Giovani del 2000



Informazione per i giovani del III millennio numero 45 Giugno 2012

Direttore: Cav. Virgilio Moreno Rafanelli

Vice Direttore: Maurizio Martini

Redattori: Massimiliano Matteoni e Luigi Palmieri

Collaboratori di redazione: Giuseppe Lurgio e Natale Todaro

Redazione: Via Francesco Ferrucci 15 51100 - PISTOIA
Tel. 057322016
E-Mail: redazione@gio2000.it
Sito internet: www.gio2000.it

Tipologia: notiziario

Pubblicazione registrata presso il Tribunale di Firenze al n. 4971 del 26.06.2000

Gli articoli contenuti nel periodico non rappresentano il pensiero ufficiale della redazione, ma esclusivamente quello del singolo articolista.


ELENCO RUBRICHE

In questo numero:

Editoriale
Passato e presente di Giovani del 2000
di Mario Lorenzini
Comunicati
Errata corrige
di Mario Lorenzini
Cucina
Ecco la mia cucina!
di Sonia Larzemi
Cultura
Gli scambi culturali che arricchiscono
di Massimo Vita e Monica Dubiel
Storia di un mondo contadino
di Tiziana Lupi
Il riciclo secondo Maria Chiara Belotti.
di Giuseppe Lurgio
Hobby e tempo libero
Ricordando la radio
di Rosario Amato
I profumi
di Maria Grazia Sales
La natura, le leggende e la storia
di Gianfranco Pepe
Lettere dal cuore
di Clemente Palladino
Normalità ed handicap
Il non vedente nella chiesa e nella società
di Franco Vignali
Patologia
Un dottore a quattro zampe
di Debora Anticoli
Racconti e poesia
Gioielli di neve
di Antonella Iacoponi
Satira
Per ridere un pò
di Giuseppe Lurgio/dd>
Musica
Follie bibliche
di Andrea Giachi

Editoriale

Passato e presente di Giovani del 2000"

Dopo gli articoli di Alessio nel numero 43 di dicembre 2011 e di Moreno nello scorso numero 44 di marzo 2012, avendo più volte riletto entrambe le, per così dire, correnti di pensiero, mi sento chiamato incausa, se non altro, a puntualizzare alcuni aspetti delle questioni trattate. Personalmente, ho fatto parte dello staff di Giovani del 2000 sin dal principio, insieme a Maurizio e, poco dopo, Alessio. Al tempo facevamo tutti parte del comitato giovani dell’UIC e ciò che scaturì dai nostri incontri fu proprio questa bellissima creazione, ancora oggi viva e presente, Giovani del 2000.
Ecco come andarono, esattamente, i fatti: 1998, Fabio Basile (UIC Carrara), a lui dobbiamo l’idea del nostro giornale. Si sa, i giovani sono un fermento e un tumulto assieme, tanto vorrebero fare, tanto iniziano, poi magari portano avanti solo poche cose…E così avvenne; alla ricerca di qualcosa che potesse occuparci, impegnarci, in modo creativo, intelligente e perché no, divertente, Fabio fu l’unico a presentare una lista di, ricordo bene, 13 punti; di questi, l’unico che prendemmo in considerazione, fu quello della stesura di un giornalino, quale nostro contenitore di idee libere, da scambiare fra noi tutti. La riunione che diede vita a questa iniziativa non si svolse a Pistoia, bensì nella sede regionale di Firenze. Io e Maurizio fummo i primi a prenderci in carico la cosa, poco dopo si unì Alessio.
Le linee guida del giornalino non sono mai state ben definite per iscritto, ma nelle nostre teste e nelle nostre conversazioni, la struttura generale fu la seguente:

la rivista è gestita da persone ipovedenti e non vedenti, questo inizialmente ma ciò non toglie l’aggiunta o comunque il cambio di membri di redazione anche vedenti.

La rivista venne distribuita partendo sempre da persone non vedenti o ipovedenti, poi a chiunque ne facesse richiesta, quindi essa non è un notiziario interno dell’Unione italiana ciechi.
Il taglio degli articoli è prettamente di conoscenza (scientifica, medica, letteraria, tecnica, ecc) e di contestazione (critiche alla violenza gratuita, alle guerre, alle politiche sbagliate, ecc) ma ben guardandoci dal prendere posizioni politiche.
Gli articoli possono essere scritti da chiunque voglia inviarceli, indicando la sezione di appartenenza dello scritto. In ogni caso la redazione ha il diritto di decidere la rubrica a cui assegnare lo scritto pervenuto, di modificarlo, di pubblicarlo in un numero successivo o di cestinarlo.
I componenti la redazione ricevono le bozze degli articoli, con quelli formano lo scheletro della rivista, nei formati previsti.

