Miniato) - M. della Cava (Lari) - M. Neve (Lari) - M. S. Romano (Montopoli Valdarno) - Maria SS. Carmine (Peccioli) - M. Spina - M. di Sotto gli Organi - M. Grazie (Pomarance) - M. Casa (P.) - M. Ripaia (Pontedera) - M. Rupecava (S. Giuliano Terme) - M. Monteforti (S. Luce) - M. Monterosso (Terricciola) - M. Castello (Vecchiano) - M. S. Sebastiano (Volterra) - M. Neve (Volterra) Prato - M. Santo Cingolo - S. Maria del Giglio - S. Maria; del Soccorso; della Pietà; delle Carceri Pistoia - Maria SS. della Fonte Nuova (Monsummano Terme) - M. Piè di Piazza (Pescia) - M. dell’Umiltà - Maria SS. del Soccorso - S. Maria Grazie - Maria SS. Buon Consiglio (Ponte Buggianese) Siena - M. Remedi (Abbadia S. Salv.) - M. Castagno (A.S.S.) - S. Maria Ermeta (A.S.S.) - M. Grazie (As ciano), (Montepulciano), (Poggibonsi),(in S. Lorenzo, S. Gimignano) - S. Maria: Bambina (Ascia no); Patrocinio (Castelnuovo Berardenga) - B.V. Renaio (Colle Val d’Elsa) - Annunciazione (Gaio le Chianti) - Maria SS. Soccorso (Montalcino) - M. Misericordia in S. Maria Maddalena (Montalci no) - M. S. Martino (Montepulciano); Tre Ave (M.); S. Biagio (M.) - Maria SS. Querce (M.) - M. S. Pietro (Piancastagnaio) - S. Maria: a Romituzzo (Poggibonsi); al Prato (Radda Chianti); Consola zione (Rapolano T.); (a Pancole, S. Gimignano); (in Vitaleta, S. Quirico d’Orcia); dei Servi; della Grotta; in Provenzano - M. Bel Riguardo (Sarteano) - M. Piagge (S.) - M. Fontegiusta XVII) TRENTINO ALTO ADIGE Bolzano - Maria Hilf (Ausiliatrice, Bressanone) - N.S. in Ambitu (B.) - S. Maria ad Gratias (Abbazia di Novacella, B.) - M. della Pace di Trens (Campo Trens) - M. Addolorata (Dobbiaco), (Rifiano) -M. Lourdes (Lasa) - M. di Pietralba (Nova Ponente) - M. di Loreto (S. Lorenzo Sebato) - Maria Saalen (S.L.S.) - M. di Senales (Senales) Trento - M. delle Grazie (Arco) - Maria Immacolata (Avio) - M. del Lares (Bolbeno) - M. di Onea (Borgo Valsugana) - B.V. M. di Feles (Bosentino) - M. di Bresimo (Bresimo) - M. di Potere (Carisolo) - B.V. Addolorata (Cavalese) -M. Civezzano - M. Pinè (Montagnaga). Nel 1729 vi furono 5 apparizioni a una pastorella. - B.V. Monte Albano (Mori) - Ausiliatrice Rocchetta (Ospedaletto) - M. Campiglio (Pinzolo) - B.V. Inviolata (Riva Garda) - M. Monte (Rovereto) - M. Caravaggio Deggia (S. Loren zo Banale) - M. Aiuto (Segonzano) - M. Salette (Trambileno) - M. Laste - S. Maria Maggiore XVIII) UMBRIA Perugia - S. Maria degli Angeli (Porziuncola, Assisi) - M. della Valle (Assisi) - M. del Transito di Canoscio (Canoscio) - M. del Bagno (Casalina) - M. Miracoli (Cerreto Spoleto) - M. della Stella (Cerreto S.), (Montefalco) - M. Fatima (Città della Pieve) - M. delle Grazie (Città della P.), (Foligno), (Fos sato di Vico) - M. Belvedere (Città P.) - M. del Pianto in S. Agostino (Foligno) - M. del Fosco (Gia no Umbria) - M. Divino Amore (Gualdo Tadino) - M. Piano (Gualdo T.) - M. Misericordia in S. Francesco (Gubbio) - M. Fatima in S. Girolamo (G.) - M. dell’Africa (Nocera Umbra) - Maria Addo lorata (Norcia) - M. Loreto (Spoleto) - Visitazione di Maria in Camuccia (Todi) - M. Campione (T.) - M. Consolazione (T.) - M. Lacrime (Trevi) - M. S. Arcangelo (T.) - M. Reggia (Umbertide) Terni - B.V. Assunta (Amelia) - M. della Maestà (Ficulle) - M. Provvidenza (Montecchio) M. Lourdes (Orvieto) - M. di S. Brizio (O.) - M. della Cava (O.) XIX) VALLE D’AOSTA Aosta - Maria SS. Immacolata - M. della Consolata (Aosta) - N.D. de Machaby (Arnad) - N.D. de Rochefort (Arvier) - N.D. de Bon Secours di Barmasc (Ayas) - N.D. de Pitié (Charvensod) - N.D. des Graces (Chatillon) - N.D. de la Guérison (Courmayeur) - M. delle Grazie di Voury (Gaby) - M. delle Nevi (Issime) - N.D. di Plout o Virgo Potens - St. Marcel - M. delle Nevi (St. Rhemy en Bosses) - Immacolata Concezione (S. Vincent) - M. Addolorata (Torgnon Ponty) XX) VENETO Belluno - Maria Immacolata N. S. Lourdes - B.V. di Caravaggio in Visome - M. del Parè - B.V. Maria Salute - M. Strada - M. Difesa (Cortina d’Ampezzo) - Maria Angeli (Feltre) - SS. Addolorata (Forno Zoldo) - M. Parè (Limana) - Immacolata Concezione Vergine (Longarone) - M. di Vedoia (Ponte nelle Alpi) - S. Maria Grazie (Rocca Pietore) - B.V. di Loreto d’Alconis (S. Gregorio Alpi) Padova - M. della Salute: (in Monteortone, Abano Terme), (Este), (Terrassa Padovana) - Madonnetta della Ave (Baone) - B.V. di Tessera (Curtarolo) - M. delle Grazie (Este), (Piove di Sacco), (Villafranca Pad.) - Natività di Maria (Gazzo) - M. del Tresto (Ospedaletto Euganeo) - B.V. Addolorata del Torresino - M. del Carmine (PD), (Pernumia) - Maria Pellegrina - S. Maria dei Servi - M. del Monte (Teolo) - Maria della Misericordia (Terrassa Pad.) Rovigo - M. del Rosario (Adria) - M. dell’Automobilista (Adria) - S. Maria dell’Assunta della Tomba (A.) - M. dei Cuori (Canda) - N.S. del Pilastrello (Lendinara) - M. del Pilastro (Loreo) - M. della Carità (Loreo)- B.V.: Addolorata; del Rosario di Pompei - M. delle Grazie - M. Pellegrina - Maria del Soccorso della Rotonda - M. di S. Genesio (Stienta) - B.V. di Lourdes (Trecenta) Treviso - M. Carmine (Casale Sile) - M. di Conscio (Casale S.) - B.V. della Crocetta (Castello di Godego) - M. di Rocca (Cornuda) - M. del Covolo (Crespano Grappa) - S. Maria (Follina) -M. dell’Albera (Istrana) - M. delle Vittorie (Maserada sul Piave) - M. delle Grazie (Mogliano Veneto), (Vidor) - M. del Pralungo (Monastier di Treviso) - M. del Piave (Moriago della Battaglia) - M. dei Miracoli (Motta di Livenza). Maria apparve il 9/III/1510 ad un anziano contadino chiedendogli che venisse costruita una chiesa. - B.V. delle Cendrole (Riese Pio X) - M. della Salute (S. Zenone degli Ezzelini) - M. Grande - Maria Pellegrina - S. Maria Ausiliatrice - B.V. Caravaggio (Valdobbiadene) Venezia - M. dell’Angelo (Caorle) - B.V. Maria della Navicella (Chioggia) - M. della Navicella in S. Giacomo (C.) - S. Maria Assunta (C.) - M. delle Grazie (Chioggia), (Fossalta di Portogruaro), (in S. Giovanni Crisostomo), (Mazzorbo), (Mestre), (in S. Donato di Murano), (di Robegano, Salzano), (VE) - S. Maria della Tavella (Concordia Sagittaria) - S. Maria del Carmine (I Carmini) - Cuore Immacolato di Maria (Meolo) - M. della Salute (Mestre) - M. di Borbiago (Mira) - N.S. di Fatima (Portogruaro) - M. della Roata (Salzano) - B.V. del Rosario (S. Stino di Livenza) - S. Maria dell’Anconetta (Sestiere di Cannaregio) - B.V. dell’Arsenale - Rosario in SS. Giovanni e Paolo - M. dell’Apparizione - M. dell’Orto - M. Salute - M. di S. Marziale - N.S. de La Salette - S. Maria dei Miracoli - S. Maria: della Salute; Formosa; Gloriosa dei Frari - M. di Roman (Vigonovo) Vicenza - M. della Pieve - N.S. del Pedancino (Cismon Grappa) - M. di S. Sebastiano (Cornedo Vicentino) - S. Maria delle Grazie (Costabissara) - S. Maria Assunta (Foza) - M. del Buso (Gallio) - S. Maria del Cengio (Isola Vicentina) - M. dei Miracoli (Lonigo) - S. Maria Liberatrice (Malo) - Madonna dei Capitelli (Marostica) - M. della Mercede (Montecchio Precalcino) - M. dell’Acqua (Mussolen te) - M. dell’Angelo (Piovene Rocchette) - M. Salute degli Infermi (Pozzoleone) - B.V. del Monte Summano (Santorso) - Maternità di Maria (Schio) - M. dell’Olmo (Thiene) - S. Maria di: Belvicino (Torrebelvicino); Panisacco (Valdagno); Valli del Pasubio; Monte Berico Verona - S. Maria dell’Alzana (Arcole) - M. Strà (Belfiore) - M. S. Tommaso (Bonavigo) - M. della Cintura (Bovolone) - M. Perpetuo Soccorso (Bussolengo) - S. Maria Grazie (Caprino Veronese) - M. degli Angeli (Castelnuovo Garda) - B.V. del Soccorso (Costermano) - M. della Corona (Ferrara Monte Baldo) - N.S. di La Salette (Fumane) - M. Assunta di Vajo (Fumane) - M. di Bastia (Isola della Scala) - N.S. della Pellegrina (Isola d. S.) - M. della Neve (Lazise) - M. della Salute (Legnago)- S. Maria Valverde (Marano Valpolicella) - M. del Carmine (Negrar) - S. Maria di Pol (Pastrengo) - M. del Frassino (Peschiera Garda) - M. dell’Uva Secca (Povegliano Veronese) - M. del Rosario in S. Giovanni Battista (Rivoli Veronese) - B.V. dello Staffalo dei Mori (S. Giovanni Lupatoto) - M. della Salute di Monte Solane (S. Ambrogio di Valpolicella) - M. della Bassanella (Soave) - M. del Monte (Sommacampagna) - M. della Corona (Spiazzi) - M. della Pace - M. dell’Altarol - M. di Campagna - M. di Dossobuono - M. - S. Maria Matricolare - M. di Campagnamagra (Vigasio) XIX) LETTONIA - N.S. Madonna Nera (Aglona). Una chiesetta di legno in una foresta con attiguo convento domenicano venne sostituito da un edificio barocco di pietra nel 1768. Il convento nel 1840 venne trasformato in carcere per sacerdoti e, durante la I guerra mondiale, in quartiere generale di un battaglione e in seguito ospedale. Nel 1920 venne restituito alla chiesa ma con l’avvento del comunismo divenne una stalla. L'immagine di Maria che si venera sarebbe una di quelle dipinte da S. Luca. XX) LITUANIA - Natività della V. M. (Siluva). Venne eretto nel 1457, distrutto da un incendio e ricostruito nel 1500. Con la Riforma venne abbattuto e costruita una chiesa calvinista mentre l'immagine di Maria fu sotterrata. Nel 1569 il Cattolicesimo si riprese; Maria apparve a Siluva nel 1612 ad alcuni pastorelli piangendo a dirotto con un bambino in braccio. Il mattino dopo una gran folla si radunò attorno al masso compreso il pastore calvinista che rimase ammutolito quando anche lui vide la giovane mamma piangente e quando chiese perché ella rispose perché quel terreno sacro adesso era abbandonato. La notizia si diffuse e l'ex sacrestano, centenario e cieco che aveva aiutato il parroco a nascondere la cassa con l’ immagine condotto sul posto riacquistò la vista e indicò il punto della chiesa dov'era stata sepolta. Nel 1623 la chiesa fu ricostruita. Le apparizioni furono riconosciute nel 1775. Più volte restaurato ed ampliato dal 1760 al 1785 il santuario fu costruito in muratura. Alla sua consacrazione (8/IX/1786), l'immagine fu incoronata. La chiesa attuale è del 1922. - B.V. Ausros Vartai (della Porta dell’Aurora, Vilnius). Il nome deriva dalla sua posizione al I piano della Porta dell’Aurora orientale formata da tre piani, nel muro di cinta della città a inizi XVI sec. L'immagine nel 1508 fu sostituita dall’attuale, dipinta su tavola, in stile rinascimentale col capo inclinato sulla spalla destra, le mani aperte e incrociate nel petto, il volto splendente di celestiale bellezza e soffuso di mestizia. L'immagine rimasta intatta dopo l'attacco dei Russi a Vilnius e l'incendio che la devastò fu posta in una cappella lignea sopra la porta (1671) dai Carmelitani. Molti miracoli furono registrati dal 1671 al 1761. Violenti incendi nel 1706 e nel 1715 furono spenti per Sua intercessione. Nel 1927 avvenne l'incoronazione. La festa è il 16 novembre. XXI) LUSSEMBURGO - N.S. Consolatrice degli Afflitti (Lussemburgo). La chiesa primitiva (1621), dedicata all'Immacolata Concezione, nel 1844 divenne “Santuario” e negli anni 1935-1938 notevolmente ampliata. La statua in legno di tiglio policromo, di 73 cm, abbigliata all'uso spagnolo medioevale, col braccio sinistro regge il Bambino benedicente e con la mano destra stringe lo scettro da cui pende una chiave d'oro massiccio che riproduce quella della fortezza con una corona d'oro sul capo dopo l'incoronazione del 1866. La caratteristica del culto consiste, dal XVII sec., nelle processioni durante l'”0ttava” annuale di tutte le parrocchie del Granducato. - N.S. della Miseria o Vergine Nera (Grund). E’ nella chiesa di S. Giovanni, costruita nel 1688 dai Benedettini e restaurata nel 1954. - N.S. dei Sette Dolori (Wolwelange). L’eremo, sulla frontiera belgo-lussemburghese perpetua dal XIII sec. la devozione di un cavaliere fattosi eremita per riparare l'uccisione di suo fratello.- N.S. del Nocciolo (Girst). Ricorda la liberazione miracolosa dai pirati di un conte. Nel XVI sec. venne ingrandito. La festa è la domenica dopo l'Assunzione. - N.S. della Salute dei Malati (Vianden). E’ una statuetta in legno di tiglio, alta 35 cm, trovata nel bosco da alcuni pastorelli o forse riportata dalla Terrasanta da un conte. Nel 1848 è stata costruita una cappella gotica su un promontorio roccioso. I malati agli occhi si lavano alla sorgente nei pressi della roccia, soprattutto nella domenica prima dell'Assunzione, quando l’immagine è portata in processione. - N.S. dei Minatori (Kayl). La piccola statua, trovata da un boscaiolo nel 1746 nel cavo di un albero e bruciatasi nella notte del 19/V/1901, fu sostituita da una copia della Consolatrice degli afflitti della capitale incoronata solennemente nel 1953. Una torre dal 1932 commemora i minatori caduti sul lavoro e una grotta somiglia all’ingresso di una miniera. - V. del Santo Rosario (Harlange). Una statua portoghese in legno di N. S. di Fatima venne benedetta il 27/IV/1951 ed esposta in una cappella. - N.S. di Fatima (Baessend, Niederwiltz). Venne eretto dopo la guerra. XXII) MACEDONIA - Santuario della “Madre di Dio” (Filippi). A Kávala (Macedonia sud-orientale) sorge il prototipo di tutte le chiese mariane costruito da Paolo e Barnaba. XXIII) MALTA - B.V. Maria Assunta (Gozo). In una cappella del 1545, restaurata nel 1619, vi venne dipinto l’attuale quadro. La sera del 22/VI/1883 mentre una giovane contadina tornava a casa sentì dalla chiesetta una voce femminile, che le diceva di recitare tre Ave Maria in onore dei tre giorni durante i quali il suo corpo era rimasto nella tomba. La donna si confidò con un giovane che, a sua volta, le rivelò di avere sentito ivi l’invito a pregare per la “piaga nascosta” di Gesù, causatogli alla spalla dal peso della croce. Il vescovo autorizzò il culto che si diffuse ulteriormente quando nel 1887 gli abitanti di Gozo rimasero immuni da un'epidemia di colera. Avvennero fatti prodigiosi e venne costruito un grande santuario dal 30/V/1920 al 1931; l'immagine fu incoronata nel 1935. - Madonna Damascena o S.M. della Vittoria. I Cavalieri di S. Giovanni l'avrebbero portata nel 1530 e opo la vittoria sui Turchi (1587) sarebbe stata intronizzata nel santuario costruito per commemorare la vittoria col nome di S. Maria della Vittoria. Incoronata nel 1931 ora si venera in una chiesa in stile greco-orientale, ricostruita dopo la II guerra mondiale. - Madonna di Caraffa. Da tre secoli, il nome deriva dal priore Girolamo Caraffa che, nel 1600, aveva portato con sé dal santuario di Picciano (Matera) una copia dell'Annunziata.- Maria SS. del Carmine (La Valletta). E’venerata nella basilica omonima dal 1418. 34 delle 52 parrocchie celebrano la festa il 15 luglio. - B.V. Assunta (Mosta). A fine 1800 è stata innalzata una grandiosa chiesa con la III cupola del mondo, di 39,6 mt di diametro. Durante l'ultima guerra alcune bombe caddero sulla cupola inesplose. - S.M. della Grotta (Rabat). A inizi XV sec. Maria apparve a un cacciatore che aveva inseguito la preda dentro una grotta. I Domenicani costruirono una cappella sotterranea e nel 1575 sopraelevarono una chiesa ampliata dopo il terremoto del 1693. L'immagine fu incoronata il 2 giugno 1957. - B.V. di Mellieha (Malta). Nel 1436 era una piccola grotta dove S. Luca nel 60 durante il soggiorno con S. Paolo aveva dipinto sulla roccia Maria con in grembo il Bambino ridipinta dai monaci agostiniani nel 1587. Nel 1600 il villaggio venne abbandonato a causa delle incursioni saracene e la parrocchia soppressa. Nel 1614 il santuario subì gravissimi danni durante l'incursione di corsari ma i devoti provvidero al restauro e coprirono l'immagine della Vergine con una lastra d'argento, lasciando visibili solo i volti di Madre e Figlio. Nel secolo scorso l'antica immagine fu riportata all'aspetto originario e incoronata il 24/IX/1899. La festa è l’8 settembre. XXIV) MOLDAVIA - Monastero di Voronet (Bucovina). La chiesetta (25x11 mt) venne costruita dopo la vittoria sui Turchi nel 1475 assieme ad altre decine simili. Tra le tante rappresentazioni di Maria sopra la porta del pronao c’è una della Misericordia col Bambino sulle braccia e due angeli oranti ai lati sullo sfondo azzurro e tra stelle. XXV) MONTENEGRO - Madonna dello Scalpello di Perast (Bocche di Cattaro). Nel 1452 su uno scoglio venne ritrovata un'immagine mariana e allora attorno si creò un'isola artificiale a forma di scalpello su cui vennero eretti la chiesa (1630 - 1725) e un piccolo convento. La festa è il 22 luglio. XXVI) NORVEGIA - N.S. di Fatima (Oslo). E’ nella cattedrale di S. Olaf, perpetuile rex Norvegiae. - S. Maria (Bergen). La chiesa, a tre navate, del XII sec., ha subito due incendi (1198, 1248) e tra i restauri il più notevole è quello del 1860. Il grande trittico sull'altare del coro, di fine XV sec. comprende tre pannelli di cui due rappresentano Maria col Bambino e Maria che lo adora. XXVII) OLANDA - N.S. del Bosco (‘s-Hertogenbosch). Nel 1185 si costituì una chiesa romanica che diventò nel 1561 una cattedrale a cinque navate con 150 colonne senza capitelli e 48 campane. Fra le statue mariane soprattutto la Vergine col Bambino, in legno policromo, vestita di manto prezioso con lo scettro in mano e la corona sul capo. Durante i lavori di ampliamento le statue furono rimosse. Nella primavera 1380 un operaio trovò la statua mutilata e fu ricollocata nella cattedrale e sei mesi dopo cominciarono a verificarsi guarigioni prodigiose. Nel 1382 si inaugurò un Libro dei miracolii. Nel 1566 i Calvinisti occuparono la città e fu portata in salvo in vari luoghi fino al dicembre 1853. Nel 1866, in occasione di una epidemia di colera, fu ripristinata ufficialmente. La festa è a maggio. - Stella del Mare (Maastricht). La primitiva cappella è del IV o IX sec., la chiesa attuale è del 1100 ed ha un aspetto di fortezza. La statua della Vergine col Bambino del XV sec. venne chiamata Stella del mare da quando un conte fu salvato da un naufragio per averla invocata. Nel 1566 fu guarita una 8enne, muta e paralizzata. Nel XVI sec. con le guerre di religione per la Stella iniziò un lungo periodo di peregrinazioni fino al 16/X/1675 quando venne ricollocata nella chiesa dei Francescani dove restò per quasi un secolo. Durante l'occupazione francese (1794-1804) venne nascosta in case private per riapparire nella chiesa di S. Nicola e, nel 1837, fu trasferita definitivamente nell'antica basilica di N. S. costruita verso il 1100 forse sulle rovine d'un tempio romano. Nel 1912 la statua fu incoronata. - N.S. delle Calamità o delle Afflizioni (Heiloo). Nella cappella primitiva nel Medioevo si venerava un pozzo. All’epoca della Riforma il santuario fu chiuso e il pozzo interrato. Nel secolo scorso la cappella fu ricostruita e il pozzo fu riscoperto. - N.S. del Calamaio (Aardenburg). Nel 1300 (XIV sec.) un giovane condannato a morte per un omicidio la vigilia si rivolse a Maria che nella notte gli apparve in sogno col Figlio sul braccio, con angeli con un rotolo di pergamena, una penna e un calamaio poi Gesù prese la penna e la pergamena e Maria scrisse una lettera che consegnò al giovane per il giudice che l'indomani venne rimesso in libertà. La notizia si diffuse e poco tempo dopo fu scolpita la statua posta all'esterno della chiesa. Nel XIV sec. ebbero luogo i pellegrinaggi “giustizieri”, cioè i giudici sentenziavano la invocavano e spesso imponevano come pena quella di andare a pregare e a fare penitenza ad Aardenburg. Nella seconda metà del XVI sec. col Protestantesimo i pellegrinaggi furono proibiti e nel 1625 il santuario fu raso al suolo mentre la statua, trasportata a Bruges, vi rimase per due secoli; il 30/XII/1792 i rivoluzionari francesi la frantumarono; nel 1853 il primo magistrato di Bruges ne fece scolpire una copia. - N.S. della Sabbia (Roermond). Nel 1437 la statuetta d'una Vergine col Bambino, dalle lunghe trecce che scendono sulle spalle, vestita d'un grande manto dalle pieghe armoniose venne trovata ivi da un pastore di origini polacche che la pose su un albero che ombreggiava un pozzo con acqua miracolosa. Presto si verificarono miracoli per cui il parroco la trasferì nella chiesa parrocchiale ma l'indomani essa fu ritrovata sull'albero. Si costruì allora un oratorio sul luogo. Durante l’epoca calvinista il santuario fu distrutto e poi ricostruito, la statua fu nascosta e infine portata in una cappella provvisoria, 1'8/IX/1797. Nel 1802 venne riaperta la cappella e ricollocata l'antica statua e una chiesa più grande consacrata il 30/IV/1896. - Signora di tutti i Popoli (Amsterdam). La I apparizione sarebbe accaduta il 13/X/1917, giorno delle conclusioni delle apparizioni a Fatima col miracolo solare, ad una dodicenne che riferì di aver visto una donna luminosa bellissima mentre passeggiava lungo le vie di Amsterd am, che le sorrideva in silenzio e l'episodio si ripeté altri due sabati. Le apparizioni più lunghe cominciarono il 25/III/1945, festa dell'Annunciazione, quando la donna era 35enne, nella sua casa in compagnia delle sorelle e del padre spirituale rivelandole di essere “Signora” e “Madre” di tutti i popoli. Nelle successive apparizioni, gradualmente, Maria le avrebbe rivelato il piano di salvezza di Dio per il mondo dandole un'immagine e una preghiera e avrebbe inoltre chiesto di inviare una lettera al Papa affinché emanasse un V dogma mariano riguardante il Suo ruolo quale Corredentrice, Mediatrice e Avvocata del genere umano. Nella notte 18 - 19/II/1958, Maria avrebbe annunciato che papa Pio XII sarebbe morto ai primi di ottobre, come avvenne effettivamente il 9. Il padre spirituale le chiese di annotare il contenuto di quel messaggio e di conservarlo in una busta chiusa. Il 31/V/2002 è stata riconosciuta l'autenticità delle apparizioni. XXVIII) POLONIA - Madre di Dio o M. Nera di Jasna Gora (Montagna Luminosa, Czestochowa). Fondato nel 1382. L'immagine è di origine costantinopolitana, del tipo Odigitria [Colei che indica la strada] e dipinta da S. Luca su una tavola della sacra Famiglia. La Vergine, dal volto maestoso, un po’ triste e severo, regge sul suo braccio sinistro il Bambino, indossa una veste e una mantiglia che copre il capo, di colore blu azzurro, tutte e due cosparse di fiori di giglio e orlate d'oro. Il Bambino, nel suo vestito color carminio decorato di rosette d'oro, benedice con la mano destra e, con la sinistra, tiene un libro. I volti di entrambi sono color bruno-nero e le loro teste sono cinte di aureola e di una corona di diademi. Nel 1430 predoni saccheggiarono il santuario, spogliarono l'icona dei suoi gioielli e fecero sfregi sulla guancia destra della Vergine dalla metà del naso fino al collo, un altro trasversale all'altezza della base del naso, altri meno visibili sulla fronte e sul collo. Non essendo riusciti a restaurarla, per ignoranza della tecnica pittorica usata, se ne fece una copia con le tavole che sostenevano l'antico dipinto e i tagli inferti dalle spade si riprodussero come cicatrici. Nel 1400 la primiva chiesetta in legno fu sostituita da una chiesa in muratura di stile gotico con un altissimo campanile e nel 1600 da un monastero e la cinta muraria. Nel dicembre 1655 (XVII sec.) l'armata svedese attaccò con 3000 uomini vs 70 monaci anziani e 170 contadini-soldati ma dopo tre settimane gli svedese si ritirarono spaventati dall'apparizione di Maria. Dopo la strepitosa vittoria il santuario fu considerato il Fortilitium Marianum (la fortezza mariana) e la “Capitale spirituale della Polonia”. Nel settembre 1717, l'immagine fu incoronata. Nel maggio 1920, i Russi attaccarono ma per il miracolo sulla Vistola del 15 agosto successivo, attribuito a Maria furono sconfitti. Nel libro dei miracoli se ne contano 1.300 tra il 1402 e il 1948. La festa è il 26 agosto. - N.S. di Warmja (Gietrzzuald). Il santuario è sorto dopo 166 apparizioni, dal 27/VI al 16/IX/1877, a una dodicenne e a una tredicenne figlie di contadini. Maria parlò in dialetto, disse di essere l'Immacolata Concezione, raccomandò di recitare il Rosario ovunque e annunziò la fine della persecuzione religiosa. Il riconoscimento è avvenuto l'11/IX/1977. - Kalwaria Paclawska (Madre di Dio del Calvario). Il santuario del XVI sec. per la sua situazione geografica ricorda la Terrasanta con (dal 1602) 42 cappelle copie ridotte delle palestinesi tra i sentieri di 7.662 mt. L'immagine più venerata è quella nel santuario dal 1642 dalla quale sono state viste sgorgare lacrime di sangue. Nel 1672, dalla chiesa dei Francescani di Kamienice Podolski, fu trasportata un'immagine barocca della Vergine dipinta sul lino che diventò celebre per i miracoli. L'incoronazione avvenne il 15/VIII/1882. La festa è quella dell'Assunzione (9 - 15 agosto). - Regina della Polonia Addolorata (Lichen). Il santuario fu fondato dopo un'apparizione a un soldato gravemente ferito a Lipsia (1813). Dal 1850 al 1852 (periodo in cui la Polonia era divisa tra Russia e Prussia) un pastore ebbe numerose apparizioni con messaggi che riguardavano la conversione, il destino della Polonia e la sua rinascita e per questo il pastore fu arrestato e torturato. Nel frattempo scoppiò una pestilenza e la gente cominciò a credere a quanto il pastore aveva raccontato. La commissione vagliò i fatti e fece trasportare il quadro nella chiesa di Lichen. - Niepokalanów (Città-santuario dell'Immacolata Concezione, Niepokalanów). E’ sorta nel 1927 come centro di apostolato mariano ma i circa settecento frati vennero dispersi quasi tutti con la II guerra e dopo le attività ripresero ostacolate dal governo comunista. Nella basilica in stile neo¬classico troneggia una statua dell'Immacolata nella raffigurazione della Medaglia Miracolosa. La festa è l'Assunzione. - B. Madre di Piekary Slanskie (Katowice, Slesia). Nel 1400 si venerava un'immagine mariana ma nel 1600 i gesuiti vi collocarono un altro quadro che nel 1702 per salvaguardarlo fu portato a Opole e lì rimase per sempre per cui a Piekary si tornò a venerare l'immagine precedente chiamata “Matka Boska Piekarska” che regge sul braccio sinistro il Bambino mentre con la mano destra porta un calice toccato da Gesù benedicente. Caratteristici sono i pellegrinaggi riservati ai soli uomini nell’ultima domenica di maggio. - N.S. della Clemenza (Varsavia). Nel 1651 in occasione di una pestilenza venne dipinta una copia dell'immagine di Faenza dove Maria tiene quattro frecce nella mano sinistra e tre nella destra mentre due angeli sostengono una corona sopra il capo ponendola nella chiesa del convento. E’ Patrona di Varsavia dal 1968.