Giovani del 2000


Informazione per i giovani del III millennio numero 57 Giugno 2015

Direttore: Cav. Virgilio Moreno Rafanelli
Vice Direttore: Maurizio Martini
Redattori: Massimiliano Matteoni e Luigi Palmieri
Collaboratore di redazione: Giuseppe Lurgio
Sito web: Mario Lorenzini
Redazione: Via Francesco Ferrucci 15 51100 - Pistoia
Tel. 057322016
E-Mail: redazione@gio2000.it
Sito internet: www.gio2000.it

Tipologia: periodico trimestrale

Pubblicazione registrata presso il Tribunale di Firenze al n. 4971 del 26.06.2000

Gli articoli contenuti nel periodico non rappresentano il pensiero ufficiale della redazione, ma esclusivamente quello del singolo articolista.


Rubriche

In questo numero:

Editoriale
Diritto alla vita, alla sopravvivenza o... di Mario Lorenzini
Annunci e comunicati
Comunicati vari di redazione
Cucina
La cucina di Sonia di Sonia Larseni
Cultura
La sfera dell'intelletto di Renzo Coletti
Filosofia religione e dintorni
Polarità immanente di Lauro Borghi
Hobby e tempo libero
Il naga e dragone, due miti due nazioni di Gianfranco Pepe
Informatica
I termini dell'informatica di Mario Lorenzini
Normalità e handicap
Il disabile e l'integrazione sociale di Luigi Palmieri
Patologia
Nutrirsi di salute. Le marmellate fatte in casa! di Rossana Badaschi
Racconti e poesie
Giovani di belle speranze di Patrizia Carlotti
Un sogno e una speranza di Antonella Iacoponi
Buongiorno mattino di Patrizia Carlotti
Aurora di Lauro Borghi
Sonia di Lauro Borghi
Riflessioni e critiche
Mestieri inutili di Mario Lorenzini
E' morta. Seppelliamola! di Mario Lorenzini
Satira
Per sorridere un po di Giuseppe Lurgio

Editoriale

Diritto alla vita, alla sopravvivenza o...

di Mario Lorenzini

Non vorrei allarmare nessuno con un titolo catastrofico ma, dopo la sopravvivenza, ostacolata anche, e soprattutto dai nostri capi politici, si potrebbe giungere alla resistenza contro l’estinzione. Potrebbe sembrare un allusione a fenomeni del passato come la sparizione dei dinosauri; o, in tempi relativamente recenti, al quasi totale annientamento degli indiani d’America. Chi conserva ancora senno e razionalità può guardarsi intorno, e vedere come stanno realmente le cose. Era il bel paese, venti, trenta anni fa o giù di lì. Addì, 1° giugno 2015, Il paesaggio è nettamente mutato. Siamo pressoché un non-popolo, tanta massiccia è la percentuale di immigrati (regolari e non). Massimo rispetto per tutti, non c’è razzismo nelle mie parole, solo pianificazione nel tentare di aiutare quante più persone possibile. Se a casa di un signore benestante si presentano due famiglie indigenti, con la dovuta tutela, sarà possibile aiutarle. La persona ricca manterrà buona parte del suo patrimonio, così da continuare nella propria opera di sovvenzione, stando bene a sua volta. Ma se a casa di questo benefattore arrivano oltre 500 poveri, riusciremo a fare altrettanto? Ne dubito. Ecco ciò che avverrà: la ricchezza complessiva presto sparirà e solo una piccola parte di quei disgraziati starà bene, per un lasso di tempo limitato. La miseria si associa spesso all’ignoranza; questi individui non sapranno sfruttare al meglio quanto loro offerto, magari investendolo in qualche attività, e si comporteranno un po’ come dei parassiti che danneggiano il loro ospite. Involontariamente, s’intende, non è da fargliene una colpa. Ma agli alti vertici della politica l’istruzione dovrebbe essere elevata e adeguata al contesto. Ciononostante le direttive dell’UE sembrano due e molto chiare: siate accoglienti con gli extra comunitari e…teneteveli per voi! Sappiamo tutti, a grandi linee, che da Bruxelles e compagni giungono finanziamenti per loro, ma forse anche per far sì che stiano in Italia, non nel resto d’Europa. Non è una malignità, ma la verità che tutti possono constatare se vanno in qualche città più o meno conosciuta della Francia, Germania o Gran Bretagna, per citarne alcune. La concentrazione di cittadini di altra nazionalità è inferiore, quelli presenti non sono allo sbando, i clandestini e quelli che vivono in regime di malavita sono puniti severamente. Attenzione. Tutto questo non a sbandierare un concetto di cattiveria e supremazia nei confronti di chi non è, dalla nascita, vero francese inglese o tedesco; ma solo nell’interesse comune delle popolazioni, ospite e ospitante. Aiutiamo le popolazioni in difficoltà, ma nel loro habitat. Scacciamo la guerra dai loro paesi, insegniamogli a coltivare la terra, che non siano solo amebe impazzite. Questa è civiltà, non sfruttamento di etnie inconsapevoli. Ma l’erta che ci attende è disseminata di ostacoli, quali l’inerzia di questi derelitti, che, come detto sopra, non sono consapevoli del risultato dei loro gesti, e dei grandi personaggi di rilievo internazionale che, invece, pienamente consci, perseverano nell’attuare una politica scarsamente meritoria e distruttiva. Posti di fronte al bivio se aiutare le popolazioni più deboli in modo equo o farci credere che sia bellissimo il fenomeno dei barconi della speranza, propendono per la seconda scelta. Con l’unico scopo di mostrare la loro bella faccia a colleghi, gli unici a condividere il loro pensiero. E’ facile decidere quando l’esito delle tue decisioni, ben lontano da te, non ti coinvolgerà. E così, la politica si dimostra, per l’ennesima volta, distante dalla vita di noi italiani. Buona lettura.


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Annunci e comunicati

Comunicati vari

di redazione

Necrologio

Cari lettori, Pochi giorni fa, ci ha lasciati una socia storicha della sezione di Pistoia che molti di voi conoscevano.

Rosanna spagnesi, consorte di bellini Enrico, ha prestato servizio come centralinista per molti anni presso la cassa di risparmio di pistoia. Socia della sezione pistoiese per molti decenni, si è contraddistinta per la forza, la volontà che ha donato nella sua opera a favore dei ciechi. Memorabili le sue prese di posizione quando era convinta della bontà di una qualsivoglia azione che potesse favorire l’integrazione dei minorati visivi. Da sottolineare la determinazione che metteva quando il tema erano i piccoli bimbi non vedenti, affinché dalle famiglie spesso chiuse, cercava con ogni mezzo, di far capire l’importanza della socializzazione, dell’inserimento allo studio ecc. Rosanna ha ricoperto vari incarichi all’interno del consiglio provinciale pistoiese, compresa la vicepresidenza e la presidenza. Rosanna è una delle ultime persone in vita che nel 1954, partecipò alla marcia del dolore che da Firenze giunse a Roma. Si trattò di un evento che scosse l’Italia intera, marcia che tra i vari risultati, riuscì ad ottenere il cosiddetto assegno d’accompagnamento.
Rosanna ci ha lasciato il giorno 10 giugno 2015.
A tutti i suoi familiari, amici, e al marito Enrico col quale ha trascorso gran parte della vita, tutta la redazione di Giovani del 2000, formula le più sincere condoglianze.




Patrizia Carlotti, che ormai conosciamo anche per il suo contributo a questa pubblicazione, sarà presente presso la casa vacanze di Tirrenia “Olympic beach” centro “Le torri” in veste di cantante nelle seguenti date estive: venerdì 26 giugno venerdì 10 luglio venerdì 21 agosto

Per chi volesse conoscere meglio Patrizia, il sito, ricco di informazioni è, lo ricordiamo,: www.patriziaonmusic.it oppure www.patriziacarlotti.it


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Cucina

La cucina di Sonia

di Sonia Larseni

Lettori e lettrici,in questo numero più che indicarvi un menù vero e proprio ho pensato di suggerirvi qualche idea per una merenda adatta a grandi e piccini. Spero che siano di vostro gradimento queste semplici ricettine.

Toast con uvetta e mele. INGREDIENTI PER 4 PERSONE: - 8 fette di pan carrè 2 uova 2 cucchiai di miele d'acacia 3 cucchiai di uvetta una mela e un limone e mezzo cucchiaino di cannella in polvere.

Per prima cosa Ammorbidite l'uvetta in acqua tiepida. Sbucciate la mela e tagliatela a fettine.Quindi mettetele in un piatto e irroratele con il succo del limone, per non farle annerire. Ora sbattete le uova in una ciotola con una forchetta, finchè diventeranno spumose. Aggiungete il miele, amalgamandolo bene, e aromatizzate con la cannella. Ora immergete le fette di pane nelle uova sbattute, in modo che si imbevano bene. Disponete su metà fette di pane le fettine di mela, distribuitevi sopra metà uvetta strizzata e coprite con le fette di pane rimaste. Trasferite i toast in una teglia foderata con carta da forno e cospargete con l'uvetta rimasta ben strizzata. Cuocete in forno già caldo a 180 gradi per circa 15 minuti. Disponete i toast su un piatto da portata e servite.

Pane con noci e uvetta. INGREDIENTI PER 8 PERSONE: 600 grammi di pasta da pane lievitata. 200 grammi di uvetta 80 grammi di gherigli di noce. Un pò di farina e un pò d'olio. Qualche ora prima di cuocere il pane lavate bene l'uvetta sotto l'acqua corrente, quindi mettetela a bagno in 2 tazze di acqua tiepida. Quando si sarà ammorbidita, scolatela, strizzatela bene e asciugatela nella carta da cucina. Tritate grossolanamente i gherigli di noce e mescolateli all'uvetta. Lavorate la pasta di pane con le mani leggermente unte d'olio, incorporando poco alla volta il miscuglio di frutta secca preparatoin precedenza. Se fate fatica a impastare, lasciate riposare la pasta per una decina di minuti coperta da un tovagliolo a metà della lavorazione: appena la pasta riprende la lievitazione diventa piÙ facile da lavorare. Quando tutti gli ingredienti sono ben amalgamati, date all'impasto una forma rotonda; disponete il pane sulla teglia del forno unta d'olio, spolverizzatelo di farina, copritelo e lasciatelo lievitare in un luogo tiepido per 30 minuti. Scaldate il forno a 200gradi quindi cuocetevi il pane per 30 minuti.

TORTA DI LAMPONI E PINOLI

Ingredienti per 6-8 persone. 350 grammi di pasta sfoglia 100 grammi di pinoli 500 grammi di lamponi 20 cl di latte mezzo baccello di vaniglia un tuorlo d'uovo 75 grammi di zucchero un cucchiaio di semola di grano, più cucchiaio di farina 20 cl di panna da cucina 10 g di burro.

Preparazione:

Imburra una tortiera a cerniera. Stendi la pasta sfoglia con il mattarello e fodera con essa lo stampo. Preriscalda il forno a 180 gradi. Versa il latte in un tegame. Taglia il mezzo baccello di vaniglia per il lungo, raschia tutti i semini e mettili nel latte insieme alla scorza. Metti sul fuoco finché non freme e poi lascia in infusione coperto per 10 minuti. In una terrina, sbatti il tuorlo con lo zucchero finché l'impasto non diventa più chiaro. Incorpora quindi la semola e la farina, sempre mescolando. Togli la scorza della vaniglia dal latte e versalo a filo sul preparato, senza smettere di mescolare. vOra versa tutto il preparato nel tegame e falla cuocere per 2 minuti a fuoco basso, finché non si ispessisce, senza smettere di mescolare. Fuori dal fuoco, incorpora la panna, sempre mescolando, poi versa il composto sulla base di pasta sfoglia. Inforna e lascia cuocere per 20-30 minuti. Passa i lamponi in una pezza umida. Quando la torta è ben dorata, tirala fuori dal forno, estraila delicatamente dallo stampo, e decorala con i lamponi, senza lasciare spazio tra un lampone e l'altro. Fai dorare i pinoli per due minuti in forno e poi distribuiscili sulla torta. Servire tiepido o freddo.

BISCOTTI CON UVETTA CIOCCOLATO E NOCI

Ingredienti per 4 persone. 1 tazza di farina 1 tazza di farina di cocco 1 tazza di zucchero di canna 1 tazza di zucchero bianco 1 tazza di noci tritate 1 tazza di gocce di cioccolato 1 tazza di uvetta 1 tazza d burro sciolto 1/2 bustina di lievito per dolci 3 uova intere.

Preparazione

Setacciare le due farine insieme e disporle a fontana sul tavolo. Al centro mettete tutti gli ingredienti insieme e impastate con le mani fino ad ottenere un composto omogeno e morbido. Fate delle piccole palline che disporrete sulla placca ricoperta di carta forno. Cuocerle nel forno a 180gradi per 10/15 minuti. Se lo gradite, potete aggiungere anche scaglie di cioccolato bianco.

Croccantini ai pinoli

100 Grammi Pinoli 100 Grammi Zucchero un Limone Olio Di Semi

Preparazione
La prima cosa da fare è scottare i pinoli, quindi, immergeteli per qualche minuto in acqua bollente e successivamente tagliateli grossolanamente.Poi tostarli leggermente in forno già caldo. Nel frattempo, in un tegamino, lasciate sciogliere e caramellare lo zucchero e unite il succo di limone e i pinoli mescolando con cura. Fate questa operazione tenendo la fiamma molto bassa per evitare che il caramello si colori troppo e abbia un sapore di bruciato. Adagiate il composto su una lastra di marmo che avrete precedentemente unto di olio e livellatelo dandogli l'altezza desiderata e prima che si indurisca, tagliatelo con un coltello (anch'esso unto d'olio) a pezzetti che lascerete raffreddare per circa 20 minuti. Solo successivamente, cioè quando saranno ben freddi, disponeteli in apposite scatole di latta o contenitori di vetro muniti di coperchi e conservateli coprendoli prima con della carta alluminio. Accorgimento: se desiderate gustare dei croccantini più morbidi, unite subito dopo aver sciolto lo zucchero una piccola parte di burro.