- M. di Loreto (Poiski Loret, Cracovia). Il fondatore del convento voleva costruire una Casa come quella di Loreto ma poiché nell’area comparve improvvisamente moltissima acqua si costriì una statua della M. di Loreto ma i lavori furono ripresi e conclusi il 5/V/1715. Nella festa di Pentecoste 1719 la “Poiski Loret” fu inaugurata con l'intronizzione di una statua, copia di quella di Loreto; in occasione del Sacrum Poloniae millenarium (1966) il santuario è stato restaurato e la statua è stata sostituita con una nuova donata dal santuario italiano di Loreto. - M. Addolorata (Limanowa, Cracovia). Si venera una “Pietà” di fine XIV sec. che sarebbe stata in aperta campagna poi sotto un albero ed infine in una piccola cappella, dotata all'esterno di una sorgente d'acqua. Nel 1753 fu ospitata in una chiesa e si costruì una grande chiesa dal 1910 al 1918. Molte sono state le guarigioni e le conversioni. La festa: dal 15 al 22 settembre e il venerdì che precede la domenica delle Palme. - Madre di Dio di Ludzmiera (Nowy Terg). Si venera dal 1234 una statua lignea della Madonna col Bambino, alta un metro che nel 1825 fu trasferita nella nuova chiesa e solennemente incoronata. XXIX) PORTOGALLO - N.S. di Fatima. Maria apparve a tre pastorelli di dieci, nove e sette anni analfabeti che si recavano a pascolare le pecore per sei volte dal 13/V/1917 il 13 di ogni mese alla stessa ora. I punti del suo messaggio erano: preghiera e penitenza per i peccatori; recita quotidiana del Rosario; devozione al Cuore Immacolato di Maria; fedeltà a Dio; diffusione degli errori della Russia e persecuzioni contro la Chiesa e contro il Santo Padre; epilogo trionfale con una nuova era di pace mariana. Il 13/X, VI ed ultima apparizione, nonostante la forte pioggia, circa 70.000 persone assistettero alla “danza del sole” e disse che era la M. del Rosario e desiderava una cappella. Da allora incominciarono i pellegrinaggi ogni 13 del mese e si verificarono vari miracoli. Sul luogo delle apparizioni furono eretti dapprima un arco commemorativo quindi una modesta cappella e infine un grandioso santuario. Il 13/X/1930 venne autorizzato il culto. La processione notturna con un milione di torce accese è uno spettacolo unico. La festa è il 13 maggio. - N.S. Assunta (Alcobaça). Nel primo edificio gotico portoghese (1552) le navate, dalle proporzioni impressionanti, sono senza ornamenti, cappelle laterali e gallerie di circolazione. C’è la statua policroma della N. S. di Alcobaça del XVI sec. - S. Maria della Vittoria o della Battaglia. E’ un ex voto fatto costruire insieme alla chiesa dal 1387 al 1433. - N.S. della Concezione (Braga). Dopo la proclamazione di Pio IX gli abitanti, a ricordo, elevarono una statua dell'Immacolata su una colonna sul monte Sameiro (582 mt) e nel 1863 iniziarono la costruzione di una grandiosa chiesa con una statua dell'Immacolata incoronata nel 1904. - N.S. di Nazaré. La chiesa s'innalza a 110 mt sul mare. La statua della M. col Bambino sarebbe la più antica del Portogallo. All'epoca delle invasioni musulmane venne nascosta in una grotta, ritrovata quattro secoli dopo il 14/IX/1182 e posta nella chiesa ingrandita nel XVII sec. La festa è dall'8 al 14 settembre. - N.S. del Monte (Madeira, Canarie). La cappella su un'altura nel 1470 fu dedicata a N.S. dell'Incarnazione e all'interno fu posta una statua di Maria dalle sembianze indicate da una pastorella cui sarebbe apparsa. La cappella, nel XVIII sec., fu ricostruita e trasformata in chiesa parrocchiale e la statua ebbe il nome di N. S. del Monte. La festa è il 15 agosto. - N. S. della Concezione (Vila Viçosa). La prima chiesa è di fine XIV sec. mentre l’attuale nel 1572 e qui nel 1646, l'Immacolata venne nominata Patrona del Regno. XXX) REPUBBLICA CECA - N.S. Svatá Hora (Santa Montagna, Pribram). E’ il più importante santuario mariano in Boemia con una statua del XIV sec. Durante il dominio protestante rimase nascosta ma nel 1632 fu meta di pellegrinaggi per il ritrovamento di una sorgente d'acqua e per la guarigione miracolosa di un cieco. Nel 1639 dopo l'invasione svedese fu di nuovo nascosta fino all'arrivo dei Gesuiti. Nel 1673 fu costruito il santuario barocco. - N.S. di Starà Boleslav. L’effigie è di metallo di statue pagane. Il santuario barocco ebbe un grande sviluppo nel 1600. Durante la guerra dei Trent'Anni (1618-1648) l’effige fu tre volte rubata e ritrovata, venne chiamata il « Palladio della Boemia » e in caso di pericolo veniva portata a Praga. L’attuale chiesa è del 1623. - N.S. della Vittoria (Hostyn, Moravia). Viene venerata dal 1241 quando i moravi, assediati dai Tartari, ricorsero a Lei e, per un violento temporale i nemici fuggirono. In ringraziamento fu edificata sul monte una cappella che distrutta dai calvinisti venne riedificata nel 1625 con un'immagine di Maria con in braccio il Bambino poi un grande santuario barocco consacrato il 28/VII/748 che venne chiuso il 14/II/1787 e l'immagine fu trasferita a Bystrica. Dopo l’epoca napoleonica il santuario venne restaurato e consacrato il 2/VII/1845 con l intronizzazione di una nuova statua della M. dal braccio destro teso e con sul sinistro il Bambino benedicente con la mano destra e con la sinistra che lancia dei fulmini a forma di dardi. - N.S. Hejnice. Un costruttore di setacci, nel 1211, si addormentò nei boschi e durante il sonno gli apparve un angelo per dirgli di portare lì un'immagine di Maria. Nel ritorno verso casa trovò una moneta che gli permise di acquistarne un'immagine. Avendo a casa la moglie e un figlio gravemente malati li portò nell'improvvisato santuario dove entrambi guarirono. La notizia si diffuse e fu costruita una cappella. Nel XV sec. l'immagine venne sostituita con una statua di legno di tiglio, raffigurante la Vergine con il Bambino (Mater formosa cioé “Mamma Bella”). Al tempo della Riforma la chiesa fu chiusa e la statua fu portata nel castello di Liberec dove rimase fino al 1615 dove venne salvata da un incendio. Nel 1722 - 1729 venne costruito il santuario attuale. La stagione dei pellegrinaggi va da aprile a settembre. - N.S. del Sangue (Klatovy). Un’immagine della M. del Sangue di Re (Novara) fu portata in Boemia da un apprendista spazzacamino e donata a sua figlia, che l'8/VII/1685 vide sgorgare sangue dalla ferita dipinta sulla fronte. Il quadro venne portato nella chiesa dove continuò il flusso di sangue, bagnando il Bambino sulle ginocchia della Madre e un foglio di carta posto sotto l'immagine. XXXI) REPUBBLICA DI SAN MARINO - Santuario M. o B. V. della Consolazione (Valdragone, Borgo Maggiore). Costruito dal 1964 al 1967 in stile Brutalismo [Movimento architettonico che attribuisce valore estetico agli elementi strutturali della costruzione]/Neorealismo architettonico], la copertura inizialmente in piombo oggi è in rame. XXXII) ROMANIA - N.S. di Bixad. Nel monastero basiliano del 1700 fu posta un'icona della Vergine miracolosa. Nel 1948 venne soppresso fino al 1989 quando divenne proprietà della Chiesa ortodossa.- N.S. di Klein Blaj (Transilvania). Dal 1700 si venera un'icona tipo Odigitria dove Maria tiene il Bambino con il braccio sinistro mentre con la mano destra lo indica come “la Via, la Verità e la Vita” che il 17/III/1764 fu vista lacrimare. Dall'aprile 1991 è affidato ai cattolici di rito orientale. - Madre Vergine di Csiksomlyò (Miercurea Ciuc, Transilvania). Il santuario fu costruito verso il 1440. Nella vigilia di Pentecoste 1571 gli abitanti si difesero aiutati dalla preghiera alla Vergine. Nel 1661, in una irruzione dei Turchi, il santuario fu distrutto insieme al convento ma la statua della “M. vestita di sole” fu salvata. Dopo la dominazione turca, a inizi 1800, venne ricostruito e vi si ricollocò l'antica immagine. La festa ricorre la vigilia di Pentecoste o il 20 luglio. XXXIII) RUSSIA - M. Assunta (Mosca). Nella cattedrale, ultimata nel 1478, fu collocata l'icona di Viadimir, il “palladio” da vanti alla quale si svolgevano i principali atti della vita politica/religiosa. Restaurata di recente è un museo ma torna occasionalmente ad essere officiata. L'icona di Viadimir è esposta nella galleria Tretjakov del Crem lino. - Madre di Dio di Smolensk. L'immagine è una copia del 1456 quando l'originale, che era stata a Mo sca per circa sessant'anni, fece ritorno. Fu prima venerata nella chiesa dell'Annunciazione, all'interno del Cremlino, poi nella chiesa del monastero di Novodevicij, il più bel monastero femminile di Mosca costruito dal 1525 in ricordo della liberazione di Smolensk dalla dominazione polacca che col passare dei secoli divenne grandioso e indenne durante l'occupazione napoleonica grazie al coraggio delle monache che spensero le micce delle mine francesi. - M. Assunta (Vladimir). La chiesa venne edificata negli anni 1150 -1161 quan do la città sostituì Kiev come capitale. Venne collocata l'icona della «Vladimirskaja» [Vergine della tenerez za], portata da Kiev nel 1155. La chiesa venne danneggiata da un incendio nel 1185; nella ricostruzione il vecchio edificio venne incluso in una costruzione più grande e si aggiunsero agli angoli quattro piccole cupo le a corona della centrale più grande creando il modello tipico delle chiese russe. L'icona rimase fino al 1395 quando fu trasferita a Mosca, al suo posto fu collocata una copia ugualmente meta di pellegrinaggi. – Catte drale M. Assunta (Zagorsk). Le mura dei monastero a circa 70 km da Mosca sono lunghe 7 km con edifici di vari secoli che ne fanno il complesso monastico più vasto della cristianità. Fu fondato nel XIV sec. e si venerava l’ icona della «Trinità di Rublëv» ora sostituita da una copia. Qui Maria apparve a un santo e gli promise che avrebbe sempre protetto il suo monastero. La più vasta delle chiese del complesso, del XVI sec. è dedicata all'Assunta. XXXIV) SERBIA - Chiesa della Madre di Dio (Kursumlija). E’stata la I fondazione monastica mariana. - Monastero della SS. Madre di Dio e Casa della SS. Madre (Chilandar). Vi si venera l’icona della Panaghia Tricherousa (“Tre mani”). - N.S. di Letniça (Kossovo). Il santuario, punto di incontro socio-religioso di albanesi (cattolici e musulmani), serbi, croati e zingari è del secolo scorso. - M. Assunta (Studenica). In marmo grigiastro racchiude tre chiese di cui il santuario centrale, del 1315, in stile romanico-bizantino, è dedicato all’Assunta. XXXV) SLOVACCHIA - Monte di Maria (Levoca). Nel 1247 c’era una cappella mariana e una chiesa dal 1311. Nel XV sec. vi fu intronizzata una statua in legno dorato miracolosa salvata durante le invasioni e le persecuzioni. Nei secoli vari edifici si sono succeduti e nel 1914 venne eretto il santuario attuale. La festa è il 2 luglio. - N.S. dei Sette Dolori (Šaštin). Nel 1564 un nobile ungherese che detestava sua moglie un giorno, ivi giunti l'abbandonò. La donna promise a Maria un'edicola e poco dopo il marito tornò pentito. Così venne eretta una cappella meta di pellegrinaggi per le guarigioni miracolose e il 10/XI/1732 la statua fu riportata nella cappella primitiva. Nel 1733 iniziò la costruzione dell'attuale santuario barocco, a cinque navate, inaugurato il 15/VIII/1764. Nel 1864 avvenne l'incoronazione della statua della M. con Gesù morto nelle sue braccia. La festa è a metà settembre. - Márianka (Bratislava). Sorto nell'XI sec., nel 1330 un cieco sentì una voce che lo invitava a recarsi in una vicina sorgente dove avrebbe scoperto un'immagine miracolosa e avrebbe riacquistata la vista. Dopo la guarigione e il recupero dell'immagine scolpì una statua lignea di Maria col Bambino. Nel XIV sec. venne costruita una chiesa in stile gotico. - M. delle Montagne Slovacche (Staré Hory). E’venerata dal 1255. Nel 1448 il proprietario delle miniere fece costruire la I chiesa in stile gotico, dedicata alla M. Visitazione ingrandita tra il 1589 e il 1850. Il 19/VIII/46 la statua fu coronata con un nuovo diadema. - M. di Klokocov. E’il santuario dei greco-cattolici della Slovacchia orientale. Nel XVII sec., durante la guerra di religione fu vista lacrimare e quando un calvinista la colpì al viso con una sciabola il fenomeno divenne ancora più impressionante. - M. di Lourdes (Turzovka). Risale all’1 giugno 1958 ed è un santuario unico, all'aperto, senza edifici e si presenta con una grande Croce, una Via Crucis in semicerchio e numerosi ex voto ai rami degli alberi. Maria apparve ad una guardia forestale 7 volte raccomandando la penitenza, la preghiera, la recita del Rosario e preannunciando anche i castighi che incombono sui peccatori. Avvennero guarigioni, anche da mali incurabili. XXXVI) SLOVENIA - M. Ausiliatrice (Brezje). La chiesetta, del XV sec. a inizi 1800 venne ingrandita e dedicata alla M., con una copia di Maria Soccorritrice eseguita. Nel 1863 nel santuario si verificarono 4 guarigioni miracolose e iniziarono i pellegrinaggi. La chiesa attuale, in stile rinascimentale, fu consacrata nel 1900 e l’ immagine, incoronata nel 1907 fu proclamata Patrona della Slovenia. La festa è il 24 maggio. - Monte Santo (Sveta Gora, Nova Gorica). A fine XIV sec., esisteva una chiesa poi distrutta dai Turchi. Nel 1539, Maria apparve ad una pastorella pregandola di costruire una cappella eretta ma sostituita qualche anno dopo da una grande chiesa consacrata il 12/X/1544. Il patriarca di Aquileia nel 1545 inviò l'immagine della M. solennemente incoronata il 6/VI/1717. La chiesa venne chiusa sotto l'imperatore d'Austria Giuseppe II (1786) e riaperta a fine 1700. Durante la I guerra mondiale il santuario fu distrutto, venne ricostruito in forme rinascimentali barocche negli anni 1924-1928. Durante le due guerre mondiali l’immagine fu portata via dal santuario, dove ritornò nell'aprile 1951. - Maria Regina della Pace (Lubiana). Sul monte Kurescek, a sud-est di Lubiana, si venera dal XV sec. Nellla II guerra mondiale la chiesa fu saccheggiata e abbandonata ma il 9/XII/1989 un pellegrino sloveno a Medjugorje ebbe un'apparizione che lo invitava ad andare sul Kurescek dove il 10/II/1990 ebbe il messaggio di rinnovate la preghiera ivi e di ritrovarsi il primo sabato del mese per la celebrazione della Messa. La chiesa fu ricostruita. Il pellegrino ha avuto, nel 1993, altri messaggi che raccomandavano di pregare per la Chiesa. XXXVII) SPAGNA - B.V. di Montserrat (“monte segato”, Barcellona, Catalogna) Nell'XI sec. venne eretto un monastero benedettino. La statua della M., di colore scuro, la “Morenita” (Moretta), è un'opera d'intaglio in legno policromo seduta su un trono d'argento laminato d'oro e di pietre preziose con sulle ginocchia il Bambino che benedice con la mano destra e con la sinistra sostiene il globo terrestre; porta sul capo un diadema e sulla mano destra anch'ella regge un globo mentre con la sinistra stringe a sé e protegge il Figlio. Venne trovata da alcuni pastori in una grotta della montagna. La cappella venne ingrandita in stile romanico nel 1300 sostituita nel XVI sec. da una chiesa vastissima. Nel 1811 chiesa e monastero furono completamente distrutti dai napoleonici. Il santuario è stato ricostruito. - B.V. del Pilar (Saragozza). La cappella primitiva sarebbe stata costruita da S. Giacomo il Maggiore verso l'anno 40, in ricordo della “venuta” di Maria a Saragozza per confortare l'apostolo deluso dei risultati della sua predicazione. Il “Pilar” è la colonna di alabastro su cui la Vergine avrebbe posato i piedi. Il I documento che la riporta risale al 1200 tuttavia la chiesa di Sancta Maria intra muros esisteva prima dell’invasione araba del 711 e nel 1294 Santa Maria del Pilar venne restaurata. All'unificazione della Spagna (XV sec.) il Suo culto si affermò in campo nazionale e con la scoperta dell'America anche nel Nuovo Mondo. Nel 1640 (XVII sec.) un diciassettenne che conduceva un carro trainato da due muli finì sotto una ruota del carro che gli spezzò la tibia della gamba destra per cui gli venne amputata la gamba a circa quattro dita dalla rotula. Prima dell'operazione si era recato al santuario e dopo l'intervento vi era tornato. Non potendo più lavorare si unì agli altri mendicanti all'ingresso della basilica. Nel frattempo, ogni volta che veniva rinnovato l'olio delle 77 lampade d'argento nella cappella della Vergine, vi strofinava le sue piaghe benché il chirurgo glielo avesse sconsigliato in quanto l'olio ritardava la cicatrizzazione. Il 29/III/1640, dopo due anni e cinque mesi nei paesi vicini rientrò a casa e, a sera, dopo aver invocato come di solito la Vergine si addormentò risvegliandosi guarito e i membri della Commissione d'inchiesta non trovarono la gamba sepolta nel cimitero dell'ospedale. Venne così realizzato il grandioso santuario attuale (1681-1872) in stile barocco. All'inizio della navata centrale è situata la “santa cappella” dove si venera una piccola statua della Vergine col Bambino del XIV sec., che poggia i piedi sul “Pilar” ricoperto di bronzo e argento e che viene rivestita con manti diversi a seconda dei tempi. La festa della Patrona di Spagna è il 12 ottobre. - N.S. del Rocio (della Rugiada, Almonte). Venne costruito a metà 1200 (XII sec.) mentre l'immagine risale a fine XIII sec. infatti sotto le vesti si rileva l'originale stile gotico. Dopo il XVII sec., col cambio del titolo in N. S. del Rodo e con la proclamazione a “Patrona di Almonte” il culto si diffuse. Nel 1919 fu incoronata. Nel 196, fu iniziata la costruzione di un nuovo santuario. - N.S. di Aranzazu (Paesi Baschi). Verso il 1469 un pastorello mentre custodiva le capre a nord di Aranzazu vide sopra un cespuglio di spini una statuetta di pietra, alta 36 cm, che rappresentava Maria seduta col Bambino sul ginocchio destro e accanto una grossa campanella. Il pastore esclamò: “Arantzan zu ?” (“Tu, su questi spini ?”) da cui il nome di Aranzazu dato al luogo della scoperta e alla Madonna e precipitatosi al paese trovò i compaesani che imploravano la pioggia. All’inizio fu trattato da visionario ma dopo costruita una specie di capanna per l’immagine e cantati inni mariani la pioggia fu abbondante. Venne costruito un oratorio di pietre a secco, coperto da sterpaglie e dopo qualche anno il santuario e un monastero. Tre incendi e ricostruzioni si ebbero dal 1553 al 1834 con guarigioni, risurrezioni di morti, tempeste sedate, naufragi scampati, ossessi liberati e conversioni. Il 6/VI/1886 l'immagine fu incoronata e il 23/I/1918 venne proclamata Patrona della regione basca. La nuova chiesa è del 1950.- N.S. di Covadonga (Asturie). Il culto risale a quando il re delle Asturie († 737) inseguendo un arabo a Covadonga dentro una grotta, vi aveva trovato un eremita che lo pregò di non uccidere il nemico per amore della Vergine venerata in quella grotta cui fu attribuita la vittoria (718) e la grotta divenne luogo di pellegrinaggio. L'immagine di N. S. ha il Bambino in braccio e nella mano destra un fiore d'oro. La costruzione della chiesa fu difficile perché la zona era ripida e inaccessibile. Nel 1777 un incendio distrusse tutto e, a causa dell'invasione napoleonica, la ricostruzione venne iniziata nel 1874 con alcuni spostamenti. - N.S. di Guadalupe (Caceres). L’immagine della Vergine col Bambino in braccio sarebbe stata scolpita da S. Luca. Durante l'invasione dei Mori (VIII sec.) venne nascosta presso il ruscello Guadalupe dove rimase per cinque secoli, fin quando un pastore in seguito ad un'apparizione la ritrovò e la pose in una piccola cappella. Nel 1337 iniziò la costruzione del santuario e di un monastero nelle adiacenze che furono presto ingranditi. - N.S. dei Re (Siviglia). Nell'immensa cattedrale sono venerate 25 M. tra cui N.S. dei Re del XIII sec., seduta, dall'aspetto maestoso e regale, col Bambino sopra le ginocchia, patrona di Siviglia. La festa è il 15 agosto. - N.S. della Cabeza (“capo, testa”, Sierra Morena). La notte del 12/VIII/1227 un pastore vide strane luci sulla collina della Cabeza e udì suonare una campana. Incuriosito, salì sulla sommità e, fra i blocchi di pietra, trovò una statua della Vergine che gli espresse il desiderio d'avere ivi una chiesa. La costruzione del santuario durò dal 1287 al 1304. La statua è una copia di quella scomparsa durante la guerra civile. - N.S. dei Dereletti (Valenza). Si venera dal 1409; quattro anni dopo venne scolpita una statua di grandezza naturale rivestita di manto di seta con la testa reclinata sul davanti, un ramo di giglio nella mano destra e il Bambino con una croce sulla sua spalla nella sinistra collocata nel 1667 nel santuario. La festa è la II domenica di maggio. - S. Maria de la Rábida (N.S. dei Miracoli, Palos). E’un piccolo eremo nascosto tra i pini. La statua è di alabastro, alta 54 cm, in stile gotico della metà del XIV sec. La Vergine regge nella mano destra un melagrano e sul braccio sinistro il Bambino che, a sua volta, tiene sulla mano sinistra il globo terrestre e benedice con la destra. L'immagine è circondata da una raggiera ovale di luci alternate dagli stemmi in smalto dei 25 Paesi di lingua e cultura spagnola. - N.S. di Almudena (Madrid). L'immagine primitiva sarebbe stata scolpita da Nicodemo, dipinta da S. Luca e portata da S. Giacomo apostolo. Nel 711, durante l'invasione dei Mori sarebbe stata nascosta nella muraglia e riapparsa, con due candele accese 373 anni dopo durante una processione mariana. Un incendio distrusse probabilmente l’immagine per cui fu sostituita dall'attuale statua del 1500. I lavori della nuova cattedrale durarono dal 1879 al 16/VI/1993. - N.S. della Candelaria (Canarie). Nel 1392 due pastori videro nella spiaggia la statua di una donna in piedi sulla roccia con un bambino in braccio e trasportatala nella casa del re vi restò per anni. In seguito gli abitanti crearono un santuario collocandola in una grande grotta scavata dal mare dove rimase fino al 1526, quando fu posta in un edificio in terraferma. La statua è alta, di aspetto regale, dal viso “morene”, rivestita di una tunica di raso bianco, di un lungo manto rosso fino ai piedi, ha sul capo una corona d'oro e in mano una candela d'oro, donde il nome “Candelaria”. La festa è il 2 febbraio. E’ la Patrona delle Canarie e incoronata il 13/X/1889. XXXVIII) SVEZIA - Chiesa di Oskarstrom. Edificata nel 1910 da immigrati polacchi, la prima domenica di maggio accoglie quasi tutti i cattolici della nazione (circa 28.000). - Djursholm (Stoccolma). Per la festa dell'Assunzione i parrocchiani si recano dalle suore Brigidine nel cui parco ha luogo una solenne processione che si conclude davanti a una grotta di Lourdes. XXXIX) SVIZZERA - N.S. degli Eremiti o Vergine Nera (Einsiedeln). Un'anacoreta nell'835 costruì un piccolo romitorio con una cappella dove collocò una statua della Vergine. Il 21/I/861 venne ucciso; nel 910 venne a viverci un canonico e nel 934 un suo compatriota che pose la prima pietra di un convento benedettino e riunì tutti gli eremiti dei dintorni. La cappella primitiva venne restaurata e dedicata a Maria sempre Vergine mentre la nuova chiesa venne consacrata il 14/IX/948. Nel XIII sec. cominciarono i pellegrinaggi e nel 1337 venne costruito un ospizio per i pellegrini. Monastero e santuario vennero più volte distrutti da saccheggi e da incendi ma subito ricostruiti. Nel 1798 le truppe francesi saccheggiarono il monastero e demolirono la Cappella della M., la cui statua fu salvata da un contadino. Verso fine 1801 i monaci rientrarono nel convento e nel 1815-1817 ricostruirono la Cappella nella forma primitiva ricollocandovi l’immagine della Vergine col Bambino che benedice con la mano destra e tiene un piccolo uccello con la sinistra. La festa è il 15 agosto. - N.S. della Misericordia (Disentis). Edificato nella seconda metà del 1700 subì saccheggi e incendi nel 1387, a inizi 1500 e delle truppe francesi nel 1795 quando venne bruciato. Oggi vi si venera una statua moderna della Vergine con il Bambino. – M. del Sasso (Locarno, Canton Ticino). Venne creato nel 1480 da un cappuccino che pregava al sommo del colle “il Sasso” cui una notte apparve Maria con indosso un manto azzurro che gli chiese una cappella. Il frate costruì un piccolo oratorio subito punto di attrazione di malati che ivi guarivano e nella prima metà del 1500 vennero costruito un santuario e un convento. - S. Maria di Losanna (Vaud). Una chiesa mariana del VI sec. andò distrutta in un incendio a inizi 1200. L'inaugurazione della nuova cattedrale avvenne nell'ottobre 1275. Durante la Riforma i protestanti demolirono gli altari, le statue e il tesoro, con l'immagine mariana in argento dorato, fu portato a Berna. Nel 1835 venne riedificato con una copia dell'antica immagine. - N.S. della Consolazione (Mariastein, Cantone Solothurn). A sud-est di Basilea è venerata una statua in pietra dipinta di Maria col Bambino nelle anfrattuosità della roccia, percorso un lungo corridoio sotterraneo con una scalinata di 54 gradini. Risale a metà XIV sec. quando un ragazzo caduto dall'alto rimase incolume perché raccolto da una “bella signora”. In ringraziamento fu collocata nella caverna una statua di legno. Nel 1464 un incendio devastò la cappella che, appena restaurata, fu di nuovo bruciata dai protestanti nel 1530 assieme alla statua. Nel 1541 il culto riprese e il santuario restaurato quando un giovane cadde nella vallata riportando solo una piccola frattura della mascella. Nel 1638 i monaci a poco a poco edificarono il monastero e consacrarono la grande chiesa abbaziale a tre navate e a cinque arcate nel 1655. La Rivoluzione francese e la lotta fra Stato e Chiesa fecero emigrare i monaci che tornarono nel 1971. XL) TURCHIA - Zoodochos Pege (Vergine “Sorgente di Vita” , Istanbul). Il futuro imperatore Leone I (457-474), ancora semplice soldato, si era imbattuto nelle vicinanze della Capitale in un cieco che si era perso e aveva sete. Una voce gli indicò lì vicino una polla d'acqua seminascosta, il cieco poté così dissetarsi e guarì, lavandosi il volto. Divenuto imperatore, vi fece costruire una chiesetta Zoodochos Pege che nel VI sec. l’imperatore Giustiniano (527-565) trasformò in una grande Basilica con annesso monastero luogo di molti miracoli. XLI) UCRAINA - Muro Incrollabile (Kiev). Muro incrollabile è il grandioso mosaico della Vergine orante nell'antica cattedrale di Kiev. Adibita a museo dopo l’era comunista fu restituito alla Chiesa ortodossa. - Madre di Dio di Zarvanycia. Il santuario è sempre appartenuto alla Chiesa cattolica di rito bizantino, tranne dal 1946 al 1991, quando fu assegnato all’ ortodossa. L’icona risalirebbe all’XI sec. quando un signore che si era perduto nel bosco e si era gravemente ammalato venne guarito da un monaco che lo benedisse con l'icona o forse un monaco vagava nei boschi per metterla in salvo durante l'invasione mongola (metà XIII sec.) e la Vergine gli avrebbe detto in sogno di collocarla ivi. L'icona nel 1754 fu collocata nella chiesa della SS. Trinità che era stata costruita nei pressi della chiesetta primitiva, durante la I guerra mondiale fu nascosta più volte e nel 1944 finché il santuario fu restituito, nel 1991, alla Chiesa cattolica. La festa è il 17 luglio. - M. del Rosario (Czortkow). Dal 1939, quando i religiosi furono uccisi e la chiesa fu trasformata in deposito, è rinato il 77/X/1990. - M. di Fatima (Dowbysz). La chiesa è stata costruita nel 1990. La festa è il 13 maggio. - Monastero della Grande Lavra (Pocajiv). Il Lavra è dominato dalla Cattedrale dell'Assunzione, costruita tra il 1771 e il 1783. La prima testimonianza è del 1527, anche se la tradizione locale lo ritiene fondato almeno tre secoli prima, durante l'invasione mongola. Una leggenda racconta che laTheotokos apparve ai monaci contornata da una colonna di fiamme, lasciando l'impronta del suo piede sulla roccia ove era sostata mentre ancora oggi si ritengono curative le acque della fonte che sgorga nei pressi della roccia. Nel XVI sec. venne costruita una cattedrale in pietra e nel 1597 una nobildonna donò al monastero l'icona miracolosa di N. S. di Pocajiv che aveva aiutato suo fratello a guarire dalla cecità. Durante la guerra contro i Turchi, il monastero fu assediato ma i nemici scapparono dopo la comparsa nei cieli dell'immagine di Maria. Dopo il 1720 la sua prosperità declinò improvvisamente ma si riprese nel 1759 quando una carrozza di un conte polacco, cristiano cattolico, si capovolse vicino alle mura del monastero e arrabbiato sparò al conducente tre volte senza ferirlo. Attribuendo ciò all'intercessione divina, il nobile si trasferì a Pocajiv e iniziò ad elargire doni al monastero. Nel 1773 chiese al Papa di riconoscere l'icona di Pocajiv come miracolosa venendo accontentato. Nel 1831 il chiostro tornò sotto il controllo ortodosso dopo 110 anni. Due anni più tardi il monastero fu elevato al rango di Lavra [basilica]. Dopo la Pace di Riga (1921) la Volinia fu annessa alla Polonia e il Lavra si trovò a fronteggiare una profonda crisi dovuta all’economia regionale prostrata e per i vincoli ecclesiastici ai quali i monaci ortodossi furono costretti a sottomettersi dal Patriarcato ecumenico di Costantinopoli aderendo nel 1923 alla Chiesa Ortodossa Polacca. Nel 1939 la Volinia fu annessa all'URSS e il Lavra fu trasferito sotto il patriarcato moscovita con la confisca della gran parte dei terreni ma il monastero non venne smantellato a causa del gran numero di pellegrini che lo visitavano giornalmente. Quando la Germania nazista invase l'Ucraina si formò l'autocefala Chiesa ortodossa ucraina, supportata dai tedeschi. XLII) UNGHERIA - N.S. delle Lacrime (Györ). L'immagine viene dall’Irlanda e posta nella cattedrale dove il 17/III/1697, giorno della festa di S. Patrizio patrono d'Irlanda, dalle 6 alle 9 lacrimò e sudò sangue. La festa è il 17 marzo. - N.S. degli Eremiti (Mariaremete, Budapest). Un'immigrata svizzera a fine 1700 portò con sé una copia dell’immagine di N.S. di Einsiedeln, il principale santuario svizzero, che espose su una quercia lungo la strada. Il culto si diffuse dopo che una donna riacquistò prodigiosamente la vista. Venne eretta una cappella nel 1817 e poi l'attuale santuario.- Maria Nostra (Márianosztra). Il santuario gotico con annesso monastero risale al 1352. Un gruppo di monaci paolini si recò in Polonia con una copia dell’immagine di Márianosztra dando origine al santuario di Czestochowa. Dopo la sconfitta di Mohács, la chiesa e il monastero vennero distrutti. Nel 1711 i paolini tornarono a Márianosztra e lo riedificarono inaugurandolo nel 1728. L'immagine giunse da Czestochowa, copia dell’icona polacca e si verificarono numerosi prodigi. - N.S. di Gyüd (Máriagyud). Sorge nei pressi di un'importante strada romana dove i benedettini nei pressi di un pozzo collocarono un'immagine mariana. La prima chiesa fu costruita intorno al 1148; con l'occupazione turca la statua fu distrutta; la chiesa passò ai calvinisti e restituita ai cattolici dopo che Maria apparve a un cattolico e a due calvinisti. Durante i successivi disordini politici i frati portarono la statua a Eszékre ma gli abitanti dei luogo non vollero più restituirla. L'attuale chiesa e il convento furono costruiti come ringraziamento per lo scampato pericolo dalla peste del 1745. - N.S. delle Lacrime (Máriapócs). Ll'immagine che si venera è un'antica icona di Maria “Odigitria” vestita di porpora che tiene il Figlio sul braccio sinistro che benedice con la mano destra e tiene con la sinistra un fiore mentre lo indica con la mano destra; in alto, nei due angoli, sono dipinte le teste di due angeli. Il 4/XI/1696 i fedeli che assistevano alla Messa nella chiesetta videro la Vergine dell'icona versare lacrime fenomeno che si ripeté altre volte fino all'8 dicembre. L'imperatore ordinò che fosse trasferita a Vienna, nella cattedrale di S. Stefano mentre a Máriapócs venne collocata una copia che lacrimò dall’1 al 15/VIII/1715. Venne costruita una nuova chiesa dal 1749 al 1946. Una terza lacrimazione avvenne nel 1905 per oltre un mese. La festa è l’1 ottobre. - N.S. Ausiliatrice (Szeged). Nel XV sec. iniziò la riedificazione del convento francescano e della chiesa dedicata alla Madonna della Neve dove si venerava una copia dell'immagine di S. Maria Maggiore. Dopo la battaglia di Mohács la chiesa fu bruciata dai Turchi ma un devoto riuscì a salvare l'immagine e a portarla a Makora dove rimase definitivamente. Una cinquantina di anni dopo la chiesa fu restaurata e vi fu posta un'immagine della Beata Vergine Ausiliatrice. Poco dopo un nuovo incendio distrusse la chiesa, l'immagine venne nascosta in una palude e ritrovata, verso il 1630, da un cavaliere turco che la portò al convento francescano di Szeged. In tal modo il santuario, nonostante la dominazione turca, poté nuovamente fiorire.
Avevo circa dieci anni, quando mio cugino stefano mi invitava nel suo giardino per far scoppiare i petardi che acquistava presso l'emporio della nostra città. Normalmente ne acquistava di due tipi. Le miccette, e i famosi raudi. Sono due tipi di petardi non molto grandi, ma abbastanza rumorosi quando deflagrano. Da allora la passione per questo tipo di cose mi è entrata sempre più dentro. Ricordo che all'età di 14 anni con l'aiuto di mio fratello Gianluca, allestii un piccolo laboratorio nella soffitta della nostra casa. C'era di tutto: zolfo, carbone, salnitro, fiammiferi, strisce di carta, spago, colla ecc. in realtà da tutto questo armamentario non ricavavo chissà che, tuttavia mescolavo, stacciavo, comprimevo, e davo fuoco. Soprattutto quest'ultima azione, dar fuoco e capire le reazioni che avvenivano. Pensando a queste cose, mi vengono alla mente varie situazioni più o meno strane, più o meno divertenti. In particolare ricordo con piacere e nostalgia, che una mattina il mio compagno di banco Vincenzo, (frequentavo la terza media), affascinato dalla mia passione arrivò in classe con un sacchettino pieno di carbone. Al professore disse che era carbone che sarebbe servito a me per i miei esperimenti. L'insegnante credette a questa spiegazione, anche se non corrispondeva alla pura verità. Dovete sapere che nel fondo di quel sacchetto pieno di carbone, il mio amico ci aveva messo 40 cartucce calibro 12 perfettamente funzionanti, cartucce sottratte a suo padre cacciatore. Tutte quelle munizioni, servivano a fornire la polvere che in seguito avrei usato per le mie prove. Negli anni successivi, anche se con degli intervalli, la mia passione non è mai venuta meno, anzi, pian piano ho approfondito le mie ricerche sulle tecniche e i procedimenti costruttivi degli esplosivi. Arrivando al presente, da quei primi petardi in giardino col cugino Stefano, sono passati 25 anni, e molte sono le cognizioni che ho acquisito. Pur subendo il fascino degli esplosivi classici, dinamite e tritòlo, il mio grande amore è rivolto verso il primo miscuglio esplosivo che l'umanità ha inventato. La mitica polvere nera. Per me non è facile spiegare perché fra tutte le sostanze esplodenti abbia rivolto la mia attenzione proprio verso la polvere pirica; probabilmente ci sono vari motivi. Da un punto di vista pratico, questa miscela è relativamente sicura nella manipolazione, inoltre prevede per la sua composizione l'utilizzo di sostanze abbastanza facili da reperire. Forse perché è stato il primo miscuglio da me composto,forse perché è la base da dove partono tutti gli amanti della pirotecnica. Tuttavia ci sono altri motivi diciamo così di tipo sentimentale che mi legano a questa sostanza più che ad altre. Come dicevo sopra, la polvere pirica è stato il primo esplosivo inventato dall'umanità, e per più di 800 anni è stato anche l'unico. Parlando di esplosivi, la mente si rivolge alla guerra, alla distruzione, alla morte. Purtroppo questo è drammaticamente vero, anche se le cose non stanno proprio e soltanto così. L'uso di queste sostanze, ha dato un aiuto importante allo sviluppo della civiltà umana. Ha permesso di realizzare opere altrimenti molto difficili da compiere. Mi riferisco alla costruzione dei tunnel, all'estrazione dei prodotti minerari, alle cave di pietra ecc. Venendo ad usi meno pratici ma altrettanto presenti nel vissuto di ognuno di noi, come non pensare alle feste paesane con gli immancabili fuochi d'artificio? Probabilmente oggi si sono persi i significati profondi di questa usanza. In realtà, il fuoco artificiale che si innalza verso il cielo rappresentava un momento quasi religioso. L'unione della terra al cielo, l'unione dell'umano al divino, insomma, lo possiamo definire un momento di legame magico. La pirotecnica è tutto questo e forse di più. Si tratta di una vera e propria arte. Niente di più e niente di meno che disegnare un quadro, scolpire una statua. Un fuoco artificiale è un pezzo unico, irripetibile. Il maestro pirotecnico che lo immagina e costruisce, mette in quel gioco di fuoco anni e anni di esperienza, di prove, di immaginazione, ma anche di drammi, di incidenti spesso fatali. L'arte pirotecnica non è racchiusa nei petardi in vendita in ogni dove. Quest'arte si manifesta soltanto negli spettacoli, dove ogni pezzo destinato a compiere un dato gioco visivo o uditivo, viene immaginato e costruito artigianalmente. Tuttavia ogni spettacolo di fuoco, al contrario di un quadro o una scultura, ha una grave limitazione, è effimero. Lo si può godere soltanto per quel breve istante in cui in tutta la sua maestosità, si avventa con apparente violenza verso il cielo, per poi tornare dolcemente verso la madre terra. Inizialmente avvertiamo un colpo sordo. Si tratta di una carica di lancio che proietta a molti metri di altezza vari involucri. Subito dopo giunge il sublime, un breve istante dove gli elementi circostanti sembrano inchinarsi al cospetto di getti colorati, che in mille forme e modi si librano verso l'alto, si espandono come un enorme ombrello, per iniziare pochi istanti dopo una lenta discesa lasciando dietro di loro un'ultima scia gloriosa fatta di scintille, di forme casuali o definite come fiori, animali ecc. Ma non è finita. Improvvisamente un boato assordante squarcia e annulla tutti gli altri suoni. Spesso si tratta di un colpo unico, altre volte si tratta di una salva in rapida successione, altre volte è come un rullo di tamburo, cadenzato in maniera ritmica e regolare. Questa è la vera arte pirotecnica. La capacità di dominare, di guidare come e dove vogliamo l'elemento che dalla notte dei tempi ci accompagna, ovviamente il fuoco. In quel momento l'artificiere veste i panni di Prometeo, donando al pubblico le sue scintille più belle. Soltanto chi ha provato ad assistere ad uno spettacolo stando ad una distanza non troppo elevata, comprende ciò che intendo dire. Però sono pochi attimi, solo pochi attimi. Subito dopo tutto si spenge, gli ultimi echi si perdono tra le braccia dell'universo, e soltanto una sorta di stordimento ipnotico ci accompagna per qualche minuto ancora, poi tutto è passato. Tutto è passato, ma non certo nel cuore dell'artificiere. Per lui è un qualcosa di interiore, quegli involucri che avvampano in mille modi per lui sono vere e proprie creature, sono le sue creature con le quali convive per molti giorni durante tutta la preparazione, fino al momento dello spettacolo, dove paradossalmente il momento di massimo splendore, rappresenta anche la fine, l'oblio, la morte di quello che lui stesso ha creato. Credetemi, il pirotecnico anche se timidamente, quasi nascostamente, cerca di carpire gli umori del pubblico, gli apprezzamenti o le critiche. Per lui, vedere un pubblico soddisfatto è un qualcosa di indescrivibile, è la ricompensa più grande. Ricordo perfettamente la voce di un mio carissimo amico artificiere, che poco dopo il termine del suo spettacolo pirotecnico mi telefonava chiedendomi com'era andata, cosa diceva la gente. Per me queste sono tutte emozioni davvero difficili da mettere su carta. Tornando a qualche cenno storico, Si hanno notizie di miscugli primordiali già attorno all'anno mille. Sicuramente i cinesi e gli arabi conoscevano miscugli incendiari. Su chi abbia effettivamente inventato la polvere nera, un nome e una data precisi non esistono, e d'altronde non possono esistere. Si tratta di un miscuglio studiato e perfezionato nel corso di vari secoli. Dopo l'arrivo di questa miscela in Europa, si comprese ben presto la sua importanza e le sue potenzialità. Fu grazie a questa sostanza esplosiva che furono costruiti i primi archibugi, le prime bombarde, e via via fino ai primi cannoni. Le formule più funzionanti furno ottenute dal 1500 in poi. Modernamente il miscuglio riconosciuto come polvere pirica, è il dosaggio inglese, che prevede una miscela composta dal 75 per cento di nitrato di potassio, 15 per cento di carbone, 10 per cento zolfo. La polvere pirica è stata regina incontrastata degli esplosivi fino alla metà del 1800, quando Un chimico italiano, Ascanio Sobrero, nel 1846 per la prima volta trattando la glicerina con acido nitrico e solforico ottenne la nitroglicerina, sostanza base per la produzione della dinamite. Da allora la scienza degli esplosivi ha compiuto enormi progressi, creando sostanze in grado di fornire una potenza distruttiva impressionante. Potenza inferiore soltanto all'energia atomica. Da quel momento la madre degli esplosivi è stata progressivamente accantonata a ruolo di cenerentola. Ormaila polvere pirica viene utilizzata in poche occasioni,soprattutto nella fabbricazione delle mine da cava, e nella preparazione degli spettacoli pirotecnici dei quali ho parlato prima. Tuttavia anche la pirotecnica utilizza questo miscuglio per scopi secondari, rispetto a sostanze che offrono più potenza esplosiva, come ad esempio le miscele al clorato. Non di meno, la mia passione è rivolta a questa prima miscela, perché la costruzione di un pezzo pirotecnico risulta più complessa rispetto all'uso di sostanze diverse e più potenti. Proprio questa maggiore difficoltà mi dà una soddisfazione maggiore quando riesco ad ottenere risultati apprezzabili. A coronamento di questa mia passione, qualche mese fa ho deciso di presentare la domanda per sostenere l'esame per fabbricazione e accensione di fuochi pirotecnici. Lascio alla vostra fantasia immaginare lo stupore e l'imbarazzo quando ho fatto sapere agli organi competenti che io sono un ragazzo non vedente interessato a affrontare questa prova!... pazzo? Sognatore? Probabilmente lo avranno pensato, e forse un po' di ragione ce l'hanno pure, visto che non ci sono precedenti, e questo sembra essere il primo caso in assoluto. A tal proposito, ho contattato un magistrato esperto in materia, chiedendo un parere giuridico. Magistrato che dopo aver ascoltato con attenzione tutta la vicenda, ha mostrato tutta la sua disponibilità professionale e umana, scrivendo e firmando di suo pugno una relazione nella quale sostiene la legittimità della mia richiesta, nonostante l'handicap visivo. Colgo l'occasione di queste righe, per ringraziare pubblicamente e sentitamente il magistrato in questione. Si tratta del Dott. Mori in forza presso il tribunale di Bolzano. Al momento non so ancora se riuscirò A coronare il mio desiderio di conseguire un riconoscimento ufficiale per questo amore che porto in me fin da piccolo. Per adesso la data dell'esame non è stata decisa. Sembra che debba svolgersi nei prossimi mesi, forse verso la primavera.-
Le vie dell’informazione sono infinite, ma la via dell’informazione scritta passa dalle immense foreste sudamericane. Infatti, se non ci fossero gli alberi non ci sarebbe la carta e se non ci fosse la carta nessuno potrebbe scriverci sopra. Il rapporto con l’informazione scritta si è evoluto nel tempo da quando Gutemberg, inventando i caratteri mobili, riuscì a rendere industriale il prodotto stampato. Gutemberg non si rese conto di essere stato l’artefice della rivoluzione delle rivoluzioni. Intendiamoci bene: lui la rivoluzione non la voleva fare ma, dando involontariamente all’umanità il modo di comunicare a più basso costo, ha finito per permettere anche ai poveri ed agli ignoranti di farsi una certa cultura che prima era retaggio solo di pochi facoltosi, fortunati. Quello che successe dopo lo sappiamo tutti, ma qualcuno non si è ancora accorto che le cose, ad un certo punto, invece di migliorare, come sarebbe stato plausibile pensare, sono andate degenerando. È vero che abbiamo una quantità terrificante di informazione su carta, ma è anche vero che buona parte dell’informazione lascia a desiderare… Molte sono le cause che hanno condotto a questo punto e, prima di tutto, la voglia di fare soldi da parte di imprenditori, editori, giornalisti e quant’altri hanno interesse di comparire con il loro nome scritto da qualche parte. D’altra parte, la necessità di fornire al "suddito" perché di sudditi si parla, la cultura volontariamente finta, depistante, alienante ed inutile, oltreché nociva, rappresenta una necessità del contesto sociale in cui viviamo. Se da un lato, chi comanda sembra fornire strumenti di cultura che possano alleviarci dal condurre una grama esistenza, dall’altro sanno perfettamente che l’unico modo per continuare a comandare è quello di lasciarci nell’ignoranza. Ecco dunque la necessità di partorire una cultura per le masse, una cultura piena di messaggi depistanti, in grado di garantire il controllo subliminale della massa. Così nasce una certa sinergia di forze che produce la cosiddetta scienza dei poveri di spirito. I poveri di spirito, lo ricordiamo, sono quelli che si meriteranno il regno dei cieli perché si sono sempre fatti poche domande. I nostri "poveri di spirito" comprano dunque le riviste di scienza popolare, attirati da copertine luminose, sulle quali campeggia l’intervista fatta ai soliti noti scienziati di stato che anche radio e televisioni ci propinano in continuazione. Questi portavoce della scienza ufficiale sono stati autorizzati dal potere vigente a parlare a nome della scienza ufficiale e tutto quello che viene da loro detto è preso per oro colato. Ma è giunto il momento di fare degli esempi concreti: prendiamo alcune delle nostre riviste di cultura scientifico-popolare e diamo uno sguardo agli articoli. "Quark", "Focus", "La Macchina del tempo", "Newton" da un lato e "Le Scienze" dall’altro. Che tipi di articoli ci sono? Semplicemente gli stessi su tutte le prime quattro testate. Incredibile! Le differenziazioni sono minime. I giornali sembrano tutti uguali. "Le Scienze" si differenzia, sia perché è storicamente nato prima, sia perché si fregia di essere in qualche modo portavoce dell’omonima testata americana che, se però la leggete, vi accorgerete essere un vero giornale scientifico, fatto per addetti ai lavori. Se "Le Scienze" voleva fare della scienza popolare, secondo me, non c’è mai riuscita. Io stesso, che lavoro nel campo della ricerca scientifica da anni, non riesco a capire neanche gli articoli che competono alla mia disciplina, perché la scrittura è criptica. Su "Quark" numero due leggiamo: "Gli Italiani in cerca di ET", un articolo sul progetto Seti, un articolo sulla nostra capacità di ricordare, il classico articolo sul genoma umano, uno spazio dedicato a cosa succede su internet, l’immancabile puntata (di stile paleoastronautico-ortodosso) sulle mitiche piramidi e perché dobbiamo creare le scimmie transgeniche. Si scopre così che gli scienziati hanno creato una scimmia transgenica per poterla poi ammazzare con farmaci sperimentali e vedere cosa succede (neanche il dottor Hemmembergher, nei campi di concentramento nazisti, ci avrebbe pensato)... Ci si sbizzarrisce anche nelle spiegazioni sulla sessualità, con un articolo in cui si spiega perché non possiamo fare a meno delle donne. Meno male che ce lo spiegano loro, perché altrimenti facevamo come quella ditta di pannolini che dopo duemila anni ha scoperto che i maschi fanno la pipì in modo diverso dalle femminucce… Non può mancare un articolo sulla pericolosità delle onde elettromagnetiche, in cui si spiega che possono essere pericolose, ma non si spiega perché ed in fondo si dice che ancora non si sa! Apriamo "Focus" di Aprile, numero 102: Questa volta l’articolo sull’elettrosmog lo troviamo in copertina, con l’identico contenuto di Quark. È infatti importante dare l’impressione al lettore che la scienza ha tutto sotto controllo. L’articolo sulla sessualità ci spiega perché le donne hanno un seno erotico! Lo so, è incredibile, ma se pensiamo alla spiegazione che da lo scienziato di turno è èancora più risibile. Si tratterebbe di un sedere anteriore… Oppure per ricordare all’uomo che davanti a loro c’è una donna (siamo a livello della storia dei pannolini di prima). Qui, l’articolo sulla genetica parla del sangue umano e ci si chiede… dove sta il sangue? C’è il solito accenno all’immancabile Big Bang dell’universo (articolo identico a quello di Focus). Poi c’è un articolo su cosa succede su internet (vedi sopra…) C’è pure l’articolo con l’immancabile citazione che gli scienziati hanno fermato la luce. Non so se avete notato come questi giornali si affannino a dire che la luce si può fermare mentre guai a dire che la luce si può velocizzare. Quindi un balzo nella paleoastronautica di stato, sui misteriosi geoglifi della Gran Bretagna ed un cenno al fenomeno dei crops dove si recita la seguente terrificante frase: "…Secondo alcune testimonianze, gli steli del grano, oltre a essere flessi sarebbero anche intrecciati. E secondo recenti rilevamenti, non confermati però scientificamente, attorno ai crops si rileverebbero campi magnetici". In queste parole ci sono più inesattezze che lettere dell’alfabeto! E finalmente si parla di fantasmi in un articolo di storia. Di storia? Purtroppo sì! "Soldati e misteri": I soldati sono stati veramente ammazzati in battaglia, ma quelli salvati dai fantasmi avrebbero avuto le traveggole. Il contenuto dell’articolo si può condensare così. Passiamo a "La Macchina del tempo" numero tre, anno due: Al posto della scimmia transgenica abbiamo il cane killer fatto cattivo in laboratorio. Ovviamente, c’è l’immancabile articolo sul computer e su internet. E ancora le piramidi a pagina 112… (ma cos’è una fissazione?) Immancabili i cenni sulla fine del mondo ed il big bang, la conquista dello spazio da parte di un astronauta italiano, che nello spazio ci va a spese sue (roba da italiani). Non può mancare un pezzo sullo stop alla velocità della luce ed uno su Londra che non c’entra niente. Ed ecco "Newton": "Esperimento impossibile …È stata fermata la luce". Non avendo a disposizione piramidi vecchie, qui si fa un articolo su una piramide moderna, a pagina 118, opera tecnologica del Cnr sull’Everest. L’immancabile aspetto sulla biologia e sul codice genetico. L’articolo sul comportamento umano, che ribadisce alcuni aspetti dei sogni, che con l’articolo sulle reazioni chimiche banalizzano pericolosamente alcuni concetti scientifici importanti. I sogni sono solo sogni ed hanno contenuti di tipo patologico; la chimica si spiega con i colori ed i disegni ma l’idea di introdurre concetti come le ossidoriduzioni, ad un lettore che non sa cosa sia un acido ed una base od un orbitale vuoto o pieno di elettroni e cosa sono gli orbitali…, è veramente uno sforzo inutile. Tutto quello che differenzia i contenuti di questi giornali sono immagini, dove la pubblicità appare confusa con gli articoli scientifici. La pubblicità diventa ossessiva, pagine intere di fotografie che hanno lo scopo di distrarre l’attenzione dal simbolismo subliminale. La maggior parte degli articoli sono così corti, ma pieni di piccole foto molto colorate. Ritroviamo sempre i soliti personaggi. Dulbecco e la Montalcini, Piero Angela e famiglia, Garattini, il futurologo(?) Roberto Vacca. Vengono sovente citati il Cicap, la professoressa Haack, il Cisu eccetera. Cosa capisce uno che legge questi giornali? Semplice. Capisce che: 1. La scienza è facile perché può essere dominio di tutti. Falso: perché c'è sempre chi non ha la possibilità di comprendere. 2. Che gli scienziati sono buoni e dicono la verità. Falso: perché gli scienziati fanno solo l’interesse di chi da loro i soldi per fare la ricerca. 3. Che i telefonini, in fondo in fondo, non fanno male perché non si sa cosa fanno. Falso: perché si sa perfettamente cosa fanno, attraverso lo studio di 18.000 referenze, già pubblicate su giornali scientifici. 4. Che la clonazione farà bene all’umanità. Falso: perché farà bene solo a quei pochi che riusciranno a tener sotto controllo l’umanità. 5. Che si può andare alla conquista dello spazio con i missili Titan ed Arianne. Falso: perché con questi mezzi, per fortuna, non si va da nessuna parte. 6. Che stiamo per conquistare lo spazio. Falso: perché lo spazio non si conquista, ma si comprende. 7. Che si può ancora vedere la Madonna ma non si deve vedere un Ufo. Falso: perché i fatti dimostrano il contrario. 8. Che la storia passata presente e futura è sotto controllo. Falso: perché le scoperte di resti antichi mostrano ogni giorno di più che le teorie scritte sui libri, che riguardano la nostra storia, vacillano o sono già cadute da un pezzo. Il presente, tra mucche pazze, virus transgenici e guerre stabilite da anni a tavolino, a nostra insaputa, dimostrano che non valiamo più di esperimento di laboratorio. Per il futuro invece ci aspetta la clonazione, ci aspetta l’intorpidimento delle menti con l’uso di pubblicità subliminale e magari microchip nel cranio, resi obbligatori da qualche legge dell’ultima ora... Esistono invece delle riviste che denunciano tutto questo, ma non riescono ad avere il consenso della maggioranza. Esistono riviste che parlano da anni dei proiettili all’uranio impoverito, dell’emergenza microonde, della pericolosità di essere punti da una zanzara transgenica o di diventare allergici ad un dermatofagoide transgenico, con possibilità di non essere più curati e morire così con una bella crisi anafilattica. Dunque, perché queste altre riviste, che si chiamano erroneamente alternative, non hanno spazio in edicola o vivono attraverso il sostegno di pochi collaboratori tra sacrifici immensi? Ma perché sono riviste con articoli scritti "in piccolo" e poche figurine, che danno spazio ad una realtà scomoda. Se uno legge qualcosa si vuol distrarre e non vuole pensare che domani potrebbe morire di cancro. Allora, non è meglio fare qualcosa oggi, per evitare di crepare di cancro domani? Ma no… ci penseranno gli scienziati a salvarci. È più comodo per la gente credere di poter diventare esperti in qualcosa leggendo queste riviste, invece di impegnarsi nello studio e nella riflessione, in un mondo in cui la globalizzazione conduce tutti ad essere identici? Ma cosa succede alla nostra informazione? Un’informazione priva di senso compiuto che si rivolge al pubblico non per istruirlo ma per accontentarlo? Con lo stesso sistema che usa la televisione, in cui i programmi delle diverse reti sono tutti uguali, anche i giochini che danno soldi… Tutti uguali. Perché il cittadino vuole quello e noi, del potere, gli diamo quello, così l’audience aumenta e facciamo: da un lato i soldi e dall’altro non diciamo cose che porterebbero all'inevitabile cambiamento culturale. È di moda parlare delle piramidi? Il potere lo fa badando bene di non dare una corretta informazione. Dobbiamo vendere lavatrici ai marziani? Bisogna convincere la gente che andare a conquistare Marte è un’impresa da eroi, mentre è solo un’impresa che ha risvolti economico-politico-religiosi necessari a chi comanda e non certo al lettore "suddito" che, proprio perché è tale, non ha la forza e la capacità di rendersi conto fino a che punto il sistema si stia prendendo gioco di lui. Dunque, le riviste di scienza popolare sono come i giornali di oroscopi: siccome non servono ce ne sono tanti e tutti uguali. Sembra che più su un giornale vengano riportate notizie tendenziose e più il giornale abbia successo. Così anche con alcune pubblicazioni di carattere ufologico. Meditate gente, meditate… Più sciocchezze ci sono scritte dentro e più qualcuno le sponsorizza. Ma se veramente è così, occhio alle riviste che non hanno alta tiratura, occhio a quelle che hanno difficoltà nell’uscire in edicola... Questi motivi mi hanno spinto a pensare che, oltre la carta stampata, si possa fare qualcosa anche utilizzando Internet, perché almeno si risparmia la carta. Già, perché se molti giornali non esistessero e ci fosse solo l’informazione utile per tutti, sai quanti alberi della foresta Amazzonica risparmieremmo…? "Ma questo è un sottoprodotto della civiltà… - potrebbe rispondere qualcuno - necessario per conquistare il progresso!" Ed a me viene da pensare: "meno male che i cinesi non fanno uso di carta igienica, altrimenti la foresta Amazzonica sarebbe già stata tutta distrutta…
E’ una sigla ricorrente non solo nel panorama informatico ma, più comunemente, in quello cosiddetto informativo. Parliamo di archiviazione documentale, uffici pubblici e privati che, fino a poco tempo fa (e non è ancora finita), tenevano la propria contabilità, fatturazione, listini, cataloghi, brochure e altro, rigidamente stampata su carta e impilata in armadietti o grandi scaffalature, a seconda della dimensione dell’azienda. Poi è arrivata Adobe, che ha ideato questo genere di file di memorizzazione. Ogni documento cartaceo, opportunamente acquisito da scanner o creato come output alternativo alla normale stampante dal software che prima, a fine ciclo produttivo, usava solo la carta per tenere traccia di tutto. Ma perché è intervenuto questo formato? Si poteva usare uno dei moderni programmi per la videoscrittura, vedi Word e simili; no, non sarebbe fattibile perché i documenti così creati sono liberamente modificabili. E’ vero che è possibile proteggere il documento con password che ne impediscano l’editazione, ma non è la soluzione. Inoltre si è costretti ad aver installato il software necessario alla lettura. Poi ci sono i problemi legati alla visualizzazione dei font e, non per ultimo, l’incorporazione delle immagini. Il portable document format risolve la questione. Ogni file creato e distribuito è in sola lettura. Gli utenti abbisognano, per la visualizzazione, di un software come adobe reader, o altri presenti sul mercato. Anche se non di piccole dimensioni, i file così realizzati sono comunque compatti e contengono al loro interno (vedi standar pdf /a) tutte le informazioni necessarie alla definizione dei caratteri, e a una corretta impaginazione. Tali documenti sono anche molto più fedeli, sia mostrati a schermo che stampati, di un documento proveniente da un applicativo di videoscrittura, molto più legato alla piattaforma su cui gira. Uno scopo del pdf è appunto lo scambio facilitato di file con altre realtà, come sistemi operativi diverrsi ma anche configurazioni hardware o software non allineate. L’unica necessità è quella richiesta di aver il programmino di decodifica dei file, oggi già inglobato all’interno dei moderni browser. In un’epoca poi, in cui ci sono leggi e normative che favoriscono l’inclusione dei disabili nella società, il pdf risulta essere capace di interagire con gli screen rreader utilizzati dai non vedenti e consente quindi la lettura con sintesi vocale. Purtroppo, personale incompetente o superficiale, che si occupa di trasporre in pdf i documenti dell’azienda, non rispetta la procedura corretta per l’elaborazione dei pdf e il risultato è un file inaccessibile. Che significa? La pagina scannerizzata viene riprodotta come se fosse un’immagine, un unico blocco. Visivamente, non cambia nulla. Ma si dovrebbe utilizzare un software tipo ocr, capace di suddividere con esattezza ogni singolo carattere, prima di salvare il documento. Così ogni screen reader sarebbe in grado di intercettare bene le stringhe di testo. Alcuni soggetti, con scarsa preparazione invece, acquisiscono la pagina cartacea come se dovessero memorizzare un file in formato jpg ad esempio, cioè una foto. La differenza comunque, è apprezzabile anche da chi non ha malattie oculari. Primo, il file risultante è molto più grande, in termini di dimensioni e quindi occupazione su disco, con rallentamenti nel caricamento e nella sua visualizzazione; si consuma anche più banda dati, occupiamo più tempo per l’invio dei file. In più, se volete copiare delle porzioni di testo per incollarle ad esempio, nel vostro Word, non potrete farlo perché, il mouse sarà in grado di selezionare solo l’intero documento, non editabile. I consorzi che si occupano di formalizzare gli standard più recenti dei protocolli per i documenti informatici includono le direttive che incoraggiano la piena fruibilità dei documenti anche da parte dei disabili. Il W3C tanto per dirne uno, è quello che si occupa dell’adeguamento dei siti web che, anch’essi, possono essere costruiti in modo frettoloso, da un builder che velocizza la creazione delle pagine ma le rende altrettanto elefantiache e difficilmente usabili da chi ha un handicap, oppure tarate ad hoc, con istruzioni associate alle immagini che ne consentano la descrizione testuale, con un layout delle pagine ordinato e logico. Anche qui, mi spiace dirlo, manca la professionalità o la serietà degli operatori del settore. Non è così difficile effettuare l’adeguamento per le persone disabili. E’ solo richiesta un po’ di attenzione e tanto così di tempo in più. Le ultime versioni del linguaggio HTML in congiunzione con i Fogli di stile CSS3, ne agevolano l’implementazione. Tecnicamente, usiamo i tag dell’HTML 5 per creare la struttura del sito e i suoi contenuti, in modo ordinato e secondo uno schema sequenzialmente logico. Poi vengono i fogli di stile per rendere a video, in maniera graficamente attraente, i vari elementi. Ma c’è ancora molto da lavorare per arrivare alla creazione accessibile, di alcuni siti. La formazione di molti webmaster non è tutta allo stato dell’arte. C’è chi si accontenta di vedere sul monitor gli effetti delle righe che ha digitato, senza pensare a una collocazione adeguata dei contenuti. E’ sicuramente più facile affidarsi a software che si occupano di creare le pagine, anziché realizzarle scrivendo manualmente le righe di codice. E poi vedere, visivamente, se tutto funziona. Ma il verbo funziona non è quello adatto, in questo caso. Spesso, le pagine così fatte, non sono visibili dagli screen reader dei non vedenti, oltre al fatto che la pagina non risulta ottimizzata in termini di dimensioni. Ma oggi, si sa, non è cruciale fare bene, ma fare alla svelta. Poi si vedrà. Intanto, continuano a vedersi in giro siti web con una struttura assurda, tantissimi link ridondanti, immagini al posto del testo. E un po’ la moda odierna, avallata dall’uso degli smartphone. Quante persone avete già incontrato, di fronte a un ufficio, con esposto l’orario di ricevimento, che dicono: “Mi faccio una foto all’orario.” E quante volte sono rabbrividito di fronte ad un affermazione del genere! Ma una foto si fa a un paesaggio, a una bella donna. Per poi poterla ammirare successivamente. Invece, dello scritto, se ne prende nota, si scrive il testo. Sapete quanto spazio occupa un file di testo al posto di una foto? Una porzione infinitesimale. Inoltre, provate ad inviare via Whatsapp una foto al posto di uno scritto a un non vedente, vediamo se riesce a capire l’orario di apertura di quell’ufficio. Certo, la base che manca è sempre quella. La nozione per capire che un testo editabile non è una foto non c’è. E’ immediato, per la maggiorr parte delle persone, scattare una foto con il telefono e poi fare il fighetto con le dita spostandola e ingrandendola per leggerla. Raramente, e questo l’ho apprezzato, ho visto invece qualcuno usare, sempre sul telefonino, una piccola utility per prendere appunti. E’ con quella che si sono segnati gli orari. Hanno impiegato un po’ di tempo in più, digitando i caratteri uno per uno. Ma, così facendo, hanno sicuramente stimolato la memoria e l’ingegno, sfruttando a dovere l’apparecchio che avevano in mano. Anche qui vince la velocità, non il far bene le cose. Esistono alcuni software e app che riescono a trasformare l’immagine acquisita da fotocamera o scanner che contiene testo, in caratteri leggibili, modificabili da un editor di testo. Certo, si deve pensare allo scopo finale del documento archiviato. Ossia la fruizione da parte di tutti, la possibilità di modificare il testo, nonché la sua archiviazione senza essere costretti ad acquistare una memoria flash aggiuntiva. Tornando a internet, tanto oggi i dati si scambiano tramite questo mezzo, o comunque i social e altro imperversano ovunque, direi che i tempi ormai sono giunti a maturazione per l’utilizzo degli ultimi tag che fanno parte dell’HTML 5. Da un lato si ha la paura della retro-compatibilità con i vecchi browser. I fenomeno si presenta per lo più con Microsoft internet explorer, nella versione 8 e antecedenti. Ma il vecchio sistema operativo Windows XP non dovrebbe essere ormai scomparso? E neanche più supportato ufficialmente. Perché IE 8 era presente su quel sistema. Poi è arrivato Vista, che fatichiamo a trovare ancora. Possiamo affermare che la stragrande famiglia Windows, è diffusa allo stato attuale, nelle versioni 7, 8 e 10. E dato che tali prodotti incorporano già versioni aggiornate come la 11 e successiva di Internet Explorer, il problema della piena fruibilità con realtà trascorse è trascurabile, naturalmente se paragonato ai vantaggi ottenuti. I siti che ritengono di aver un audience non aggiornata possono utilizzare librerie JAVASCRIPT e istruzioni condizionali che possono fornire output alternativo per tali vecchi browser. Se, invece, come è giusto che sia, abbiamo a disposizione un dispositivo al passo coi tempi, la differenza è apprezzabile. Non solo dal punto di vista grafico, ma esistono nuovi tag che consentono di raccogliere le porzioni della pagina in modo da poterla suddividere in blocchi sui quali possiamo intervenire con semplicità. La semantica di questi nuovi comandi facilita il compito degli sviluppatori, che sono così sollevati dall’impegno gravoso di una complessa manutenzione dei siti. L’introduzione di proprietà e attributi di nuova concezione favorisce molto anche l’accessibilità, con un occhio di riguardo ai minorati della vista che utilizzano software di lettura dello schermo. Non solo si possono associare descrizioni a immagini, che possiamo incontrare non tanto come abbellimento della pagina, ma anche in funzione di link; Tutti blocchi del sito rispettano l’ordine migliore per la scansione da parte dei lettori a video, si possono decidere le formattazioni più idonee al dispositivo di output, quindi lo schermo, un riproduttore braille, l’impaginazione è la più fluida per i software e gli hardware che consentono l’accessibilità. Ciò impatta negativamente sul look, sull’estetica della pagina che, di fronte a un utente normo-vedente, che può godere a pieno di un design ricco dal punto di vista grafico, potrebbe risultare scarna e poco attraente, tanto da non sembrare convincente e magari far desistere la persona nel continuare a navigare su quel sito. Ma niente paura. Intervengono in sottofondo i fogli di stile. Essi ricreano l’impaginazione, la formattazione, i colori, i font, tutto quello che una buona implementazione grafica per l’occhio possa essere, in modalità totalmente trasparente alle sintesi vocali che intercettano gli elementi a video. Un po’ come se avessimo due differenti pagine, una riservata ai disabili, con gli oggetti disposti consecutivamente e senza fronzoli, e quindi a loro pro di completa fruizione, e un altro, capace di catturare l’attenzione e l’interesse di chi, con ampio campo visivo e percezione dei colori, si trova davanti una rappresentazione gradevole che spinge a proseguire nell’esplorazione del sito. E’ tutto sommato, un momento storico, dal punto di vista informatico, che possiamo ritenere, da un lato, molto confusionario, per la presenza di molteplici realtà da accontentare. Dall’altro, abbiamo l’esigenza di fornire pieno accesso non soltanto alle categorie più svantaggiate, ma anche agli svariati formati dei dispositivi in circolazione; non si sviluppa più esclusivamente per i desktop dotati di grande monitor da oltre 20”. E non ci possiamo limitare nemmeno ai notebook. Ci sono tablet e smartphone, soprattutto questi, a causa della portabilità e connettività, in continuo aumento. Ed è impensabile che si possa visualizzare una pagina web su uno schermo 16:9 disposto in orizzontale, e cercare di barcamenarsi sulla stessa attraverso un cellulare con display da 5” disposto in verticale col quale dialoghiamo col dito anziché col mouse e la tastiera. Non possiamo evitare i disabili e nemmeno gli utenti crescenti dei vari dispositivi mobili. Il futuro ci rivelerà se questa situazione, in continua fluttuazione, si stabilizzerà o meno. Intanto diamo la parola ai programmatori che faranno del loro meglio per rendere la transizione dei dati tra i diversi strumenti informatici, il più indolore possibile.