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Cultura

La sfera dell'intelletto

di Renzo Coletti

FILOSOFIA, SCIENZA E LA DOTTRINA DELLA CHIESA

Nota
Certo non era. Ma poiché l'amarono divenne un animale puro. Sempre a lui fu dato spazio. E nello spazio, chiaro e dispiegato, levò leggero il capo, quasi neanche dovesse essere. Non lo nutrirono con grano, sempre solo della possibilità che fosse. E questa diede tanta forza all'animale, che quello da sé trasse un corno. R.M. Rilke (Sonetto a Orfeo, n, IV)

Volenti o dolenti siamo figli del nostro secolo e del nostro “hic et nunc”. Il significato del “qui ed ora” del nostro tempo e all’interno della “cultura” occidentale è oggetto di un conflitto insuperato tra una visione riflessa del mondo delle idee e il suo rapporto con l’individualità repressa da dottrine politiche, religiose e miti sradicati dal processo mondialista; quest’ultimo è frutto di un progetto attuato identificandosi con l’architetto dell’universo, ad immagine e somiglianza di Dio. E’ nel concetto di Dio creatore che la religiosità e la spiritualità trovano un sincretismo ideologico trasformato in dottrina, quindi verità ultima incontestabile a cui sottomettersi. Le ideologie contrappposte si uniscono idealmente in una dottrina avente un denominatore comune che si traduce in oppressione e limitazione del sapere e della conoscenza. Una casta si eleva a classe dominante e giustifica il proprio dominio come se fosse espressione di una volontà divina. La storia degli imperi si nutre del sapere legato ad archetipi e miti aperti ad un interscambio culturale antropologico, biologico, filosofico, sino all’arrivo del Cristianesimo, religione e dottrina imposta e in cerca di espansione ad ogni costo e con qualsiasi mezzo. Tale volontà di conquista condurrà, attraverso un darwinismo sociale ed una tecnologia incontrastabile, alla distruzione di antiche civiltà e culture, in nome di una superiorità di razza eletta e privilegiata da un Dio unico e dominatore. L’idea di Platone del “filosofo”, inteso come l’illuminato capace di regnare sulla politica attraverso le idee, fu rielaborata dal nazismo che, prendendo anche spunto da tradizioni e religioni orientali come l’induismo, produsse una teoria basata sul mito della “madre terra” in senso biologico e sulla creazione di una struttura sociale suddivisa in caste. Se Hitler era la personificazione del padre della grande Germania, Stalin divenne il padre della grande Russia tentando di sostituire la fede religiosa con una nuova dottrina materialistica ed atea. L’internazionalismo marxista era, per i movimenti mondialisti, l’unico strumento per la creazione di un governo mondiale a guida proletaria, capace di abbattere i confini tracciati da una economia borghese e di liberarsi dalla religione, oppio dei popoli che annebbiava le menti generado confusione tra fantasia e realtà.
Il marxismo quindi può essere sia un’ideologia aperta, sia una dottrina chiusa nel suo dogma e nelle sue certezze. Un dibattito al proprio interno è concepibile solo a livello universitario ed intellettuale, mentre il partito che lo rappresenta diventa nucleo inattaccabile ed elitario nel suo vertice autoreferenziale. La profondità mitologica del marxismo è tanto maggiore in quanto quest'ultimo si è appropriato di tutti i grandi miti che si so¬no formati in seno alle ideologie moderne; così, pretendendo di ap-propriarsi della razionalità, esso si appropria del mito della ragione provvidenziale e sovrana; pretendendo di appropriarsi della scien¬tificità, si appropria dei miti scientisti del possesso della verità e della missione emancipatrice della scienza, cui aggiunge il mito che gli è proprio, il possesso "scientifico" delle leggi della storia. Votan¬dosi agli interessi universali dell'umanità, il marxismo si appropria del diritto di guidare l'umanità; facendosi il servitore del popolo sovrano si appropria della sovranità sul popolo. Creando il mito del proletariato, messia salvatore il cui supplizio è destinato a rige¬nerare il mondo, il marxismo si appropria, con il mito della salvez¬za e con la missione del messia proletario, delle energie religiose della civiltà giudaico-cristiana nonché di tutti i diritti sul proletaria¬to e sulla storia mondiale. Così, unite nel marxismo come disperse fuori del marxismo, le mitologie della ragione, della scienza, dello sviluppo, della salvezza hanno fatto irruzione nel XX secolo , l'han¬no sconvolto e trasformato. L'ideologia democratica è una delle grandi ideologie politiche dei Tempi moderni. Anteriore al marxismo, essa trae nuove energie dalla crisi del marxismo. L'ideologia democratica racchiude al suo interno il grande mito trinitario Libertà/Uguaglianza/Fraternità e porta, là dove si ha schiavitù, dittatura, totalitarismo, la speranza e la promessa di emancipazione. Pure, l'ideologia democratica non può trasformarsi in religione salvifica e non può possedere l'orto¬dossia di una dottrina. L'ideologia/mito democratica comporta i principi di tolleranza e di pluralismo e racchiude in sé un nucleo ir¬riducibile di laicità: l'unica verità assoluta della democrazia non è altro che la regola del gioco che permette alle verità antagonistiche di scontrarsi sul suo terreno. Se la “democrazia” abbia realmente al suo interno una possibilità di essere interscambio tra posizioni ideologiche contrapposte, resta da verificare alla luce dei fatti a cui stiamo assistendo. Le ideologie si caricano d'emozione come le nuvole si caricano di elettricità e, in condizioni favorevoli, assumono forma espansi¬va, eruttiva, esplosiva. Alcune di esse hanno potuto, nel nostro se¬colo, sostituirsi alla religione salvifica e disporre così di una formi¬dabile potenza di invasione e di sterminio. Abbiamo potuto vedere all'opera le due grandi religioni antagonistiche, l'una egualitaria e messianica per tutta l'umanità, l'altra gerarchica e celebrativa della razza superiore, ma entrambe tali da collegare nel loro nucleo il mi¬to del socialismo e quello della nazione. La seconda è morta in se¬guito a una disfatta militare e non ideale, mentre la prima ha finito col crollare per la contraddizione assoluta tra il suo mito e la realtà che ha creato... Eppure le idee come le parole, sono pietre e si consumano, ma non muoiono senza aver prima trovato una nuova forma e realtà. Il tempo cancella trasformando e stilizzando in una nuova dimensione, attraverso l’arte o la matematica e la geometria non euclidea, quindi con una astrazione visibile a singolarità di intelletti in condizioni spesso marginali o emarginate. Se neuroni specializzati attraggono individui e personalità affini che condividono un progetto sociale e politico religioso, potrà una mente artificiale espandersi nel territorio della coscienza umana che l‘ha creata? Quale laicità ci appartiene e può essere figlia del nostro tempo? Quale condizione potrà appartenerci nella molteplicità di una struttura sociale composta da individui della stessa comunità? Quale può essere la struttura che connette nel senso sia biologico che politico o religioso? Per intravvedere una risposta politica ai nostri bisogni e dare una possibilità di crescita morale, etica, sociologica, religiosa, è necessario comprendere come una idea possa diventare patrimonio di una collettività, quindi una cultura da diffondere e amplificare sia al proprio interno di mito, sia al suo esterno preoccupandosi di difendere la propria integrità e acquistare certezza dottrinale. La “Nazione” ha appunto questa caratteristica, da cui prenderà forma un sistema politico e religioso, meglio inteso come “fede”. Un nucleo quindi che si estende attraverso una sfera di influenza e ampliamento del nucleo stesso, sempre in cerca di ulteriore affermazione. La storia del XX secolo, nasce all’interno di una condizione dogmatica ed autoritaria, per poi trasformarsi in una realtà complessa definita democratica e pluralista. Questo non impedisce una nuova dottrina su cui creare un’illusione o un mito che la società borghese e capitalista incarnano perfettamente. Nazismo e marxismo sono poli opposti e separati da un “muro” mentale emarginato nella sfera dell’astrazione psichica di una interiorità antropologica, magica, spirituale e biologica. Solo una evoluzione intelletiva, orizzonte inaccessibile prima di essere attraversato, sarà realtà visibile e comprensibile. Dopo la seconda guerra mondiale, l’occidente capitalistico, borghese, giudaico cristiano, che sbandiera il mito della democrazia, si confronta con il comunismo dell’URSS e si alimenta della “guerra fredda”, il cui simbolo palpabile è il muro di Berlino che rappresenta il solco ed il conflitto permanente tra due ideologie. Ciò che viene definito terzo e quarto mondo resta terreno di conquista e colonizzazione culturale ed economica, per approvvigionarsi di materie prime, imporre delle regole di sviluppo industriale ed agricolo, ma anche per installare basi militari strategiche. Noi cittadini del terzo millennio, naufraghi in una logica razionalista, assistiamo impotenti al processo di mondializzazione come figure geometriche euclidee in una società bidimensionale che non ha ancora scoperto la sua terza dimensione: i corpi tridimensionali non possono essere visualizzati, se non come linee il cui spessore non può essere misurato. Il muro di Berlino può essere inteso proprio come una linea di demarcazione che oggi si è rivelata nella sua vera dimensione politica e culturale, ancora priva di una sua visibilità per mancanza di strumenti di analisi. Come naufraghi in un mare, ora calmo, ora mosso, ora tempestoso, avvistiamo terra come appunto fosse una linea che solo avvicinandoci diverrà territorio tridimensionale con le sue baie, i suoi promontori, le sue scogliere, i suoi alberi, la sua popolazione animale, la sua società umana organizzata, i suoi ideali, i suoi dogmi, le sue perplessità, le sue speranze ed i suoi sogni.
La Chiesa con la sua Fede che ci ha sorretto, strutturato, oppresso, deviato, incantato e che ancora ci domina, ha fornito l’alibi più ipocrita per sostenere aggressioni militari, economiche, pseudo culturali, di cui i movimenti mondialisti con il loro progetto di dominio globale si sono serviti. La scienza con la sua visione oggettiva e la sua logica razionale nasce dunque come opposizione alla concezione religiosa dogmatica e spirituale rivelata ed inacessibile alla mente umana. La Fede è considerata quindi un dono di Dio che privilegia chi la vive, la difende, la proclama e la diffonde come verità ultima ed incontestabile. La Chiesa, come tutti coloro che sostengono una dottrina, si oppone al ricercatore di una verità rigorosamente confermata e basata sul principio di non contraddizione. Politica e Chiesa sono due aspetti dello stesso potere, sempre alla ricerca di un equilibrio tale da renderle inattaccabili dal popolo dominato nella duplice veste di suddito e fedele. La scienza lentamente trova spazio, si inpone come mito ed acquista una sua forza di persuasione e controllo sociale attraverso la crescita della tecnologia, entro i limiti che la democrazia le consente. Totalitarismo, democrazia, religione, scienza, capitalismo, liberismo, statalismo, miti, dogmi, dottrine, ideologie, fedi, scienza, tecnologia, economia, diritto diventano pedine di un giuoco con cui la mente intreccia un dialogo ed esprime un pensiero in cerca di logica razionalista, strutturalista, deterministica a cui affidarsi per il disvelamento della realtà alla coscienza. La scacchiera che era delimitata entro i confini di nazione e stato, gradualmente si amplia sul territorio di continenti e mondo globale. Confini si sgretolano, certezze si disperdono, linguaggio si disarticola e la scienza si espande nello spazio universale materiale, come pure in quello spirituale del mito e della magia convergenti e dibattute in una dialettica acerba e complessa nelle sue variabili ed opposizioni possibili. L’Italia a partire dai primi anni del 900 interagisce con i miti e le ideologie, ma anche fedi e magia o scienza, attraverso due pilastri della realtà storica che potremmo sintetizzare nel sindacato e nella Chiesa. Il sindacato, espressione di una ricerca dei valori e dei bisogni fondamentali umani, nasce come forza unitaria di ribellione al potere oppressivo dominante; ha nel suo seno ideologie contrapposte e ramificate nella sfera materiale e spirituale, ma sostanzialmente spinte dallo stesso bisogno evolutivo antropologico, biologico, sociale e quindi culturale. La Chiesa chiusa nei suoi dogmi e nella sua legge naturale, intesa come volontà di un Dio a cui è inimmaginabile opporsi, si allea come sempre al potere, ora identificato come padrone, si lacera al suo interno in cerca del nuovo da opporre al sentimento collettivo di libertà ed eguaglianza, traducendo la fraternità in tolleranza e oblio della ragione. La lotta di classe ispirata dal marxismo trova nel sindacato lo strumento più idoneo e capace di ottenere risultati concreti, quindi anche il valore borghese della democrazia invade l’immaginario collettivo rendendo più stabile l’unione popolare nel suo sforzo verso l’emancipazione. Il dibattito su temi quali l’orario di lavoro, il potere d’acquisto del salario, un sistema sanitario per tutti, una forma di difesa dal costo della vita (scala mobile), la terra ai contadini, lo sguardo oltre i confini nazionali, la separazione tra bisogni e logiche di partito e di religione, deve essere represso in ogni modo e posto sotto controllo. Il nazi-fascismo avrà proprio questa funzione a cui la Chiesa dà il proprio consenso alla ricerca di una antica dottrina su cui fondare il proprio potere allo scopo di ottenere il controllo delle menti. Il Comunismo, indicato come il peggior male e nemico, ed il nazifascismo ispirato da una dottrina del super-uomo, si combattono per il dominio delle idee su cui creare un potere mondiale assoluto e voluto dal popolo stesso che cerca una identità ed una certezza a cui aggrapparsi. La guerra diventa così l’antidoto al processo di emancipazione verso la libertà e l’egualianza, creando le condizioni per un progresso tecnologico capace di condizionare con il terrore, la disinformazione della propaganda, la scolarizzazione bigotta, il processo verso il totalitarismo del pensiero unico. Le forze unite dal sindacato ora sono costrette alla clandestinità, il sussulto della dignità trova nella “resistenza” il nuovo collante e ricrea il mito della speranza e del sol dell’avvenir. La guerra sta ora finendo, menti recluse o confinate si ritrovano sul vecchio terreno dell’unità priva di barriere ideologiche, sia di partito sia di religione, riprendono la lotta e immaginano il futuro che dovrà accogliere il frutto della “liberazione” dal nazifascismo. La verità del vincitore impone una divisione, già citata, con l’inalzamento del muro di Berlino, ma il muro è più mentale e opportunistico che realtà storica. Il capitalismo resta la struttura dominante sia ad est che ad ovest, nelle sue forme stataliste o liberiste. Il nuovo vangelo del liberatore, ma anche colonizzatore, è democrazia formale ed apparente, quindi formale ed apparente sarà il futuro che è oggi il presente che ci appartiene e ci domina. Tornando ai personaggi della resistenza e del sindacalismo, ma anche dei movimenti cattolici progressisti e intellettualmente separati da ogni forma di costrizione politica e religiosa, vediamo nello sforzo della stesura della Costituzione, il vero progetto su cui gettare le basi per il nuovo ciclo storico atteso e mitizzato in varie forme. E’ nel sorgere di questo progetto di Costituzione che nascono le prime contraddizioni, i primi dissensi e le prime separazioni che porteranno alla barbarie del nostro tempo, età fondamentalmente ipocrita e perversa nella sua follia di fondo. Il dialogo, la tolleranza, il pacifismo sono stati e continuano ad essere il brodo di coltura che annienta il sapere ed il linguaggio da cui potrebbe sorgere. Il dialogo che celebra se stesso in dibattiti sterili e fasulli, la pace che celebra se stessa in girotondi e manifestazioni di tolleranza ad ogni costo, religiosità sconfinante in ogni ambito del sociale, intrisa di dogmi e figlia dell’arroganza di tutte le dottrine e le certezze, come pure il perverso bisogno di dominio, sono il nostro pane quotidiano che ci sazia nella nostra ignoranza ed emotività analfabeta. Il protagonista più importante e sconosciuto della Storia di ormai molti secoli, resta celato nella sua omertà e nel suo potere immenso e senza scrupoli. Sono stati i massoni i veri protagonisti della storia mondiale e nazionale, sono state le sette segrete i poteri più o meno occulti della Chiesa Cattolica e non solo, sono state le istituzioni internazionali dirette dai poteri bancari e finaziari i veri costruttori della “babele” su cui si creerà o si frantumerà il nuovo ordine mondiale. Il crollo del famoso muro di Berlino è stato il vaso di Pandora che oggi sprigiona i suoi miasmi fetidi e criminali che ci somergono nella nebbia mentale da cui forse non riusciremo ad emergere. La sfera dell’intelletto oggi scorre tra il bisogno di credere e la necessità di dubitare. La scienza ci ha condotto alla struttura che connette, ma la mente è altrove e naviga in una Silicon Valley, oggi in attesa di apporti neuronali che la coscienza ancora non ci svela; la realtà una nuova di dimensione per l’artista, ora matematico, ora pittore, ora scultore, ora musicista, ora angelo e demone del nostro pensiero immaturo ed acerbo. La sfera dell’intelletto nasce in un feto che è il primo universo da cui attingiamo conoscenza e sentimenti, si nutre del corpo che lo ospita come parte di un tutto che è madre della madre a cui è donato; il nuovo essere uscirà nel vento del respiro universale che non vediamo e che fruga nel nostro corpo-mente come sabbia del deserto, sognerà il vuoto dello spazio senza tempo, desidererà varcare la soglia dell’uscita di sicurezza che lo ha creato, ritroverà il liquido che lo ha nutrito e da cui era originariamente sorto, scoprirà l’insaziabilità di un attimo, la certezza d’un qualcosa che vive nel “forse” dell’Amore.