A) AMBIENTE a) Fukushima: conseguenze dell’incidente del 2011 Ricercatori dell’Università giapponese di Kanazawa hanno riscontrato cesio-137 sprigionato dall’incidente nucleare di Fukushima nel 2011 nella sabbia di otto spiagge distanti circa 100 chilometri dall’impianto giapponese ed anche nelle falde acquifere salmastre sottostanti in quantità dieci volte maggiori mentre in precedenza era stato riscontrato nei ghiacciai. Le dosi, secondo i ricercatori, non sarebbero pericolose per l’uomo (fonte: Pnas, 2017) poiché nessuno è stato esposto o ha bevuto quest’acqua. L’ipotesi degli studiosi è che le forti quantità di cesio-137, liberate dall’incidente del 2011, siano state trasportate lungo la costa dalle correnti oceaniche, precisamente settimane dopo l’incidente le onde e le maree hanno portato il cesio in queste acque sulla costa, dove è rimasto “bloccato” sulla superficie dei granelli di sabbia, rimanendo nelle spiagge e nelle falde acquifere, in un miscuglio di acqua dolce e salata. Nell’acqua salata però il cesio non si attacca più alla sabbia così quando le onde e maree più recenti sono state portate dall’oceano, l’acqua delle falde è diventata abbastanza salata da rilasciare il cesio dalla sabbia, che a sua volta è ritornato nell’oceano. Secondo le stime dei ricercatori, la quantità di acqua contaminata che fluisce nell’oceano dalle falde acquifere salmastre, sotto le spiagge, è pari a quella che arriva dalla centrale stessa e i fiumi, ma comunque a livelli migliaia di volte inferiori rispetto a quelli dei giorni immediatamente successivi al disastro. In laboratorio i ricercatori hanno dimostrato che il cesio si attacca ai granelli di sabbia, che perdono la loro ‘appiccicosità’ quando vengono sciacquati dall’acqua salata. Poiché nel mondo ci sono 440 reattori nucleari, di cui la metà lungo le coste, questa inaspettata scoperta dovrà essere presa in considerazione nella gestione delle aree costiere dove si trovano le centrali nucleari. B) GASTROENTEROLOGIA a) Ossido nitrico esalato marker di dispepsia e ulcera peptica L’H. pylori colonizza lo stomaco e contribuisce allo sviluppo della dispepsia non ulcerosa e dell’ulcera mentre l’ossido nitrico svolge un ruolo chiave nello sviluppo dell’ulcera peptica ma la correlazione di base fra l’ossido nitrico molecolare espiratorio e l’H. pylori associato ad ulcera e dispepsia non ulcerosa rimane sconosciuta. Secondo un recente studio (fonte: J Breath Res online, 26 ottobre 2017) la cinetica espiratoria dei profili dell’ossido nitrico nell’esalato è marcatamente alterata nei soggetti con entrambi i disturbi ma l’ulcera determina un arricchimento in ossido nitrico dell’esalato nettamente superiore rispetto a quello che si osserva nella semplice dispepsia il che rivela una potenziale correlazione fra questo parametro e le complicazioni ulcerose o meno. I risultati dello studio suggeriscono che l’ossido nitrico molecolare nell’esalato potrebbe essere impiegato come potenziale biomarcatore per la diagnosi non invasiva e la classificazione selettiva delle ulcere e delle dispepsie non ulcerose. Quanto osservato chiarisce anche che le alterazioni dell’ossido nitrico nell’ambiente gastrico potrebbero svolgere un ruolo importante nella patogenesi dell’ulcera peptica e, quindi, potrebbe aprire la strada ad una nuova strategia per l’evoluzione dell’esame dello stato della malattia senza l’ausilio di test bioptici endoscopici, anche dopo l’eradicazione dell’infezione da H. pylori. C) LABORATORIO a) Gonorrea: test rapidi per limitare la diffusione delle resistenze In caso di gonorrea normalmente, in attesa di avere la risposta dalla coltura su quale antibiotico utilizzare, come terapia di prima linea vengono somministrati ceftriaxone, azitromicina o ciprofloxacina ma questi antibiotici stanno riscontando una crescente resistenza. In uno studio basato su modelli teorici effettuato nella Harvard T. H. Chan School of Public Health di Boston (fonte: Journal of Infectious Diseases, 2017) è stato utilizzato un modello matematico di trasmissione della gonorrea per stimare il tempo in cui potrebbe sorgere la resistenza a un unico antibiotico fluorochinolonico (es. ciprofloxacina) e eseguendo un test per la resistenza a fluorochinolonici, macrolidi (es. azitromicina) e cefalosporine ad ampio spettro (es. ceftriaxone). Senza il test, secondo il modello teorico, l’insorgenza di resistenza a macrolidi e cefalosporine sarebbe inferiore all’1% dei ceppi isolati in 12 anni e sotto il 5% dei ceppi in 15 anni; utilizzando invece i test lo sviluppo di resistenze a due classi di antibiotici sarebbe ritardato, tranne nel caso della gonorrea resistente a tre antibiotici, che sarebbe invece accelerata. Al contrario, i test per la resistenza a tutte e tre le classi antibiotiche avrebbero ritardato la diffusione di ceppi resistenti a macrolidi e cefalosporine a tempo indeterminato, nonché l’insorgenza della resistenza a tutte e tre le classi sotto il 5% dei ceppi isolati in cinque anni e in meno dell’1% dei ceppi isolati in circa sei anni. Il modello ha dimostrato che, mentre l’uso di entrambi i test potrebbe ritardare l’aumento della resistenza ai due farmaci usati in terapia standard, l’uso del test con un singolo antibiotico non ha ritardato l’insorgenza di ceppi resistenti a tutti e tre gli antibiotici. L’utilizzo corretto di test rapidi di suscettibilità potrebbe limitare la diffusione delle resistenze agli antibiotici e non solo della gonorrea. D) NEUROLOGIA a) Sclerosi multipla (S.M.) e alimentazione nei bambini Uno studio multicentrico è stato condotto nell’Università della California di San Francisco su 219 bambini, di età media di 15 anni, con S.M. recidivante remittente o con sindrome clinicamente isolata, dunque ad alto rischio di sviluppare la malattia. Durante un follow-up medio di 1,8 anni 93 pazienti (42,5%) hanno avuto delle ricadute. Ogni aumento del 10% nell’assunzione di grassi avrebbe aumentato il rischio di ricadute del 56% mentre un incremento del 10% di grassi saturi avrebbe triplicato il rischio viceversa ogni porzione di verdure aggiunta alla dieta avrebbe ridotto il rischio di recidiva del 50% (fonte: Journal of Neurology, Neurosurgery and Psychiatry). Nonostante ci siano report che evidenziano che pasti ricchi di carboidrati e zuccheri aumentano i livelli di insulina e la produzione di molecole pro-infiammatorie e radicali liberi i risultati dello studio non sostengono l’associazione tra assunzione di zuccheri e rischio di recidiva nei pazienti pediatrici con S.M. Lo studio aggiunge prove sull’importanza di uno stile di vita sano negli affetti da S.M. e inoltre fornisce dati per dirigere ulteriori ricerche in questo settore necessari per valutare il rapporto tra assunzione di grassi, vegetali e altre sostanze nutritive e le sue recidive. E) ONCOLOGIA a) Tumori colorettali metastatici e immunoterapia 5T4-mirata Da uno studio condotto su 52 pazienti nella Cardiff University è emerso che ricevere un trattamento con il vaccino modificato Ankara-5T4 o con ciclofosfamide risulta più efficace che consentire una sospensione protratta della chemioterapia (fonte: JAMA Oncol online, 07/09/2017). Per quanto la ciclofosfamide non sia riuscita a potenziare l’immunogenicità del vaccino, sono stati dimostrati benefici in termini di sopravvivenza con effetti collaterali minimi. Data l’inefficacia della ciclofosfamide nel contrastare la prolungata deplezione di cellule Treg durante la vaccinazione, i ricercatori propongono di combinare il vaccino con un blocco più potente dell’immunosoppressione di derivazione tumorale nei prossimi sviluppi. Ad esempio, si potrebbero aggiungere anti-CTLA-4 per eliminare le cellule Treg intratumorali oppure inibitori del checkpoint immune anti-LAG-3 per via della portata dell’infiltrazione di cellule T LAG-3 CD4 nel tumore. L’immunoterapia con i vaccini modificati Ankara-5T4 potrebbe migliorare la sopravvivenza nei pazienti con tumori colorettali metastatici nei casi in cui i precedenti tentativi di immunoterapia mirata verso gli antigeni tumorali attivati come 5T4 sono stati in larga parte infruttuosi. F) PSICHIATRIA a) Entrare nei sogni e modificarli Secondo la definizione psichiatrica nel “sogno lucido” il sognatore è consapevole che può compiere gesti impossibili nel mondo reale e che qualsiasi sua azione non avrà ripercussioni nella realtà così, all’interno di esso, il sognatore può arrivare a modificarlo a suo piacere. Esistevano finora diverse tecniche ma poco soddisfacenti per indurli; sono da tempo argomento di studio per gli psicologi e attraggono anche l’interesse di artisti e di una più vasta platea di destinatari, di persone legate alla cultura New Age o interessate a pratiche di occultismo. Inoltre l’esperienza dei “sogni lucidi” è ritenuta d’aiuto negli ambiti più disparati come la soluzione di problemi, lo sviluppo della creatività, il rafforzamento dell’autostima, la capacità di affrontare paure e inibizioni e, più in generale, il raggiungimento di un senso di liberazione e armonia nella propria vita. Secondo una ricerca della Scuola di Psicologia dell’Università australiana di Adelaide tre semplici tecniche aumenterebbero le possibilità di avere sogni lucidi “molto vividi”, cioè di “sognare sapendo di stare sognando”, gestirne l’andamento e di essere in grado di controllarli come vogliamo (fonte: Dreaming, 2017). Le tecniche sono state sperimentate su 169 persone e in gruppo di 47 partecipanti sono state testate tutte e tre le tecniche. In questo ultimo gruppo è stato conseguito un tasso di successo del 17% nell’avere “sogni lucidi” nell’arco di una settimana, notevolmente superiore rispetto alla settimana prima quando non avevano ancora praticato alcuna tecnica: ?Test di verità: prevede il controllo dell’ambiente più volte al giorno per verificare se si sta sognando; ? Svegliati a letto: svegliarsi dopo cinque ore, rimanere svegli per un breve periodo, poi tornare a dormire per entrare in un periodo di sonno REM, in cui i sogni sono più probabili; ? MILD (induzione mnemonica di sogni lucidi): prevede di svegliarsi dopo cinque ore di sonno e poi di sviluppare l’intenzione di ricordare che si sta sognando prima di tornare a dormire. La tecnica funziona sulla cosiddetta memoria prospettica, la capacità di ricordare di fare le cose in futuro. I risultati dello studio permetteranno di studiare i numerosi potenziali vantaggi del “sogno lucido” come il trattamento per gli incubi e il miglioramento delle abilità attraverso la prova nell’ambiente del “sogno lucido”. b) Disturbi depressivi in gravidanza Il 15-20% delle gestanti soffre di sintomi depressivi e l'8-10% di vera e propria depressione che necessita di un trattamento specifico. Da uno studio condotto nel King's College di Londra (fonte: Journal of Clinical Psychiatry, 2017) è emerso che la gravidanza può presentare delle insidie per la salute mentale femminile ed è stato valutato l’effetto di omega-3 in gravide affette da depressione. Sono più a rischio coloro che hanno un vissuto di disturbi depressivi, donne con un'esperienza di maltrattamento o traumi dell'infanzia che aumenta il rischio di depressione in gravidanza di dieci volte. Ci sono troppe aspettative nei confronti della gestante che le rendono anche più difficile chiedere aiuto pertanto oltre metà dei casi di depressione post-partum è in realtà l'esito di una depressione in gravidanza non curata. Ancora più della depressione post-partum, i disturbi depressivi della gestante si riflettono sulla salute del nascituro associati a disturbi mentali (ansia e depressione) che si manifestano a partire dall'adolescenza; c'è anche un rischio di parto prematuro legato ad essi. È quindi importante che la problematica sia riconosciuta e gestita tempestivamente con farmaci e/o la psicoterapia o con l'integrazione con omega-3 ad alte dosi (3,4 gr/dìe). Nello studio sono stati valutati gli omega-3 come unica terapia per otto settimane, in gestanti con diagnosi di depressione: due donne su 3 sono migliorate dopo 8 settimane, risultato significativo rispetto al placebo quindi hanno dimostrato un chiaro effetto antidepressivo. G) SANITA’ PUBBLICA a) ISTAT: corruzione e rinuncia alle cure L'8% delle famiglie italiane ha incrociato almeno una volta sulla propria strada il fenomeno della corruzione: richieste di denaro, voto di scambio, raccomandazioni sul lavoro, visite mediche private per accedere alla sanità pubblica, sono tanti i volti del fenomeno. L'ISTAT fornisce per la prima volta un nuovo approfondimento statistico, il dato complessivo vede il massimo nel Lazio (17,9%) e il minimo a Trento (2%) ma la situazione sul territorio è molto diversificata a seconda degli ambiti della corruzione. La corruzione ha riguardato in primo luogo il settore del lavoro (3,2% delle famiglie), soprattutto nel momento della sua ricerca, della partecipazione a concorsi o dell'avvio di un'attività lavorativa (2,7%). Il sistema delle raccomandazioni è così ampio da essere spesso considerato una pratica quasi normale. Il canale di intermediazione più utilizzato e più efficace per la ricerca di lavoro è quello informale in ambito familiare e amicale (circa il 60% degli attuali occupati). C'è anche la piaga del voto di scambio (1.700.000 persone).Tra le famiglie coinvolte in cause giudiziarie, invece, si stima che il 2,9% abbia avuto nel corso della propria vita una richiesta di denaro, regali o favori da parte, ad es., di un giudice, un pubblico ministero, un cancelliere, un avvocato, un testimone o altri. Ancora: il 2,7% delle famiglie che hanno fatto domanda di benefici assistenziali si stima abbia ricevuto una richiesta di denaro o scambi di favori. In ambito sanitario episodi di corruzione hanno invece coinvolto il 2,4% delle famiglie che avevano bisogno di visite mediche specialistiche o accertamenti diagnostici, ricoveri o interventi. La contropartita richiesta più frequente, in cambio di un “favore”, è il denaro (60,3%), seguono nomine, trattamenti privilegiati (16,1%), regali (9,2%), richieste di prestazioni sessuali (4,6%). La quota di famiglie che hanno avuto richieste di corruzione e ha denunciato l'episodio è solo del 2,2%. Ci sono anche casi diffusi di malcostume non formalmente classificabili come corruzione come nella sanità dove quasi una famiglia su dieci, oltre 2.100.000 si è trovata a pagare al medico una visita nello studio privato per poter accedere al servizio pubblico per essere curata. Il 90% circa degli italiani sceglie un dentista privato e solo il 5% una struttura odontoiatrica, il 4% si rivolge al SSN e alcuni si affidano anche ai viaggi della speranza nei paesi dell'Est Europa. Nonostante la salute orale sia migliorata negli ultimi 40 anni sono tanti gli italiani che hanno difficoltà di accesso alle cure odontoiatriche, sono circa cinque milioni sono quelli che rinunciano alle cure per motivi economici (il 7%). Secondo l'ISTAT a rinunciare alle cure odontoiatriche negli ultimi 12 mesi tra i lavoratori sono stati in media il 12%, l'87% dei quali per motivi economici. Un altro problema crescente riguarda le donne diabetiche che in Italia sono oltre 2 milioni su un totale di 3,5 milioni di diabetici oltre a 1.000.000 di persone che non sanno di avere il diabete ed altri 3.000.000 che presentano una condizione di pre-diabete e che quindi lo svilupperanno presumibilmente nell'arco di 5 anni. Sono quindi 8.000.000 le persone a rischio mentre nel mondo si contano ormai oltre 460.000.000 di malati dove le donne rappresentano l'emergenza delle emergenze perché hanno un rischio doppio di complicanze cardiovascolari e anche microvascolari, legate a gravi danni a occhi e reni eppure fanno registrare il 21% in meno di ricoveri ospedalieri mentre la spesa media per donna ricoverata è inferiore del 16%. Questo vuol dire che le donne sono sottoposte a minori accertamenti diagnostici, pur non essendo la loro malattia meno grave questo per una questione socio-caratteriale, per cui sono spesso portate a sottovalutare i propri problemi di salute dando la precedenza alla cura della famiglia o per un oggettivo problema di barriera all'accesso alle cure. Altra priorità è quella legata al diabete gestazionale che insorge in gravidanza (10% delle gestazioni) che se non curato può avere effetti gravi pertanto le donne dovrebbero fare sempre lo screening specifico della curva da carico, che è anche rimborsato dal S.S.N.
Con questo articolo vorrei evidenziare come le ricerche mediche siano fondamentali per risolvere i problemi della vista, ma, anche come si rimanga facilmente ingannati dalle cronache giornalistiche che riportano le notizie quando le sperimentazioni umane non siano anch'ora giunte alle conclusioni. Sarebbe più facile capire il significato di quanto ho apena detto,per chi abbia seguito dall'inizio la tormentata vicenda della oncomodulina ,che per tanti anni era attesa per risolvere il problema delle atrofie del nervo ottico . Le ricerche mediche sulle patologie dell'occhio sono piene di difficoltà , perchè ,dopo i cervello, l'occhio, è l'organo più complesso,ed è direttamente dipendente dagli elementi neuronali e genetici.. La retina ed il nervo ottico ne danno ampia dimostrazione . . Da poco ci giungono nuove notizie da ricercatori di Boston ,che parlano di una nuova scoperta ,utilissima, che credo di poter riallacciare a scoperte di parecchi anni fa. Questo riallacciamento mi riporta agli anni nei quali si parlava della oncomodulina che, come fattore di crescita, prometteva di risanare il nervo ottico danneggiato . Tanti oculisti promettevano di usare ,appena possibile, la oncomodulina . I futuri pazienti avevano tutti i buoni motivi per attendere fiduciosamente questa molecola , ecc. Ma, poi, la terapia miracolosa non veniva , mentre oculisti di scarsa coscienza attiravano pazienti promettendo trattamenti che non venivano , mentre , venivano sostituiti da integratori inutili . Adesso i ricercatori di Boston parlano di una nuova scoperta che, riallacciandoci al passato mostra che le prime deduzioni erano incomplete e fuorvianti . In pratica cosa è avvenuto? Aggiungerò un articolo tradotto in modo automatico dall'inglese , mentre cercherò di analizzarlo con parole mie. L'articolo dice che da molti anni i ricercatori studiavano il modo per rigenerare il nervo ottico usando fattori di crescita e altri ausili . e, quì mi riallaccio alla oncomodulina. come fattore di crescita. Ma, hanno osservato alcuni fenomeni sorprendenti : Intanto solo poche fibre tra quelle lesionate, venivano salvate, mentre queste non generavano astoni di ricrescita . Perchè accadeva questo? I ricercatori di Boston , avevano notato che presso le cellule lesionate, si concentravano forti quantità di zinco ,che facevano morire le cellule danneggiate ,già dopo poche ore dopo il trauma.Lo zinco, è necessario per le cellule, ma, ad alti dosaggi è tossico. Si è scoperto ,poi, che questo zinco nonproveniva dalle cellule gangliari, ma da quelle amacriniche collegate e, pertanto ,prima, le attenzioni erano nella direzione sbagliata. Il professore Genowitz ed il suo gruppo, hanno osservato in sperimentazioni sul topo,che riducendo lo zinco eccessivo tramite chelazione , ,sopravvivevano al trauma molte più cellule ferite , riducendo il danno di almeno il 45 per cento . Gli studi, condotti da Paul Rosemberg ,con il quale iniziò a collaborare Genowitz, hanno evidenziato che ci sono molti modi per realizzare l'idea di ridurre l'entrata in eccesso nelle cellule ,di questo zinco. . . Ma quello che si deve dfare è il mantenere la chelazione dello zinco. Riuscendo a farlo potrebbe salvare la vista ,anche indefinitivamente . . I ricercatori ,ora dicono che devono trovare il modo per fare un farmaco a rilascio lento ,per una sua azione prolungata nel tempo, magari da somministrare con una sola iniezione . Per lo scopo ,hanno bisogno di investire altro denaro . Ecco, ho cercato di decifrare il significato del testo tradotto . La traduzione è molto contorta, nella nostra lingua e, anche la punteggiatura non ci aiuta molto . E, comunque, non dovrei essermi allontanato dal significato corretto , anche se mi sono limitato alla parte che più ci riguarda. , mentre il testo originale è più ricco di particolari , ma difficoltoso da leggere correttamente. . L'articolo è fornito dalla children hospital di Boston ,che ha dedicato molti anni di studi per la soluzione del problema dei traumi al nervo ottico . Questa importante scoperta servirà anche per capire anche altri meccanismi . , aumentando, così le speranze di una positiva evoluzione che ci porti a recuperi visivi, e, a prevenire la cecità. Non solo , ma questa scoperta sembra molto importante anche per altri problemi del sistema neuronale . ,in un futuro non lontano.Comunque, dobbiamo notare che un farmaco non esiste anch'ora in uso . Varo Landi. Di seguito riporto il testo senza ritocchi. . .Attenzione: questa pagina è una traduzione automatica originariamente in lingua inglese. Si prega di notare in quanto le traduzioni sono generate da macchine, non tutte le traduzioni saranno perfette. Questo sito web e le sue pagine web sono destinati ad essere letto in inglese. Ogni traduzione del sito e le sue pagine web possono essere imprecise e inesatte, in tutto o in parte. Questa traduzione è fornita per comodità. 2 Lo Studio mostra il nuovo ruolo di zinco nella lesione del nervo ottico Download PDF Copy January 3, 2017 Per più di due decadi, i ricercatori hanno provato a rigenerare il nervo ottico ferito facendo uso dei fattori e/o degli agenti di crescita differenti che sormontano l'inibizione della crescita naturale. Ma nel migliore dei casi, questi approcci convincono soltanto circa 1 per cento delle fibre nervose danneggiate per rigenerare e ricollegare al cervello; la maggior parte delle celle finalmente muoiono. I Ricercatori all'Ospedale Pediatrico di Boston ora indicano che un approccio completamente nuovo -- zinco di chelatazione che è rilasciato come conseguenza della lesione -- convince le celle a vivere più lungamente, forse indefinitamente, con i livelli drammatici di rigenerazione dell'assone in un modello del mouse. Se risultato lavorare similmente bene in esseri umani, tale trattamento potrebbe notevolmente avvantaggiare i pazienti con la lesione del nervo ottico, il glaucoma e forse altri tipi di lesioni delle fibre nervose (assone) all'interno del sistema nervoso centrale, quale la lesione del midollo spinale. I chelatori dello Zinco già esistono e potrebbero potenzialmente essere dati sistematicamente o o attraverso l'iniezione nell'occhio, i ricercatori dicono. I Loro risultati sono stati pubblicati online tramite gli Atti dell'Accademia Nazionale delle Scienze durante la settimana Del 2 gennaio. Il nervo ottico, che porta le informazioni visive dall'occhio al cervello, si compone degli assoni che aggettano dai neuroni conosciuti come le celle retiniche del ganglio. Normalmente, quando il nervo ottico è danneggiato, queste celle muoiono, ma che cosa realmente le uccide non è stato conosciuto. “Almeno 200 studi, compreso alcuno fatto qui, hanno provato a capire che cosa incita queste celle a morire,„ dice Larry Benowitz, PhD, del Centro di F.M. Kirby la Neurobiology e del Dipartimento di Neurochirurgia all'Ospedale Pediatrico di Boston, autore co-senior sul documento. “Ed anche se le celle sopravvivono a, non possono ricrescere solitamente le loro connessioni.„ Paul Rosenberg, MD, PhD, autore co-senior e del Centro di Kirby e del Dipartimento della Neurologia, stava studiando il ruolo di zinco nella morte delle cellule. Ha suggerito di studiare lo zinco nella retina, la parte dell'occhio in cui i segnali visivi sono ricevuti, elaborati ed inviati al cervello. Il Suo laboratorio ed il laboratorio di Benowitz hanno cominciato a collaborare nel 2010, uno sforzo piombo da Yiqing Li, il MD, il PhD, il primo autore del documento. Una punta in zinco Lo Zinco è essenziale per molte funzioni delle cellule. In molti neuroni, lo zinco è imballato nelle sinapsi in vescicole minuscole, insieme ai neurotrasmettitori che queste celle usano per comunicare con altre celle. La versione dello Zinco è normalmente ben controllata, perché gli alti livelli sono tossici alle celle. Negli esperimenti del mouse, i ricercatori hanno veduto un'elevazione drammatica di zinco dopo la lesione al nervo ottico -- sorprendente, non nelle celle retiniche nocive stesse del ganglio ma in celle che comunicano con loro, interneurons conosciuti come le celle di amacrine. Questa punta in zinco si è presentata in un'ora dopo la lesione. Due o tre giorni dopo, lo zinco trasferito alle celle retiniche del ganglio -- e poi ha fatto soltanto le celle cominciano a morire. Promozione sopravvivenza e della rigenerazione Mentre lo zinco precedentemente è stato collegato alla morte delle cellule, questo è il primo studio per dimostrare quello che mira allo zinco può proteggere i neuroni nocivi nell'occhio ed aiutare gli assoni rigenerati tramite il nervo ottico e fra il primo per mostrare gli effetti di ottimizzazione dello zinco in un modello dell'animale vivo. “Quando abbiamo usato gli agenti che legano lo zinco -- chelatori -- abbiamo permesso a circa 40 per cento delle celle ferite di sopravvivere a per i mesi e possibilmente indefinitamente,„ dice Benowitz. “I fattori di Crescita ed i fattori di sopravvivenza hanno soltanto un effetto transitorio; realmente non fermano il trattamento di morte delle cellule. Se colpite il giusto dosaggio e consegnate i chelatori dello zinco continuamente, potreste avere metà delle celle retiniche del ganglio che sopravvivono.„ I ricercatori inoltre hanno veduto la rigenerazione sostanziale degli assoni delle cellule. Le Centinaia di assoni hanno esteso bene dopo il sito della lesione del nervo, confrontato appena ad una manciata nei mouse non trattati. La Rigenerazione più ulteriormente è stata migliorata quando i chelatori si sono combinati con eliminazione del gene di pten per fare diminuire l'inibizione della crescita naturale. Per questi studi, gli autori hanno usato gli agenti multipli per prevedere l'aumento in zinco libero all'interno delle celle della retina e per chelatare lo zinco, compreso alcuni composti di recente sviluppato Stephen Lippard, il PhD nel Dipartimento di Chimica al MIT, un co-author sul documento. Oltre a chelazione, Benowitz, Rosenberg e Li hanno verificato parecchi altri modi genetici e farmacologici di impedire lo zinco entrare nelle celle retiniche del ganglio. Questi metodi egualmente hanno aumentato la sopravvivenza delle cellule. “Tutto che dobbiate fare è di impedire lo zinco entrare attraverso la sinapsi nelle celle del ganglio,„ dice Li. Possibilità Terapeutiche I ricercatori notano che la mora prima che lo zinco si sommerga nelle celle retiniche del ganglio significa che la chelazione può essere efficace anche se non consegnato subito dopo della lesione. Hanno osservato la sopravvivenza delle cellule e la rigenerazione robuste dell'assone anche se il trattamento è stato ritardato per i cinque giorni. “Sebbene i vari gruppi abbiano trovato i modi indurre la rigenerazione, questa comprende generalmente alterare l'espressione genica prima o subito dopo la lesione,„ dice Rosenberg. “Capire che lo zinco fosse il blocco a rigenerazione del nervo ha permesso che noi inventassimo gli approcci che potrebbero essere usati dopo la lesione.„ Sperano di convincere ulteriore finanziamento per sviluppare una formulazione ad emissione lenta che chelaterebbe lo zinco durante tempo, potenzialmente permettente che i pazienti ricevano appena una singola iniezione nell'occhio. Benowitz, Rosenberg e Li egualmente sono interessati ad esplorare come lo zinco causa la morte delle cellule e blocca la rigenerazione. “Il punto seguente è di trovare quei meccanismi,„ dice Rosenberg. “Pensiamo che più idee per i nuovi approcci terapeutici potrebbero uscire da queste indagini.„ Zinco: Il nuovo calcio? Ciò è il primo studio per dimostrare il ruolo di zinco nella lesione del nervo ottico, ma lo zinco egualmente è stato indicato per avere un ruolo nella lesione del colpo ed è stato implicato nel Morbo di Alzheimer e nella sclerosi laterale amiotrofica. Infatti, i neuroni nel resto del cervello contengono i livelli elevati di zinco reattivo che sono trovati nella retina normale. “Pochissimo è conosciuto circa il ruolo di zinco nel sistema nervoso sano o il suo ruolo nel trauma cranico, sebbene attraverso il lavoro di molti gruppi intorno al mondo stiamo cominciando ad apprezzare il suo significato,„ dice Rosenberg. “Ognuno ha pensato a calcio come il regolatore matrice nella salubrità e nella malattia. Pensiamo che lo zinco venga a dividere quel ruolo nel XXI secolo.„ Sorgente: Ospedale Pediatrico di Boston
A) AIDS a ) Nevirapina Accord® (nevirapina anidro) 400mg cpr Indicazioni terapeutiche: infezione da virus HIV-1 in età > 3 anni in associazione con gli inibitori nucleosidici della transcriptasi inversa (NRTIs). Classificazione ai fini della rimborsabilità: classe H; ai fini della fornitura: RNRL – prescrizione medica limitativa da rinnovare volta per volta su prescrizione di Centri ospedalieri o di specialista infettivologo (G.U. n° 243 del 17/10/2017). B) ANTIVIRALI a) Zoviduo® (50 mg/g aciclovir e 10 mg/g idrocortisone) crema Indicazioni terapeutiche: herpes labiale ricorrente per ridurne la progressione a lesioni ulcerative in età >12 anni. Classificazione ai fini della rimborsabilità: classe C (nn); ai fini della fornitura: RR - soggetto a prescrizione medica (G.U. n° 241 del 14/10/2017). C) CARDIOLOGIA a) Takawita® (perindopril tertbutilamina + amlodipina besilato) 4 mg/5 mg cpr, 4 mg/10 mg cpr, 8 mg/5 mg cpr, 8 mg/10 mg cpr Indicazioni terapeutiche: terapia sostitutiva per il trattamento dell'ipertensione essenziale e/o della malattia coronarica stabile in pazienti già controllati con l'associazione perindopril + amlodipina somministrati contemporaneamente allo stesso dosaggio. Classificazione ai fini della rimborsabilità: classe C (nn); ai fini della fornitura: RR - soggetto a prescrizione medica (G.U. n° 242 del 16/10/2017). b) Prevex® (felodipina) 5,10mg cpr Indicazioni terapeutiche: ipertensione arteriosa; angina pectoris stabile. Classificazione ai fini della rimborsabilità: classe A; ai fini della fornitura: RR- soggetto a prescrizione medica. (G.U. n° 243 del 17/10/2017). D) DISLIPIDEMIA a) Ezetimibe Alter® (ezetimibe) 10mg cpr Indicazioni terapeutiche: ipercolesterolemia primaria; somministrato assieme ad un inibitore della HMG-CoA reduttasi (statina) come terapia aggiuntiva alla dieta nell’ipercolesterolemia primaria eterozigote familiare e non- non controllati adeguatamente con una sola statina. La monoterapia è indicata come terapia aggiuntiva alla dieta in pazienti con ipercolesterolemia primaria familiare eterozigote e non-familiare) quando l'uso di statine è inappropriato o non tollerato. Ezetimibe è indicato per ridurre il rischio di eventi cardiovascolari in pazienti con malattia coronarica e con una storia di sindrome coronarica acuta, quando somministrato in aggiunta ad una terapia già in corso con una statina o una terapia iniziata contemporaneamente con una statina. Ipercolesterolemia familiare omozigote (HoFH omozigote) contemporaneamente con una statina e come terapia aggiuntiva alla dieta nell’ ipercolesterolemia familiare omozigote (HoFH). Come terapia aggiuntiva alla dieta in pazienti con sitosterolemia familiare omozigote. Classificazione ai fini della rimborsabilità: classe C (nn); ai fini della fornitura: RR - soggetto a prescrizione medica (G.U. n° 243 del 17/10/2017). b) Suvastatina Sun® (rosuvastatina sale di calcio) 5,10,20,40mg cpr Indicazioni terapeutiche: ipercolesterolemia dai 6 anni di età con ipercolesterolemia primaria (tipo IIa, inclusa l'ipercolesterolemia familiare di tipo eterozigote) o dislipidemia mista (tipo IIb) in aggiunta alla dieta quando la risposta a quest'ultima e ad altri trattamenti non farmacologici (es. esercizio fisico, riduzione ponderale) risulta essere inadeguata. Ipercolesterolemia familiare di tipo omozigote, in aggiunta alla dieta e ad altri trattamenti ipolipemizzanti (es. LDL aferesi) o quando tali trattamenti non risultano appropriati. Prevenzione di eventi cardiovascolari maggiori in pazienti ad alto rischio di insorgenza di un primo evento cardiovascolare, come terapia aggiuntiva alla correzione di altri fattori di rischio. Classificazione ai fini della rimborsabilità: classe C (nn); ai fini della fornitura: RR - soggetto a prescrizione medica (G.U. n° 243 del 17/10/2017). E) EMATOLOGIA a) Imatinib Aurobindo® (imatinib mesilato). Nuova indicazione terapeutica: pazienti pediatrici con leucemia mieloide cronica (LMC) con cromosoma Philadelphia (bcr-abl) positivo (Ph+) di nuova diagnosi, per i quali il trapianto di midollo osseo non è considerato trattamento di prima linea; pazienti pediatrici con LMC Ph+ in fase cronica dopo il fallimento della terapia con interferone-alfa, o in fase accelerata o in crisi blastica; pazienti adulti con Ph+ CML in crisi blastica; pazienti adulti e pediatrici con leucemia linfoblastica acuta con cromosoma Philadelphia positivo (LLA Ph+) di nuova diagnosi integrato con chemioterapia; pazienti adulti con LLA Ph+ recidivante o refrattaria come monoterapia; pazienti adulti con malattie mielodisplastiche/mieloproliferative (MDS/MPD) associate a riarrangiamenti del gene del recettore per il fattore di crescita di origine piastrinica (PDGFR); pazienti adulti con sindrome ipereosinofila avanzata (HES) e/o con leucemia eosinofila cronica (LEC) con riarrangiamento FIP1L1-PDGFR. Pazienti adulti con tumori stromali del tratto gastro-intestinale (GIST) maligni non operabili e/o metastatici, positivi al Kit (CD 117); trattamento adiuvante di adulti con significativo rischio di recidiva dopo resezione di GIST positivi al Kit (CD 117). I pazienti con un rischio di recidiva basso o molto basso non dovrebbero ricevere il trattamento adiuvante. Classificazione ai fini della rimborsabilità: classe A; ai fini della fornitura: RNRL - prescrizione medica limitativa, da rinnovare volta per volta, vendibili su prescrizione di Centri ospedalieri o di specialisti: ematologo, oncologo, internista e pediatri (G.U. n° 244 del 18/10/2017). F) EPATOLOGIA a) Entecavir Teva® (entecavir monoidrato)0,5mg cpr Indicazioni terapeutiche: infezione cronica da virus dell'epatite B (HBV) in adulti con: malattia epatica compensata ed evidenza di replicazione virale attiva, livelli persistentemente elevati dell'alanina aminotransferasi sierica (ALT) ed evidenza istologica di infiammazione attiva e/o fibrosi; malattia epatica scompensata. Sia per la malattia epatica compensata che scompensata l’indicazione si basa su dati clinici in pazienti con infezione da virus dell'epatite B HBeAg + e HBeAg - mai trattati prima con nucleosidici; trattamento dell'infezione cronica da virus dell'epatite B (HBV) in pazienti pediatrici da due fino a diciotto anni di età, mai trattati prima con nucleosidici, con malattia epatica compensata che hanno evidenza di replicazione virale attiva e livelli persistentemente elevati dell'alanina aminotransferasi sierica (ALT) o evidenza istologica, da moderata a severa, di infiammazione attiva e/o fibrosi. Classificazione ai fini della rimborsabilità: classe A; ai fini della fornitura: RNRL – prescrizione medica limitativa su prescrizione di Centri ospedalieri o di specialisti come internista, infettivologo, gastroenterologo (G.U. n° 244 del 18/10/2017). G) ONCOLOGIA a) Melfalan Tillomed® (melfalan cloridrato)50mg polvere Indicazioni terapeutiche: trattamento del mieloma multiplo e del carcinoma ovarico; ad alto dosaggio per via endovenosa nel mieloma multiplo e del neuroblastoma nell'infanzia, con o senza trapianto di cellule staminali ematopoietiche; per perfusione arteriosa regionale nel trattamento del melanoma maligno localizzato delle estremità e del sarcoma dei tessuti molli localizzato delle estremità anche in associazione con altri farmaci citotossici. Classificazione ai fini della rimborsabilità: classe H; ai fini della fornitura: RNR - soggetto a prescrizione medica da rinnovare volta per volta (G.U. n° 244 del 18/10/2017). H) PSICHIATRIA a) Quetiapina Teva Italia® (quetiapina fumarato) 150mg cpr Indicazioni terapeutiche: schizofrenia; disturbo bipolare; episodi maniacali moderati - gravi nel disturbo bipolare; episodi depressivi maggiori nel disturbo bipolare; prevenzione delle recidive di episodi maniacali o depressivi nei pazienti con disturbo bipolare che hanno risposto in precedenza al trattamento con quetiapina; trattamento aggiuntivo (add-on) degli episodi depressivi maggiori nei Disturbi Depressivi Maggiori (MDD) con risposta sub-ottimale alla monoterapia antidepressiva. Classificazione ai fini della rimborsabilità: classe C (nn); ai fini della fornitura: RR - soggetto a prescrizione medica (G.U. n° 242 del 16/10/2017). I) UROLOGIA a) Tadalafil EG® (tadalafil) 5,10,20mg cpr Indicazioni terapeutiche 5mg cpr negli uomini adulti: disfunzione erettile previa stimolazione sessuale; iperplasia prostatica benigna. 10 e 20mg cpr: disfunzione erettile negli uomini adulti previa stimolazione sessuale. Classificazione ai fini della rimborsabilità: classe C (nn); ai fini della fornitura: RR - soggetto a prescrizione medica (G.U. n° 242 del 16/10/2017).