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Filosofia religione e dintorni

Polarità immanente

di Lauro Borghi

La sequenza schopenhaueriana contro Proclo, alle pagine 841-45 dell' edizione nei meridiani Mondadori del "Mondo come Volontà e Rappresentazione", evidenzia in maniera esemplare che il filosofo di Danzica sia giunto da coloro che un raro pensatore calabro-trasteverino definisce "realisti ingenui". Ma la filosofia di Schopenhauer non presta ancora ingenuo inganno: emerge d'avversioni per dialettica protesi di reificata mineralità del mondo. Non l' ultimo Hegel e neppure il Nietzsche dell'Anticristo hanno gemmato correnti d'ombra tanto potenti svilendo il tempo nostro: Schopenhauer, solvendo l'Io nella materia prima del proprio ostacolo: volontà precipitata nel sangue e si proietta d'egoiche, indefinite rappresentazioni; sì che a un dato momento storico, il regime nazista ne venne all'Europa coagulo di propedeutica verifica. Ma la teoresi è volta già negli argomenti che attaccano il metodo scientifico Goethiano: e Identico a forze che agitano e muoiono ogni sensibile parvenza, questo volere gli regge intuizioni qual Forma d'essere spaziale nelle tre sole sue terrene dimensioni, cui del pensiero gli resta un astratto e immobile fardello. Questo volere intelligente e invasivo ordinatore della meccanica naturale: e a tal persuasione di causalità immanente si voca Schopenhauer d'attesa, contro Jacobi e l'ulteriore scienza del sovrasensibile che da Fichte arriva a Schelling: talché, osserva l'Autore in chiusa ai Supplementi al quarto e ultimo libro del "Mondo": "l'atto di volontà, da cui il mondo scaturisce, è il nostro proprio. Esso è libero, perché il principio di ragione sufficiente, da cui soltanto riceve significato ogni necessità, è solo la forma del suo fenomeno. Appunto perciò quest'ultimo è, una volta esistente, sempre necessario nel suo corso : solo in seguito a ciò noi possiamo riconoscere da esso la natura di quell'atto di volontà e in base a ciò volere eventualiter in altro modo".


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Hobby e tempo libero

Il naga e dragone, due miti due nazioni

di Gianfranco Pepe

"I nemici del passato, diventeranno gli amici del futuro". Con questo semplice detto popolare, la nostra guida vietnamita ha risposto alla mia curiosità sul fatto che proprio i turisti americani siano ai primi posti nella classifica dei visitatori del paese. E questa affermazione riassume bene anche lo spirito di questa gente, che ha visto la riunificazione come l'unico vero obbiettivo, come la cosa più importante da realizzare dopo le atroci sofferenze della guerra. Entrando vittoriosi a Saigon, mentre gli occidentali si erano dileguati fuggendo precipitosamente, i Vietkong non hanno cercato vendetta, non hanno distrutto, non hanno infierito sulla popolazione del sud né sui membri dell'esercito nemico, aggiungendo altra violenza e altre sofferenze, ma li hanno riabbracciati come fratelli ritrovati. Il bellissimo Palazzo del Governatore del Vietnam del sud, quella che un tempo veniva chiamata Cocincina, poi ribattezzato Palazzo dell'Indipendenza, oggi è il Palazzo della Riunificazione a testimonianza di quanto questo profondo spirito nazionalista sia radicato nei cuori delle persone. Questo anche a dispetto del fatto che il Vietnam sia un paese verticale, lungo più di 3.000 chilometri, dalle montagne del nord al confine con la Cina, alle fertili pianure del delta del Mekong nell'estremo sud. Ma anche se le ferite e le testimonianze delle varie guerre e occupazioni che si sono susseguite sono sempre drammaticamente presenti, il Vietnam fortunatamente è anche molto altro. Un insieme di chiassosa modernità e di silenziosi giardini bonsai, di antiche tradizioni orientali e di cultura francese, di cibo raffinato e di cucina di strada, di spettacolare natura e di arcaici paesaggi. Io, mia moglie Frediana e l’inseparabile amica Annarita, organizzati individualmente come al solito, in un paese così esteso abbiamo scelto di concentrarci sui luoghi più rinomati e significativi, iniziando dal nord, nella capitale Hanoi. Il nostro bell’albergo è in posizione strategica, vicinissimo al lago che caratterizza il centro della città e in mezzo al quale spicca scenograficamente un bel tempio buddista. Inevitabilmente stanchi dopo la lunga trasvolata, siamo comunque pronti per immergerci in questo che definirei semplicemente uno stratosferico casino! Migliaia di moto e di scooters, tutti tassativamente strombazzanti, sfrecciano senza rallentare minimamente anche mentre attraversiamo la strada. Bisogna camminare sicuri, senza indugi, con una moto che ti sfiora davanti e un'altra dietro, sperando che il Budda dei turisti sia benevolo. Giriamo intorno allo specchio d'acqua ed entriamo nella città vecchia, indubbiamente il luogo più pittoresco di Hanoi. Ormai però il sole è al tramonto e l'oscurità avanza. Questo non diminuisce di certo il caos che ci avvolge, un'atmosfera quasi solida, di clacson, di motori, di luci, di gente, di negozi e negozietti che vendono qualsiasi cosa, di bancarelle che cucinano qualsiasi genere di cibo, di persone che mangiano sedute praticamente per terra su bassi sgabelli tra le moto parcheggiate ovunque. Il cibo di strada è una irrinunciabile abitudine dei residenti, non solo per un piacere conviviale ma anche perché nelle anguste abitazioni del vecchio centro convivono anche 4 o 5 famiglie, ed è praticamente impossibile cucinare. La visita al mausoleo del grande leader Ho Chi Min è una tappa obbligatoria, ma oggi è la giornata della gioventù e il luogo è invaso da miriadi di bambini e ragazzi, tutti rigidamente e ordinatamente in fila. E così decidiamo di rinunciare a rendere omaggio allo Zio Ho, e ci trasferiamo al tempio della letteratura. Anche qui la confusione regna sovrana, ma è bello visitare questo luogo in mezzo a tanti studenti, visto che questo interessante tempio è dedicato a loro, alla letteratura e all’ingegno umano. Nei loro costumi tradizionali, le ragazze sembrano carine, mentre i maschietti molto meno. In serata ritorniamo per la cena nel quartiere vecchio che fortunatamente è chiuso al traffico…….che meraviglia! Il primo impatto con la cucina locale è molto soddisfacente. Ci vengono servite una grande varietà di cose buone, ottimi gamberi con una deliziosa salsina al tamarindo, saporite insalatine dagli abbinamenti accattivanti, pollo piccante con ananas, carne con salsa di soia, e naturalmente riso in abbondanza. Nessun sapore particolarmente speziato, tutti accostamenti molto gradevoli. Oggi è anche la giornata mondiale del digiuno energetico, tutte le luci sono spente, e tornare a casa nel buio aumenta in modo esponenziale il rischio di essere arrotati! Sulla strada di 160 chilometri che ci porta verso il Mar della Cina (per antipatia dei vicini i vietnamiti lo chiamano Mare dell’Est), continuiamo a restare impressionati dai peli mostruosi che il nostro pulmino fa alle moto, spesso in equilibrio precario per il numero delle persone che vi trovano miracolosamente posto o per le ingombranti mercanzie che vi si accatastano. La nostra meta è la meravigliosa baia di Ha Long, magico luogo patrimonio dell’umanità. Circa 2.000 isole e isolotti rocciosi alti fino a 100 metri, alcuni scavati da profonde grotte carsiche, che punteggiano come gemme preziose un mare calmo e trasparente. Ci imbarchiamo per una crociera di 24 ore su una bella barca il cui nome “Dragone Rosso” ci riporta alle leggendarie origini della baia, venutasi a formare proprio a causa di un poderoso colpo di coda di un enorme dragone. Pranziamo sulla tolda scoperta mentre prendiamo il largo, oggi purtroppo nel grigiore generale. I calamari e gli immancabili gamberoni però sono squisiti! Incominciamo ad addentrarci in questo paesaggio unico al mondo, con centinaia di formazioni rocciose che riempiono la baia e che, nella foschia, ci donano sensazioni surreali. Più prendiamo il largo nella nebbia che avvolge la miriade di isolotti che ci scorrono attorno, più ci aspettiamo che possa emergere da un momento all’altro il grande drago che ha dato origine a questo luogo fantastico. A bordo di alcuni kajak facciamo poi il periplo di una grande isola, passando accanto a scogli e pinnacoli, salutati anche da alcune aquile di mare e godendo da vicino di questo straordinario ambiente naturale. Dopo una notte tranquilla ai piedi di alte rocce strapiombanti, ricominciamo una romantica navigazione. Stamattina una luce bellissima fa risaltare più nitidamente le sagome di questi grandi e piccoli faraglioni che si specchiano nell’acqua calma, a volte isolati, a volte formando lunghe catene irregolari. Giungiamo in una baia protetta, dove sino a poco tempo fa viveva su case galleggianti una nutrita comunità di pescatori e coltivatori di perle. Qui ci trasferiamo su una piccola barca a remi, che placidamente ci fa godere di questa atmosfera estremamente suggestiva, scivolando silenziosi tra questi giganti di calcare e passando sotto archi e stalattiti. Un’ora e mezza di volo un po’ sballonzolante separa il nord dal centro del paese, e così raggiungiamo la nostra prossima meta, la deliziosa città di Hoi An, arricchita nel tempo dalla presenza di gente di tante diverse nazionalità. Il cuore antico della città, fortunatamente chiuso al traffico, è davvero incantevole e caratterizzato dalle tipiche lanterne di bambù che illumineranno la nostra serata. Il ponte giapponese, le vecchie tipiche case vietnamite e cinesi, e un tempio Taoista che ci trasmette rilassanti sensazioni. Nei giardini, sempre molto curati, i bellissimi bonsai sono dappertutto, anche in quelli più semplici delle case private. L’animato mercato straborda di magnifica frutta e verdura che in questo fertile paese sono veramente ottime, ed in particolare i profumatissimi mango sono per Frediana una tentazione irresistibile! Mentre il crepuscolo lascia spazio alla notte, la flebile luce di mille lanterne colorate infonde alla città un’allegra quanto suggestiva atmosfera. I variopinti punti luminosi sono dappertutto, lungo le strade, sulle terrazze delle abitazioni e dei ristoranti, sulle tante bancarelle, navigando delicatamente anche sulla tranquilla superficie del fiume che serpeggia tra le case. Lungo la strada che da Hoi An va verso l’antica capitale Hue’, ci fermiamo a visitare un altro luogo di grande fascino, le montagne di marmo. Penetriamo nelle viscere di una serie di grandi grotte arricchite da immagini del Budda, di demoni, di angeli e di altre figure scolpite nella roccia, scendendo prima negli abissi dell’inferno e arrampicandoci poi su ripide e strette scale intagliate nella pietra, per sbucare infine in paradiso su una terrazza all’aperto. Rallegrati da un raggio di sole, da qui godiamo di una magnifica vista sulle vicine splendide spiagge di sabbia chiarissima. Saliamo poi sul promontorio che divide i due tratti di costa e le due province, scavalcando il passo di Hai Van dal significativo soprannome di colle delle nuvole. Infatti le nuvole ci sono, ma restiamo soprattutto impressionati dalla vegetazione a dir poco lussureggiante, con i rampicanti che divorano la foresta avvolgendola in una rete impenetrabile. E il nostro pensiero corre a quei giovani Vietkong che l’hanno dovuta attraversare, nella costante paura, accompagnati dalla fame e dalla sete, nel caldo soffocante e sotto il tremendo peso delle armi. Prima dell’arrivo a Huè però, ci fermiamo ad ammirare due luoghi interessanti e ricchi di richiami storici, sfarzosi mausolei e palazzi reali di 2 diversi sovrani della dinastia dell’impero Nguyen, che regnarono sul paese da questa capitale sino alla dominazione francese. Altro magnifico esempio dell’arte imperiale di quel periodo è la Cittadella, la cosiddetta città proibita che si richiama a quella di Pechino, e che è il simbolo stesso di questa antica capitale. Un esteso quadrilatero circondato da mura e da sfarzosi portoni d’ingresso, dove però l’orrore della guerra ha colpito duro,i bombardamenti americani hanno raso quasi completamente al suolo l’intero complesso da anni oggetto di una certosina ricostruzione. Quanto è rimasto però ci fa comprendere la raffinata bellezza di ciò che l’ottusità e la violenza umana sono riuscite a distruggere. Un’altra ora di volo ci spalanca le porte del sud, dove un clima decisamente caldo e soleggiato ma fortunatamente poco umido ci accoglie piacevolmente. Già dal primo impatto ci rendiamo conto di quanto Saigon, ora chiamata Ho Chi Min come il vecchio leader, abbia un’impronta assai meno cinese e molto più occidentale. In particolare il centro della città ha uno stampo decisamente francese. Entriamo nella cattedrale di Notre Dame, che però non può certo competere con la sua omonima parigina. La quantità spropositata di Messe che vi si celebrano, ci fanno capire quanto i cattolici di queste parti debbano essere fedeli. Poi visitiamo la vicina posta centrale, deliziosa costruzione di Eiffel, leggera ed elegante. Anche gli interni, con gli sportelli dell’epoca, i vecchi orologi che segnano le varie ore delle capitali del mondo, sono una vera chicca. Tra gli altri bei palazzi, di fronte al teatro, ecco l’hotel Continental, un piccolo pezzo di storia, l’albergo nel quale i pochi coraggiosi giornalisti rimasti sotto le bombe attesero l’arrivo dei Vietkong. Ci perdiamo poi nel grande mercato Ben Thanh, dove ci riforniamo di zenzero e mango canditi. Poi il museo della guerra, scioccante non tanto per i reperti militari abbandonati dagli americani, quanto per le centinaia di fotografie a testimonianza delle crudeltà, degli orrori e delle mostruose conseguenze delle mine e delle armi chimiche che hanno lasciato segni raccapriccianti anche nelle successive generazioni. Altre 4 ore di strada in direzione sud est ci separano da Can Tho, nel delta del mitico fiume Mekong, dove ci imbarchiamo per una nuova crociera su di un’elegante barca in legno. La nave salpa e ci viene servito il pranzo, sempre vario e abbondante. Inizia così un pomeriggio di navigazione veramente gradevole, sia lungo il ramo principale del grande fiume sia lungo canali laterali, le cui sponde sono vicinissime e ci permettono di godere dal ponte della barca degli ameni paesaggi e della vita rurale che scorre tranquilla davanti a noi. Il clima è piacevolissimo, caldo ma addolcito da una leggera brezza, e l’aria tersa esalta i colori. Lungo le rive la vegetazione è rigogliosa, con le palme che si piegano a sfiorare la superficie dell’acqua, banani e giganteschi bambù. Si susseguono campi coltivati, risaie e minuscoli villaggi, da molti dei quali sbucano i campanili di piccole chiese. Il silenzio viene rotto solo da giocosi bambini che ci salutano e dal richiamo di decine di galli, alcuni che possiamo quasi toccare, altri il cui canto si perde nella vastità della campagna. Ogni tanto incrociamo qualche barca che trasporta riso o altri prodotti, insomma siamo immersi nella semplice vita quotidiana di questa immensa e fertilissima zona. Trascorriamo così alcune ore godendoci in totale relax questa placida navigazione, finchè non ci avvolge la morbida atmosfera del tramonto. Fortunatamente le fameliche e implacabili zanzare del Mekong di cui avevamo tanto sentito parlare non ci sono, e così dopo cena possiamo tornare serenamente sul ponte del battello che continua a macinare chilometri, stendendoci sui lettini a chiacchierare sotto una luna quasi piena a picco sopra di noi. Solamente 45 minuti di volo separano Ho Chi Min in Vietnam da Siem Reap in Cambogia, ma cominceremo presto a renderci conto di quanta diversità ci sia tra 2 nazioni così vicine, ad iniziare dal tipo di scrittura che notiamo sui cartelli dell’aeroporto e dalla lingua foneticamente assai diversa da quella vietnamita. Il Dragone, potente figura mitologica cinese, onnipresente nei templi, nei mausolei, nei palazzi e nelle leggende vietnamite, qui non esiste. In compenso c’è un serpente a 9 teste chiamato Naga, il serpente guardiano che, ad esempio, nel tempio di Banteay Samre circonda con il suo lunghissimo e sinuoso corpo di pietra l’intero perimetro del complesso religioso. La cultura cambogiana è stata nei millenni estremamente influenzata dall’India, cosa che non è avvenuta nel Vietnam, paese molto più simile e tradizionalmente legato alla Cina. L’induismo, con i suoi 3 dei, Brama Shiva e Vishnù, ma anche con una miriade di altre figure sacre, complicatissime storie, intricate leggende, è alla base del culto religioso dei famosi templi di Angkor, principale meta della nostra breve incursione in questa affascinante nazione. Quello che invece ha purtroppo per decenni accumunato i 2 popoli, sono state le inaudite violenze subite. Qui in pochi anni il criminale regime comunista di Pol Pot, una delle dittature più spietate della storia, ha sterminato in un inspiegabile genocidio un terzo dell’intera popolazione in modo crudele e indiscriminato, secondo la farneticante affermazione “tenervi non comporta alcun beneficio, eliminarvi non comporta alcuna perdita”. Altri 11 anni poi di occupazione vietnamita hanno aggiunto ulteriori sofferenze. Oggi la Cambogia è povera, poverissima, e si sta leccando le ferite cercando di risorgere a nuova vita. Al nostro arrivo a Sien Reap, sono le 20,30 e ci sono ancora 31 gradi abbastanza umidi…… mamma che caldo! In effetti aprile è uno dei mesi più caldi dell’anno, alla fine della stagione secca prima dell’arrivo delle piogge estive, e anche nei prossimi giorni nell’arrampicarci sulle ripide torri dei tanti templi saremo messi a dura prova. Dal nono al tredicesimo secolo, i sovrani della dinastia imperiale Khmer, in una estesissima zona di diverse decine di chilometri quadrati, costruirono moltissimi templi, alcuni come semplici siti religiosi e altri come vere e proprie cittadelle fortificate, circondate da ampi bacini d’acqua. La cosmologia indù, alla quale si richiama l’arte imperiale Khmer, considera il tempio come un microcosmo che racchiude in sè l’intero universo. Le torri centrali rappresentano i picchi del Monte Meru, e cioè la casa degli Dei, i muri esterni rappresentano le montagne che circondano il mondo, e gli ampi fossati esterni gli oceani oltre le montagne. Iniziamo con il grande quadrilatero di Angkor Tom, dove, davanti alla Porta del Sud, stupende statue di demoni e di dei ci danno il benvenuto. All’interno il grandioso tempio di Bayon, caratterizzato dai giganti di pietra, alte torri scolpite su 4 lati, raffiguranti un sorridente viso per ogni lato (probabilmente quello del sovrano). Tutt’attorno una lunga serie di splendidi bassorilievi descrivono un’insolita combinazione di mitologia, di storia e di vita mondana. Nel pomeriggio, con il sole che scende verso l’orizzonte illuminandolo splendidamente, visitiamo il tempio di Angkor Wat, il più famoso, il più visitato, secondo il Guinness dei primati il più grande monumento religioso del mondo, che compare nella bandiera cambogiana come simbolo stesso del paese. La nostra guida Samnak, una ragazza molto gentile e preparata, ci fornisce dettagliate e interessanti delucidazioni sul significato delle innumerevoli storie così magnificamente rappresentate nei bassorilievi che circondano il tempio, soffermandosi sulla raffinatezza di statue e di colonne, spesso all’ombra di eleganti gallerie che ci aiutano a non scioglierci al sole. La ripida salita sulla torre più alta ci dà il colpo di grazia, ma la vista d’insieme sul tempio e sulla giungla che si gode da quassù è impagabile. E’ ancora l’alba quando una nuova torrida giornata ci accoglie per regalarci innumerevoli emozioni. Tra i tanti siti che visiteremo, 2 in particolare saranno i luoghi che ci impressioneranno maggiormente. E’ ancora presto quando entriamo nel tempio di Banteay Srei, costruito in arenaria rossa, dove il sole ancora basso ammanta la pietra di una tenue luce rosata. Il tempio è stupendo, una vera bomboniera, le delicate lavorazioni delle sculture e delle colonnine sembrano merletti, e la silenziosa atmosfera che vi si respira ci riporta magicamente indietro nel tempo. Il sito di Ta Prohm invece, famoso per essere stato il set del fil Tomb Raider con Angelina Jolie, è a dir poco spettacolare. Qui la foresta subtropicale ha avvolto e inglobato in se il tempio, che è diventato un tutt’uno con la giungla. Le colonne di pietra si intersecano con tentacolari radici e tronchi chiari di alberi giganteschi, torri e statue si uniscono e si confondono con enormi ficus strangolatori, in un intrico estremamente affascinante di sacralità e di selvaggia natura, mentre il canto di decine di pappagalli rompe il silenzio. Un’altra meravigliosa giornata di sole e cielo terso illumina le ultime ore del nostro viaggio. Oggi niente templi, raggiungiamo il lago Tonli Sap, un vero oceano interno, il più grande specchio d’acqua dolce del sud est asiatico. Prima di giungere al lago però, facciamo una suggestiva sosta in una coltivazione di fiori di loto, che colorano di bianco e di rosa la campagna a perdita d’occhio. Il villaggio galleggiante che visitiamo dopo aver percorso in barca un lungo canale, è del tutto reale e niente di ciò che vediamo è artefatto a scopo turistico. Le semplici costruzioni di legno su piattaforme galleggianti possono essere spostate a seconda delle necessità, soprattutto in relazione alla quantità d’acqua presente nel lago. Ora la profondità è ai minimi, mentre al culmine della stagione delle piogge la portata d’acqua sarà di ben 4 volte superiore. La tranquillità del posto, l’arcaica semplicità di questo villaggio di pescatori, la presenza di una chiesa galleggiante ma anche in lontananza di una moschea e di un tempio buddista, segno tangibile di una serena convivenza, la limpidezza dell’atmosfera e la dolcezza del paesaggio che ci circonda, sono veramente un insieme di straordinario fascino. Ma prima di lasciarci in aeroporto, Samnak ci fa una gradita sorpresa portandoci in un tempio buddista. La luce del giorno si sta spegnendo lentamente nella magia dell’imbrunire, alcuni monaci sono intenti in una cerimonia, e lei ci chiede se vogliamo essere benedetti da loro. Ci inginocchiamo con le mani giunte, e i monaci pronunciano per noi incomprensibili auguri di prosperità, di salute e di amore, aspergendoci di abbondanti spruzzi d’acqua. Un intenso momento, un piccolo dono prezioso di queste terre lontane, da conservare a lungo nel segreto dei nostri pensieri.


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Informatica

I termini dell'informatica

di Mario Lorenzini

Introduzione

Riporto più giù parte della guida “i termini dell’informatica, sapere = comprendere”, un insieme di sigle e non, relativi alla sfera informatica, spiegati in modo tale da agevolare lettura e perché no, la comprensione di quanto esposto. Dagli appunti presi per anni, alla creazione di questo documento, il quale, a breve, sarà disponibile da scaricare sul sito di Giovani del 2000.

Prefazione

Negli oltre 30 anni passati a contatto del mondo informatico, è capitato varie volte che amici e non mi facessero espressamente richiesta di mettere su carta (o come accade sempre più frequentemente in formato eletronico) le conoscenze ed esperienze maturate nel tempo da appassionato autodidatta. Non che questa sia una concentrazione di nuove scoperte, bensì un approccio concreto e funzionale rispetto ai mutamenti che l’era informatica ha portato. Un compendio di acronimi come quello di seguito lo trovate molto facilmente su internet o potete acquistare dei libri, anche di personaggi autorevoli della scena IT. Sicuramente i dettagli sono maggiori di quelli qui sotto menzionati; ma proprio per questo molti non si avvicinano ai rigorosi tecnicismi che io ho , volutamente accennato e approfondito quel tanto che basta, per non rendere troppo ostica questa guida, questa raccolta di argomenti, il più possibile suddivisi per categorie logiche. Lo scopo è quello di far entrare quante più persone a contatto con quelli che sono gli oggetti che ormai condizionano il nostro modus vivendi. E per quelli un po’ più smaliziati spero di essere riuscito ad arricchire quelle che sono le loro cognizioni, magari colmando una piccola lacuna qua e là.

CAPITOLO 1 - L’hardware interno

CPU (central processing unit = unità centrale di processo o elaborazione) - E’ l’organo primario di qualunque computer, sia un desktop un notebook o uno smartphone. La CPU riceve dati in ingresso e ne fornisce altri in uscita. Per far ciò possiede un set di struzioni più o meno vario che gli consente di eseguire calcoli, confronti, ecc. I dati, espressi nel linguaggio binario della macchina, vengono caricati nella memoria RAM, qui possono essere cancellati e spostati velocemente. La CPU legge i dati in determinate posizioni di memoria, un po’ alla volta, li incamera nei suoi registri interni per elaborarli, poi restituisce il risultato dell’operazione riscrivendolo in un’altra locazione della memoria RAM. In RAM possono esserci dei dati che rappresentano qualcosa come un’immagine o un suono, ma questo dipende dal software che interpreta quei dati in tal senso. Da notare che il software (programma), è esse stesso un blocco di dati più o meno ordinato che si avvale del set base di istruzioni della CPU per elaborare in modo funzionale altri tipi di dati. Ecco che avremo dati che rappresentano un lettore di file mp3 che, una volta caricati in RAM, saranno capaci di interpretare le sequenze di dati che formano i file audio. Un processore ha, generalmente un registro dati e un registro indirizzi. Il registro indirizzi serve per calcolare e puntare a una certa locazione di memoria dove i dati vengono letti o scritti. Siccome i processori possono lavorare solo sui dati presenti al loro interno, è necessario che ci sia un registro dati, dove vengono appoggiati i valori numerici e poi valutati. Possiamo immaginare il registro dati come una finestra di piccole dimensioni, ma che si sposta velocemente su un ampio panorama che è la memoria ram. Il registro indirizzi dice a questa finestra dove spostarsi. La velocità di esecuzione della CPU è superiore rispetto alla memoria RAM, per questo, mentre essa legge i dati ivi presenti, può permettersi il lusso di vedere che tipo di dati sono, modificarli e poi ridarli in pasto alla RAM. Nonostante nel tempo sia la velocità della CPU che della RAM siano aumentate, il divario, a favore della CPU è cresciuto. Mentre avere un elaborazione dei dati più rapida può rappresentare un vantaggio, è inutile se la RAM è più lenta e il processore deve stare inattivo per un lasso di tempo utile alla RAM per fornirgli il dato successivo. Per ovviare a questo inconveniente detto collo di bottiglia, le moderne CPU sono dotate di una piccola memoria aggiuntiva detta cache, superiore come tempi di elaborazione alla CPU stessa ma inferiore alla RAM. Mentre la CPU elabora i dati, altri ne vengono caricati in anticipo dalla RAM nella cache. Successivamente il processore prenderà i valori nella cache e non direttamente nella RAM, riuscendo a colmare, almeno parzialmente, il periodo di inattività a cui il processore avrebbe dovuto sottostare. Mentalmente, possiamo immaginare questo procedimento come se ci fosse un facchino che impiegasse più di 20 minuti a scaricare la merce da un camio, mentre il magazziniere che lo attende, fosse in grado di stipare quella merce in magazzino nel giro di 2 minuti; è evidente che il magazziniere starebbe 18 minuti davanti al portellone del camion ad attendere il facchino col resto del carico. 18 minuti sprecati. Parlando di processori, come di altri componenti elettronici del mondo informatico sentiamo spesso parlare di frequenza espressa in hertz o meglio Mhz o Ghz. Per i non addetti ai lavori, l’hz è l’unità di misura della frequenza, che rappresenta il numero di volte che si svolge un dato evento in un secondo. Così, una CPU da 1 Mhz è capace di compiere un milione di operazioni in un secondo. Questo si riferisce sempre al set di istruzioni di cui è dotato quel microprocessore. Per essere ancor più precisi parleremo di 1 milione di cicli di clock. Perché ci sono istruzioni che per essere eseguite necessitano di più cicli. Il clock è come un temporizzatore, un oscillatore che può “vibrare”, quel tot di volte al secondo per dare il ritmo di funzionamento. Più è alta la frequenza, più il processore è veloce.