Nel mondo, milioni di persone vivono male a causa di ogni tipo di malattie. Molte di queste malattie sono, scientificamente curabili o prevenibili, grazie al corretto uso della medicina, anche se, la parte povera del mondo non è adeguatamente soccorsa . Tantissime persone combattono giornalmente contro malattie infettive, o causate da comportamenti sbagliati o, per incidenti, o, per ambienti di lavoro o di vita che non favoriscono la salute. Molte malattie, sono, però, di origine genica e genetica. Queste tipologie di malattie sono molto difficili da curare, perché sono collegate a meccanismi presenti nel corpo umano nella programmazione interna dei geni, ovvero nella struttura del gene, che, poi, fa funzionare bene o male asseconda della sua condizione. Ovvero, il gene perfetto fa funzionare bene la cosa, mentre uno alterato non svolge bene la sua funzione . Vale per tutte le malattie, ma in questo articolo parlo degli occhi e dell'apparato visivo . in pratica affronto il problema delle cecità,che nel mondo supera i centocinquanta milioni di casi, senza contare i danni minori . In Italia ci sono oltre trentamila ciechi per malattie retiniche, circa duecento mila per altre patologie e, circa un milione e mezzo di persone con problemi visivi minori che evolveranno in altri più severi . I numeri sono tutti approssimativi e poco influenti per il resto di questo mio lavoro, ma, dovrebbero far percepire quanta importanza ci sia nella lotta alla cecità, che condiziona i singoli, i loro familiari e, la società. Noi cittadini normali, ci siamo abituati a non soffermarci su queste cose, credendo che siano di sola competenza medica. Ci siamo, però, dimenticati che la medicina è un pò una scienza che segue le richieste di un mercato. Per un fatto molto semplice: La medicina e la ricerca medica e scientifica, si avvalgono di persone portate mentalmente verso quegli scopi, ma, le stesse, sono anche lavoratori ed imprenditori che devono farsi la loro vita . Le conseguenze sono che loro andranno verso le richieste, più che verso i nostri bisogni . Se esatto così, per logica, dobbiamo percepire che noi, mostrando i nostri interessi, creiamo le direzioni verso le quali indirizzare le ricerche . Con questa logica, da anni, sto cercando di indicare alla uici, un percorso aggiuntivo a quello di origine, ovvero, un fine di aiuti ai ricercatori, aiuti, se non economici, almeno di sostegni morali e logistici. Trovando difficoltà nel farmi capire. Perché, obiettivamente, la uici, rappresenta idealmente, tutti i ciechi ed ipovedenti italiani, ma, non ha poteri diretti nel settore medico, o competenze che, invece, sarebbero auspicabili. Però, ognuno può fare la propria parte, approvando o disapprovando i miei interventi. Capire l'occhio: Chiunque si accinga a parlare dell'occhio, esprime ideogrammi semplificati, mostrando il funzionamento di un occhio, paragonandolo ad una macchina fotografica, esponendo un concetto facile da capire, ma assai limitato, rispetto alle complessità. Per questo penso di approfondire i concetti tramite note di fisica e oculistica elementari, perché, le conoscenze di questi elementi, possono far capire meglio le evoluzioni scientifiche che sono in atto nel mondo e, uscire dal diffuso concetto che fa percepire come inevitabile il destino di chi è affetto da cecità. La cecità è una condizione,, ma la condizione è la conseguenza di una malattia o, di un trauma, e pertanto è giusto cercare di curarla, intervenendo sulle malattie, e cercare di aumentare le conoscenze scientifiche a tutti i livelli, al fine di cercare rimedi . Come funziona l'occhio? Esatto come dicono medici ed oculisti : La cornea, l'iride, ed il cristallino fungono da obiettivo, per proiettare una immagine capovolta sulla retina che funge da pellicola, ecc. Ma, poi, cosa accade lì dentro? Ecco, la immagine proiettata sulla retina, mette in funzione circa sei milioni di fotorecettori centrali, chiamati coni e, circa centoventi milioni di fotorecettori chiamati bastoncelli. Si tratta di due tipologie diverse di fotorecettori che, comunque collaborano tra loro . I coni sono strutturati per fornire al cervello tre tipi di informazioni, relative a tre diversi spettri della luce, il rosso, il verde ed il blu, ed hanno la capacità di fornire immagini molto dettagliate, tanto dettagliate che una persona normale riesce a distinguere microscopici peluzzi sospesi nell'aria, o particelle di polvere anche finissime . I bastoncelli, con strutture più grandi dei coni, non vedono i colori, ma, sono sensibilissimi anche alle luci molto basse, come, ad esempio possono essere quelle del cielo notturno illuminato solo dalle stelle. Ma, cosa accade nell'occhio? Ecco, semplifichiamo e consideriamo un solo fotorecettore, da moltiplicare per sei milioni di coni e, cento venti milioni di bastoncelli . Un fotone, cioè, un raggio di luce, colpisce un fotorecettore: Si attiva un cromoforo che è una proteina facente parte della vitamina A. Questo cromoforo reagisce asseconda del tipo di luce, ovvero della sua frequenza, intensità, ecc., producendo variazioni chimiche del retinale, in tutte le sue forme dal cis, al trans, ecc... In un occhio normale e sano, questo fotone, provoca variazioni di apertura e chiusura di particolari canaletti del fotorecettore, che permettono il rilascio di un enzima fosfodiesterico che agisce su altre proteine sciogliendo legami tra loro, fino ad interessare quelle proteine del sistema neuronale che portano la corrente biologica: gli effetti pratici sono variazioni di polarità, ognuna della durata calcolabile i microsecondi e,di intensità variabile . Questa attività elettrica viene trasferita alle fibre del nervo ottico,(circa duecentoquaranta mila ). Il nervo ottico porta questa corrente alla corteccia visiva, v 1, alla quale sono collegati i neuroni cerebrali . L'insieme di segnali elettrici, oltre centoventi milioni, ricostruiscono le immagini proiettate sulla retina, dalla cornea e cristallino, con tutti i suoi colori, dal momento che i coni, che sono organelli complessi, li forniscono tutti. Ma… ma se nella retina ci fosse un errore genico? o, un danno? o, una lesione da trauma ? Niente da fare?Si dovrebbe vedere caso per caso, ma al momento, dove si siano perduti i fotorecettori, le funzioni naturali sono perdute . Perdute per sempre? In teoria si, perdute per sempre. Ma oggi si aprono speranze nuove, sia perché a volte i fotorecettori non vedono ma, non sono atrofizzati. I ricercatori studiano i modi per sostituire i fotorecettori danneggiati, con altre cose. Poi, vengono anche studiati modi per ricreare i fotorecettori tramite cellule staminali, ecc. Il tutto porta alle speranze che dalla cecità,si possa uscire . Stanno giungendo notizie nuove, di nuove scoperte . In Usa, ad esempio, è stata approvata una correzione del gene rpe65 alterato nella anaurosi congenita, di Leber e di altre retiniti . Ne consegue, che molte persone potranno tornare a vedere . Ma, altri studi e trattamenti stanno entrando nel panorama, portando speranze, fino ad ora impensabili. Per questi motivi, dobbiamo considerare le cecità come malattie per le quali cercare rimedi. Ne parleremo? Intanto ritorniamo al punto nel quale abbiamo accennato all'azione del fotone, sul fotorecettore. Quanto detto si riferisce a fotorecettori sani in un apparato visivo sano. Ma, cosa accade se c'è un difetto genico? I difetti sono tanti e di tante tipologie, ma prendiamo un esempio: Il fotone, interessa il retinale di un cono mettendo in azione un enzima fosfodiesterico, ma qui c'è un difetto del gene che deve attivare una funzione dei canaletti. Il segnale non giunge, o, giunge male o alterato. Accade, allora che l'enzima fosfodiesterico, non viene interessato, o, non esiste, o, non interagisce con la giusta proteina, ecc., asseconda del difetto di uno o più geni. Si conclude che non avviene l'attività bioelettrica e non si hanno risposte visive . Siamo ciechi e, il rimedio sarebbe nel correggere il gene difettoso, modificando le parti errate . Porto un esempio: Abbiamo una serratura tipo yale e, la sua chiave, quindi possiamo aprire la porta. Ma, se si altera la chiave, ad esempio, limando un dentino, questa non entra correttamente nella serratura e, non può aprire la porta, oppure entra, ma non agisce dove manca il dentino, per cui la porta non può essere aperta perché impedita dal difetto della chiave, anche se la serratura fosse perfetta e sana . Si capisce facilmente che cambiando la chiave, o riparandola, si può far funzionare la serratura. Allo stesso modo, o similmente, si potrebbe riparare un gene difettoso per far funzionare la retina, certamente non con la stessa facilità. Questo è ciò che hanno fatto alcuni ricercatori Americani, ottenendo, poi, l'approvazione per questo tipo di terapia genica, con la quale si riesce a correggere il gene rpe 65. Purtroppo con la terapia genica, non si possono ricostruire quei fotorecettori che siano stati distrutti dalla malattia, e, questo fa capire che l'efficacia del trattamento è tanto più grande, quanto prima si applica, fermando la progressione del male, prima dei danni gravi. Parimente si capisce che quanto prima sviluppiamo i rimedi, tanto meglio sarà per tutti, perché ci saranno meno fotorecettori distrutti E, questa è la chiave di lettura per far capire che aiutare le ricerche per velocizzarle è un importante investimento . Le ricerche sono lente, perché seguono protocolli a favore di efficacia e sicurezza, rigidi e lunghi. Ma in attesa dei risultati finali, ci vengono in aiuto diversi tipi di protesi retiniche che, pur limitatamente, permettono di riportare una parte di visione, in occhi ormai quasi spenti. Il panorama comincia ad essere vasto, per le tante varianti allo studio, e, merita attenzioni . Esorto, però, a stare attenti, perché, non tutto ciò che ci viene presentato è correttamente presentato.
Trattare questo argomento in tempo di crisi sembra un vero e proprio paradosso ma, prima di entrare nel dettaglio, distinguiamo alcune definizioni: ? Scarto alimentare: quantità di parte edibile di alimento servito che non viene consumato. ? Spreco alimentare: non esiste una univoca definizione né a livello istituzionale né tanto meno nella letteratura scientifica. ? Food losses: perdite alimentari che si riscontrano durante le fasi di produzione agricola, post raccolto e prima trasformazione degli alimenti. Dipendono da limiti logistici e infra-strutturali. ? Food waste: sprechi di cibo che si verificano nell’ultima parte della catena alimentare (distribuzione e trasformazione industriale, vendita e consumo finale). Indipendentemente dalla collocazione del cibo in una definizione anziché nell’altra, emerge con estrema impellenza il tema del “non spreco” che dovrebbe, da sempre, essere una priorità a livello mondiale. Infatti ogni essere umano ha il compito di posizionarsi in prima linea, ognuno per ciò che gli compete, al fine di costruire una nuova cultura alimentare, che consenta di ricercare sempre strategie e nuovi obiettivi anti-spreco che riguardano tutta la catena alimentare (ma anche l’ecosistema!) sino all’ultimo anello del consumo, quindi in qualsiasi stadio della catena alimentare, cioè dalla fattoria alla forchetta! Secondo la FAO (Food and Agricolture Administration), ogni anno vengono sprecati 1,3 miliardi di tonnellate di cibo, pari a circa un terzo della produzione totale di cibo destinato al consumo umano. A livello europeo il Parlamento ha chiesto misure urgenti per dimezzare entro il 2025 gli sprechi alimentari e per migliorare l'accesso al cibo per i cittadini più vulnerabili. Da statistiche risulta che gli sprechi alimentari attuali nell'UE corrispondano a 89 milioni di tonnellate all'anno (vale a dire 179 kg pro-capite) e la proiezione per il 2020, se non s'interviene, sarà di 126 milioni di tonnellate con un aumento del 40%. Attualmente la responsabilità per i rifiuti alimentari viene così identificata (Fonte: Commissione europea): - Famiglie: 42% (60% dei quali è evitabile) - Produttori: 39% - Rivenditori: 5% - Settore della ristorazione: 14% Lo spreco domestico Lo spreco domestico maggiore pro capite si registra in Inghilterra con 110 kg a testa, seguono Stati Uniti 109 kg e Italia 108 kg, Francia 99 kg, Germania 82 kg, Svezia 72 kg. Per quanto riguarda l’Italia abbiamo, ad esempio, uno scarto di pane giornaliero pari al 15% del totale acquistato. Solo 10-15 Kg di pesce pescato, selezionato come “pregiato” da un quintale di pescato, finisce sul mercato, così come il 18% della carne acquistata viene gettata nella spazzatura (ricordiamo inoltre che per produrre ad esempio 1 Kg di carne di manzo occorrono 10 kg di mangime e 15.000 litri di acqua!). Anche il 12% dei vegetali acquistati vengono gettati, una percentuale addirittura non venduta perché di calibro troppo piccolo, ammaccata o che non appaga la nostra vista, senza calcolare anche le eccedenze nazionali di tonnellate di arance o pomodori eliminati senza rammarichi. Molti cibi finiscono nella spazzatura ancora confezionati e alcuni dei quali addirittura non ancora scaduti e, sommando i vari sprechi, è facile raggiungere per il nostro Paese, un valore economico che si aggira intorno ai 13 miliardi di euro all’anno! Un’indagine condotta a settembre 2013 da Gfk Eurisko per conto di WWF Italia su un campione di 800 famiglie ha permesso di quantificare le dimensioni di questo spreco nel nostro Paese e di dare un quadro più preciso dei comportamenti degli italiani rispetto allo spreco alimentare in ambito domestico (vedi tabella). Verrebbe quasi da dire… “Ridacci il nostro spreco quotidiano”! Un articolo del 21 dicembre 2015, pubblicato da Repubblica, riportava quanto emergeva dallo studio 'Sprechi alimentari a livello domestico: un problema individuale e nazionale', effettuato analizzando i dati dell'indagine Flash Eurobarometer n.338 del 2013 condotta nei paesi membri UE e diffuso anche dalla rivista scientifica Food Policy. Questo studio delineava inoltre l'identikit di chi spreca più cibo e alimenti in Europa: è maschio, ha meno di 65 anni e dispone di un reddito medio-alto. Ad incidere sui suoi comportamenti non sono solo i fattori individuali, ma anche l'ambiente e il paese in cui vive. Veniva inoltre messo in evidenza che gli individui con più di 65 anni sono maggiormente attenti a non gettare via alimenti e cibi, così come le donne e le persone in cerca di un lavoro. Spreca inoltre di meno chi vive in campagna piuttosto che in città e a tutto ciò si aggiunge il contesto socio-economico del proprio Paese, che gioca un ruolo statisticamente significativo per spiegare la differenza di comportamento ma, in ogni caso, da un terzo a metà del cibo che potrebbe sfamare qualcuno finisce in pattumiera! Tra le principali cause dello spreco abbiamo sicuramente un consumatore poco consapevole: acquista cibi in esubero, non è attento alla loro corretta conservazione, al riutilizzo degli avanzi in cucina, non osserva la scadenza, cucina molto anche per pochi commensali e forse è troppo “viziato” a tavola… Arduo compito è anche quello dei genitori che si trovano spesso a “dover gettare” del cibo non gradito! É quindi fondamentale che l’educazione al non-spreco inizi anche da piccoli e dovrebbe inoltre coinvolgere le scuole nelle cui mense c’è molto scarto. L’assessore all’ambiente e alla sostenibilità di regione Lombardia Claudia Maria Terzi ha illustrato le linee guida del programma “L’ ABC contro lo spreco alimentare”, spiegando che quasi il 20% dei pasti scolastici non viene consumato. Chiarisce inoltre che le cause sono varie, ma la principale sembra essere legata ai gusti dei bambini che, non amando cibi sani e bilanciati, tendono a lasciarli nel piatto sperando che all’uscita le mamme diano loro un’alternativa più gustosa, magari delle meno sane merendine». L’ATS di Bergamo (Agenzia Tutela della Salute, ex ASL) dal 2013 sta sollecitando i comuni affinché implementino progetti finalizzati alla riduzione degli scarti ed al recupero delle eccedenze, in collaborazione con le aziende che gestiscono la ristorazione scolastica. L’ATS ha inoltre elaborato un progetto (inviato poi su richiesta ai comuni) che ha come obiettivo principale la responsabilizzazione degli alunni alla riduzione degli scarti, considerato “il primo vero passo” da compiere. A marzo 2015 ATS ha chiesto a tutti a tutti i comuni della provincia la collaborazione per la quantificazione degli scarti nelle mense scolastiche delle scuole primarie dove, sulla base delle evidenze raccolte durante l’attività di vigilanza nutrizionale, il fenomeno pare essere più importante. Alcuni comuni, in collaborazione con l’ATS, o autonomamente, hanno già dato il via a programmi specifici, alcuni in realtà più finalizzati al recupero delle eccedenze (cibo non distribuito: progetto del “Buon Samaritano”). In breve vengono riportati i risultati di un monitoraggio. Il menù delle due settimane analizzate è riportato nella seguente tabella: LUNEDI' MARTEDI' MERCOLEDI' GIOVEDI' VENERDI Pizza 1/2 prosciutto insalata Pane Frutta Pasta zucchine Platessa al forno Erbette Pane Frutta Pasta agli aromi Bocconcini manzo Cornetti Pane Frutta Passato legumi Scaloppine Carote Pane Frutta Pasta pomodoro Frittata con formaggio Insalata Pane Frutta Risotto parmigiana Bresaola Carote Pane Frutta Pasta amatriciana Formaggio Zucchine Pane Frutta Lasagne Cornetti Pane Frutta Passato con crostini Bocconcini tacchino Patate Pane Frutta Pasta pomodoro Tonno all'olio Erbette Pane Frutta Numero pasti per settimana 720 Porzioni scartate Cibo in kg scartato Primi piatti 351 72,5 Secondi piatti 363 27,9 Contorno ( verdure) 631 62,6 Pane 328 16,4 Frutta 160,5 31,5 Il progetto che l’ATS propone ai comuni prevede i seguenti passi: • coinvolgere la scuola • monitorare e valutare la qualità nutrizionale delle merende consumate dai bambini a scuola (spesso sono troppo abbondanti e condizionano negativamente il consumo di cibo all’ora di pranzo) • monitorare l’entità dello scarto per 15 giorni consecutivi • individuare la Onlus disposta a collaborare al progetto (la legge del Buon Samaritano individua nelle Onlus i soggetti autorizzati al recupero del cibo dalla ristorazione collettiva per fini sociali) • selezionare le persone bisognose • modificare le modalità di distribuzione del pasto ai bambini (ad esempio proposta di una porzione più piccola del cibo che risulta poco gradito) • informare del progetto le famiglie degli utenti della mensa • organizzare la distribuzione a fini sociali degli alimenti recuperati Fonte: Dott.ssa Lucia Antonioli - Responsabile Area Igiene degli Alimenti e della Sicurezza Nutrizionale - Dipartimento di Prevenzione Medico ATS Bergamo Quindi “la cucina degli avanzi” richiede di essere posta sotto i riflettori e, forse, non è nemmeno così difficile ridurre lo spreco alimentare. Di seguito 10 consigli per diminuirlo il più possibile o, meglio, eliminarlo. 10 consigli per evitare lo spreco alimentare: 1. Comprare solo l’essenziale dando preferenza alla qualità anziché alla quantità. 2. Se si hanno avanzi di cibo cerchiamo di riutilizzarli nella preparazione di altri piatti. 3. Utilizziamo al meglio il congelatore, surgeliamo gli avanzi. 4. Proviamo ad acquistare meno ma più volte. 5. Gli avanzi se in buone condizioni possono essere donati. 6. Al momento dell’ acquisto evitare le offerte promozionali 3x2. 7. Riporre le verdure nella parte bassa del frigorifero ed evitare che ammuffiscano. La frutta va conservata in luogo fresco. 8. Il pesce si può conservare in frigorifero. 9. Ridurre le dimensioni delle le porzioni da servire. 10. Mangiare lentamente permette una migliore digestione e rende possibile gustare più portate. Fonte: Adoc (Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori) Alcune iniziative “Food sharing” Le food sharing sono campagne di sensibilizzazione, sempre più diffuse, contro lo spreco del cibo. Di seguito sono riportate alcune iniziative. Fonte: www.expo2015.org - Dal supermercato alle associazioni In Belgio, nei comuni di Herstal e di Namur, una nuova norma impone ai supermercati di donare i prodotti invenduti, ancora buoni, alle associazioni di volontariato che li ridistribuiscono alle persone indigenti. - Cibo rimesso in circolo… in bicicletta A Lisbona con il progetto Refood centinaia di volontari girano in bicicletta per ristoranti, negozi di alimentari, panetterie, supermercati e case dei privati per recuperare il cibo avanzato e lo portano poi alle associazioni che si occupano di assistenza ai poveri sul territorio. Nel quartiere di Nossa Senhora de Fàtima sono più di cento i locali che aderiscono e più di 300 i volontari; a Telheira ci sono 200 volontari e 150 negozi iscritti. - Licenza di mangiare! A Helsinki, nell’area di Roihuvuori, l’attenzione è sul food sharing di quartiere: gli abitanti possono portare il cibo in eccesso o usufruire di quello a disposizione grazie al progetto “Saa syödä!” (letteralmente: “licenza di mangiare”) che è stato messo a punto da alcune società private con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente. - Recupero di cibo e sensibilizzazione sin da piccoli In Danimarca il movimento di consumatori Stop Wasting Food porta avanti la lotta allo spreco alimentare con campagne di sensibilizzazione nelle scuole, conferenze pubbliche e seminari; inoltre, con la collaborazione di noti chef danesi ha realizzato una serie di ricettari, i Leftovers Cookbook, che spiegano come riutilizzare gli avanzi dei pasti per cucinare nuovi piatti. - Com’è questo cibo? Brutto ma simpatico In Francia, la catena di supermercati Intermarché ha lanciato la campagna “Inglorious fruits and vegetables”, che mira a vendere gli ortaggi esteticamente brutti, ma buoni: la “frutta brutta” non ha mercato e quindi finisce direttamente dal campo alla discarica pur essendo perfettamente commestibile. Grazie a questa campagna frutta e verdura dalle forme strane vengono riabilitate e avvicinate alla sensibilità delle persone. Questi prodotti brutti ma simpatici si trovano in un apposito banco nel reparto ortofrutta e hanno un packaging dedicato che ne sottolinea la bontà: in pochi mesi i negozi in cui la campagna è stata messa in atto hanno registrato un aumento delle vendite del 24%. - Negozi per la frutta brutta… ma buona Sulla falsariga dell’esperienza francese in Germania è nata Ugly Fruits, una campagna di riabilitazione della frutta esteticamente brutta ma nutrizionalmente buona lanciata da tre studenti. Grazie alla loro iniziativa ora limoni bitorzoluti, zucchine scolorite e carote deformi si trovano sugli scaffali dei supermercati e sulle tavole. Il sogno dei tre studenti, secondo quanto riportato dal settimanale Der Spiegel è quello di vedere la nascita di supermercati "Ugly Fruits”, negozi che vendano esclusivamente i prodotti che vengono rifiutati da altre catene. - I frigoriferi di quartiere Ancora in Germania, ma a Berlino, nel cortile di un condominio del quartiere di Kreuzberg sono stati collocati dei frigoriferi che ospitano cibo appena scaduto o vicino alla scadenza o avanzi e frutta e verdura esteticamente brutti. Si tratta di frigoriferi condivisi, riempiti da volontari che si occupano di raccogliere eccedenze da aziende, negozi e ristoranti, ma anche da gente comune del quartiere. - Scherzi della natura sulla tavola Sempre in Germania dal 2012 esiste Culinary Misfits, un’azienda di catering che per realizzare i suoi piatti utilizza solo ingredienti scartati da ristoranti e supermercati per via della loro forma non convenzionale o di qualche ammaccatura: frutta e verdura che non rispettano canoni estetici e dimensionali diventano così ingredienti buoni e saporiti alla base di piatti che vengono preparati per feste, ricevimenti, eventi di ogni genere. L’idea è nata dalle due ex designer tedesche Lea Emma Brumasck e Tanja Krakowski, che hanno scelto l’ironia per il nome della loro iniziativa: “culinary misfits” significa infatti “scherzi della natura”, un concetto che si rifà all’aspetto estetico della frutta e della verdura ma sfata anche il luogo comune secondo cui il cibo è buono solo se è bello. - I tesori... nei rifiuti Rubies in the Rubble è un’esperienza inglese che dimostra come è possibile evitare lo spreco di cibo e allo stesso tempo e affrontare i problemi della disoccupazione e dell'esclusione sociale. Il progetto vuole realizzare un cambiamento nella comunità locale offrendo impiego a individui meno fortunati e vuole andare contro la cultura attuale dei rifiuti eccessivi, utilizzando frutta e verdura scartati per fare chutney e marmellate. - La condivisione di cibo è anche social Stanco di buttare i prodotti invenduti della fattoria della sua famiglia, la Bloomfield Organics, Nick Papadopoulos ha lanciato la piattaforma di community on-line CropMobster. Questo strumento consente agli agricoltori, ai commercianti, ai ristoratori della San Francisco Bay Area di pubblicare avvisi in cui offrono eccedenze alimentari per la vendita, donazione, o il commercio. I messaggi vengono immediatamente trasmessi attraverso il sito ai vari social media, tra cui Facebook e Twitter. Dal suo lancio nel marzo 2013 CropMobster ha rimesso in circolo 500.000 £ di prodotti alimentari, circa un milione di porzioni per persone, banchi alimentari, scuole e altri gruppi in difficoltà. La Francia stabilisce norme precise contro lo spreco alimentare Sul sito www.ilfattoalimentare.it si legge inoltre un articolo in merito alle leggi contro lo spreco alimentare stabilite dalla Francia. Infatti il 3 febbraio scorso il Parlamento francese ha approvato definitivamente la legge contro lo spreco alimentare, dopo che un analogo provvedimento era stato approvato lo scorso maggio, ma poi annullato in settembre dal Consiglio costituzionale, per vizi procedurali. Lo scorso autunno il ministro dell’ecologia, Ségolène Royal, aveva immediatamente convocato i rappresentanti della GDO, per trasformare in impegni volontari le disposizioni della legge bocciata. I nomi dei grandi distributori che non avessero aderito sarebbero stati resi pubblici e questo non avrebbe costituito per loro una buona pubblicità, perché i francesi sono consapevoli dello scandalo dei rifiuti alimentari. La legge approvata prevede una gerarchia delle azioni da adottare per combattere lo spreco alimentare: prevenzione, utilizzo degli alimenti invenduti attraverso la donazione o la trasformazione, loro destinazione all’alimentazione animale, produzione di compost utilizzabile in agricoltura o impiego a fini energetici, in particolare per la produzione di biogas. Se una catena di supermercati tratta come rifiuti dei prodotti invenduti ancora consumabili, viene punito con un’ammenda di 3.750 euro. Inoltre, la legge stabilisce che nessuna disposizione contrattuale può impedire la donazione di alimenti invenduti con il marchio del distributore. Per facilitare questo tipo di donazione, viene modificato il regime giuridico sulla responsabilità del produttore. Infine, per i punti vendita con una superficie superiore ai 400 mq, la donazione del cibo invenduto viene sottoposta all’obbligo di stipula di una convenzione con associazioni caritative. Una delle possibilità è quella di trasformare gli scarti alimentari in compost o biogas Sempre in Francia, dal 1° gennaio è entrata in vigore una disposizione di una legge sui rifiuti biodegradabili del 2010, nota come “Grenelle 2”, che obbliga i ristoranti che producono più di 10 tonnellate di rifiuti organici l’anno, pari a 150-200 pasti al giorno, a recuperarli, destinandoli, ad esempio, alla produzione di biogas. All’inizio di gennaio, sui media francesi si era diffusa la notizia, poi rettificata, che i ristoranti fossero anche obbligati a offrire ai clienti un contenitore per portare via il cibo avanzato, la cosiddetta doggy bag. In realtà, si tratta solo di un consiglio formulato dall’associazione dei ristoratori (Umih), che ha pubblicato una guida per la lotta allo spreco alimentare e ha stretto un accordo di partnership con la società TakeAway, specializzata nella commercializzazione di contenitori per il cibo avanzato e sacchetti per le bottiglie di vino non consumato. In Italia, non ci sono ancora norme di questo tipo, un’indagine Coldiretti/Ixè ha rilevato che sei italiani su dieci hanno diminuito gli sprechi alimentari, attraverso un maggior utilizzo in cucina degli avanzi, una maggiore attenzione alla data di scadenza, ma anche la richiesta della doggy bag al ristorante e la spesa a chilometri zero. Gli avanzi della salute! Le nostre scelte alimentari, se corrette, determinano quindi il benessere psicofisico, contribuiscono a ridurre l’effetto serra, inquinare meno l’aria, l’acqua ed il suolo. Potremmo tuttavia essere stupiti nel costatare che tutto questo può essere difeso e conquistato anche grazie al riutilizzo degli scarti e ancor di più pensare che lo spreco possa diventare non solo salute, ma anche gusto nel piatto! Sembra forse un paradosso, ma in realtà non è così… La sfida è quindi di realizzare ricette semplici, alla portata di tutti, gustose e “naturalmente” sane e scoprire che gli avanzi sono preziose risorse! Ecco alcune proposte da realizzare non solo invitanti e gustose, ma che consentono di riutilizzare degli avanzi in cucina senza aggiungere troppi grassi, zuccheri, proteine o calorie, riscoprendo il gusto naturale delle cose semplici. Con gli avanzi del pane… Pane grattugiato Ingredienti: pane raffermo Coprite con un canovaccio del pane avanzato per circa una settimana per farlo asciugare e poi frullatelo. Potete anche riporlo nel forno a 100° C, farlo raffreddare e poi frullarlo con il mixer. Conservate il pane grattugiato in un barattolo di vetro, preferibilmente coperto con della stoffa, fermata con un elastico, affinché respiri e non diventi rancido. Insaporitore di pane grattugiato aromatizzato Ingredienti: pane grattugiato, trito di erbe aromatiche preferibilmente fresche (rosmarino, timo, erba cipollina, prezzemolo, ecc.), sale alle erbe. Lavate le erbe aromatiche, asciugatele e sminuzzatele finemente con un coltello. Miscelate il trito di aromi al pane grattugiato, aggiungete il sale alle erbe ed utilizzate il composto per condire ed insaporire minestre, pasta, secondi piatti, verdure da gratinare al forno, ecc. Ribollita (piatto unico) Ingredienti: 600 g di fagioli freschi, 300 g di cavolo nero, 250 g di patate, 150 g di cavolo verza, 300 g di pane casereccio raffermo, 2 carote, una cipolla, un gambo di sedano, olio extra vergine di oliva, aglio fresco, rosmarino, sale marino integrale. Ponete in una pentola capiente un po’ di olio extra-vergine di oliva e fate insaporire uno spicchio d’aglio con tutte le verdure (precedentemente mondate e lavate) tagliate a dadini, mentre il cavolo nero ed il cavolo verza tagliati a strisce sottili. Aggiungete poi i fagioli borlotti freschi (una parte frullata con un po’ d’acqua), un litro d’acqua, salate e cuocete per almeno mezz’ora. A fine cottura ponete del pane raffermo, precedentemente fatto tostare, sul fondo dei piatti e versate sopra la ribollita. Condite con un filo d’olio extra vergine di oliva ed un trito di rosmarino fresco. Pappa al pomodoro Ingredienti: 800 g di passata di pomodoro (o pomodori freschi), circa ½ l di brodo vegetale, 350 g di pane casereccio raffermo, olio extra vergine di oliva, basilico, aglio fresco, rosmarino, sale marino integrale. Ponete in una pentola l’olio extra vergine di oliva, fate insaporire uno spicchio d’aglio, aggiungete la passata di pomodoro (o, se di stagione, pomodori freschi, spellati e tagliati in piccoli pezzi), qualche foglia di basilico fresco, un pizzico di sale e cuocete a fuoco lento per circa 10 minuti. Unite poi il brodo vegetale, il pane tagliato a fette e cuocete ancora per 5 minuti, tenendo rimescolato con un cucchiaio di legno per evitare che attacchi sul fondo. Servite la pappa al pomodoro calda, tiepida o fredda condita con un filo di olio extra vergine di oliva. Vellutata di pane Ingredienti: pane raffermo, brodo vegetale, mezza cipolla, 2 cucchiai di farina semintegrale, olio extra vergine di oliva, un cucchiaino di curcuma, sale marino integrale. Ammorbidite del pane raffermo in un quantitativo di brodo vegetale sufficiente a coprirlo. Ponete la poltiglia di pane in un frullatore, aggiungete un pizzico di sale, la farina semintegrale, un cucchiaino di curcuma e frullate tutti gli ingredienti. Versate in una casseruola qualche cucchiaio di olio extra vergine di oliva e fate insaporire la cipolla finemente tritata, unite il composto frullato e cuocete a fuoco lento per circa 20 minuti. Servite la vellutala di pane fumante e condite con un filo di olio extra vergine di oliva. Bruschette al pomodoro e profumo di basilico Ingredienti: pane raffermo, pomodoro fresco, olio extra vergine di oliva, aglio, basilico, pepe, sale marino integrale. Tostate leggermente il pane tagliato precedentemente tagliato a fette. Strusciate sul pane lo spicchio d’aglio, il pomodoro fresco, aggiungete qualche foglia di basilico fresca tagliata a julienne, un pizzico di sale, pepe e condite con un filo d’olio extra vergine di oliva. Altre ricetta con gli avanzi Coppette di riso integrale con salsa alle foglie di sedano 700 g di riso integrale cotto, 500 ml di latte di soia, 150 g di foglie di sedano, 3 cucchiai di amido di mais, 2 cucchiai di capperi sotto sale, 2 cucchiai di olive snocciolate, olio extra vergine di oliva, pane grattugiato, sale marino