RAM (random access memory = MEMORIA AD ACCESSO CASUALE) – In realtà I dati qui memorizzati non sono affatto disposti in modo casuale ma, storicamente, è questo il nome che rappresenta questa tipologia di memoria perché spesso ci sono dei software che si occupano, in modo automatico, della gestione dei dati al suo interno. Viene anche detta memoria volatile poichhé allo spegnimento della macchina il suo contenuto va perso. La RAM, ha il ruolo fondamentale di contenimento dei dati in esecuzione. Ogni cella di memoria può essere cancellata o riempita con valori in modo veloce. All’avvio del computer viene caricata con il sistema operativo e i programmi che scegliamo noi. E con essi decidiamo di caricare anche i dati, come documenti di testo o fogli elettronici. Essendo vuota, la memoria RAM deve necessariamente prendere all’avvio del pc, i dati da un media capace di contenere programmi e/o dati anche in assenza di alimentazione. Questo è il compito delle memorie ROM o delle memorie di massa come i dischi fissi. Anche la RAM è caratterizzata da una frequenza di funzionamento che indica la sua velocità.

ROM (reading only memory = memoria di sola lettura) – A differenza della RAM, qui non potete immettere dati, non potete cancellare quelli già presenti. Soltanto potete leggere quello che c’è. La memorizzazione avviene una sola volta, all’uscita dalla fabbrica di questo chip elettronico. Solitamente si tratta di un componente con piccola capacità di immagazzinamento. I pochi dati presenti costituiscono il software utile a far partire il pc, ossia il controllo, la diagnostica di base dei componenti e poi il caricamento del sistema operativo. I dati qui sono limitati all’essenziale perché non ci può essere manipolazione degli stessi in modo fruttuoso come nella RAM. In passato, i sisttemi operativi, che non erano soggetti a frequenti aggiornamenti ed erano di dimensioni molto piccole, venivano registrati in memorie ROM. Oggi si usano i dischi fissi o le memorie allo stato solido perché più capienti e riscrivibili, visto che i sistemi operativi sono di notevole dimensione e soggetti ad essere aggiornati spesso. Nei tablet o smartphone si adoperano invece varianti delle ROM che possono essere cancellate, dette EPROM.

EPROM, EEPROM (electrically erasable programmable reading only memory = memoria a sola lettura cancellabile e programmabile elettricamente) – Similmente alle ROM, questo chip mantiene i suoi dati anche in assenza di alimentazione. Però possiamo effettuare delle cancellazioni e dei cambiamenti. A volte il circuito integrato può essere ospitato all’interno di un piccolo dispositivo esterno che provvede a questa funzione. In ogni caso lo scopo è quello di creare un piccolo archivio che possa servire, in genere, per i piccoli adempimenti di un congegno. Tipici esempi di EPRO sono quelli che contengono il BIOS del pc o il firmware di un lettore DVD. Essendo questo tipo di memoria più lento e tendente all’usura, non è adatto per compiere i calcoli con i programmi e i dati in azione, come la RAM.

ALU (arithmetic logic unit = unità logico / aritmetica) – Nato come parte esterna alla CPU, oggi troviamo questo componente di base inglobato nel microprocessore. E’ capace di compiere operazioni matematiche e logiche (booleane) su numeri interi. Nei grandi complessi elaborazionali troviamo anche più ALU esterne molto potenti.

FPU (floating-point unit = unità in virgola mobile) – Questo componente, nato in origine come opzione di potenziamento al processore, è in molti casi oggi, inserito all’interno della CPU. Più complessa e precisa, in quanto vista logicamente come più unità ALU. Similmente alla CPU, la FPU come la ALU, è strutturata al suo interno con dei registri per il caricamento e l’analisi dei dati. La differenza sta nel fatto che ALU e FPU sono deputati alle operazioni matematiche specializzate.

RTC (real-time clock = orologio in tempo reale) – E’ un piccolo circuito integrato specializzato nel conteggio del tempo espresso in anni, mesi, giorni, ore, minuti e secondi. Essendo alimentato da una minuscola batteria continua a segnare il tempo anche a pc spento. Ecco perché anche se spegniamo il computer per giorni, all’accensione la data e l’ora sono sempre quelle giuste.

Bus – Per bus si intende il sistema di comunicazione / connessione tra le componenti elettroniche di un computer. Può essere costituito da cavi volanti piste in rame sulla scheda madre o simili. Possono suddividersi in seriale e parallelo a seconda del tipo di collegamento. Una connessione parallela adotta appunto, una serie di piste disposte in parallelo, a differenza dell’unica via di quella seriale. Anche se nei tempi addietro entrambi questi tipi erano presenti sulle schede, oggi la tendenza è quasi totalmente spostata sul tipo seriale, a garanzia di una maggiore integrità dei dati e un minor ingombro dei collegamenti. Possiamo trovare nelle vecchie schede madri esempi di connessioni stampate rappresentate come linee visibili in parallelo per esempio il bus ISA, il PCI l’AGP e l’ATA (o IDE/ATAPI/PATA). Sono invece connessioni seriali il PCI Express, il PCI-X, il SATA e l’USB.

ISA (industry standard architecture = architettura industriale standard) – E’ tra i connettori di espansione dei primi anni ottanta. Caratterizzata da un ampiezza di banda di 8 o 16 bit.schede video o audio più datate trovavano posto negli slot, connettori a pettine con terminazioni in rame di questo tipo. Tentativi di miglioramento sono stati fatti in forma del bus EISA (enhanced ISA = isa potenziato) che aumentava l’ampiezza dei dati utile, da 16 a 32, raddoppiando di fatto le dimensioni fisiche (e l’ingombro) dello slot.

VESA Local Bus (Video electronics standards association local bus = bus locale ideato dall’associazione per gli standard dell’elettronica video) – Il consorzio VESA tentò con questo connettore, di migliorare le capacità stagnanti dell’ISA, relativamente al comparto video. Le schede video iniziavano ad aumentare le loro prestazioni e questo nuovo slot di colore marrone permise l’inserimento di schede video più veloci grazie al dialogo diretto con la memoria, (meccanismo DMA) anziché usare gli interrupt adottati dall’ISA.

AGP – (Accellerator graphics port = porta grafica accellerata) – Ulteriore innovazione rispetto all’ISA e al VESA Local Bus, basato sullo standar PCI a 32 bit. Creato anche perché il precedente VL-Local Bus era stato confezionato intorno all’architettura dell’intel 80486, e con l’avvento dei primi processori Pentium non funzionava correttamente.

PCI (peripheral component interconnect = interconnessione per componente periferico) – Dopo gli anni ’90 Intel progettò questo nuovo tipo di slot per migliorare le prestazioni rispetto ai collegamenti tra CPU e schede aggiuntive. Funzionante a 33 Mhz rispetto agli 8 del bus ISA con un ampiezza di banda di 32 bit e quindi un transfer rate teorico di 133 MB/s, per i tempi questo fu un vero salto di qualità. Successivamente ci furono delle evoluzioni come il PCI-X che estendeva a 64 l’ampiezza dei bit e 133 Mhz la frequenza di lavoro, portando così il trasferimento dati a 1014 MB/s. Più recentemente il bus PCI express, o PCI-e, ha rappresentato un salto generazionale in quanto, usando una connessione di tipo seriale evoluta, ha permesso l’inserimento di schede che necessitano di molti dati velocemente come le unità grafiche, così da far scomparire il vecchio bus PCI e quello dedicato AGP. Purtroppo si è persa la retrocompatibilità poiché questi connettori sono nettamente differenti dagli slot PCI originari.


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Normalità e handicap

Il disabile e l'integrazione sociale

di Luigi Palmieri

Cari lettori, da più parti si parla da tempo di integrazione sociale dei portatori di handicap; nel mondo scolastico, nel mondo del lavoro, nella società civile in genere. In effetti, pochi si rendono conto, concretamente, di Chi sia un diversamente abile e cosa significhi esserlo. “Diversamente abile”… oggi, ci piace chiamare e definire così, un soggetto con determinate funzioni fisiche e/o psichiche compromesse. Non esiste a livello internazionale un'univoca definizione del termine, anche se il concetto di disabilità è stato dibattuto in occasione della Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità, redigendo un documento finale approvato dall'Assemblea generale il 25 agosto 2006. Per cominciare proprio dal linguaggio usato per definire un portatore di handicap, è evidente come una sorta di pietismo umiliante ma che forse tacita le coscienze e ci fa sentire buoni, trasforma il termine corretto, disabile o handicappato, in diversamente abile. Il disabile è innanzitutto un essere umano, una persona e come tale va trattato; non è un Soggetto da tenere e accudire in casa come un… oggetto a cui teniamo (quando è fortunato) o peggio da tenere nascosto agli altri per vergogna o, se adulto, da abbandonare a se stesso. In verità la società e la politica tendono ad emarginare i disabili. La prima perché stonano con il concetto di perfezione che oggi ci vuole tutti perfetti sani e belli; la seconda forse perché crede che siano soggetti improduttivi già beneficiari di chissà quali agevolazioni ma anche e soprattutto perché troppo spesso non riesce a differenziare il significato di inclusione sociale da quello di integrazione sociale. Eppure, anche il cittadino disabile, in quanto persona, può rappresentare una risorsa se messo in grado di dimostrare le sue doti. Ed è per questo che il soggetto disabile alla società chiede quel rispetto che tutti gli esseri umani possono e debbono pretendere. I disabili non vogliono rimanere chiusi in casa nell'inutilità, nella solitudine e nell'abbandono ma, vogliono essere coinvolti, far parte della società civile, sentirsi utili e contribuire svolgendo le attività di cui sono più capaci, così come è naturale per qualunque persona. Bisogna quindi, fare in modo che possano tirare fuori il loro meglio, cosicché possano sentirsi utili agli altri e nello stesso tempo migliorare il loro modo di vivere la vita. Vita che affronterebbero con più entusiasmo senza sentirsi un peso per gli altri. Solo così si percorrerà la strada dell'integrazione sociale tra disabili e normodotati di cui si parla tanto. La strada da percorrere in tal senso, è ancora lunga ma ogni piccolo passo in avanti fa sentire più vicino il traguardo. Un valido esempio di piccolo passo avanti è proprio questo periodico. Giovani del 2000 infatti, è nato nel lontano 1998 da un gruppo di giovani non vedenti animati dallo spirito e sopratutto dalla volontà forte di socializzare con il mondo dei normodotati. Una sfida, la loro, per dimostrare di essere persone utili e capaci di portare avanti un progetto e realizzare qualcosa che di solito fanno le persone cosiddette normali.. Oggi possiamo dire di aver raggiunto il nostro obiettivo; il nostro periodico è letto per un 70 per cento da persone normodotate e siamo seguiti anche fuori dai confini visto che alcuni lettori si trovano in AMERICA. Certo, questo ad alcuni potrà apparire come un esempio banale di giornalismo ma a noi piace pensare a chi, pur essendo disabile, è riuscito a realizzarsi come persona ed in alcuni casi è diventato pure famoso come lo scultore Felice Tagliaferri, il grande cantante Andrea Bocelli e tanti altri che non sto ora ad elencare. Così come avviene per qualunque individuo, se non avessero avuto l’opportunità di dimostrare quello che sapevano fare oggi nessuno o pochissimi conoscerebbero questi grandi artisti. Il disabile oggi, se messo nelle condizioni di poter svolgere quella vita sociale, scolastica e lavorativa cui ha diritto, senza dover elemosinare il sostegno o lottare per la dignità e il rispetto che ogni essere umano merita, può diventare una risorsa e non un peso per la società.. Non creare le condizioni, vuol dire non rispettare il disabile, vuol dire lasciarlo al proprio destino, vuol dire continuare a lasciare la società tutta nell'ignoranza e nel proprio egoismo come per tanti anni passati si e fatto.


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Patologie

Nutrirsi di salute. Le marmellate fatte in casa!