integrale. Lavate le foglie di sedano, ponetele in un mixer e frullatele con i capperi, le olive aggiungendo, se necessario, un goccio d’acqua. In una pentola capiente scaldate 2 cucchiai di olio extra vergine di oliva, unite l’amido di mais e versate il latte vegetale. Mescolate bene con una frusta e, prima che il composto si addensi, aggiungete la salsina di sedano ed infine incorporate il riso integrale amalgamando bene tutti gli ingredienti. Oleate delle coppette, coprite la superficie con del pane grattugiato e cuocete in forno per circa 10 minuti. Insalata fresca con mix di cereale, legumi e verdure Ingredienti: cereale cotto avanzato (riso, orzo, farro, avena, ecc.), lenticchie cotte, carote, fagiolini cotti, pomodorini ciliegina, rucola, mais dolce, olive taggiasche, mezzo spicchio di cipolla, olio extra vergine di oliva, peperoncino, sale marino integrale. Lavate le verdure. Tagliate le carote a mezzaluna, i pomodorini a spicchi, rimuovete i gambi duri della rucola e tagliatela a pezzetti. In una ciotola unite il cereale cotto, le lenticchie cotte, le verdure preparate, i fagiolini tagliati a tocchetti, il mais dolce e le olive taggiasche (precedentemente sciacquati), la cipolla finemente tritata, un pizzico di sale, il peperoncino e condite con qualche cucchiaio di olio extra vergine di oliva. Gnocchetti di polenta con salsa rossa al profumo di origano 500 g di polenta cotta, 500 g di salsa di pomodoro, una manciata di fiocchi di mais, olio extra vergine di oliva, origano, sale marino integrale. Frullate i fiocchi di mais ed uniteli alla polenta cotta (precedentemente schiacciata con una forchetta), sino ad ottenere un composto compatto. Aiutandovi con le mani formate lunghi cilindri che taglierete ad una lunghezza di circa 1 cm e che farete cuocere in abbondante acqua salata prelevandoli, con una schiumarola, mentre salgono a galla. Condite gli gnocchetti di polenta con la salsa di pomodoro cotta per circa 10 minuti ed insaporita con l’origano ed un pizzico di sale. Frittata di lenticchie verdi (senza latte e uova) 250 g di lenticchie verdi cotte, 250 di besciamella vegetale, uno spicchio di cipolla, olio extra vergine di oliva, curcuma, sale marino integrale. Per la besciamella: ¼ l di latte di soia, 2 cucchiai di olio extra-vergine di oliva, 2 cucchiai di farina semintegrale, noce moscata, pepe, sale. Preparate la besciamella. In una pentola fate scaldare l’olio extra vergine di oliva, poi aggiungete la farina e mescolate velocemente con la frusta. Unite il latte di soia freddo a cui avrete aggiunto il sale, pepe e noce moscata e portate lentamente ad ebollizione mescolando continuamente sino a raggiungere una consistenza abbastanza densa. In un’altra pentola fate insaporire uno spicchio di cipolla finemente tritato in qualche cucchiaio d’olio extra vergine di oliva, aggiungete le lenticchie cotte, la besciamella, un cucchiaino raso di curcuma, un pizzico di sale e cuocete da ambi i lati per circa 5 minuti, sino a cottura. Preparato vegetale (tipo dado vegetale) Ingredienti: 800 g di verdure a piacere (carote, cipolla, sedano, porri, ecc.), 200 g di sale fino, olio extra-vergine di oliva per la conservazione in frigorifero. Mondate le verdure, lavatele, tagliatele grossolanamente poi frullatele con il sale. Ponete tutto in una pentola e aggiungete una quantità d'acqua pari a circa il volume del composto (2-3 centimetri al di sotto), portate ad ebollizione e cuocete per circa un'ora a pentola coperta. A cottura ultimata fate intiepidire il composto, poi versatelo in vasetti di vetro e, prima di riporli chiusi in frigorifero, coprite la superficie con dell'olio extra-vergine di oliva (fatelo ogni volta che preleverete una parte di "dado" vegetale). Si conserva in frigorifero per circa un mese. Per una più lunga conservazione potete versare il composto negli stampi da ghiaccio e riporli in freezer. In questo caso il preparato vegetale per brodo si conserva per 3-4 mesi , non necessita dell'aggiunta dell'olio extra-vergine di oliva e, se si desidera, è possibile prepararlo senza l'aggiunta del sale, ingrediente indispensabile per la conservazione in frigorifero. Crema di grano saraceno e zucca con la buccia 500 g di zucca biologica, mezzo bicchiere di grano saraceno, 4-5 bicchieri d’acqua, ½ cipolla, crostini di pane, olio extra-vergine di oliva, sale. Lavate bene la zucca e tagliatela a tocchetti. Mettete in una pentola qualche cucchiaio di olio extra-vergine di oliva e fatevi insaporire la cipolla finemente affettata. Aggiungete la zucca, il grano saraceno, l’acqua, un pizzico di sale, portate ad ebollizione e cuocete per circa 30 minuti. Frullate e servite la vellutata di zucca con crostini caldi. Dadini croccanti di polenta alla salvia Ingredienti: polenta avanzata, olio extra vergine di oliva, salvia fresca, sale marino integrale. Tagliate la polenta a dadini. Ponete in una pentola antiaderente qualche cucchiaio di olio extravergine di oliva e fate saltare i dadini di polenta unitamente ad un trito di salvia fresca ed un pizzico di sale, sino a quando saranno croccanti. È possibile anche tagliare la polenta a bastoncini (lunghi 7-8 centimetri e spessi circa un centimetro) e friggerli in una quantità abbondante di olio extra vergine di oliva bollente. Si raccomanda di assorbire l’olio in eccesso con una carta assorbente e, prima di servirli, di salarli leggermente. Confettura extra di frutta ½ Kg di mele, ½ Kg di pere (o altra frutta in eccedenza),500g zucchero integrale, succo di 2 limoni, cannella (o vaniglia). Dopo aver sbucciato le mele e le pere, tagliatele sottilmente e ponetele in una pentola con il succo di limone, lo zucchero integrale e la cannella. Portate ad ebollizione e cuocete per circa 60 minuti sino a raggiungere il giusto grado di densità. Utilizzate una schiumarola per eliminare la schiuma in eccesso. A fine cottura invasate la confettura ben calda dopo aver seguito le indicazioni per la sterilizzazione dei vasetti. Se desiderate renderla omogenea frullatela. Vari metodi di sterilizzazione ? Immergete i vasetti ed i tappi puliti in una pentola colma d’acqua che li copra in abbondanza, portate ad ebollizione e fate bollire per 20-30 minuti. Toglieteli poi dalla pentola aiutandovi con una pinza e fateli asciugare capovolti su di un canovaccio pulito (l’umidità potrebbe favorire la formazione di fermentazioni e muffe). Quando la vostra preparazione sarà pronta, aiutandovi con un cucchiaio o con un mestolo a beccuccio, invasate sino al restringimento del collo del barattolo (per il sottovuoto), chiudete ermeticamente con il tappo, capovolgete i vasetti per almeno 5 minuti e fate raffreddare per 12-24 ore. ? Posizionate nel forno freddo i vasetti (vuoti e puliti) su di una teglia, mantenete la temperatura di 160° C per circa mezz’ora. Invasate e proseguite come descritto sopra. ? Ulteriore sterilizzazione: chiudete bene i vasetti (già riempiti), appoggiateli sul fondo di una pentola alta e capiente con un quantitativo di acqua che li copra in abbondanza; quando l'acqua bolle abbassate la fiamma e fate sobbollire per almeno ½ ora. Per evitare che si rompano ponete un canovaccio sul fondo della pentola e un altro tra i barattoli. Potete ripetere l’operazione 2-3 volte. NB: Le varie preparazioni vanno conservate in un luogo asciutto e, una volta aperte, si devono conservare in frigorifero e consumare entro 1-2 settimane (dipende dalla quantità di zucchero presente). Si consiglia di etichettate i barattoli scrivendo la data ed il contenuto degli ingredienti. Importante: i vasetti di vetro si possono riutilizzare, mentre i tappi non si devono riciclare, perché possono essere intaccati dagli acidi della frutta o creare negative reazioni chimiche. Se notate rigonfiamenti del tappo, alterazioni nel colore e formazioni di muffe, non consumatele. Salame di cioccolato 300 g di biscotti secchi (rotti o sbriciolati), 200 g di cioccolato fondente, 50 g di granella di nocciole, 5-6 cucchiai di zucchero integrale, pane grattugiato, cannella in polvere. Frullate grossolanamente i biscotti secchi, unite lo zucchero integrale, la granella di nocciole, il cioccolato fatto sciogliere a bagnomaria, un pizzico di cannella ed un quantitativo di pane grattugiato sufficiente per rendere compatta la preparazione. Amalgamate tutti gli ingredienti e, aiutandovi con le mani, pressatelo dandogli la forma di un salame che avvolgerete in un foglio di carta di forno e farete solidificare in frigorifero per circa 2 ore. Servite il salame di cioccolato tagliato a fette. Oltre il piatto… Non dimentichiamo che, per contribuire alla nostra salute e a quella del pianeta, dovremmo considerare anche altri comportamenti considerati interessanti al fine di garantire uno sviluppo sostenibile. - Fare la raccolta differenziata - Spegnere le luci quando non servono - Usare lampadine a risparmio energetico - Usare riscaldamento e condizionatori solo quando è necessario - Ridurre l’uso della plastica - Acquistare prodotti con confezioni ecologiche - Acquistare prodotti fatti in Italia - Acquistare prodotti che attestino il loro basso impatto ambientale - Limitare l’uso dell’auto - Fare gesti di solidarietà a favore di chi ha bisogno - Bere l’acqua del rubinetto invece che quella in bottiglia - Acquistare prodotti del mercato equo e solidale - Fare donazioni a organizzazioni non profit Fonte: Lo spreco alimentare delle famiglie italiane – WWF in collaborazione con Auchan Simply Sforziamoci quindi ogni giorno anche con piccoli e apparentemente insignificanti cambiamenti, di contenere, o meglio evitare, lo spreco di qualsiasi natura! L’unione fa la forza, quindi tutti per uno… ed uno per tutti contro il “non spreco” e per quanto riguarda il cibo, dal mio punto di vista, la sobrietà alimentare dovrebbe diventare una virtù! Riferimenti bibliografici e sitografici: - “Riciclare in cucina” Giuliana Lomazzi Terra Nuova Edizioni - “Risparmiare in cucina” Tessa Gelisio Fivestore Editore - “La cucina del recupero” Vanda e Licia Rubettino Editore - “Avanzi Popolo”Letizia Nucciotti Stampa Alternativa Nuovi Equilibri - “La cucina ad impatto (quasi) zero” Lisa Casali Gribaudo Editore - www.expo2015.org - www.lifegate.it - www.eufic.org - www.nonsprecare.it - www.foodrightnow.it - www.oneplanetfood.info - www.ambientebio.it Rossana Madaschi Dietista Punto Ristorazione e Docente di Scienza dell’Alimentazione Cell. 347.0332740 e-mail: info@nutrirsidisalute.it www.nutrirsidisalute.it
Maestro Ruggero Frugardo, un insigne medico della Scuola Salernitana (secolo XII), passato alla storia per aver curato felicemente alcuni casi di gozzo tiroideo con ceneri di vegetali ricchi di iodio, è stato tra i primi a suggerire l'esistenza di una relazione tra cancro e dieta e a realizzare una terapia dietetica delle malattie tumorali. La ricerca scientifica ha compiuto da allora molta strada e, anche se non ci illudiamo più di poter "curare" i tumori per mezzo degli alimenti, sappiamo per certo che è possibile "prevenirli" per tramite di un regime dietetico appropriato. Si ritiene oggi, in modo unanime, che una cattiva alimentazione rappresenti la più importante causa di neoplasia in pressoché tutti i paesi industrializzati. Secondo gli studi epidemiologici svolti dall'American Cancer Society, circa il 30/38% di tutti i tumori diagnosticati negli Stati Uniti è dovuto ad abitudini alimentari errate e/o carenziali.Un discorso analogo può essere fatto per l' Italia che,nel corso degli ultimi decenni, ha visto stravolgere la propria dieta tipo, come dieta mediterranea, acquisendo connotati dietetico-alimentari nord-americani. Per converso, la bassa incidenza di neoplasie osservata nei paesi cosiddetti in via di sviluppo sarebbe da imputare alla dieta che, in queste nazioni, vede la maggior parte delle calorie provenire da alimenti come cereali e granaglie: il cui consumo, nei paesi industrializzati è di molto diminuito, dopo la Seconda Guerra Mondiale. Gli organi maggiormente esposti al cancro quale riconducibile ad errata alimentazione, sono:lo stomaco,il pancreas, il colon, l'esofago, il seno, la prostata, l'ovaio e l' utero. La dieta è il fattore di rischio più importante per mezzo del quale è possibile , oggi, interpretare le differenze geografiche nell' incidenza dei tumori. I primi studi condotti al riguardo risalgono al 1912, quando si appurò che i monaci benedettini i quali allora praticavano tutti quanti una dieta vegetariana, presentavano una bassissima incidenza di tumori alla prostata; altrettanto si appurò riguardo agli aderenti alla Chiesa degli Avventisti del Settimo Giorno e, in misura ancor più elevata, nei Mormoni : il cui credo impone loro in modo assoluto l' astinenza sia dall' alcol che dal fumo e una dieta latto-ovo-vegetariana. I Mormoni, a riprova del nostro assunto, presentano un' incidenza di neoplasie dieci volte inferiore alla media globale. La constatazione di un ruolo cancerogenetico svolto da alcuni regimi dietetici e da particolari cibi, emerge anzitutto dagli studi epidemologici, anche se non mancano ulteriori ricerche sperimentali le quali documentano i meccanismi d'azione oncogena di numerosi alimenti. Beninteso: questi studi hanno preso, esclusivamente, in considerazione i componenti naturali degli alimenti, mentre i residui dei composti tossici, i contaminanti che provengono dall' ambiente a seguito di attività industriali o agricole, le cessioni da parte dei materiali d' imballaggio e i residui di minerali tossici passanti pel terreno, costituiscono oggetto di una trattazione separata. I modi mediante i quali la nutrizione influenza lo sviluppo di tumori nell' essere umano, sono varii e certo non tutti ancora definitivamente chiariti dalla scienza Molti alimenti contengono, in tracce, sostanze che si sono rivelate cancerogene sull' animale. Tra questi composti ricordiamo la cicasina, gli alcaloidi del Senecio, il safrolo (contenuto nel sassofrasso), la quercetina (contenuta nel tè, nelle cipolle e nel vino rosso), gli estratti di farfarugine e di felce aquilina. Numerosi altri composti sono attualmente allo studio e taluni di questi (soprattutto quelli che svolgono un' azione del tipo fitofarmacologico "naturale") sono risultati mutageni e cancerogeni nei test di laboratorio. Malgrado tutto ciò,è dubbio che tali sostanze possano influenzare sensibilmente il rischio di tumore nell' uomo, essendo in genere presenti in concentrazione assai piccola negli alimenti che consuma. Maggiore importanza hanno invece i composti ad azione oncogena che vegono a prodursi nel corso della cottura degli alimenti : idrocarburi policiclici, nitrosammine e arcoleine sono stati ritrovati in cibi stracotti alla griglia, in carni affumicate, in alimenti fritti con olio di semi e in ogni caso con olio utilizzato per più di tre volte consecutive. Gli studi epidemologici sono finora riusciti ad evidenziare soltanto una debole relazione tra elevati consumi di cibi cotti alla griglia ed incidenza di tumori, ma ciò non toglie che la produzione di carcinogeni, con la cottura possa essere rilevante al fine di favorire lo sviluppo di una neoplasia. Una notazione a parte meritano i contaminanti di origine microbica, taluni dei quali esercitano uno stimolo oncogeno notevole : tra questi vi è l' aflatossina (prodotta dall' aspergillus flavus), contaminante relativo a gli arachidi e ai cereali, responsabile della induzione di tumori epatici, come i dati epidemologici in nostro possesso hanno evidenziato. Delineiamo ora come è facilitata la formazione endogena di cancerogeni. Alcuni cibi, in determinate condizioni, possono portare alla formazione endogena di composti cancerogeni, sintentizzati cioè dall' organismo stesso a partire da precursori presenti nella dieta. E questo il caso , per esempio, delle nitrosammine, che si formano nello stomaco nelle condizioni di ridotta acidità (gastrite atrofica) a partire dai nitrati e dai nitriti, che interagiscono con le ammine presenti negli alimenti. Uno studio condotto sulla popolazione della città polacca di Zabrze ha evidenziato, che la popolazione che veniva rifornita di acque ricche di nitrati presentava un' incidenza molto più alta di tumori allo stomaco. Diete ricche di grassi animali(soprattutto il colesterolo), portano ad una aumentata escrezione fecale di lipidi e dei loro metaboliti, suscettibili, a livello del tratto gastrointestinale, di venir ulteriormente trasformati in composti cancerogeni da parte della microflora intestinale, la quale è particolarmente sensibile al contenuto di grassi della dieta. Al riguardo, gli studi epidemologici hanno evidenziato una correlazione stretta tra il consumo di acidi grassi, l' aumentata escrezione fecale di acidi biliari e colesterolo e suoi metaboliti, e l' incidenza di neoplasie del colon retto, della prostata e della mammella. Popolazioni nelle quali è invece basso il consumo di grassi animali e in cui il tumore del colon retto è pressoché sconosciuto (vedi il centr'Africa), presentano un' escrezione fecale estremamente bassa di acidi biliari e colesterolo. A riprova di quanto detto , è stato appurato che i pazienti affetti da tumori o poliposi del colon, espellono, con le feci, elevate quantità di acidi biliari, di colesterolo e di loro metaboliti : alcuni dei quali si sono rivelati cancerogeni nei tests fatti su cellule in coltura. Diete ricche di grassi e povere di fibre e vitamine, possono facilitare l'insorgenza di tumori e potenziare l' azione oncogena esercitata da altre sostanze quali il fumo e l'alcol, per esempio. Il ruolo protettivo esercitato dalle fibre di origine vegetale, è stato osservato da numerosi studiosi ed ascritto, di volta in volta, alla composioze di pentosani, a gli elevati livelli in vitamina A, C ed E oppure alla presenza di fitormoni. Uno studio americano ha potuto evidenziare una correlazione inversa tra consumo di pentosani nella dieta e incidenza di neoplasia del colon; in altri termini tanto maggiore risultava il consumo di fibre tanto minore era il rischio di contrarre un tumore all' intestino grosso. Un' atra ricerca è pervenuta alle stesse conclusioni, per quanto concerne la relazione tra consumo di Lignani ed incidenza di carcinoma mammario. Ciò che è importante sottolineare è che la protezione offerta dalle fibre sembra essere indipendente dalle altre caratteristiche della dieta, risulta pertanto in grado di compensare eventuali squilibri nutrizionali, i quali potrebbero favorire l' insorgenza di neoplasie. Circa i modi onde i quali una dieta ricca di fibre protegge l' organismo, esistono numerose ipotesi nessuna delle quali ha , a tutt' oggi, ricevuto definitive conferme sperimentali. E' certo peraltro che una alimentazione carente di fibre comporti non solo un rischio maggiore di ammalarsi di cancro,ma altresì di contrarre ulteriori malattie: dalla diverticolosi al diabete, alle vene varicose; malattie queste ultime tipiche della "società del benessere". Diete carenti in vitamina A, C ed EB, nonché povere di Selenio, riducono le difese sistemiche ed intercellulari dinanzi alla aggressione di sostanze cancerogene : gli studi sperimentali ed epidemologici sono al riguardo tanto eloquenti da far concludere che "elevati livelli ematici di vitamina A proteggono di per sé dal cancro" (cit.:R . Doll). La vitamina A, in particolare, non solo previene il tumore ma è in grado di far regredire lesioni precancerose in numerosi organi, come utero, seno polmone vescica prostata. L' importanza delle vitamine come fattori anticancro è dimostrata proprio da uno dei tumori meno "sensibili" alla dieta, il quale riconosce nel fumo un indiscusso e preminente agente cancerogeno : il cancro del polmone. Il tumore polmonare è essenzialmente dovuto al fumo di sigarette, ci sono tuttavia situazioni in cui questa indubbia relazione può venir modificata in modo notevole : in peggio, se al fumo si aggiunge il rischio rappresentato da alcune lavorazioni industriali; in meglio, se i fumatori consumano elevate quantità di vegetali verdi-gialli (dalle carote alla lattuga, dagli spinaci alla cicoria agli asparagi), ove la vitamina A e/o i suoi precursori (betacarotene), sono presenti in concentrazioni superiori alle 1000 UI per 100g di parte edibile. In questo caso il rischio di tumore scende in maniera straordinaria. Analoghe considerazioni valgono soprattutto per le vitamine C ed E. E' stato infatti osservato che persone con livelli ematici di vitamina E e di Selenio inferiori solo del 10% rispetto ai valori medi, presentino un rischio di ammalarsi di cancro sei volte superiore ai controlli., Importante è infine anche la vitamina B6 ( PIRIDOSSINA, PIRIDOSSALE E PIRIDOSSALE FOSFATO), che risulta indispensabile al corretto metabolismo dell' amminoacido Triptofano. Questo amminoacido viene prevalentemente trasformato in alcuni composti cancerogeni vescicali (acido antranilico e 3-idrossiananilico), in presenza di disordini ormonali, di nicotina e di carenza di B6. Alcuni studi epidemologici hanno sottolineato l'importanza di adeguati livelli ematici di B6 nel "prevenire" il tumore vescicale. Di recente è stato osservato che una dieta ricca di grassi può altresì favorire lo sviluppo del cancro al polmone, indipendentemente da altri fattori. Non tutti i grassi sono imputati ma solo quelli di origine animale (burro, lardo, strutto, eccetera) e quelli di semi (mais e girasole), che contengono acidi grassi insaturi in elevata concentrazione. L'olio di oliva e l' olio dei pesci grassi e dei mammiferi marini, hanno invece un' azione benefica ed antipromotrice nei confronti dei tumori. E' presumibile che gli oli di semi ad elevato tenore di acido linoleico interferiscano con le prostaglandine (sostanze ad azione simil ormonale) e riducano le difese immunitarie. I grassi animali possono favorire l' insorgenza dei tumori non solo per tramite dei meccanismi più sopra citati ma altresì interferendo con il metabolismo di alcuni ormoni chiave. Gli animali da esperimento alimentati con diete ricche di grassi animali, presentavano più elevati livelli ematici di Prolattina ed Estradiolo rispetto a gli animali di controllo, a distanza di tempo sviluppando con più alta frequenza carcinomi della mammella e del colon. Somministrando bromocriptina (un inibitore della secrezione prolattinica) ad altri animali, sempre alimentati con diete ricche di grassi animali, non si registrava più nessun incremento nella incidenza di tumori . Questo a riprova di come l'elevato contenuto di grassi della dieta si ripercuota proprio sui livelli ormonali dell' animale, ed in particolare sulla Prolattina, un ormone implicato nelle neoplasie del colon, del seno e della prostata. Gli additivi alimentari occupano un posto a sé , nell' ambito dei rapporti nutrizione-cancro. Gli additivi sono una classe di sostanze chimiche addizionate ai cibi per consentirne la conservazione o migliorarne le qualità organolettiche. Per quanto riguarda i conservanti, va detto che questi hanno permesso all' industria alimentare di compiere un enorme sviluppo che non sarebbe stato possibile con il perdurare delle antiche tecniche di conservazione.. Ai conservanti chimici va ascritto l' indubbio merito di aver contribuito a debellare la piaga del botulismo, riducendo il consumo di cibi conservati per affumicatura e salatura di aver concorso alla generale riduzione di mortalità pel tumore dello stomaco. Una considerazione a parte va fatta per i Nitriti (aggiunti , prevalentemente, alle carni). Va sottolineato che i Nitriti usati quali conservanti, rappresentino meno del 10% dei Nitriti totali che si assumono negli Stati Uniti a livello alimentare e soprattutto nella verdura. Probabilmente tale percentuale è ancor più bassa in Italia, dove il consumo di carne in scatola è sensibilmente inferiore a quello degli Stati Uniti, ove si calcola che i Nitriti siano responsabili, per via della formazione di nitrosammine, di circa 135 casi di cancro all' anno. Quanto a gli additivi presenti sul mercato, sono tutti stati oggetto di accuratissime verifiche sperimentali, le quali hanno escluso la tossicità e la cancerogenicità. Nel passato, in assenza di una legislazione certa e rigorosa, alcune sostanze sono state incriminate per la loro cancerogenicità: sono il burro giallo(DAB), la tiourea e l'AF2 (usato perlopiù in Giappone). Dei molti additivi nell' uso corrente, solo due meritano una speciale considerazione: la saccarina e l'idrossitoulene butilato. La saccarina (insieme al ciclamato) è stata sospettata di indurre il cancro alla vescica, tuttavia le prove di laboratorio hanno mostrato una debole cancerogenicità esplicata unicamente sui ratti , qualora il composto sia stato somministrato loro in alte dosi. D' altro canto gli studi epidemiologici non solo non hanno rilevato aumenti di neoplasie vescicali, atteso nei forti consumatori di saccarina qual sono i diabetici ma hanno addirittura riscontrato una riduzione d'incidenza. L'idrossitoulene butilato viene utilizzato come antiossidante : in vitro s'è dimostrato in grado di bloccare l' attivazione di numerosi cancerogeni. Si presume che eserciti tale azione anche "in vivo" e taluni epidemiologi ritengono che alla diffusione del suo uso sia, in parte, da ascrivere la diminuizione di incidenza del tumore gastrico. Con frequenza ciclica compaiono sulla stampa nazionale notizie allarmistiche in merito a questo o quel composto utilizzato come additivo:questo tipo di informazione non è mai suffragata , nella maggior parte dei casi, da sufficienti prove scientifiche. Il peso epidemiologico degli additivi e conservanti sull' incidenza globale di neoplasie è inferiore all' 1%.
L’edizione 2018 del Festival di Sanremo è stata al centro di polemica per la vicenda del caso “Non mi avete fatto niente”, canzone proposta dal duo Ermal Meta / Fabrizio Moro. Il brano è stato subito accusato come opera di plagio; la melodia, l’arrangiamento, ma in buona sostanza, le parole del ritornello imitano “Silenzio”, canzone presentata alle selezioni di Sanremo giovani nel dicembre 2016 da Ambra Calvani / Gabriele De Pascali. E pensare che in un primo tempo, la canzone era stata pure eliminata! Ma passiamo ai fatti: la metrica delle due tracce è quasi sovrapponibile; il ritornello, che dà il nome al brano, è praticamente lo stesso. A un primo ascolto la differenza che appare è solo che chi cantava “Silenzio” erano un uomo e una donna, sconosciuti rispetto ai due big Meta e Moro. Poi, l’andamento si svolge nello stesso modo. Anche i temi trattati sono paragonabili similmente: Ambra e Gabriele parlavano di mafia, mentre Ermal e Fabrizio hanno incentrato la questione sul terrorismo; ma entrambi miravano al fatto che queste due grandi piaghe della società non riescono a scalfire un popolo, una nazione. Il dopo festival è stato subito caratterizzato da questo scandalo. Perché, non solo ci si è trovati di fronte a qualcosa di non inedito ma, sorprendentemente, anche vincente. Le due cose possono essere correlate quanto nettamente slegate. Il fatto che una canzone sia una copia, più o meno parziale, di un’altra, non significa che non sia gradevole, orecchiabile, dal tema attuale. E fin qui ci siamo. Altro è andare in conflitto con il regolamento del festival che prevede l’offerta di brani inediti. Secondo il direttore artistico, il ritornello, parte maggiormente verosimigliante, non è più così importante in una canzone come in passato. Del resto Claudio Baglioni era a conoscenza, proprio per il ruolo rivestito nella manifestazione, della struttura del brano e, da buon conoscitore della storia anche recente della musica, avrebbe potuto cassarlo. Ma non è andata così. E forse la sua intuizione è stata anche che ci sarebbe stato un gradimento generale dovuto, più che al brano, agli interpreti. Una canzone è tale ma può essere valorizzata o svilita a seconda di chi la canta. Tant’è che, al tempo, la coppia di giovani non ebbe risonanza. I punti in comune con le due songs sono anche riconducibili a Fabio Fabo, autore di “Silenzio” e coautore, insieme a Meta, del brano incriminato. Già dalla sera della prima esecuzione, il duo aveva subìto l’eliminazione. La RAI, nella veste del suo ufficio legale, aveva poi stabilito che il componimento era uguale alla precedente esecuzione solo nel 33% del suo totale. A questo punto è d’obbligo un chiarimento. Le canzoni “nuove”, in gara, possono avere punti in comune con altre canzoni già note. Si possono estrapolare stralci e campioni, l’importante è attenersi alla regola di non superare circa il 30% di un brano esistente. La risposta di Meta alle accuse di plagio è stata proprio questa: “Abbiamo rispettato il regolamento”… Si potrebbe pensare che si faccia meno fatica a prendere qualcosa di già fatto e poi modificarlo, anziché ideare qualcosa di completamente nuovo. Talvolta è vero il contrario; adattare il proprio stile a quello di altri artisti non è sempre cosa immediata. Sono due sfide differenti. Ma, a giudicare dalla presenza in radio e tv del brano, la sorte della canzone è stata tutt’altro che denigratoria. Ha prevalso forse l’intelligenza nel saper sfruttare del materiale audio di altri, senza esagerare, nei limiti consentiti. Altra eco è anche il riaffiorare di personaggi del passato recente che avevano riscosso zero successo ma che, con un evento come questo, sono tornati alla ribalta. Insomma, si vocifera che anche La Calvani e De Pascali, perduti nel dimenticatoio, siano stati indirettamenti acclamati, perché è stato grazie a loro che, dopo due anni, qualcuno è giunto alla vittoria. Ma veniamo al vero vincitore del festival di Sanremo. Ma come, non lo abbiamo appena detto? No, io mi riferisco a quello che ha cantato di più. Ma come chi, Baglioni! In un certo senso, il mitico Claudio, inizialmente offuscato dal pepe della Hunziker, si è fatto pian piano strada come ha potuto, riproponendo sul palco i suoi grandi cavalli di battaglia. No, nessuna stranezza o stravaganza. Se facciamo condurre il festival a un presentatore, lui rispetterà solo la parte del conduttore. Ma se affidiamo la conduzione a un comico o un cantante o uno scrittore famoso, sarà giocoforza avere degli intermezzi che siano delle gag divertenti o delle esibizioni canore, piuttosto che letture di un libro best seller. Non penso che Baglioni abbia strafato, anche duettando scherzosamente con Michelle; in fondo l’incarico di portare avanti le cinque serate del festival è oggetto di onore ma anche di grande responsabilità, sentita e apprezzata dai presentatori. E così, stecche dal vivo a parte, l’intramontabile Claudio ha dimostrato di essere all’altezza del suo compito. Sempre con il suo sorriso smagliante, nonostante le battute ironiche di Antonio Ricci al suo aspetto plastico. Baglioni è apparso comunque longilineo, non tanto per il botulino nominato dall’ideatore di “Striscia la notizia”, ma dovuto a un’attività sportiva praticata con frequenza dal cantante, con giovamento fisico generale. E allora, da “Avrai” a “Questo piccolo grande amore”, “E tu” e molti altri successi, il mattatore definito dittatore, ha messo in coro tutti i cantanti, nella sigla iniziale “Po, popopo”. Alla fine dei giochi, anche Pierfrancesco Favino si è distinto. Perfettamente a suo agio come la bionda svizzera, ha snocciolato interpretazioni multilingue davvero affascinanti, al culmine nella serata finale quando, con un monologo di pochi minuti, ha ripercorso il dramma degli immigrati stranieri sfruttati da padroni senza scrupoli e poi scacciati, che non trovano mai le loro radici. Possiamo dire che all’Ariston, i conduttori sono stati due: Michelle Hunziker e Pierfrancesco Favino. Baglioni, come direttore artistico e organizzatore del piano musicale, è apparso in secondo piano. Ciò non vuol dire che non abbia contribuito alla buona riuscita dell’evento, voci di corridoio lo danno a dirigere la prossima edizione l’anno prossimo. Vedremo…
Stringimi amore forte a te… In quell’abbraccio perfetto. Per sentirmi sicura, l’unica, indispensabile, insostituibile. Non esiste ricchezza tale che valga quanto questo abbraccio perfetto Tutto mi dai ed io tutto ti do! Non pensare amore al futuro… Domani si vedrà. Purché sia insieme. Io mi perderò oggi e ancora domani dentro il tuo abbraccio per scaldarmi e nutrirmi d’amore… Tutto il buio svanisce, i miei difetti non esistono più… Dimentica i problemi e tutte le cattiverie che vagabonde girano Irradieremo di luce questo momento così da contagiare gli altri. Ieri non c’eri… Sotto questo cielo sconfinato ascoltavo una voce che mi guidava a te!. Il tuo sorriso privo di ombre ha accarezzato la mia anima come nessuno fece mai… Anche se dei miei giorni non butterei nulla Tra milioni di cuori solamente il tuo è la mia metà… Diversi in tutto ma dentro quell’abbraccio perfetto uguali e complici… Io torno, resto e mi perdo ogni volta dentro questo abbraccio perfetto. Fermiamo l’attimo, l’eterno, la felicità nei nostri abbracci… Amore niente è per sempre, importante è vivere, vivimi intensamente! Anima grande come il mare… sono la goccia che ti mancava. Non promettesti niente ma hai mantenuto tutto! Dentro quell’abbraccio perfetto sono una donna completa, amata e desiderata. Ultimo amore della vita mia, di me ti appartiene ogni cosa. A voi dico… “Ogni cuore ha una ferita da curare, ogni volto è segnato da notti insonni”… Vorrei dirvi di lasciarvi andare, conosceranno le vostre debolezze ma per quelle vi ameranno… Solo allora troverete quell’abbraccio perfetto che ho trovato io!.
E' lontana la notte dei tempi, eppure vicina. Lo sento ogni giorno presente.. Da tempi lontani cerchiamo. Chi siamo e, perché. Adesso è presto saperlo! Arde il dolor per chi non c'è più. Solo per sempre, in un sempre infinito? O il tempo finisce con me? Domanda presente dalla notte dei tempi. L'uomo incise la rupe, per lasciare di se il segno che c'era. Ed era ieri vicino: ieri di un attimo fa! Un attimo durato millenni. Eppur lungo appare il presente . Che fugge veloce e un attimo dura,cambiando i destini, senza niente cambiar. Non sento il futuro: quello non c'è! C'è il passato perduto,che non può ritornar. Allora le memorie sono importanti , e, fanno le storie, Che il tempo cancella . Il tempo cancella , mentre si incide la rupe! Si incide la rupe creando dolor. E'la lotta d'istinto voluta dal Ciel. . Il Ciel che disegna, decide, e consegna. Quel che è deciso nessuno lo sa . La vita più lunga è di un attimo solo, che sembra infinito, ma infinito non è. E' allor che ci sorprende un pensiero intrigante , un urlo possente: Perchè? Dimmi perchè!
(III Premio, XXX Concorso Nazionale di Poesia e Narrativa “Franco Bargagna”, 2012) Ecco le Alpi, gioielli di neve, splendono fiere, nella sera, mentre un torrente mormora lieve la campana vespertina annuncia una preghiera, in fondo al villaggio, nel piccolo convento; zampilla una fonte, limpida e pura, uno stambecco si abbevera contento, e raggiunge i compagni, nel verde dei pini, agile, un camoscio corre nel vento, lassù, in praterie senza confini; le marmotte si scaldano, al sole di maggio, nei pascoli, brucano i bovini, come ogni anno, è iniziato l’alpeggio: Tutto è perfetto, semplice, uguale, in un silente, dolcissimo paesaggio, sul picco più alto, siede un’aquila reale, - dei monti maestosa regina -, riecheggia ovunque il suo grido, e sale, sale… Una bianca figura si avvicina, giunge San Bernardo da un pendìo lontano, ha un bastone ornato da una stella alpina, benedice le montagne, con la mano, scioglie la neve, sulle creste ventate, e veste a fiori l’abete e l’ontano, vola una pernice, - le ali sollevate, le piume candide, il collo flessuoso -, il sole tramonta, con carezze dorate, da una piccola baita, si ode un canto gioioso.
La felicità la scrivo sulla tua pelle Per leggerla poi sulla mia... La libertà è parte di me Che sono libera di darti il mio cuore per intero... La serenità posso provarla Nel momento stesso in cui ti strappo un sorriso quando ce l'hai col mondo... L'amore... Resta poco per l'amore quando sono impegnata a renderti felice, libero e sereno... Quando sono impegnata Ad amarti.
In questo articolo non entrerò nel dettaglio, non intendo accusare ne offendere nessun politico anche se fin troppe cose negative si potrebbero dire al riguardo. Quando leggerete queste righe le elezioni politiche saranno già avvenute e ben presto ci accorgeremo dell’ipocrisia nascosta dentro a fiumi di parole spese precedentemente pur di far leva psicologica sulla mente di noi tutti. La sottoscritta si ritiene una persona che sa ascoltare, incamera, ragiona e poi trae conclusioni dando opinioni positive o negative che siano, però bisogna imparare a leggere tra le righe di un discorso fatto, in modo da non essere presi per il naso! Talvolta ci si potrebbe chiedere se questo essere sospettosi, dubbiosi, sia un bene o un male perché non credere in niente e nessuno non si può dire sia positivo… ma anche essere degli ingenui creduloni non conviene molto!. Come si fa allora a dare di nuovo il valore giusto alle cose?, come facciamo a credere che certe persone valutino le numerose problematiche che ci sono nel nostro paese prima e dopo in Europa?, come si fa a istruire le nuove generazioni sull’importanza di andare a votare quando ogni giorno giornali, tv, radio, ci propinano vergognose litigate furibonde tra politici che nemmeno tra vamvini avvengono!. Personalmente credo che gli idoli dei ragazzi siano altri…un cantante, un calciatore, un attore diventano muse ispiratrici per i giovani perché in loro si rispecchiano, in quello che fanno, perché il personaggio in vista fa passare un messaggio positivo che in qualche modo dà ai nostri ragazzi la voglia di credere in un qualcosa di buono che c’è o arriverà…oppure in caso diverso possono dire o fare un qualcosa che scuote o sveglia da questo vivere apparentemente comodo e ricco. Un’abisso divide i padri dai figli, non solo perché i primi hanno bissuto in epoche diverse, esperienze diffwerenti quindi ideologie che non hanno in comune…Oggi non si è maturi nemmeno a trent’anni nonostante si raggiunga la maggiore età a diciotto e non a ventuno. I giovani vivono una realtà fantastica, la tecnologia è parte di loro, i vestiti griffati, le palestre, l’apparire è fondamentale, essere in forma e belli alla moda è indispensabile. Il fatto che non ci sia lavoro, lo sfruttamento delle capacità dei neo laureati evidentemente non fa indignare abbastanza, si perdono per strada tutti i diritti acquisiti negli anni dai lavoratori che oggi pur di lavorare si accontentano delle briciole, sfruttati e mal pagati, senza sicurezze sul posto dove operano e addirittura senza alcuna pensione domani pur detratta ovvero decurtata dallo stipendio… In molti sono vittime di questo torpore, un sonno che non accenna a terminare…ma a pagarne lo scotto più forte saranno proprio i giovani cresciuti in un epoca che ha dato loro tutti i confort ma purtroppo la vita è un prendere e un dare e per poter dare bisogna essere preparati. Gli strumenti ci sarebbero per avere una preparazione alta ma vengono usati male e poco come si deve, poi per carità non si può fare di tutta l’erba un fascio…c’è chi approfondisce, chi è curioso e allora s’informa e si toglie i dubbi acculturandosi e poi possiede la maturità, la serietà di mettersi in gioco per dire la sua e portare avanti un proprio progetto se vogliamo anche politico. Organizzare, prendere decisioni importanti per governare quello che è lo stato, avere il potere significa prendersi delle grandi responsabilità e se qualcosa va storto perché tutti si sbaglia significa anche assumersene le colpe e non fare lo scarica barile!. In questo i nostri politici sono dei veri e propri maestri, si accusano l’uno con l’altro scrivendo una vera e propria sceneggiatura che se fosse un film sarebbe da premio oscar…non sono certo esempi, cento ne promettono e mezza ne fanno…per i motivi più disparati e chiaramente sempre giustificati, si può dire paghiamo anche l’aria che respiriamo e continuamente lievitano i prezzi di tutto. Sommersi dalle innumerevoli tasse ora mai stiamo affogando, ci sono sempre più poveri e sempre più morti che fa la disperazione per una vita negata…Quante vittime ha fatto e dovrà ancora fare questo modo di governare sbagliato da troppi anni?. Chi si affaccia novello a fare politica non dovrebbe farsi contaminare, cosa avvenuta con grande delusione per chi è salito al potere fino a questo momento. Rivolgendomi ora verso chi governerà nei prossimi cinque anni da comune cittadina italiana posso solo chiedervi di farlo nel miglior modo possibile restando voi stessi, rimanendo umilmente brave persone perché il potere non dia alla testa. Ve lo auguro affinché possiate rimanere ed essere ricordati da noi cittadini per il buon lavoro svolto, ebbene ricordate di non portare, come sta avvenendo questo bellissimo paese alla deriva.
Salve lettori di questo periodico. Mi chiamo Angelo Farese e sono un infermiere professionale e lavoro presso la divisione di Chiirurgia generale dell'Ospedale S. Francesco d’Assisi di Oliveto Citra in provincia di Salerno. Volevo portarvi a conoscenza di un caso clinico molto grave come leggerete in seguito che alla fine e stato felicemente risolto grazie alla professionalità e all'impegno e anche alla caparbietà di un 'intera equipe. Il particolare che rende particolare questa storia,perdonate il gioco di parole, risiede nel fatto che abbiamo salvato un cittadino immigrato sbarcato nel porto di Salerno dalla nave spagnola CANTABRIA. Qualcuno potrà dire che giustamente non c'è nulla di eclatante in tutto ciò e che abbiamo fatto semplicemente il nostro dovere e ciò è verissimo. Ma a ciò che io vorrei far risaltare in questo scritto e il lato per così dire "umano". Oggi che si fà un gran parlare di immigrati si immigrati no e si polemmizza sugli sbarchi tendendo a far diventare questi poveretti i responsabili di tutti i mali di questa Italia già sgangherata da scelleratezze politiche un pugno di professionnisti ha salvato la vita di un cittadino extracomunitario dandogli oltre che la salute anche la dignità di essere trattato come un normale cittadino italiano. Lo standard umanitario nella nostra struttura e già al vertice,qui i pazienti non sono numeri ma persone ma in questa occasione vi e stata una vera e propria gara di solidarietà verso il signor CAIO tanto che molti hanno addirittura pianto quando e andato via. Sperando di aver reso il senso di questo scritto chiudo con una breve riflessione, in tutta questa storia abbiamo dato tanto ma nello stesso tempo abbiamo ricevuto tanto anche noi. QUI DI SEGUITO VIincollo il quadro clinico e altre news redatte dal dottore Vito Gargano. Per motivi di privacy ometteremo il nome del paziente che chiameremo semplicemente CAIO,ma restando invariati i dati clinici. Relazione clinica riguardo il sig. CAIO, cittadino originario del Gambia, di 23 anni. Il paziente, CAIO, veniva ricoverato nella Divisione di Chirurgia Generale dell’Ospedale di Oliveto Citra (SA) nel tardo pomeriggio di domenica 05 novembre 2017 a seguito dello sbarco nel porto di Salerno della nave spagnola Cantabria. Al momento del ricovero il paziente versava in gravi condizioni cliniche a causa di una fascite necrotizzante localizzata all’arto inferiore destro, estesa dalla caviglia al 1/3 inferiore della coscia con presenza di vaste aree di gangrena umida con conseguente grave stato settico. Tutto questo in conseguenza di un micetoma eumicotico ulcerato localizzato al 1/3 medio della gamba destra. Tale patologia, frequente in Africa, causata da miceti saprofiti del suolo e dei vegetali, era stata contratta dal paziente, in seguito ad una ferita cutanea alla gamba destra, provocata verosimilmente da una spina o da una scheggia di legno. Il paziente si trovava in Libia da circa 1 anno, e lavorava come giardiniere in una villa. Facciamo presente che tutti i colloqui con il paziente si sono svolti in lingua inglese, lingua che il paziente conosce abbastanza bene, avendola studiata a scuola (in Gambia l’inglese è la lingua ufficiale). Il paziente ha riferito che, circa 20 giorni prima dell’imbarco per l’Italia (conclusosi con l’approdo a Salerno), si era avuto un peggioramento della situazione clinica, a causa di una sopraggiunta complicanza infettiva, favorita dalle scarse cure ricevute in Libia e delle scadenti condizioni igieniche in cui viveva. La fascite necrotizzante e la gangrena umida di un arto sono condizioni cliniche molto gravi,in quanto il rischio di perdita dell’intero arto e di shock settico irreversibile è molto alto. Quindi era presente un serio rischio per la vita del paziente, oltre che il rischio di un’amputazione di coscia. Il paziente, inoltre, era altamente febbrile, con marcata leucocitosi neutrofila, grave anemia (8,0 di Hb) e scadenti condizioni nutrizionali. Per queste ragioni abbiamo operato d’urgenza il paziente lunedi 06 novembre, effettuando un intervento chirurgico aggressivo, con ampia rimozione di tutti i tessuti necrotici ed infetti,evacuazione di tutte le raccolte purulente, drenaggio di tutte le sacche chiuse, lasciando ampie sotto-minature estese fino al 1/3 inferiore della coscia, per recuperare i lembi cutanei ancora vitali, in vista di una chirurgia ricostruttiva con lembi ed innesti. Per conciliare la massima aggressività chirurgica con una minima demolizione tessutale, abbiamo dovuto lasciare un’ampia e profonda ferita aperta. L’intervento chirurgico d’urgenza ci ha permesso di fermare l’infezione, e già dal secondo giorno post-operatorio le condizioni cliniche del paziente sono notevolmente migliorate, con diminuzione fino a scomparsa della febbre e recupero dei parametri vitali. Dopo 7 e 15 giorni dal 1° intervento, abbiamo effettuato altri 2 interventi chirurgici per perfezionare il lavoro fatto ed eseguire ciò che non era stato possibile fare in urgenza nel primo intervento. Il giorno 22 novembre abbiamo effettuato un intervento chirurgico plastico-ricostruttivo, chiudendo tutte le ferite mediante l’utilizzo di lembi ancora vitali e di diversi innesti cutanei autologhi meshati, con prelievo con dermatomo elettrico dalla coscia destra del paziente. Da allora è seguita una lunga fase riabilitativa, svolta con l’ausilio di tutto il personale infermieristico della Divisione di Chirurgia Generale, perché il paziente aveva impossibilità nella flesso-estensione del ginocchio e della caviglia a causa delle aderenze causate dall’infezione. Siamo molto contenti di poter dimettere il paziente completamente guarito, con emoglobina a 12 g, con tutti i parametri vitali nella norma, con i paziente che deambula autonomamente e senza ausilio di stampelle.
Di fronte all'ultima strage, Trump se n'è uscito con una solenne minchiata, invitando studenti ed insegnanti a non aver paura di recarsi a scuola: in fondo, lui gira sempre da solo e senza scorta, no? Tuttavia, agli americani va bene così: dopo una strage, piangono per un giorno per poi brindare. Miami– Il 2018 potrebbe essere l’anno record per le sparatorie con conseguenti stragi di innocenti negli Stati Uniti. Da poco iniziato l’anno e già si contano 18 casi di sparatorie nelle scuole che hanno lasciato una lunga scia di sangue che suscita terrore e sgomento nell’opinione pubblica. L’ultimo episodio in ordine di tempo è avvenuto il 14 febbraio 2018, la strage di San Valentino, che ha provocato la morte di 17 persone. La sparatoria è avvenuta a Parkland, in Florida, dove un ex studente della scuola, Nikolas Cruz, di 19 anni, a suo tempo espulso dall’istituto “per motivi disciplinari”, ha fatto irruzione armato nell suo ex Istituto, la scuola “Stoneman Douglas”. Cruz si è presentato armato di un fucile semiautomatico leggero modello Ar-15, dotato di numerose munizioni di riserva, oltre ad alcune granate fumogene. Poco tempo prima, circa un mese fa, il 23 gennaio 2018, uno studente di 15 anni aveva sparato all’interno di una scuola superiore in Kentucky, negli Stati Uniti, precisamente nella contea di Marshall a Benton. In quell’episodio erano rimasti vittime due studenti, mentre altri 18 erano rimasti feriti. Nelle prime settimane del 2018 si sono verificati altri episodi simili, sebbene con un bilancio meno pesante. All’inizio di febbraio, a Los Angeles uno studente era stato ferito alla testa e un altro al braccio, quando una pistola nascosta nello zaino di uno studente è esplosa. Il Congresso si è opposto più di una volta alla possibilità di varare misure per limitare il possesso delle armi, anche dopo le stargi più eclatanti, come quando era avvenuto nella scuola elementare Sandy Hook, dove 20 bambini e sei educatori erano stati massacrati nel 2012 nel Connecticut. Il movimento per il controllo delle armi da fuoco, “Everytown for Gun Safety“, tiene una lista aggiornata di tutte le sparatorie che si verificano nel paese e questa sembra ormai un bollettino di guerra. Si contano dal principio dell’anno 2018 già 18 sparatorie all’interno di scuole o college, di cui 8 con morti e feriti, 8 senza alcun ferito e due suicidi. La cattura dell’omicida Le continue tragedie hanno riportato in prima pagina negli USA la questione della libera diffusione delle armi e hanno causato lo scontro fra le varie ali di opinione pubblica, infuocando il dibattito tra coloro che chiedono controlli più severi sulla vendita e il possesso delle armi e coloro che difendono il diritto di poter girare con un’arma. Secondo il quotidiano britannico The Guardian, l’impatto emotivo delle sparatorie scolastiche ha scatenato una fiorente industria della sicurezza scolastica. Nel 2017, il mercato delle attrezzature di sicurezza nel settore dell’istruzione era stimato in 2,68 miliardi di dollari, secondo i dati di IHS Markit. Da queste tragedie è nato un business della sicurezza e alcune aziende hanno sfruttato le paure dei genitori vendendo zaini o lavagne a prova di proiettile. Pur rifiutandosi di approvare restrizioni sostanziali sul controllo delle armi, il Congresso ha approvato budget da centinaia di milioni di dollari per aumentare il numero degli agenti di polizia nelle scuole pubbliche. I sostenitori del diritto alle armi hanno spinto ad armare il personale nelle scuole, dalle guardie private ai bidelli, in modo da allargare ulteriormente la diffusione delle armi nelle scuole. Si vedono i risultati. Parenti vittime Un diplomatico russo (rimasto anonimo) ha rilevato che, considerando che il Governo di Whashington è quello che si erge sempre a “difensore dei diritti umani”, giustificando con questo anche i suoi interventi militari in altri paesi, sarebbe ora che l’ONU si faccia carico della questione della violazione continua dei diritti umani negli USA, in particolare degli studenti che rischiano di trovarsi di frequente sotto il fuoco dei tiratori psicopatici armati di tutto punto grazie alla lobby delle armi. Lo stesso diplomatico ha sostenuto che l’ONU dovrebbe considerare di inviare un contingente di caschi blu negli USA per controllare la sicurezza degli studenti nelle scuole nordamericane e dissuadere dagli attacchi. La proposta potrebbe essere sostenuta in sede ONU da tutti i paesi che sono stati vittime di “interventi umanitari” delle forze USA nei loro paesi. Le autorità nordamericane hanno preferito non commentare la proposta.
Come sempre, la fine di ogni anno è accompagnata dal discorso del Presidente della Repubblica. In genere, dopo il telegiornale, a reti unificate, una volta solo sui canali RAI, oggi anche su quelli mediaset e su alcune piattaforme digitali. Quest’anno, Sergio Mattarella ci ha intrattenuto poco più di dieci minuti, dimostrando la tendenza diffusa dell’informazione attuale, sempre più ispirata da brevi flash in continuo aggiornamento. E’ un fatto di cultura odierna ma, sicuramente, quando si è certi di aver menzionato gli argomenti principali che hanno caratterizzato l’anno trascorso, l’essere sintetici è sicuramente positivo; per l’attenzione della gente, che può così focalizzarsi subito su quel o quegli interessi che lo toccano da vicino o che rappresentano il suo punto di vista. L’opinione dei cittadini, al quale il nostro capo di stato si rivolge, è molto importante, specie se la comunicazione avviene, come in questo caso, senza preamboli e giri di parole. Le lungaggini nelle frasi possono anche chiarire meglio un concetto, ma rischiano a volte di annoiare lo spettatore. E’ vero che, se la trasmissione avviene contemporaneamente su molte emittenti, è più difficile cambiare canale per non ascoltare. Ma, a parte spegnere la tv, si può anche chiacchierare sopra i discorsi del nostro amato presidente. Ma, devo dire, la relativa brevità ha giovato a questo importante appuntamento di fine anno. In sintesi, ecco le argomentazioni trattate: Il 70esimo dell’entrata in vigore della Costituzione; La ricorrenza del centenario della fine della prima grande guerra; Le conquiste ottenute: pace, libertà e democrazia; L’evoluzione con i rapporti uomo e ambiente; Il compito della politica di gestire i mutamenti in atto, come quelli scientifici e tecnologici che hanno determinato i cambiamenti climatici; Il tutto in vista delle nuove elezioni; Le problematiche della mancanza del lavoro; Le condizioni di disagio di molti cittadini, particolarmente di coloro che sono stati colpiti dai recenti terremoti e inondazioni, e comunque da incidenti e calamità; Un accenno anche alle vittime dell’attentato di Barcellona e di tutti i recenti atti di terrorismo; La generosità dell’Italia in contrapposizione all’avvertito segno di risentimento di fronte ai problemi del nostro paese, con un occhio di riguardo alla parte che ognuno di noi deve compiere, puntando soprattutto alle istituzioni; Infine, un saluto a chi, in questo giorno di festa, si trova impegnato nel proprio lavoro, per portare avanti gli obiettivi di sicurezza e funzionalità che non dovrebbero interrompersi nemmeno il 31 dicembre. Il 70esimo della nostra amata e cara costituzione. Per molti una grande ricorrenza che conferma la validità di un elenco di basilari normative, fondamentali, per l’appunto, all’emanazione di tutte le leggi che governano al meglio lo stato. Per altri, qualcosa di vicino all’obsolescenza, da riscrivere in parte o in toto. Da qui L’incitamento al nostro futuro di elettori che, chiamati al nostro dovere, ma anche diritto, del prossimo 4 marzo, avremo l’ennesima responsabilità nel nominare le forze politiche che guideranno l’Italia. Spinta necessaria dalla sfiducia che i vari partiti hanno cumulato nel corso delle varie legislazioni. E, siccome andare al voto non è una passeggiata, in termini economici, farlo e poi ritrovarsi con una rappresentanza errata, che ha promesso mari e monti e non dà né laghetti né colline, non fa assolutamente piacere. La gente è stanca di sentire che ci saranno aumenti di pensioni, di salario, abolizione di tasse, mezze verità che si intrecciano con l’adozione di altri subdoli balzelli. Perché, alla fine, i sacrifici per la nostra madre patria, li dobbiamo fare sempre noi comuni piccoli borghesi. E qui ci metto i disoccupati, i senza tetto, quelli che percepiscono una pensione di poche centinaia di euro, i precari, gli esodati, ma anche la gente che può comunque contare su un’entrata mensile, e che si vede il proprio stipendio risucchiato mensilmente dalle bollette aumentate e dall’insorgenza di altri enti legalizzati all’esazione ingiusta di soldi. Mattarella ha poi citato i giovani, poco più che diciottenni, che si troveranno per la prima volta al seggio, paragonandoli ai loro coetani, 100 anni prima, che non potevano usare il voto come mezzo di lotta ma erano chiamati alle armi e, grazie alla loro vita, si è giunti alle conquiste di oggi. Conquiste come: pace, libertà , democrazia e diritti. E’ vero che stiamo vivendo il più lungo periodo di pace, al contrario di altre nazioni. Ed è anche vero che, purtroppo, stiamo assistendo a un escaletion al riarmo nucleare, nella forma di fanatici folli che, non si sa perché, sono a capo di uno stato. Ma, sia per questo, che per l’influenza di partiti disonesti, e non se ne trovano molti che facciano il loro dovere fino in fondo, tutte queste conquiste sembrano scivolarci, un po’ ogni giorno, dalle mani. Il diritto al lavoro, o all’istruzione, sancito nella nostra costituzione, dove sta? L’istruzione è a pagamento, ovviamente mi riferisco a quella pubblica, pur se all’interno della nostra legge madre sta scritto che è gratuita e obbligatoria fino a… Ma anche lì i libri, le iscrizioni ci sono eccome e non sono regalati. Che la scuola abbia bisogno di sostegno è fuori discussione, solo che ci dovrebbe pensare lo stato. E i posti di lavoro? Viviamo in una situazione temporale sempre più drammatica; padri di famiglia che divengono disoccupati, colpa di riqualificazioni aziendali, giovani che non riescono a entrare nel mondo del lavoro e, quando lo fanno, deve essere una triste e timida esperienza con contratto a tempo determinato, di solito molto limitato. E la democrazia? Il popolo non è più sovrano, sempre a detta della nostra carta; noi votiamo e poi vediamo al governo miscugli e rimpasti di alleanze con cui non ci identifichiamo. I nostri ideali non sono più supportati. E le aspettative? Neanche a parlarne. E’ una delusione dopo l’altra. E come porre rimedio a tutto ciò? E’ a mio ingenuo parere, o meglio sarebbe, semplice. Si parla da una vita di legge elettorale. A prescindere dal proporzionale e da altri meccanismi che regolano il chi o come comanda, ecco come avrei fatto io, da sognatore. Una volta vinte le elezioni la coalizione tot, la stessa ha un lasso di tempo da definire, entro il quale mettere in pratica tutti o quasi, perlomeno quelli più salienti, i punti del suo programma. Trascorso questo tempo, se non vi riesce, visto che la responsabilità è pienamente controbilanciata da uno stipendio mensile e altre sovvenzioni più che generosi, non si aspetta più; il partito o l’alleanza in questione, se ne va a casa ma…non finisce qui. E’, ed è sempre stato troppo facile fare casini in politica e poi dimettersi, senza conseguenza. Non solo si perde la qualifica e l’onorario derivante, ma si dovranno pagare anche pesanti sanzioni, in termini economici. Sì perché finora, se qualcuno faceva male il suo lavoro, il compito di rimettere i conti a posto spettava al suo successore, costretto, con parziale giustificazione, all’ennesima manovrina correttiva. Ora basta. E’ l’ora di farla finita. Quando un partito presenta un progetto politico, deve esser certo della sua attuabilità. Non si accettano scuse. Si paga e basta. Insomma, chi rompe paga, e i cocci sono suoi. Con questa semplice equazione, che nessuno dei politici vorrà mai, risolveremmo presto i problemi di una nazione. Ma si deve cambiare mentalità. Andare in politica non deve essere soltanto la conquista di potere personale per scopi propri; è, o perlomeno dovrebbe essere, un qualcosa di gravoso, date le complessità con cui si snoda la struttura di uno stato, che dovrebbe essere ricompensata, non tanto e soltanto da uno stipendio altisonante ma, in maggioranza dalla soddisfazione dei cittadini allorquando si vedono concretizzati tutti i punti di un programma relativi al partito del momento. Da qui la speranza di una folta partecipazione degli elettori nelle parole del nostro caro presidente. Speranza che deve essere validata dall’effettivo risultato. Come mai si vota un partito che dichiara di voler realizzare alcuni obiettivi, poi vediamo lo stesso partito che stringe rapporti politici col suo antagonista, che noi non avremmo mai votato? Questo accade perché tale partito abbisogna di una certa rilevanza in parlamento, per sopravvivere. E per raggiungere questo minimo, fa comunella anche col suo nemico, o comunque con colui che fino a ieri non condivideva per niente i suoi ideali. Inoltre, anche se vediamo trionfare il nostro partito preferito, le varie promesse tardano ad arrivare, e il tempo le fa scomparire. Poi si trovano un sacco di scuse, addotte primariamente a interferenze di altri partiti o difficoltà economiche di realizzazione. Tutte cose, come detto sopra, da sapere prima. Certo, un diciottenne, alla sua prima esperienza di voto, ripone delle speranze diverse nel suo “primo” partito ideale, di chi, ormai da decenni, forse, anche avendo avuto più ideologie politiche, si convince che l’azione del voto, in fondo, non è poi così determinante, anzi a volte è frustrante perché si sa che, alla fine, chi ci ha promesso x, con tanti bei sorrisetti e discorsini, poi non ci dà nemmeno y. E anche qui è triste constatare che, non è il partito marcio ma l’uomo in sé stesso, a fare la differenza. Escludendo, nella storia, rari casi di uomini politici che hanno dato il loro onesto contributo al benessere dell’Italia, la quasi totalità degli uomini politici, dei membri del parlamento, o sono corrotti, li vediamo tutti i giorni indagati nei tg, o, anche se non sono così visibili, se ne stanno lì a fare melina, nel frattempo la legislatura passa e loro si guadagnano (si fa per dire) una lauta pensione in un periodo contributivo lampo, senza contare annessi vari. Mattarella ha giustamente puntualizzato che tutto ciò che abbiamo conquistato, dalle grandi guerre ad oggi, non è scontato. Attacchi ai diritti acquisiti sono sempre in agguato, ed è per l’appunto ai giovani d’oggi, che spetta di difenderli. E’ giusto ricordare, o meglio sapere, visto che è trascorso un secolo, quello che i ragazzi dell’epoca hanno compiuto. Sacrifici immani, anche la morte. Ed è infatti grazie a loro, molti di loro, che siamo giunti alla società di oggi. Bisognerebbe cercare di immaginare, mettersi nei panni di quei ragazzi, poco più che adolescenti, chiamati a difendere militarmente la propria nazione. Cosa ben diversa da quello che possiamo fare noi persone del 2000, coi mezzi civili come il voto. Da qui il presidente passa a descrivere il momento in cui viviamo, dal punto di vista tecnologico. Scienza e innovazione sì, ma anche attenzione alle nuove ed incombenti problematiche ambientali. Anche qui più che mai, contano i giovani. I capi di molte nazioni hanno mostrato un atteggiamento superficiale nei confronti della realtà ambientale. Scarsa attenzione e disinteresse, chissà perché. Scienziati, meteorologi, climatologi di tutto il mondo stanno gridando. Insieme alla Terra “aiuto”. Ma non sono ascoltati. Solo vaghe promesse di protocolli di diminuzione degli agenti inquinanti, diluite in decenni. Ma il problema è adesso, ed è di elevata gravità! Non sappiamo se e quanto potremo recuperare, del nostro ecosistema. Ne va della nostra salute e, anche se i capi delle più potenti nazioni sembrano ignorarlo, di quella dei nostri figli. Un’altra giustificazione alla presenza della politica nella nostra vita, come detto nel discorso, è proprio la guida che essa deve avere sul controllo dei nuovi mezzi tecnico-scientifici, che sono a volte in mano a persone senza scrupoli, che usano le ultime invenzioni per arricchirsi e dominare il resto del mondo non per il benessere della collettività. E di nuovo, una puntata alle imminenti elezioni, non tanto agli elettori, ma ai partiti, che hanno, ora più che mai, il dovere di presentare, e io direi di mantenere, un programma politico che giovi al nostro paese. Viste le dimensioni dei problemi che gravitano attorno all’Italia, non ci si può tirare indietro di fronte a questo dovere. La prima e più grave questione sociale sottolineata da Mattarella, il lavoro. Per i giovani ma non soltanto. Ma se il lavoro scarseggia, come possiamo continuare ad offrirlo anche a chi è appena giunto nel nostro paese? Bella domanda. Si fa presto a dire posti di lavoro. Ma uno stipendio stiracchiato da occupazione trimestrale non è dignità. E se dobbiamo condividere anche quel poco che ce n’è con gli stranieri che arrivano da noi, la situazione diviene veramente drammatica, assurda. E questo lavoro deve essere caratterizzato da piena sicurezza. Poi il disagio delle popolazioni colpite dal terremoto, con i rallentamenti nei soccorsi e nella ricostruzione. E qui possiamo aprire una parentesi sulle casine, le soluzioni abitative che vengono offerte a chi una casa non ce l’ha più. Una soluzione che dovrebbe essere rapidissima e di tipo temporaneo. E invece diventa una aspettattiva agognata che non si concretizza nei tempi minimi, umanamente parlando. Senza tener conto dei difetti che queste costruzioni si portano dietro. E allora, anche qui, dove sta l’efficienza, la comprensione dello stato, sottoforma del governo attuale? Le belle parole di un presidente o di una qualunque personalità politica che va a visitare le località dissestata dal cataclisma, non bastano. Dopo alcune strette di mano, devono seguire i fatti. Non si possono far passare mesi, anni con la gente all’addiaccio e in situazioni igieniche da medioevo. E come non menzionare le vittime di Barcellona e di tutti gli attentati terroristici. Un plauso alle forze dell’ordine che fanno già tanto, ma si impegnano nella lotta a questo terribile fenomeno tutti i giorni con risultati migliorabili. Non dipende da loro, non gli sto dando nessuna colpa; che va ricercata nei poteri che la politica limita loro. E qui parlo non solo di terrorismo, ma di sicurezza a livello di quartiere, dove, come ripetiamo da tempo, i malviventi hanno a disposizione tante attenuanti, mentre l’aggredito non può nemmeno difendersi, altrimenti viene incriminato per eccesso di legittima difesa. E qui le forze dell’ordine fanno una pessima figura, arrestando un innocente. Ma la nostra Italia è così, nel bene e nel male. Benché il nostro capo della Repubblica ci voglia far vedere tutto il più rosa possibile, come quando dice che i problemi che abbiamo, migranti e disoccupazione in testa, sono risolvibili, tutti vedono chiaramente sempre più nero, un crescente tumulto di disorganizzazione, violenza e povertà. Forse quella piccola traccia di ottimismo che Mattarella ha voluto infonderci, non servirà solo a non farci vedere la realtà, ma ad apprezzare il fatto di poterla combattere.