di Rossana Badaschi

Quali sono i vantaggi delle marmellate fatte in casa? Le motivazioni che ci spingono a preparare le marmellate fatte in casa possono essere diverse, ma tutte valide. Ad esempio potremmo avere la necessità di utilizzare delle eccedenze di frutta senza doverle buttare oppure assaporare tutto l’anno delle preparazioni a base di frutta (conservando il sapore tipico della loro stagione), ma anche semplicemente per il desiderio di personalizzare il gusto, gli ingredienti o assecondare le richieste dei nostri cari e gioire dei nostri successi! Infatti coloro che preparano le marmellate mostrano con orgoglio (ma soprattutto con emozione!) il loro “home-made” che, letteralmente tradotto, significa “fatto in casa”. 1 Tuttavia, sia che siamo tra coloro che si mettono ai fornelli o tra chi predilige soprattutto la degustazione, per indicare la classica preparazione a base di frutta, utilizziamo senza accorgerci il termine errato di “marmellata”. Infatti dal punto di vista merceologico, le conserve di frutta non sono tutte uguali e vengono anche classificate con nomi diversi. Illustriamo quindi in questa tabella le principali differenziazioni. NON SOLO MARMELLATE… TIPOLOGIA Marmellata Confettura Gelatina di frutta Composta Extra DESCRIZIONE Si intende una miscela cotta realizzata con zucchero e agrumi in pezzi (limone, arancia, mandarino, ma anche di pompelmo, clementina, cedro e bergamotto). Si indica la stessa preparazione descritta precedentemente, ma riferita a tutti gli altri tipi di frutta. Viene prodotta cuocendo il succo di frutta con pari quantità di zucchero (senza polpa o buccia). È maggiormente usata in pasticceria per apricottare i dolci prima di glassarli Si distingue dalla marmellata per il maggior contenuto di frutta e, conseguentemente, il minor quantitativo di zucchero aggiunto. La percentuale di frutta presente deve essere per legge > al 65%. Per la preparazione di una confettura extra, marmellata extra, gelatina extra, ecc., è richiesta una percentuale di frutta > al 45%. Ovviamente dalla frutta si possono ottenere anche altre preparazioni sotto forma di bevande, come ad esempio lo sciroppo o i succhi di frutta. Lo sciroppo si ottiene dalla concentrazione di zucchero in succo di frutta che, dopo essere stato diluito, è utilizzato soprattutto per la preparazione di bevande. Il succo di frutta invece è un prodotto derivato dalla trasformazione della frutta in bevanda; il miglior succo di frutta è quello ottenuto dalla frutta fresca centrifugata! 2 ???La scelta della frutta Per le varie preparazioni, non potendo probabilmente cogliere direttamente la frutta dagli alberi, cerchiamo almeno di acquistare frutta matura, profumata, di prima qualità, preferibilmente senza prodotti di sintesi (quindi proveniente da agricoltura biologica, biodinamica o da frutteti di nostra conoscenza) e soprattutto di stagione. Evitate perciò le primizie e le tardizie, che si distinguono in senso negativo per un prezzo maggiore, a volte con minor sapore e per il quantitativo inferiore di nutrienti rispetto al corrispondente prodotto stagionale. Ovviamente prima del suo utilizzo la frutta dovrà essere lavata, mondata, eventualmente snocciolata ed impiegata nel più breve tempo possibile nelle varie preparazioni e, in caso di frutta troppo matura, eliminate le parti guaste. La quantità di frutta segnalata nelle ricette è sempre riferita ad ingredienti che hanno già subito le precedenti fasi di lavorazioni. ???Ogni frutto ha la sua stagione… Nessuno ci potrà proibire di preparare delizie a base di frutta da noi preferita, tuttavia si consiglia di assaporare ciò che la natura elargisce generosamente ogni mese dell’anno e, se desiderate aumentare la qualità delle conserve, utilizzate ingredienti biologici. Per questo motivo riporto un calendario indicativo dei frutti presenti da gennaio a dicembre. NB: ananas e banane sono importati e quindi disponibili tutto l’anno. La frutta dell’anno Gennaio: arance, limoni, mandarini, clementine, mele, pere, pompelmi, kiwi Febbraio: arance, limoni, mandarini, clementine, mele, pere, pompelmi, kiwi Marzo: arance, limoni, mandarini, mele, pere, pompelmi, kiwi Aprile: arance, limoni, fragole, mele, pere, pompelmi, kiwi Maggio: albicocche, amarene, ciliegie, fragole, limoni Giugno: albicocche, amarene, anguria, ciliegie, fragole, lamponi, limoni, meloni, mirtilli, more, pesche, pesche noci, pompelmi, prugne, ribes, susine, uva Luglio: albicocche, amarene, anguria, ciliegie, fichi, fragole, lamponi, limoni, meloni, mirtilli, more, pesche, pesche noci, prugne, ribes, susine, uva Agosto: albicocche, anguria, fichi, fichi d’india, lamponi, limoni, mele, meloni, mirtilli, more, nespole, pesche, pesche noci, prugne, ribes, susine, uva Settembre: fichi, fichi d’india, lamponi, limoni, mele, melagrane, meloni, mirtilli, more, nespole, pere, pesche, pesche noci, prugne, ribes, susine, uva Ottobre: cachi, castagne, clementine, fichi, fichi d’india, kiwi, limoni, mandarini, mele, melagrane, pere, pesche, uva Novembre: alchechengi, arance, avocado, cachi, castagne, clementine, fichi, kiwi, limoni, mandarini, mele, melagrane, pere, pompelmi, uva Dicembre: arance, avocado, cachi, castagne, clementine, kiwi, limoni, mandarini, mele, melagrane, pere, pompelmi, uva 3 Si precisa che nelle varie preparazioni possono essere utilizzate anche verdure ed ortaggi (confettura di cipolle di Tropea, composta di pomodoro verde, ecc..) ???Le pentole e gli utensili necessari A seconda della preparazione che vorremo realizzare, e del tipo di frutta utilizzata, potrebbe essere necessario avere disponibili alcune attrezzature tra queste elencate: una o più pentole (preferibilmente di rame o acciaio inossidabile), una bilancia, dei barattoli o vasi di vetro e rispettivi coperchi, dei canovacci da cucina, un tagliere, coltelli con diversa lunghezza di lama, cucchiai di legno, bacinelle (di vetro, acciaio o ceramica), un pelapatate, uno scavino, un leva torsoli, uno o più mestoli in acciaio (preferibilmente con beccuccio), setaccio di crine o in acciaio, un colapasta, un passaverdura, un misuratore di capacità graduato. ???I vari dolcificanti Per realizzare gustose preparazioni e stabilire il giusto grado di dolcezza gradito, si possono utilizzare dolcificanti diversi quali lo zucchero (privilegiate quello integrale), il miele, la melassa, il malto (di riso, di mais, di orzo, di frumento o di farro), lo sciroppo d’acero o d’agave oppure a volte, in sostituzione dello zucchero, vengono aggiunti anche dolcificanti sintetici (preferibilmente da evitare). ???Apporto calorico Le preparazioni a base di frutta possono fornire un apporto calorico diverso determinato da vari fattori come ad esempio il tipo di frutta utilizzata, la quantità e tipologia di dolcificante presente, l’aggiunta di eventuali altri ingredienti (noci, mandorle, ecc.). Indicativamente possiamo dire che 100 grammi di conserve dolci apportano circa 250-300 calorie. ???I tempi e le modalità di cottura È importante porre particolare attenzione alla cottura della vostra preparazione al fine di ovviare a diversi inconvenienti, come ad esempio il rischio che si attacchi sul fondo della pentola o una cristallizzazione eccessiva dello zucchero. I tempi di cottura sono indicati nelle ricette (generalmente corrispondono a circa ½ ora-1 ora) e possono variare in base alla tipologia di frutta scelta, alla quantità di zuccheri aggiunti, alla consistenza desiderata o alla presenza di gelificanti come ad esempio la pectina, sostanza che si ricava dalla frutta. Infatti molti di voi conosceranno sicuramente prodotti in commercio che contengono gelificanti in grado di poter realizzare confetture, marmellate, gelatine e composte in soli 5 minuti! Inoltre si ricorda che per aumentare la consistenza della nostra conserva, si consiglia di aggiungere il succo di uno o 2 limoni per ogni chilogrammo di frutta. 4 Per verificare il giusto grado di cottura potete effettuare “la prova del piatto”;versate una goccia della vostra preparazione su di un piattino asciutto e controllate che scorra lentamente aderendo alla superficie (in questo caso sarà pronta). ???La sterilizzazione e il batterio Clostridium botulinum (Botulino) Preparare le marmellate in casa appassiona molti e dona tanta soddisfazione, tuttavia è importante porre molta attenzione durante l’intera fase di lavorazione e preparazione. Tra i vari obiettivi quindi non dobbiamo avere solo quello di preparare un prodotto buono, di qualità e con una maggiore conservabilità (rispetto alla frutta fresca), ma garantire anche la sua salubrità rispettando norme igieniche basilari e creare le condizioni sfavorevoli alla proliferazione di microrganismi. Il rischio più temuto è lo sviluppo di un microrganismo chiamato Clostridium botulinum o Botulino che può provocare una serie di forme di avvelenamento e anche la morte. Questo microrganismo produce infatti una tossina neurotossica (tossica per il nostro sistema nervoso) che può causare diversi sintomi come paralisi flaccida, debolezza muscolare, diplopia (visione doppia), difficoltà del movimento, scoordinazione dei muscoli della faringe e dei muscoli volontari, e nei casi mortali, paralisi dei muscoli respiratori. Tuttavia il botulino non può svilupparsi nelle preparazioni zuccherine elencate perché il loro tenore di zucchero è letale per questo batterio anaerobio (le contaminazioni da botulino sono invece a volte riscontrabili in altre preparazioni casalinghe come ad esempio le verdure sott’olio). Infatti lo zucchero limita l’azione del botulino perché provoca un aumento della pressione osmotica del cibo e quindi una riduzione della quantità di acqua, elemento indispensabile affinché il batterio possa continuare a sopravvivere. Attenzione: la percentuale di zucchero deve però essere superiore al 35 %. In ogni caso le cellule batteriche del botulino hanno una termo resistenza piuttosto labile e quindi la bollitura prolungata rende innocui gli alimenti sospetti; la tossina può essere distrutta se mantenuta a temperature superiori a + 80°C per più di 10 minuti. Anche ambienti con ph inferiore a 4,5 (ambienti acidi) presentano condizioni sfavorevoli per lo sviluppo del botulino e questo è uno dei vari motivi per cui si aggiunge il succo di limone per la conservazione della frutta. Inoltre per evitare che anche altri tipi di microrganismi possano svilupparsi all’interno della nostra preparazione, si consiglia di non adoperare la stessa posata che si utilizza quando si estrae la conserva dolce e poi si degusta. - Esempio di corretta sterilizzazione Posizionate i vasi vuoti ed i tappi puliti sul fondo di una pentola della giusta capienza, copriteli con abbondante acqua fredda, portate ad ebollizione e fate bollire per 20-30 minuti assicurandovi che il livello dell’acqua sormonti sempre i vasetti (almeno 3 centimetri). 5 Nel caso l’acqua dovesse evaporare, si raccomanda di riportarla al giusto livello aggiungendo altra acqua bollente (non fredda) per non abbassare la temperatura di quella già contenuta nella pentola. Per evitare che i vasi urtino tra di loro e si rompano, ponete un canovaccio da cucina sul fondo della pentola e un altro che faccia da intercapedine. Terminata la sterilizzazione toglieteli dalla pentola aiutandovi con una pinza e fateli asciugare capovolti su di un canovaccio pulito e dopo un po’ rigirateli con l’imboccatura verso l’alto per asciugare anche l’interno (l’umidità potrebbe favorire la formazione di fermentazioni e muffe). Il tempo di sterilizzazione varia a seconda della frutta e della grandezza dei contenitori utilizzati. Nel frattempo fate in modo che la vostra preparazione di frutta sia pronta, invasatela ben calda (bollente!) utilizzando un cucchiaio o un mestolo a beccuccio e riempite i vasi sino al restringimento del collo del barattolo (per il sottovuoto). Chiudete ermeticamente con il tappo, capovolgeteli per almeno 5 minuti e fate raffreddare per circa 12-24 ore e, trascorso questo tempo, controllate che il tappo sia ben piatto o ricurvo verso l’interno del contenitore,in modo da essere sicuri che si sia creato il sottovuoto. Attenzione: i vasetti di vetro si possono riutilizzare, mentre i tappi non si devono riciclare, perché possono essere intaccati dagli acidi della frutta o creare negative reazioni chimiche. Altri procedimenti prevedono la sterilizzazione utilizzando anche il forno o il microonde (attenzione a non inserire i tappi!) - Ulteriore sterilizzazione Oggi la produzione industriale inscatola le preparazioni usando esclusivamente il metodo del sottovuoto e con doppia sterilizzazione. In questo caso appoggiate i vasetti di vetro già riempiti e chiusi ermeticamente con il tappo sul fondo di una pentola. Copriteli con un quantitativo di abbondante acqua calda, se la conserva che ponete nella pentola è calda, oppure con acqua fredda se invece la preparazione è fredda, altrimenti rischiate che gli sbalzi di temperature facciano scoppiare i vasetti (per evitare questo rischio posizionate asciugamani o fogli di giornale all’interno della pentola). Fate bollire per almeno ½ ora e ripetere nuovamente questa procedura ricordando di fare raffreddare ogni volta le varie preparazioni nell’acqua di ebollizione. ???Conservazione Le varie preparazioni vanno mantenute in un luogo asciutto e, una volta aperte, si devono conservare in frigorifero e consumare entro 1-3 settimane (la conservazione dipende dalla quantità di zucchero presente). Si consiglia di etichettare ogni singola conserva scrivendo la data di preparazione ed il contenuto degli ingredienti. 6 ???Alcune avvertenze importanti Scartate le preparazioni casalinghe che all’apertura rilasciano gas o presentano bollicine, formazioni di muffe, cattivi odori e alterazioni del colore. Inoltre se notate rigonfiamenti del tappo NON consumatele!


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Racconti e poesie

Giovani di belle speranze

di Patrizia Carlotti

Oggi si sa, viviamo un tempo confuso, insidioso, violento e chi più né ha più né metta.
Tutti i nostri giorni sono uguali, noiosi e senza creatività.
Tutto è già stato detto è fatto…
ma l’uomo ha bisogno di stimoli,
di nuovi interessi per potersi distinguere per essere qualcosa o qualcuno e non essere niente o nessuno.
Osserviamo in giro…osserviamoci…
prendiamo il tempo e la concentrazione che serve…
è evidente che sembriamo tanti contenitori vuoti…
cestini per carta straccia,
facciamo il gioco delle belle statuine e avanziamo correndo calpestandoci verso il Dio potere che veneriamo!
Ragazzi…ma è tutto un bleff, quando lo capiremo?
Siamo schiavi dell’epoca moderna, addomesticati,
come tanti cagnolini obbedienti adoriamo il nostro padrone e facciamo tutto per lui
anche se ogni giorno s’inventa una punizione diversa aggiungendola ad altre,
facendoci credere che sia per il nostro bene, per il bene comune.
Siamo poveri Cristi messi in croce ma neppure la fede ci salva più!
La nostra testa è malata, i nostri cuori, i nostri sensi…
non ragioniamo, non riusciamo ad amare, siamo diventati sordi e ciechi e tutto ha lo stesso sapore…
L’apocalisse è arrivata…speriamo solo che qualcuno si salvi dalla distruzione.
Il ciclo della vita parte sempre bene,
un libro bianco da scrivere,
ma dovremmo farlo senza commettere errori perché non c’è una seconda possibilità…
la libertà è un diritto acquisito alla nascita ma ci viene tolto crescendo.
Anziché far capire ai bambini il concetto di libertà e svilupparlo man mano che crescono
gli viene gradualmente tolto.
I sentimenti fanno di un uomo la forza…per favore insegnamo ai bimbi
I veri valori, a costruire una società diversa con semplicità,
senza stratagemmi o sotterfugi, senza prevaricazioni o competizioni di nessun genere…
cominciamo adesso, da noi, vent’enni, trent’enni, quarant’enni…basta con il colloquiare per via telematica, la pigrizia fa oggi da padrona!

Spariamoci in vena una bella dose di coraggio
e come tanti altri che ci hanno preceduto andiamo avanti in prima linea e gridiamo forte che vogliamo una vita migliore e costruttiva…
non diamoci per vinti, sarà dura…
ma cerchiamo di contagiare il maggior numero di gente possibile affinché chi detiene il potere, ci usa e ci manovra a suo piacimento,
si senta fragile e ascolti il grido di dolore che adesso è molto flebile.

Quando un ospedale ha troppi pazienti che vengono ammassati nelle corsie, poche situazioni hanno precedenza,
ci si abitua al dolore ma quando si tocca il fondo abbiamo il dovere di risalire, altrimenti c’è spazio solo per la morte.
Quando una giovane coppia decide di mettere al mondo una creatura,
lo fa prendendo su di sé tanta responsabilità,
da quando quell’esserino emette il primo vagito tutto cambia,
d’altra parte non chiede di venire al mondo quindi ha tutto il diritto d’essere protetto e cresciuto in un contesto onesto e pulito.
Se tutti noi mettessimo qualcosa per essere migliori senza dubbio la società sarebbe diversa…
in fondo esistiamo per dare, insegnare qualcosa, per essere un esempio da seguire.
La semina in terre di pochi ettari o in terre di moltissimi, se di ottima qualità dà comunque un ottimo raccolto,
non ha importanza quanto duri il viaggio dell’esistenza su questa terra ma è importante la qualità che ha questa avventura…
vi sono permanenze che durano pochi attimi, giorni, mesi, o pochi anni e lasciano ricordi profondi di giovani angeli venuti a volte solo a farci un saluto.
Ci sono invece permanenze anche ultra centenarie che regalano esperienza e saggezza da cui attingere.
Giovani promettenti come il giovane Danni dal cui padre scomparso precocemente ha ereditato l’amore per la musica,
il fuoco vivo della vita…nel suo DNA scorre il fluido della passione un linguaggio unico e vero che non è ipocrita ma tocca le corde sentimentali dell’essere umano.
Vecchi come nonna Nella,
che ci ha lasciati a centoquattro anni, regalandoci tantissime perle di saggezza…
Lei segnata dal tempo seduta sulla sua sedia da regista chiedeva solo compagnia e parlava,
parlava senza esaurire mai l’entusiasmo, rivivendo i giorni di giovinetta.
Dai suoi occhi potevi vedere nel tempo tornato indietro,
dalle sue mani capivi le fatiche, dalle parole raccontate in un italiano arrangiato non certo scolarizzato si potevano rivivere giorni sofferti di grandi patimenti e sofferenze.


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Un sogno e una speranza

di Antonella Iacoponi

Quanto son belli i boschi, in questo mattino di sole! I pini ed i cedui svettano come guardie e cavalieri, mentre l’aroma del mirto si sparge ovunque, rallegrando l’aria. Ricordo la prima volta in cui giunsi qui: mio padre era stato gravemente ferito durante la battaglia delle Termophili, e la Pizia aveva vaticinato che sarebbe guarito soltanto grazie ad un decotto a base di miele e polvere ottenuta dalle corna di un cervo, che vagava nei boschi di Munichia, una collina, presso il Pireo. Più precisamente, secondo l’oracolo, le corna dell’animale dovevano essere macinate, e poste sul fuoco, fino ad ottenere una finissima polvere nera, a cui occorreva aggiungere il miele, per compensare il sapore amaro. La difficoltà non era rappresentata tanto dalla preparazione dell’infuso in sé, quanto dal fatto che quel cervo era sacro ad Artemide; a Munichia, infatti, si trovava uno dei più importanti luoghi di culto a lei dedicati. La immaginavo come l’avevo vista la prima volta: ritratta, - in compagnia di un cervo, appunto -, nell’atto di scoccare una freccia d’argento; una figura stupenda, con una tunica corta, color zafferano, e gli stivali da cacciatrice. Sin da bambina, sapevo che da noi, a Sparta, non veniva intrapresa alcuna guerra, senza prima averle offerto dei sacrifici. E cosa potevo donare io, alla dea, eccetto la mia totale devozione? Dovevo comunque provare, per amore di mio padre: egli aveva soltanto me e la mamma, anche se, purtroppo, a causa del continuo addestramento militare cui era sottoposto, non lo vedevamo tanto spesso, quanto avremmo voluto. Così, iniziai a valutare il modo migliore per rivolgere la mia supplica alla dea, ma non dovetti pensare molto, perché quella notte, ella mi apparve in sogno: sedeva presso il limitare di un bosco, in compagnia di alcune ninfe; avvolta in un manto di porpora, aveva in mano una torcia, ed i capelli biondi, circondati da raggi di luna, rilucevano come stelle. Io caddi in ginocchio, ma Artemide mi fece cenno di alzarmi. “Perché hai ritenuto di dovermi offrire qualcosa, in cambio del mio aiuto?”, chiese, con un lieve sorriso, “Ho scelto di mostrarmi a te quale dea della luna, portatrice di luce, affinché tu riacquisti la speranza, ed apprezzi la libertà, una condizione a cui ogni donna dovrebbe poter aspirare, e che nel mio caso, ad esempio, si concretizza nella possibilità di vagare, a notte inoltrata, nelle foreste più fitte, ed incontaminate, tra ninfe amiche, ed animali selvatici… Nutro un profondo affetto per la tua città, dove, come sai, sono molto venerata, e, per giunta, tuo padre mi è sempre stato devoto.... Domani, all’alba, troverai le corna del cervo sul tuo focolare, con le punte rivolte in alto”. Non ho mai dimenticato quelle parole: gocce di un balsamo fresco e rigenerante. Le corna del cervo erano dove aveva detto la dea: spiccavano sul focolare, lunghe, lucide, come l’agata; palchi pesanti, ramificati, con punte nere. Nel giro di pochi giorni, mio padre si ristabilì completamente; io, però, continuavo a pensare alla dea, e, durante la notte, quando cadeva il silenzio, mi pareva di udire ancora la sua voce, un dolce richiamo, cui non potevo sfuggire. Decisi, allora, di servirla, quale sacerdotessa, nel tempio di Efeso, ma Artemide aveva altri progetti: di nuovo mi apparve in sogno, questa volta, al centro di un’immensa radura, in groppa ad un cavallo selvatico, accompagnata dai suoi cani da caccia, e da una leonessa. Durante la convalescenza di mio padre, mi aveva osservato da vicino, ed era rimasta molto colpita dalla gentilezza e dalla dedizione che avevo dimostrato, ma, soprattutto, dalla mia forza d’animo: Poteva trasformarmi in una ninfa, sì da farmi restare con lei per sempre? A quella richiesta, il mio cuore si riempì di gioia,… ed ora eccomi qua, tra le mie sorelle. Dedico questo scritto ai miei genitori, - che, spesso, vengono ad offrire latte e miele -; lascerò il papiro nell’incavo della quercia più antica, affinché possa donare, a chi lo troverà, forza e speranza.


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Buongiorno mattino

di Patrizia Carlotti

Sveglia! Il trillo annuncia…
preceduto dal canto del gallo già di buon mattino alzato
Pigri gli occhi tuoi stentano a schiudersi.
Ancora accoccolato nel tepore del nido notturno attendi.
Veloce!
Il tempo corre…
Balzi in piedi infreddolito,
pochi esercizi per mettere in moto e via…
sotto il tepore del caldo abbraccio della doccia
L’odore del caffè si fa strada in tutta casa…
avvolgente profumo, intenso, inebriante,
amico puntuale d’ogni mattino…sedersi ad ascoltare il tuo canto
Tuffarsi con la mente dentro quella tazza,
gustarti con lentezza,
lasciarsi andare per aver dopo quella marcia in più!

La porta di casa si apre
dando il benvenuto al nuovo giorno,
la sua maestosa corazza non nasconde più l’interno della dimora
e vi lascia entrare tutta l’aria fresca.
Uccellini felici volteggiano scherzosi nel cielo azzurro
è primavera e la natura si risveglia dal letargo
sfoderando una bellezza che lascia senza fiato…
Incamminandosi lungo il viale di sassi bianchi colorato
Le suole scricchiolano nel silenzio del mattino.
Che bello…
non c’è traffico,
assenti i rumori non graditi all’udito…
spazio solamente alla musicalità dolce
di un venticello mattiniero che accarezza gli alberi
disposti in file ordinate lungo il viale di sassi bianchi…
numerosi i fiori nati spontanei nel campo di variegati colori…
Il sole già alto guarda compiaciuto e mostra la sua potenza con aria narcisa…
La luce del suo raggio scalda i frutteti in fiore
e i roseti in boccio…

Buongiorno mattino…
Un bambino con la sua bicicletta gironzola fischiettando spensierato…
”vieni con me a fare un giro? Prenderemo farfalle!”
I ricordi si fanno strada tra i pensieri adulti…
Rivisitano la fanciullezza,
gli anni spensierati e giocosi che furono,
quand’era tutto meraviglioso e nuovo…
quel tempo quando si respirava a pieno la libertà
e il profumo buono di ciò che vale davvero…


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Aurora

di Lauro Borghi

Le sorridi e rinnòchi,
a quel chiarore,
gli andati giorni e l' ore;
miete con te respiro
di veglia, al tuo fluire
che verso' d' oscuro sangue
potenza di rovina;
e sol te ne maraviglia
e or ti naviga a dimora:
d' altra, illesa, aurora


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Sonia

di Lauro Borghi

Frangi, da sinuo torcersi a dolore,
l' abituo intarsio di cadenti, deluse immagini
che al cuore risorgi palpiti d' argenti

E d' ombra stèrri: al suono che s' inclina,
aprendosi ove 'n altrui si scrèzi appena
l' esausta vene ottusa e inaridita,
dal tuo fiorire fievole e profondo


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Riflessioni e critiche

Mestieri inutili

di Mario Lorenzini

I lavori, dai più semplici a quelli più complessi, contribuiscono ad arricchirci. Da sempre è noto il detto “il lavoro nobilita l’uomo”. Questo perché, oltre a essere fonte di sostentamento, rende possibile appagare bisogni di chi richiede tale opera. Dal lato opposto, l’esecutore ne ha un ritorno in termini di soddisfazione personale, crescita in quanto a consapevolezza delle proprie capacità. Sfortunatamente, come tante teorie messe a confronto con la pratica, questa è una situazione ideale. Affinché il bel quadretto si concretizzi vi sono a monte un paio di condizioni imprescindibili a cui sottostare: 1.) Il lavoro dovrebbe realizzare qualcosa di utile, reale, tangibile; fine al supporto psicofisico della persona. Questo in senso bilaterale, ossia per chi lavora e chi richiede il lavoro. 2.) L’espletamento dei lavori dovrebbe svolgersi nel rispetto di normative che regolano i modi e i tempi di esecuzione, sì da tutelare il professionista e il richiedente in termini di salubrità, correttezza nel mantenimento di quanto preventivamente contrattato. Si è giunti a capire la necessità di questi due punti basilari nel tempo, e a stendere un regolamento giuridico/attuativo a cui attenersi, per merito della nostra forma di esseri civili. Ma, nota dolente, anche qui facciamo i conti con una situazione da pubblicità vacanziera, dove nel depliant si reclamizza una cosa e quando si arriva al luogo di villeggiatura c’è qualcosa che non quadra. Come ogni regola scritta che ha portato a risultati incompatibili con la richiesta, ho scritto questi due punti al condizionale, consapevole che la natura dell’uomo lo porta a essere ingannevole e disonesto. Alcuni esempi? Un preventivo sulla ristrutturazione di un bagno che poi, alla fine, gonfia perché, “è una stanza grande…” certo, ma quanti mq era quell’ambiente, il muratore lo sapeva; poco o tanto, avrebbe dovuto essere preciso con le somme. Ha invece abbozzato un totale basso, per convincerci ad accettare la sua proposta piuttosto che rivolgerci ad altri, poi i conti, chissà come mai, non sono tornati. E pensiamo a un installatore di serramenti che, una volta arrivato a casa nostra con la porta blindata da noi ordinata, si era ben guardato dal dirci che nel prezzo, già di per sé elevato, la consegna e il montaggio, altri 120 euro, non erano inclusi. E un installatore certificato di caldaie che, a fine serata, senza aver riparato il guasto all’impianto, anzi, avendo peggiorato il danno, pretende ugualmente di essere pagato. Questa scaletta di scorrettezze potrebbe allungarsi ancora ma, come detto, ho usato solo degli esempi. Con la frenesia e la brama di denaro che ci contraddistingue, oggi è sempre più raro trovare un professionista serio e coscienzioso. Ma, nel panorama delle possibilità lavorative, ci sono delle categorie che, nel loro ambito, sono pressoché impeccabili. Stranamente a dirsi, è a loro che mi rivolgo dato che esiste una linea di demarcazione che separa logicamente le loro attività da quelle prese a prestito sopra. Ecco ciò che voglio dire: un muratore, un falegname, e un idraulico sono capaci di costruire delle mura, dei mobili da salotto, tubazioni che portano acqua nelle nostre abitazioni. Ci sono imbianchini, elettricisti e operai metalmeccanici che tinteggiano edifici, danno luce e alimentazione per molti apparecchi domestici e non, forgiano lamiere per autovetture e scocche di motocicli. Sono tutte cose che possiamo toccare con mano: ammirare una parete ben dipinta, avere l’acqua calda a disposizione, poter accendere il forno per cuocervi le pietanze. Tutto utile, a volte più o meno necessario, e piacevole per la nostra persona. E ora viene il brutto. Sì avete capito bene, non il bello. Sto per introdurre dei lavori, mansioni, che non costruiscono niente di solido e reale. Solo fumo, astrazioni partorite dalla mente di imbroglioni e incapaci nonché scansafatiche. Vogliamo parlare di ragionieri? Di commercialisti? O degli amministratori di condominio? Degli avvocati o meglio, consulenti legali, dei promotori finanziari e del resto della banda. Tutti questi soggetti, sebbene abbiano trovato una collocazione molto ben definita nella nostra società, non hanno per noi alcun beneficio. Un ragioniere ci aiuta nella gestione fiscale, potremmo farcela anche da soli, a patto di sapere quello che sa lui, vale a dire cognizioni da rompicapo non alla portata di chi già è impegnato in altra attività, come invece dovrebbe essere. Noi, in modo autonomo, potremmo avere la possibilità di compilare la nostra dichiarazione dei redditi, calcolare l’importo delle tasse della nostra dimora. Ma l’estrema complessità, mista alla scarsità di chiarezza sull’argomento, voluta dal nostro sistema statale, rende necessario il ricorso a questi specialisti che, ironia e beffe per un bravo artigiano che potrebbe restare disoccupato, non perderanno mai il lavoro, perché il loro da farsi è costantemente aggiornato da normative tributarie arzigogolate alla massima potenza. Consiglio: se non avete né arte né parte, ergo non possedete dentro una vena artistica o un’abilità manuale e progettuale, ecco il lavoro sicuro per voi. Ogni anno, per non dire a cadenza più frequente, usciranno sulla gazzetta ufficiale e altro organo dell’agenzia delle entrate, nuove normative che faranno scomparire parte dei nostri doveri contabili e, come per magia, ne faranno comparire altrettanti (o forse di più). Ecco che noi, come bravi ragionieri o contabili o commercialisti (sempre gente della stessa risma) avremo le spalle ben coperte. Mentre un operaio provetto sarà licenziato o messo in cassa integrazione, sostituito da un nuovo macchinario robotizzato o da un’azienda posta in un paese in via di sviluppo, dove la manodopera è fortemente sottopagata. E chi sono i promotori finanziari? Prima di tutto un doppio complimento all’ideatore di questo termine. Anche se esiste la parola promoter, l’equivalente italiano fa un certo effetto, rende l’idea di una persona molto ben preparata, conoscitore del settore. Molti non sanno (o forse sì), che spesso si tratta di ex personale bancario ricollocato o in pensione, o di ragazzi formati allo stile di ragioniere o laureati in economia e commercio, sottoposti a un breve corso intensivo che spiega loro non tanto quello che sanno già, ma le tecniche di vendita (persuasione) più subdole da propinare porta a porta o direttamente in una filiale della banca o agenzie delegata dietro cessione di numeri telefonici privati ai quali proporre l’investimento. Tutti noi possiamo essere facile preda di tali avvoltoi che vorrebbero palesare la sicurezza e convenienza del loro atto commerciale, sotto l’egida di un importante e noto gruppo con solidi capitali societari. Potrei facilmente far cadere il loro castello di carte ai vostri occhi, semplicemente raccontandovi di conoscenti che, abbacinati dalle cifre che era possibile ricavare, stando alle parole che uscivano dalla bocca di questi imbonitori, hanno firmato una procura per una parte del loro denaro impegnandolo in fondi e poi, dopo un anno e mezzo o due, il loro montante era quasi dimezzato; hanno dovuto fare i salti mortali per sganciarsi da quel contratto e recuperare il soldo restante. E il proponente? Che faceva nel frattempo? Forse nulla. Dopo essersi assicurato la sua provvigione, continuava a ripetere ai suoi clienti di aspettare che il mercato si sarebbe risollevato. Ma non credo che sarebbe stata utile la più grossa gru in circolazione… Possiamo riconoscere i meriti di un allevatore di bovini, un salumiere e un ortolano. Il cibo è vitale, e delizia per le nostre papille gustative. Ma perché ci troviamo di fronte a un amministratore di condominio? Innanzitutto sappiate che, dal punto di vista legale, è una figura obbligatoria a partire da un certo numero di condomini in su. Potete essere l’uomo più onesto del pianeta, ma chi mette la propria mano sul fuoco per gli altri? La mancanza di fiducia, unita agli adempimenti burocratici, fanno sì che anche il personaggio amministratore sopravviva. A scapito della chiarezza e dei costi di esercizio. Infatti, nonostante tutto sia rendicontato, anche qui l’apparato burocratico favorisce il lievitare dei costi e la mancanza di trasparenza; a volte vengono eseguiti dei lavori di manutenzione non necessari, sono contattati consulenti, insomma, è una specie di subappalto a terzi che incrementa i costi di gestione. Ci sono le riunioni di condominio, lo riconosco; è una forma di piccola democrazia, solo che, a volte, non tutto viene detto in assemblea, non tutti sono capaci di comprendere i termini espressi e le complicazioni poi arrivano sotto mentite spoglie, vengono a galla come spese da sostenere perché si deve tener conto della normativa vigente tal dei tali e via dicendo. Nella pletora dei mestieri che non servono, o quantomeno potrebbero essere riservati a un numero inferiore di personale, non potevamo dimenticare di annoverare i dirigenti pubblici e i parlamentari, comunque i politici in genere. Ho menzionato gli enti pubblici perché le aziende hanno un numero inferiore di grandi capi. Indipendentemente dalla miglior organizzazione, e visto che sulla scala gerarchica tali figure hanno emolumenti maggiori, gli stipendi vengono pagati con i prodotti venduti da quella ditta, per cui, a seconda del numero dei clienti che danno la loro preferenza a tale azienda, gli introiti saranno più alti, ma sempre legati al favore degli stessi, ne deriva un oculatezza agli sprechi non riscontrabile negli enti pubblici, dove gli “avventori” non possono scegliere di acquistare o no, ma sono obbligati a pagare permessi e tasse varie in forza di decreti e leggine comunali, provinciali, regionali e, per non farsi mancare nulla, statali. I clienti sicuri paganti del comune o della regione o dello stesso stato, non sono altro che tutti gli abitanti di quel paese che, “acquistano”, senza possibilità alcuna di opzione, servizi sulla carta che poi non sono così concreti. Non si può decidere di non pagare la tassa sui rifiuti se siamo insoddisfatti della pulizia delle strade, o di rivolgerci a un comune limitrofo. Non possiamo smettere di foraggiare gli enti pubblici, in una parola. Ecco perché non è assolutamente vero che tali istituzioni non hanno disponibilità di liquidità, è più verosimile che sperperino il denaro pubblico nell’organizzazione di eventi superflui e assumano un sacco di dirigenti, a fronte di una chiusura di assunzioni di personale addetto ai servizi base, fondamentali, i cui operatori costano anche un quinto di un dirigente. Ah, come diceva il titolo, a volte il direttore dei lavori o di quell’ufficio non serve. Oppure un unico funzionario dirigente può accorpare sotto di sé più servizi. Ma, come contropartita, come potrebbero tali enti dimostrare di aver bisogno di queste personalità? Il colmo lo raggiungiamo con i fantocci che animano il teatrino della politica. Visto che senatori e deputati, e pure cariche presenti in regione e via discorrendo hanno una remunerazione alle stelle, che in un paese in ginocchio come il nostro non possiamo permetterci, perché non facciamo un po’ i seri, ogni tanto e decimiamo il numero di queste persone che, salario non considerato, non fanno poi granché, L’elenco delle professioni inutili è, secondo me, purtroppo, in aumento. Complice la tecnologia mal utilizzata, una superficialità che favorisce l’ignoranza dei giovani, e un continuo tormentone pubblicitario allusivo a impieghi tipo manager o comunque persona in carriera, che alimenta false speranze negli animi dei disoccupati, ma che nella vita reale non sono attuabili. Volete fare il venditore porta a porta del tal alambicco? Avrete una rapida carriera, con provvigioni in percentuale agli articoli venduti, ecc. Andrete in giro con l’uniforme dell’azienda o, in ogni caso, con completo giacca e cravatta. Sarete orgogliosi della vostra competenza ecc… Cerchiamo di capire quanta verità o falsità si cela dietro un messaggio per reclutare venditori come questo. Le persone che fanno un guadagno sicuro sono quelle che assoldano i poveri malcapitati, spesso tenuti a frequentare un corso a pagamento prima di essere immessi nella rete dei “disturbatori” porta a porta. Ricordate che i mestieri inutili non sono solo quelli che non realizzano niente, ma anche quelli che fanno da parafulmine per altri che non si espongono e guadagnano più di voi. Certo, gli ingranaggi della società moderna sono difficili da manomettere; e, non credo che riusciremo a modificare questo aspetto di cui ho discusso. Quello che è fondamentale è sapere. Non siate convinti che le occupazioni che ho qui descritto siano di qualche utilità per gli uomini. E dimostrate di esserne consci di fronte a tali mestieranti quando ve li troverete davanti.