Non state lì a domandarvi se sia l’una o l’altra ipotesi. Non ci sono dubbi; il nostro paese è entrambe le cose. Avete presente il peggiore degli incidenti stradali, con auto e camion schiacciati e accartocciati addosso gli uni sugli altri? Una specie di animale mitologico o preistorico informe. Così è la raffigurazione di un gigantesco tamponamento a catena, così appare la nostra “brillante” Italia. Ma se da un lato, disastri stradali esclusi, i mostri mitologici, per quanto orrendi nelle loro deformità, hanno comunque qualcosa di magnetico; il nostro stato invece, risulta piuttosto repellente. Lo vediamo quando i giovani, laureati o comunque ben ferrati in un settore, se ne vanno all’estero in cerca di opportunità lavorative qui introvabili o indegnamente sottopagate; si percepisce anche dalle aziende che, per evitare la bancarotta, si smembrano in sedi disposte in paesi in via di sviluppo o che, in ogni caso, applicano una tassazione inferiore rispetto alla nostra che si aggira ormai intorno al 50%; E non ditemi che non sapete dei pensionati i quali, da un po’ di tempo, per evitare di ridare tutta la pensione al governo, o peggio, divenire dei barboni, vivono il resto della loro vita da signori, in Portogallo o altri luoghi dove l’importo della mensilità risulta essere più che raddoppiato rispetto al potere d’acquisto Italiano. Ma non importa. Non importa veramente nulla ai nostri governanti. L’Italia è, per loro, proprio come un grande animale sanguinolento, da divorare senza pietà. Solo che gli animali lo fanno per sopravvivere, non per abbuffarsi. Ma sono temi già discussi. Ne ho già parlato in vari articoli. Forse quello che mi manca di citare è l’impatto, non tanto economico, che quindi grava sul nostro sostentamento fisico, sulle nostre famiglie. Ma anche sulle poco tangibili conseguenze psicologiche. Reggere mentalmente agli oneri fiscali di questa nazione è sempre più arduo. Oltre al pensare come tirare a fine mese, se il nostro stipendio non basta, niente preoccupazioni. Ci sono gli ammortizzatori sociali. Pensiamo ai bonus gas, elettricità e acqua; Ai bonus bebè, alle riduzioni in bolletta previste dai regolamenti dei gestori delle utenze o delle aziende municipalizzate che gestiscono i rifiuti. Ai vari rimborsi sui modelli 730, nonché alle esenzioni a vario titolo dal pagamento di alcune tasse. Tutte cose buone, penseranno i lettori. Tutte cazzate. Un grande numero di questi cosiddetti, “aiuti sociali”, si rendono al cittadino in modo opzionale, previa la fornitura agli uffici idonei, di documentazione relativa; parlo del classico ISEE in primis, che non è altro che un sistema per sapere meglio quello che lo stato sa già o, nel caso gli sia sfuggita qualche cosa sul contribuente, per sapere esattamente quali sono le sue provvigioni. Così, si avrà del materiale su cui lavorare d’ingegno per applicare nuovi dazi. Poi ci sono i vari rendiconti bancari, una vera e propria insinuazione della nostra privacy. Nessun problema, nessuno ci obbliga; però, se non forniamo tutti quei dati, non ci viene applicata, forse, la tariffa agevolata. E avete mai pensato alle difficoltà che gli anziani hanno a reperire tutti i documenti necessari? Necessari solo perché li chiedono, inutili in fondo perché il nostro sistema fiscale ormai, ci ha schedato tutti da tempo. Sa di noi vita, morte e miracoli. Ma continua a domandarci sempre le stesse cose, ogni anno, ogni qualvolta servono. Tutta questa grande macchina dovrebbe essere efficiente ed automatizzata. Il tal dei tali con una minima pensione o un piccolo stipendio dovrebbe avere in modo trasparente, le opportune diminuzioni sulle bollette e le tasse. L’imps, l’agenzia delle entrate, le agenzie del territorio e e tutti gli enti che, per spazio sarebbe impossibile nominare, di concerto con le varie aziende pubbliche o private che erogano servizi, potrebbero tranquillamente, nel nostro interesse, scambiarsi i nostri dati. Questo anche a pro della legalità, nessuno potrebbe fare intrecci particolari a un gestore telefonico dicendo che percepisce uno stipendio basso se non corrisponde a verità, per avere la detrazione. E invece continuiamo così, nel marasma del nostro ingranaggio aziendale italiano. Ma, d’altronde, i nostri politici ci vengono incontro, alle nostre lamentele, spiegandoci che, tutto questo ha un senso. Purtroppo mancano le risorse e, quindi, lo stato si sente in diritto di intervenire per recuperare somme non dovute, irregolarmente percepite da parte di alcuni cittadini, e di bloccare i cosiddetti furbetti che cercano di frodare l’erario. E allora si anima la guerra tra poveri; noi, quando sentiamo dire che l’INPS è in crisi perché ci sono stati pensionati baby, ci crediamo, come dei fessi! E quando l’agenzia delle entrate parla dei vari ammanchi dovuti a somme portate all’estero o a aziende con registri in nero, noi ci crediamo, come degli allocchi! E così, quando i sindacati, d’accordo con i nostri datori di lavoro, ci annunciano l’aumento dell’età pensionabile, per cui non è possibile smettere di lavorare fino a che Parkinson e Alzhaimer ci busseranno alla porta, noi ancora stiamo lì, a bocca aperta, perché è tutto vero! Ma dove siamo andati a finire? Insieme a Pinocchio nel paese dei balocchi? Qualcuno volò sul nido del cuculo? Insomma, prendiamo come oro colato delle sparute verità a coprire delle falsità galattiche. Ora, tirate un bel respiro, e riflettete: L’INPS, in passato, ha elargito pensioni, anche se non in numero così elevato, a lavoratori con un periodo contributivo basso, 15 anni o poco più. E tutti a gridare allo scandalo. Ma nessuno dice che, al tempo, quelle pensioni erano così basse da non permettere di vivere decentemente, e allora, questi piccoli pensionati entravano di nuovo nel mondo imprenditoriale, ad esempio, poiché erano ancora giovani. E’ il caso di chi ha approfittato per aprire un bar o altra attività del genere. Sempre dichiarando, l’anno successivo, gli introiti del proprio impiego che sommati alla pensione, ne facevano diminuire l’importo per cumulo di reddito. Sto parlando di importi pensionistici di circa 400 euro. Ovviamente non si nominano nemmeno gli oltre 3000 euro che un parlamentare può godere solo dopo una legislazione o al massimo, 5 anni. E allora l’età per l’ottenimento della pensione si è via via allungata, fino a toccare gli oltre 40 anni di questi ultimi tempi. Avete mai pensato alle persone che, purtroppo, non sono così poche, non riescono a raggiungere tale età perché, a causa di incidenti o malattia muoiono prima? In quel caso, dove vanno a finire i soldi pagati per decine di anni e che il poveretto di turno non percepirà mai? Ma nelle casse dell’inps. E caso non così infrequente, anche devo dire, tra miei colleghi, cosa accade se il pensionato perisce dopo un anno o due che è in pensione? Semplice. Anche qui ci guadagna l’inps che, a fronte della contribuzione di una vita, paga solo un paio d’anni di emolumenti. Se mi guardo intorno, e se lo fate anche voi, queste due realtà sono tutt’altro che sporadiche. E allora, è possibile che l’inps sia davvero in negativo per delle pensioni baby? Forse in difetto per delle retribuzione di platino a politici, che di tempo, ne hanno lavorato (e ne lavorano) veramente un lampo. Ma in attivo, avendo ricevuto contribuzioni delle quali non ha mai pagato le relative pensioni, o lo ha fatto per poco tempo. E quanta gente pensate che riesca a portare i propri patrimoni all’estero? Innanzitutto, quali denari? Voglio dire che al mulino ci sta il mugnaio e sa come fare la farina. E allora un politico, o un grande imprenditore, con grandi capitali, un mafioso, loro possono. Ma, siccome non è così facile eludere certi controlli, in aggiunta a trucchetti applicati da contabili geniali, si coprono gli occhi dei revisori, magari sempre con dei bei bigliettoni che, come dicevo sopra, può avere solo un riccone. Noi comuni dipendenti o con una ditta a nome unico, ci potremmo divertire a vedere se le banche svizzere accettano i nostri debiti, più che i crediti, perché sarebbe tutto ciò che saremmo in grado di offrire. Proprio l’agenzia delle entrate è infelicemente nota per aver chiesto indietro a cittadini onesti somme ingiuste, Somme che, e non c’è niente da fare, siamo costretti a pagare.; tutto dopo il connubio con Equitalia, azienda che, abile in matematica, moltiplica i debiti dei poveri che non riescono a fronteggiare in maniera dovuta piccole sanzioni. E, sempre parlando di politica per le masse , come non nominare i falsi invalidi? Un polverone mediatico per aizzare l’opinione pubblica contro i veri invalidi, la quasi totalità dei soggetti chiamati in causa. Persone umiliate, spiate dalla guardia di finanza che, in oltre il 90% dei casi, hanno dimostrato pienamente (magari non fosse vero), la loro disabilità. Ma niente scuse per loro, e guai a diffondere la verità. Eccola. Negli anni trascorsi, inps e guardia di finanza hanno speso un sacco di soldi per effettuare questi controlli e pedinamenti, risultati poi inutili. Sarebbe stato corretto procedere con l’individuazione immediata del medico che, al tempo, avesse rilasciato il certificato sull’handicap, condannarlo al pagamento di una sanzione, ma ciò non succede. Sapete com’è, gli intoccabili sono anche loro, coesi tra lobbi e massoneria. Invece i disabili, più deboli degli altri per definizione, sono facili prede da perseguire. Un bel tapiro, ma non d’oro, rosso di vergogna, al comando generale delle fiamme gialle, che costano molto di più di quello che riescono a recuperare. E infine, per non farci mancare nulla, affidiamo la nostra tutela lavorativa ai sindacati, organi ormai smunti, incapaci o non volenti di osteggiare i nostri datori di lavoro. Perdiamo terreno a livello salariale, i nostri contratti sono scaduti da tempo, non tengono più il passo con il costo della vita. Ma dobbiamo fare uno sforzo, le risorse, economicamente parlando, come scritto sopra, non ci sono. Chissà, qualcuno adesso aprirà gli occhi, dopo queste considerazioni, tutt’altro che complete... Ma, dopo che uno stato ci ha rifilato per tanti anni della latta illudendoci che fosse metallo prezioso, le righe che ho scritto vi lasceranno increduli. E allora, intanto digerite queste notizie. Prossimamente avrete delle precisazioni, magari confortate da cifre, che renderanno ammissibile tutta la storiella che vi ho raccontato.
Da sempre il nome Ferrari viene associato a qualcosa di magico e leggendario. In qualsiasi parte del globo, dal più remoto paesino di provincia alla grande metropoli, chiunque ha sentito parlare almeno una volta nella vita di queste mirabolanti auto. Il sogno di ogni bambino è quello di possedere o di poter guidare, da grande, una di queste fiammanti vetture e, quando nel marzo dello scorso anno nella mia casella di posta elettronica ho trovato una circolare della sede centrale dell'Unione italiana ciechi in cui si proponeva la possibilità di poter fare due giri di pista a bordo di uno di quei bolidi, non ci ho pensato due volte e ho subito chiamato un paio di amici per poter organizzare la mia partecipazione all'evento che si sarebbe svolto nel futuro mese di settembre sulla pista di Anagni, vicino Roma. Il giorno prescelto sarebbe stato sabato 16, nel pomeriggio del quale, avremmo potuto finalmente fare il tanto atteso giro in Ferrari, in collaborazione con il club Ferrari Roma centro che ci avrebbe messo a disposizione le auto. Inoltre, visto che il giorno seguente (ovvero domenica 17) per le vie del centro si sarebbe svolta la maratona città di Roma, la sede centrale aveva dato l'opportunità di poter dormire in un hotel appositamente prenotato per chi avesse voluto partecipare alla corsa trovando, dove possibile, anche degli accompagnatori. Personalmente non ero interessato a tale manifestazione ma ho colto ugualmente l'opportunità di poter dormire in hotel per poter andare il giorno seguente a fare il turista per Roma, città che peraltro adoro poiché ho trascorso in passato, momenti veramente piacevoli in quella città. Per poter fare due giri in Ferrari ci veniva chiesta la somma di 95 euro che ho trovato considerevole, visto che due soli giri di pista avrebbero richiesto solo pochi minuti e che i piloti erano li a titolo di volontariato. Le condizioni però erano queste: prendere o lasciare…ma ci tenevo troppo e non volevo perdere quest’occasione quindi ho accettato ugualmente di buon grado e nei successivi mesi ho effettuato il bonifico sia per la giornata in Ferrari sia per l'hotel che ci avrebbe ospitati. Finalmente è arrivato anche il gran giorno di settembre e un veloce Freccia Rossa in poco tempo ha portato me, la mia ragazza e un'amica, alla stazione Termini dove l'organizzazione ci aveva messo a disposizione un pullman privato che ci avrebbe portati in un oretta dalla stazione Termini all'autodromo di Anagni. Sul pullman ci saremmo attesi una presentazione organizzativa della giornata e invece quando siamo scesi ci siamo trovati a dover capire cosa fare e dove andare. Ci hanno quindi condotto in una grande stanza dove abbiamo fatto l'iscrizione alla manifestazione e ci hanno consegnato un braccialetto per poter riconoscere le persone che avevano pagato per poter fare il giro in Ferrari e un cartellino plastificato con il proprio nome e cognome. Una volta che tutti i non vedenti hanno finito la procedura di registrazione sono iniziati i soliti comizi di rito dove alcuni dirigenti del consiglio nazionale dell'Unione si sono lungamente prodigati nell’incensare la propria opera ignorando che forse i presenti si sarebbero aspettati che fosse dato maggior spazio alla spiegazione dello svolgimento della giornata, tema che invece è stato trattato solo alla fine in modo molto sbrigativo. Finiti gli interventi è arrivato il momento del pranzo, organizzato a buffet come previsto. Quando avevamo letto il programma, la cosa ci aveva lasciati un po perplessi ma, sapendo che era stata organizzata dalla mirabolante commissione sport e tempo libero nazionale, avevamo pensato: "faranno sicuramente in modo che i numerosi non vedenti presenti possano accedere in maniera agevole al buffet!" ...E invece ci siamo trovati scaraventati in un arruffata fila dove ognuno raccattava quel che poteva e dove chi aveva la fortuna di essere accompagnato da una persona vedente riusciva a riempire il proprio piatto e a trovare una sedia per sedersi e poter mangiare in tranquillità...il resto della gente si arrangiava in qualche modo mangiando in piedi o dove capitava quel poco che riusciva a rimediare. Passato questo momento ci siamo guardati in faccia chiedendoci se qualcuno ci avrebbe indirizzati piu chiaramente a ciò che sarebbe successo dopo. In sottofondo si udivano i potenti rombi delle Ferrari sulla pista ma nessuna informazione su come poter fare il tanto ambito e promesso giro. Era stata prevista anche un’esperienza tattile olfattiva che non avevamo capito dove si sarebbe svolta e che abbiamo potuto fare solo per un caso fortuito. Dopo ci siamo avventurati fuori dove ci aspettavano le Ferrari. Chi aveva la fortuna di vedere qualcosa o di essere accompagnato, si faceva avanti con i piloti riuscendo così a fare il giro di pista; gli altri rimanevano li fermi in attesa di qualche evento soprannaturale che permettesse loro di raggiungere le auto o capire quale fosse quella libera su cui poter chiedere di salire. Noi ci siamo fatti un po di coraggio e abbiamo tirato fuori la nostra faccia tosta e intraprendenza e, finalmente, dopo vari tentativi e l'aiuto della moglie di un pilota , siamo riusciti a trovare un auto libera e fare il tanto atteso giro di pista. Tra repentine accelerate nei rettilinei, sgommate e derapate, con l'adrenalina a mille, si sono conclusi anche i due giri della pista promessi e ci è rimasta solo la forza per raccontare le proprie emozioni e confrontarci con gli altri partecipanti prima di renderci conto che la sala era già quasi vuota perché il resto della compagnia si era già diretto ai pulman che ci avrebbero riportati o all'hotel o alla stazione Termini per chi doveva ripartire in treno verso casa. Abbiamo raggiunto l'hotel dopo circa un oretta di pulman e dopo una bella doccia siamo andati nella sala del ristorante. All'ora prevista per la cena ci hanno annunciato che era arrivata anche Annalisa...ma annalisa chi? ci siamo chiesti...ma la grande cantante e artista non vedente che avrebbe corso l'indomani la maratonina di Roma no? e come potevamo iniziare la cena senza sapere questa importantissima notizia e avere l'onore del suo saluto? La cena, questa volta per fortuna servita al tavolo, è stata abbondante e buona e si è conclusa con una bella torta preparata per l'occasione. Al termine della serata, dopo i vari interventi e saluti di rito dei dirigenti nazionali del UICI e il discorso della signora Minetti, il presidente del Ferrari club Roma centro ci ha raccontato in breve la gloriosa storia del cavallino rampante. Prima di andare ognuno nelle proprie stanze per affrontare la notte, ci sono stati comunicati i nominativi dei 50 fortunati, tra cui io, che, essendosi prenotati rapidamente all'iniziativa, avevano diritto al pacco omaggio Ferrari riservato per l'occasione e che avremmo ricevuto, a loro dire, a stretto giro di posta a domicilio. La mattina dopo, come previsto, non essendo interessati a partecipare alla maratonina città di Roma, io e i miei amici abbiamo lasciato di buon ora l'hotel e ci siamo fatti un bel giro per le strade di Roma rientrando a casa solo in tarda serata. Sicuramente il bilancio di questo weekend romano è stato più che positivo anche se a livello organizzativo si poteva fare qualcosa di meglio. D’altra parte, se si pensa che era la prima volta che veniva organizzato un evento di questo tipo con così tante persone provenienti da tutta Italia, qualche attenuante agli organizzatori la possiamo concedere. Del pacco omaggio con i gadget Ferrari a tutt'oggi, 5 MARZO, nessuna notizia...a metà dicembre ho ricevuto una telefonata da un membro del club Ferrari che mi diceva che, dopo ben 3 mesi, mi avrebbero spedito il pacco a casa ma mi consigliavano vivamente di utilizzare il corriere espresso per la modica cifra di 20 euro perché, a loro dire, se me lo avessero inviato via posta ordinaria il pacco sarebbe potuto andare perso...e, non so il perché, ma ho la strana impressione, avendo io scelto l'invio gratuito per posta ordinaria, che questo pacco non mi arriverà mai...e, a questo proposito, vorrei omettere qualsiasi commento e concludere qui il mio articolo lasciando a voi lettori ogni ulteriore giudizio.
Anche in questo numero di Giovani del 2000 ci occuperemo di sport praticato da disabili. Conosceremo Roberto Lachin che recentemente ha conquistato la medaglia d'oro a Genova nella prima prova del Gran Prix Fispic di judo. Roberto, che è una persona simpatica e molto aperta, ci parlerà un po’ di lui ma soprattutto ci farà conoscere vari aspetti di questa disciplina sportiva. Buona lettura allora! INTERVISTA D) Benvenuto Roberto tra noi e grazie per averci concesso questa chiacchierata tra amici! Partiamo subito come è consuetudine su queste pagine spiegando ai nostri lettori chi è Roberto Lachin nella vita di tutti i giorni e nello sport! R) Salve a tutti! Ho 38 anni e abito a Mestre in provincia di Venezia. Ho sempre avuto una grande passione per l'oriente e in particolare per il Giappone. Così, mi sono laureato in Lingue e Civiltà Orientali con specializzazione in letteratura giapponese. Gli amori della mia vita sono mia moglie Izumi e mio figlio Alessandro Haruki. Certo, amo molto anche Atena, il mio intrepido cane guida che mi accompagna letteralmente in giro per il mondo, Giappone compreso! Come lavoro faccio il centralinista e come sport pratico lo judo. Ogni tanto mi diletto pure a correre e praticare showdown. In passato ho avuto modo di praticare sia in Italia che in Giappone anche lo iaido, l'arte di estrazione della spada. Mi piaceva molto ma ho dovuto smettere perchè casa mia è piccola e rischiavo di sfasciare qualche mobile o rompere i lampadari!!! D)-Bene, dopo aver rotto per così dire il ghiaccio, ti chiedo di tornare indietro con la mente e raccontarci come è nata in tè la passione per il judo! R) per risponderti devo tornare indietro di molto tempo, fino a quando ero bambino e in televisione seguivo i cartoni giapponesi sullo sport. Mi piacevano troppo e il mio desiderio era quello di entrare a far parte di una squadra sportiva e di dare il meglio per essa. Purtroppo però il mio sogno dovette aspettare molti anni perchè all'età di 10 anni iniziai lentamente a perdere il campo visivo per via della retinite pigmentosa. Al procedere della malattia aumentavano pure le esclusioni dalle palestre e dalle squadre sportive in cui chiedevo di praticare sport. Ricordo di aver chiesto veramente in molte parti ma ero seppur con gentilezza, sempre scartato. Alla fine mi ero anche arreso e una volta sposato ho finito di cercare una strada sportiva. Poi è nato mio figlio Alessandro Haruki e tutto è cambiato. Un giorno, dopo l'asilo lo accompagnai al palazzetto sportivo della mia città perché era la sua prima lezione di karate. I genitori non potevano assistere alla lezione in quanto lo spazio era molto ristretto. E così, mi sedetti ad aspettarlo su una panca nei corridoi. Ad un certo punto mi misi a cercare una toilette con Penny, il mio primo cane guida. Nel cercare, mi portò di fronte a una porta. Io l'aprii credendo che fosse il bagno. Invece, era la porta di ingresso per la palestra di judo! Dal momento in cui varcai la soglia di quella porta iniziò finalmente la mia storia sportiva, la mia avventura nel judo. Fui subito accolto bene nonostante l'errore e mi fu spiegato che lo judo è uno sport che non rifiuta nessuno e anzi, per la prima volta,, fui incoraggiato a fare una prova! Da quel giorno di circa 7 anni fa ne ho fatta di strada. Dopo poco capii che mi piacevano i combattimenti e con il tempo entrai a far parte di un'altra palestra di stampo agonistico, lo Judo Mestre 2001 con cui mi alleno tuttora. D) Potresti spiegare a noi non addentrati nel settore cosa significa il termine Judo? Vi e molta differenza rispetto ad altri tipi di arti marziali? R) judo significa letteralmente Via della Cedevolezza. Si dice che Jigoro Kano, il fondatore di questa disciplina, fosse stato ispirato dall'osservazione di un albero in una giornata di neve. Più neve cadeva sui rami, più i rami si piegavano in basso fino a far cadere la neve a terra e poi ritornavano nella loro forma iniziale. Il concetto base dello judo è proprio questo. Utilizzare i movimenti dell'avversario per squilibrarlo e tirarlo a terra. Nel judo quindi non ci sono calci e pugni come in altre arti marziali ma prese e proiezioni. Il Do di Judo è un carattere giapponese che significa Via, Strada. L'atleta di judo attraverso la pratica e l'allenamento percorre una strada non solo sportiva ma anche di miglioramento del proprio io. Questo è quanto si proponeva il suo fondatore. Da notare che in Giappone diverse arti marziali nel loro nome comprendono il carattere Do. Ad esempio sono molto famosi anche il kendo, via della spada, oppure il karate che in Giappone si chiama karatedo, la via della difesa a mani nude. D) Ora ti faccio la domanda che più mi ossessiona da quando ti ho conosciuto! Ma come fai a combattere contro un altro individuo se non lo vedi? Perdonami la secchezza della domanda stessa ma e nata spontanea in uno che non ne sa nulla e che vorrebbe tanto capire! R) beh, direi che vado alla cieca! Scherzi a parte, non ci sono problemi in questo. Prima di tutto vorrei ribadire che non ci sono colpi proibiti come pugni o calci nel judo. Quando si combatte si effettuano delle prese all'avversario. Rispettivamente una presa ad una manica e un'altra al bavero opposto del suo judogi (la tuta da judo). Attraverso queste prese si può avere una buona percezione di come si muove l'avversario e anche che tipo di proiezione voglia tirare. Va detto che negli incontri tra normodotati si parte separati e al segnale di inizio bisogna correre incontro all'avversario e fare le prese. Invece, in un incontro dove ci sia almeno un non vedente si parte già uniti dalle prese. Questa è l'unica differenza che è in uso nei combattimenti. Per il resto è tutto simile ai combattimenti fra normodotati! D) Esistono anche dei campionati nazionali o mondiali di Judo per non vedenti? R) Certo, a livello nazionale c'è il Gran Priix di cui ho vinto la prima tappa di Genova. Di norma è composto di 3 o 4 tappe in giro per l'Italia. Poi c'è il campionato assoluto in un'unica gara. Ci sono anche delle gare internazionali e per chi accede alla nazionale anche la possibilità di partecipare a campionati europei e mondiali. Dulcis in fundo le Olimpiadi. D) Secondo te praticare Judo o altre arti marziali aiuta psicologicamente una persona disabile? O meglio, praticare uno sport come il tuo crea più autostima nel disabile? R) sì, affermo senza dubbio alcuno che la disciplina dello judo, se praticata con il giusto impegno e secondo i giusti principi, può aiutare notevolmente l'autostima in un non vedente oltre che a portare miglioramenti alla salute del corpo. Ricordo che prima di iniziare a praticare judo ero molto sedentario e dire il vero anche un poco timoroso nel carattere e nell'approcciarmi alle altre persone. Da quando ho iniziato questo sport invece sono cambiato letteralmente. Come ho già spiegato sopra, lo judo non è una disciplina solo agonistica. Nei suoi obiettivi vi è anche quello di miglioramento dell'individuo. Negli allenamenti durante la settimana si lavora sempre in coppia. C'è un uke, colui che subisce le proiezioni per far studiare il compagno. E c'è il tori, colui che effettua le proiezioni. Si cambia di continuo da tori ad uke per permettere ad entrambi di studiare. Ma non solo. Attraverso l'allenamento e il sacrificio si arriva ad essere più sicuri di sé sia sul tatami (la materassina) che nella vita quotidiana.. Io ad esempio mi sento molto più sicuro di me e delle mie capacità.. Non sento più il bisogno di chiedere aiuto agli altri. Prima di tutto cerco di farcela da solo. In altre parole, non ho più paura di tanti problemi in cui incorrevo nella mia vita da non vedente prima di praticare lo judo. Inoltre, il mio fisico ne ha giovato e oltre a sentirmi più stabile nel camminare sono anche dimagrito di più di 20 Kilogrammi! Aggiungerei che lo judo per un non vedente aiuta molto anche in campo relazionale. Ho conosciuto molte persone e instaurato molti rapporti di amicizia. Anche questo è un punto da non sottovalutare per un atleta disabile. D) Una mia curiosità che mi porto da tempo dentro. Spesso specie nelle esibizioni di piazza nei paesini sento parlare di file di mattoni rotti che entusiasmano le platee. Credo che si faccia nel karate o lo si fa pure nel judo? Se si quando c'è di vero in tutto ciò? R) mi spiace deluderti ma, i mattoni rotti non hanno nulla a che vedere con lo judo! Ne ho sentito parlare anche io ma non so dirti se sono collegati al karate o altre arti marziali. Di sicuro una volta ho sentito parlare di alcuni monaci combattenti che in una dimostrazione rompevano delle ciotole per il riso in ceramica sempicemente colpendole con un dito della mano. Però questo è tutto quello che so... D) Bene, se volessi convincere un nostro lettore cosa le diresti per fargli intraprendere la pratica di questa disciplina sportiva? R) direi di venire a provare di persona perchè lo judo mi ha regalato tante emozioni che non riuscirei mai a descrivere a parole. Dentro alla Via della Cedevolezza si può trovare un piccolo mondo fatto di allenamento, sacrificio, combattimenti. Ma anche tanta amicizia, rispetto per gli altri e per l'avversario e senso di appartenenza ad un gruppo. Provate almeno una volta a vestire uno judogi e salire sul tatami. C'è sempre un uke che vi accoglierà e vi aiuterà. D) Per insegnare judo a un disabile ci sono palestre e istruttori particolari magari preparati appositamente allo scopo? R) no, non direi. Nella mia palestra sono l'unico atleta non vedente e non ci sono problemi. Il mio Maestro all'inizio ha solo dovuto calibrare i suoi insegnamenti avendo la consapevolezza della mia presenza. Ciò vuol dire che quando ad esempio spiega una proiezione, oltre ad usare quante più informazioni verbali possibili, prova la proiezione anche su di me a ritmi diversi in modo che io possa renderla mia. Poi durante le fasi di preparazione atletica abbiamo studiato assieme qualche metodo per far si che anche io possa fare tutto come gli altri. Ad esempio nella corsa da una parte all'altra del tatami il Maestro o i compagni battono le mani per farmi capire dove sono le estremità della materassina e io corro liberamente. Non serve quindi una preparazione degli istruttori particolare. Basta solo adattare le metodologie dell'insegnante anche a un non vedente. Usando altri termini, renderle accessibili! D) Quali sono le prossime tappe del tuo cammino sportivo? R) la prossima tappa è nel mese di marzo quando andrò a Torgiano per la seconda gara del Gran Prix. La terza tappa sarà in aprile e verso fine maggio ci sarà il campionato assoluto. D) Roberto Lachin ha un sogno nel cassetto che vorrebbe che al più presto si avverasse? R) il mio sogno è quello di entrare a far parte della nazionale italiana di judo e partecipare a tornei internazionali. D) Bene, nel ringraziarti per aver collaborato con noi e soprattutto voglio complimentarmi con te per la tua simpatia, consentimi un ultima domanda che rivolgo a tutti coloro che accettano questa chiacchierata tra amici e quindi chiedo anche a tè di lasciare ai nostri lettori un tuo detto, un aforisma o semplicemente una frase che tu hai fatta tua R) molto semplicemente mi diverto a dire tra me e me una frase in dialetto veneziano: "Faghe veder ti!". In italiano assomiglia a: "fagliela vedere tu!" Però non ha nessun intento aggressivo. Me la dico più che altro per dirmi che posso farcela nei miei intenti. D) Grazie Roberto e in bocca al lupo per tutto!. R) grazie a voi e un saluto a tutti i lettori!
*) A Carnevale un figlio dice al papà che fa il carabiniere. "Papà mi compri i coriandoli?" Il papà "No" "Dai papà, li voglio!" ribatte il figlio. E ancora il papà, "Ho detto noo". Il figlio ribatte disperato ancora una volta, "Ma perché non me li vuoi comprare?". E il padre con un tono rimproverante, " Perché come li compro tu li butti tutti per terra!" *) Un giovane si iscrive al partito per entrare in politica. Il segretario del partito, per testarlo, fa finta di perdere 100 euro. Il giovane, ignaro, li trova e prontamente glieli restituisce. Allora il politico gli dice subito: "è meglio che lei si trovi un altro lavoro sà",il ragazzo incredulo: "perchè? cosa ho fatto che non va?" ed il politico gli risponde: "ragazzo mio per fare politica serve uno che i soldi li faccia sparire e non ritrovare!". *) Un signore viaggia con la sua topolino a trenta all'ora quando una Ferrari lo sorpassa a trecento all'ora. Dopo un mese i due si svegliano in ospedale ed il signore della topolino gli chiede: "perché lei è qui?" e lui: "dopo un km. dal sorpasso c'era una curva pericolosa e sono uscito di strada...e lei perché è qui?" ed il signore della topolino risponde: "perche' quando mi ha sorpassato credevo di essere fermo e così sono sceso! dalla mia macchina!". *) In una affollata sala da ballo un giovanotto si avvicina a una signorina che sta seduta su una sedia un po’ in disparte e le chiede speranzoso. "Lei balla, signorina?". "Certo!" risponde altrettanto speranzosa la ragazza, alzandosi di scatto per ballare con il ragazzo. "Meno male! -ribatte il giovane, sedendosi nella sedia lasciata libera, "Sa, ero così stanco...non trovavo una sedia vuota! Grazie per avermela data!". *) Un brigadiere dei Carabinieri deve fare una serie di accertamenti medici per poter tornare in servizio dopo aver avuto dei calcoli renali. Entra nello studio del medico militare il quale gli fa: - Buongiorno brigadiere, avrei bisogno di un campione delle vostre urine. Potete metterlo in quella provetta sullo scaffale! - Dottore... io ci provo. Ma mica lo so se faccio centro da qui... *) Un italiano, un indiano e un greco muoiono lo stesso giorno e bussano alla porta del Paradiso. San Pietro dice: "Per quanto mi risulta tu Italiano e anche tu greco avete condotto una vita che non potrei definire buona e nemmeno cattiva. Dovrei mandarvi tra gli ignavi in quanto né il Paradiso né l'Inferno vi accoglierebbero. Tu indiano sei stato buono ma purtroppo non battezzato, per non parlare poi di quelle pratiche anticristiane tipo yoga che hai praticato per una vita intera. Dovrei mandarti nel Limbo punendoti con la pena di desiderare in eterno di essere unito a Dio senza nessuna speranza di riuscire. Ma oggi sono nelle mie buone e sono disposto a chiudere un occhio alla vostra situazione. Darò a tutti e tre l'occasione di entrare in Paradiso. La prova consiste in questo: vi darò tre colpi con questa frusta. Se riuscite a non manifestare il vostro dolore le porte del Paradiso apriranno anche per voi. Ma se sento anche un sospiro peggio per voi. Andrete direttamente al posto che meritate. Avete diritto di scegliere uno scudo. Cercate di sfruttare questa opportunità con saggezza. Cominciamo da te italiano! Cosa scegli per scudo?". "Questa grande pietra, o mio Santo". Il santo sferrò con forza il primo colpo e la pietra cadde per terra. Diede allora il secondo colpo e il povero italiano sentì un dolore così forte che le sue grida si sentirono per molti minuti con una tale intensità che fece tremare le anime dell'Aldilà. Così fu mandato direttamente all'Inferno. Poi fu il turno dell'indiano. "Cosa scegli per scudo?". "Niente o grande santo. Ho fatto yoga per tanti anni e so resistere al dolore". Allora il santo dà il primo colpo e l'indiano rimane in silenzio. Dà il secondo colpo e l'indiano rimane ancora in silenzio. Dà il terzo colpo e l'indiano rimane per terza volta in silenzio. "Sei stato bravo. Allora puoi entrare in Paradiso". "Vorrei chiedere il permesso di stare fuori ancora un po'. Vede la mia curiosità è più forte di me. Voglio vedere come fa questo greco a passarla sempre liscia in tutte le barzellette". "Va bene, te lo concedo. Allora greco, cosa scegli per scudo?". "Scelgo l'indiano, o mio santo". *) Un signore, guardando il conto del barbiere: "Come? 20 euro per un taglio di capelli? Ma se sono quasi calvo!". E il barbiere: "12 euro sono per il taglio, gli altri 18 per le ricerche!" *) Cosa disse la mamma a Cappuccetto Rosso prima di mandarla dalla nonna? In bocca al lupo! *) Dopo un'ennesima riunione internazionale svoltasi a Parigi, alcuni presidenti decidono di passare a visitare il museo del Louvre. Si fermano in meditazione davanti al quadro di Adamo ed Eva nel Paradiso. Esordisce Angela Merkel. "Guardate la perfezione dei corpi: lei alta e snella con un corpo atletico, i muscoli ben fatti... sono necessariamente tedeschi". Interviene subito il presidente francese Macron: "assolutamente no! È evidente che l'erotismo che si può vedere in entrambe le figure...lei così femminile...lui così aitante....non possono che essere francesi". Scuotendo negativamente il capo, la premier inglese May afferma: "of course not! Guardate attentamente la serenità dei loro visi, la delicatezza della posa, la sobrietà del gesto....non possono che essere inglesi". Dopo alcuni secondi di ulteriore contemplazione comune, il genio italiano Matteo Renzi esclama: "non sono d'accordo! Guardate bene: non hanno vestiti, non hanno scarpe, non hanno casa, hanno solo una mela da mangiare, non protestano e pensano pure di essere in paradiso!!! Non ho dubbi sono italiani!?? *) Un giornalista intervista in un ospedale un matto che crede di essere il Papa. "Ma perché è vestito così tutto di bianco e con la tiara?". "Ma, caro, non vede, io sono il Papa!". "E quando è stato eletto?". "Nessuno mi ha eletto; me lo ha detto Dio stesso!". Un altro matto lì vicino: "Io?! Ma tu sei matto!". *) Un uomo possiede due pappagalli, però non riesce mai a distinguere qual è il maschio e qual è la femmina. Decide di sorvegliarli mentre fanno l'amore. Prende dunque il maschio, che sta sopra la femmina, e gli taglia il ciuffo di penne sul capo. Qualche giorno dopo il pappagallo vede un frate e, dopo un breve volo si posa sulla spalla del religioso e gli dice ironicamente: "Ti hanno sorpreso a fare l'amore, eh?".