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E' morta. Seppelliamola!

di Mario Lorenzini

Era in salute, stava più che bene; e, anche se aveva dato qualche segno di debolezza, la nostra cara moneta ante millennio è sempre stata in grado di farci condurre una vita degna. Poi, un bel giorno, l’hanno abolita, in favore di altro conio dal nome tanto pratico quanto insulso, l’euro. Con la vista appannata dal miraggio di un’Europa unita che avrebbe dovuto favorire l’economia, ma che invece ha cercato di privilegiare le nazioni più forti che, tutt’oggi, provano a imporre le loro condizioni agli altri stati membri. La conseguenza derivante è stata un progressivo infiacchimento del nostro potere d’acquisto che si è ripercosso in una qualità della vita sempre più bassa. Ma mentre negli anni i grandi economisti, d’accordo con le forze politiche, ci hanno raccontato un sacco di bugie sulla convenienza della moneta unica, in più occasioni, nuove formazioni di governo all’opposizione e nostalgici di qualche anno fa, hanno proposto di rimettere in gioco la lira, uscendo, diciamo temporaneamente, dal mercato comune europeo. Tralascio qui le opinioni contrastanti di esperti e le lamentele di gente comune che vorrebbe di nuovo in tasca numeri con più zeri al posto di frazioni espresse in centesimi. Molti avranno visto in tv la pubblicità di un’opera intitolata alla Lira ; allo spot presta la faccia Massimo Dapporto, valente attore cinematografico e teatrale. Nel video si fa riferimento alla pubblicazione dal pregio innegabile, e dal contenuto storico, che incorpora non solo monete e banconote raffigurate in volumi con bassorilievi in argento e oro zecchino, ma anche notizie, dai tempi della guerra ad oggi, nonché copia delle stesse da conservare in appositi espositori. Editalia, organo del poligrafico e zecca dello stato, in collaborazione con Treccani, ha certamente avuto il merito di aver dato vita a una selezione interessante e di valore. Peccato che alle parole che promettono in regalo un volume di tale collezione, si nasconda una vendita porta a porta effettuata da parte di funzionari o loro agenti di zona, della Zecca dello Stato. Molte sono le testimonianze di persone che si sono trovate vis-a-vis con queste personalità. Il call center, una volta contattato per l’invio gratuito di un volume, manda invece a casa un incaricato che procede nel suo lavoro, scorretto, di convincimento. Potete immaginare facilmente che, spesso, chi richiede il libro omaggio sia una persona in su con l’età; i giovani hanno appena visto la lira nella loro infanzia, i quarantenni non ne sentono così tanto la mancanza, gli altri l’hanno avuta al fianco per gran parte della loro vita, adattarsi all’euro non è stato facile o piacevole. E, lo sappiamo, quali sono le prede favorite dei venditori a domicilio? Le persone che hanno superato gli anta da un pezzo, perché la parlantina dei rappresentanti è molto più svelta di loro. Il mio punto non era solo quello di mettere in risalto le proposte truffaldine di certi soggetti; volevo anche puntare il dito su chi cerca di farci dimenticare, anziché ricordare, la nostra vecchia Lira. E, soprattutto, chi prova a convincerci che non tornerà mai più. Ecco perché si fanno certe creazioni editoriali. Se ne sono fatte sul nazismo (altra speculazione vergognosa), ormai a distanza di oltre mezzo secolo. Ma la Lira è via da poco più di 10 anni, e chi ha mai detto che sarebbe stato per sempre? Per smorzare quelle politiche di protesta che da anni hanno suggerito un ritorno alla vecchia moneta si è ben pensato di scrivere l’epitaffio della Lira stampando una serie di volumi, ben fatti quanto si vuole, che decretassero la morte cerebrale della nostra vecchia valuta. E’ stato tutto studiato? E’ stato pianificato dagli psicologi dei media che ci governano? O forse è solo una casualità l’aver preso l’anticipo dei tempi? Non siamo forse in un mondo fatto di usa e getta dove anche gli elettrodomestici durano molto poco? Io ci ho pensato e devo dire che non voglio colpevolizzare nessuno. Lo stato e la Zecca, il bravo Dapporto e il grafico della clip, penso una sola cosa. Come è di cattivo gusto annunciare la morte di una persona agonizzante, non si sa mai, così si è corsi un po’ troppo verso l’eliminazione della Lira. Poi, se è un altro dei tanti business, visto che, a seconda di ciò che si acquista, la raccolta (che un pensionato non può certo permettersi) costa anche oltre 7000 euro... Sì, non lire.


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Satira

Per sorridere un po

di Giuseppe Lurgio

Un ben ritrovati a tutti voi affezzionati lettori desiderosi di tuffarvi in qualche minuto di buonumore! Come e oramai mia abitudine raccolgo alcune barzellette tra le più simpatiche che girano in rete e ve le propongo in questa rubrica. Come recita un vecchio aforisma, la vita sorride a chi sorride alla vita. Quindi proviamo anche noi a fare ciò magari partendo proprio da queste barzellette, chissà mai fosse di buon auspicio!
1) Una donna entra in una farmacia. Per favore, vorrei dell'arsenico. Trattandosi di un veleno letale, il farmacista chiede: E a che le serve, signora? Per ammazzare mio marito risponde la signora con naturalezza. Ma signora risponde indignato il farmacista ma si rende conto di cosa sta dicendo? Mi spiace ma in questo caso purtroppo non posso darglielo.Non sarò certo complice di un omicidio! La donna allora un pò meravigliata dal rifiuto del farmacista senza dire una parola estrae dalla borsetta una foto del marito a letto con la moglie del farmacista. Allora il farmacista dopo aversi ripreso un pò si rivolge alla signora e le dice con voce sommessa,Chiedo scusa signora, non sapevo avesse la ricetta...
2) Una vecchia vede apparire una fata che le concede tre desideri. -Vorrei che questa casa sia una reggia. Colpo di bacchetta ed ecco fatto. -Vorrei tornare bella come in gioventù. Zak e fatto anche questo. -E che il mio gatto si trasformi in un Principe Azzurro. Detto e fatto. Il Principe Azzurro si avvicina allora alla non più vecchia e cingendole la vita le sussurra: "Ti penti, adesso, di avermi fatto castrare eh?".
3) Tre leoni stanno cacciando. Passo dopo passo si avvicinano a una gazzella, lentamente, lentamente, senza far rumore... Ma improvvisamente la gazzella alza la testa, annusa l'aria e scappa via. I tre leoni si guardano in faccia e uno chiede: "Allora? Chi e' stato a fare la scoreggia?".
4) Tra anziani. Sai Giorgio, io credo moltissimo nella reincarnazione. Pensa che nel testamento, mi sono nominato unico erede!
5) Un americano a Pisa decide di fare un giro su di una carrozza. Mentre sta seduto racconta delle grandi strutture presenti in America: "In america statua libertà costruita in 10 giorni". "Ponte Brooklin in 7 giorni" e così via. Una volta giunti in piazza dei miracoli l'americano vede la Torre di Pisa e chiede: "Cosa essere questa?" e il padrone della carrozza gli dice: "Quella! Non lo so, ieri non c'era!".
6) Un giorno una bimba dice alla zia: "Zia ma perché non hai dei figli?" e la zia: "Perché la cicogna non me ne ha portati" e la bimba: "Zia ma allora perché non hai cambiato uccello?"
7) Quattro infermiere, assegnate ad un dottore dispotico, stanche di rimproveri e sgarberie, decidono di fare una rappresaglia ed impartire a quel medico una lezione. "Io ho ficcato dell'ovatta dentro il suo stetoscopio" - dice con orgoglio la prima - "Sarà una vera sorpresa per lui quando visiterà i pazienti domani!""Sarà sì una sorpresa" - incalza la seconda - "io ho levato tutto il mercurio del suo termometro ed ho dipinto in rosso quarantadue di febbre." La terza soffocando una risatina dice: "Io ho fatto di peggio. Sono andata a cercare nel suo cassetto ed ho trovato i preservativi che lui usa personalmente. Ho preso uno spillo e li ho bucati uno per uno." La quarta infermiera sviene.
8) Sul marciapiede un cartello recita: "Fate la carita' a due profughi dell'est..." Si avvicina un tizio che da' loro un paio di euro e dice,"Ceceni?". E uno dei due incazzato: "CE CENI? Con due euro?? Ma nun ce famo manco colazione!"
9) Dopo 30 anni di perplessita' e dubbi sul fatto di essere cosi' diverso dal suo fratello piu' piccolo, un tale trova il coraggio di chiedere alla madre: "Mamma, dimmi la verita'. Io da piccolo, sono stato adottato???". La madre smarrita per la domanda inaspettata dopo qualche vano tentativo di negare il tutto cede ai rimorsi e dice di sì, e poi comincia a piangere a dirotto. Poi quasi a giustificarsi aggiunge,: "...ma eri così brutto e rompiscatole che i genitori che ti avevano ricevuto in adozione ti hanno quasi subito riportato indietro".
10) Un bimbo chiede al suo papà: Papà ma io sono nato per amore? Il papà risponde un pò imbarazzato: Si figliolo,ehm,tu sei nato dal mio amore per gli alcolici!


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