Dette queste precisazioni, la cosa fu presa un po’ per gioco (nessuno di noi avrebbe scommesso che  Giovani del 2000 sarebbe arrivato al 2012) ma neanche tanto, visto che la stesura e l’impaginazione degli articoli ci prese a tal punto che dopo pochi numeri la pubblicazione fu registrata legalmente in tribunale. Essendo nata tra le braccia del comitato regionale toscano, la scelta del tribunale fu quello di Firenze. Dovendo indicare anche una sede amministrativa fisica, la scelta ricadde sulla sezione di Pistoia, perché allora i 2/3 della redazione (Martini Maurizio e Alessio Lenzi) appartenevano a tale sezione provinciale UIC, mentre io, facente parte della sezione di Pisa avevo meno contatti in seno a tale sede.

Fu nominato Direttore l’allora Presidente regionale Prof. Carlo Monti, in seguito sostituito alla sua scomparsa dal Cav. Virgilio Moreno Rafanelli.
Le mansioni che ci eravamo ripartite, non in modo tassativo, erano queste:
Maurizio si occupava della ricezione degli articoli della loro sommaria correzione e dei contatti con gli articolisti.
Io ricevevo successivamente da lui le bozze che finivo di correggere, poi le impaginavo nella versione elettronica (formato html) e nella versione cartacea, non più in produzione.
La copia del file web veniva inviata ad Alessio che si occupava della gestione del sito internet, di mantenere i contatti via e-mail e quindi, di caricare i giornalini sul sito stesso.

Copia della rivista veniva spedita al tribunale di Firenze per l’archiviazione e alla sezione UIC di Pistoia, dove volontari provvedevano a leggere e registrare su audiocassetta il giornalino; la matrice veniva mandata al centro del libro parlato di Firenze, per la duplicazione e la spedizione agli iscritti.
Ecco terminato il ciclo di produzione di Giovani del 2000.
E pacifico che nel tempo, come tutte le cose variano, anche noi abbiamo apportato dei cambiamenti: abbiamo eliminata, in primis, la rivista cartacea, più onerosa in termini di costi e difficoltà di impaginazione, oltretutto indirizzata un numero minimo di persone.
Il formato su cassetta è passato al cd e, in futuro, l’audio, in formato mp3, sarà disponibile direttamente sul sito.
Sono notevolmente aumentati gli iscritti in formato html (anche per merito del nostro collaboratore Luigi Palmieri che ne ha favorito la diffusione), semplice da gestire, immediato da ricevere, a costo praticamente zero, se non per le poche decine di euro di mantenimento del sito.
Il centro del libro parlato è sempre stato il collo di bottiglia della distribuzione, purtroppo i tempi di duplicazione, quelli postali di spedizione da Pistoia a Firenze, e poi il tempo occorrente a impacchettare e spedire i nastri e i cd; questo però non è da imputare a nessuno, che non abbia fatto il suo dovere, sono tempi morti naturali di questa scelta. Per poter velocizzare, in parte, questo ciclo, avremmo dovuto munirci delle dovute apparecchiature di duplicazione e del personale dedito alla spedizione, direttamente nella sede di registrazione della matrice, ossia Pistoia. Ma questo sarebbe gravato notevolmente sui costi di gestione, dopotutto, almeno in principio, nessuno poteva scommettere sulla continuità temporale del giornalino, ragion per cui non addossarsi l’onere dell’acquisto di costosi duplicatori o di pagare personale aggiuntivo che facessse da presta voce per l’audio. La cosa si è risolta e si risolverà da sola, come naturale adeguamento tecnologico, eliminando il supporto fisico, ma rendendo possibile scaricare via web il giornalino in formato audio compresso.
Il centro del libro parlato inoltre, ha risentito, come tutti, della crisi economica, trovandosi con personale razionato nella condizione di dover far fronte a molte richieste, non essendo un organo dedicato alla specifica memorizzazione audio per Giovani del 2000.
E’ quindi fuori luogo addossare responsabilità di non so bene che cosa, al consiglio regionale toscano, che ci ha invece supportato economicamente in questi anni. Per il resto siamo, e abbiamo voluto esserlo, solo noi ragazzi a gestire tutto, con il nostro tempo, i nostri computer, ecc.
La rivista si è arricchita nel tempo, se ci sono stati dei problemi sono stati legati alla mal gestione del sito internet, rimasto praticamente “congelato” per oltre un anno perché l’addetto alla gestione non aveva il tempo necessario a farlo. Poco male, ognuno di noi ha i propri alti e bassi nella vita, ma, come giustamente ha affermato Moreno, basta prendersi le proprie responsabilità, io per primo sono uscito di redazione tempo fa perché non potevo mantenere fede ai miei impegni di redazione, rientrando solo di recente.
E invece necessario focalizzarci con esattezza sulle finalità della rivista. Essa è, attualmente, portavoce di idee e contenuti liberi, non una nicchia del consiglio regionale toscano o comunque assimilabile ad altri periodici associativi come il corriere dei ciechi. Il fatto Che siamo nati in seno al consiglio regionale toscano è perché, molto candidamente, dei giovani (non solo dei non vedenti) avevano necessità di esprimersi, di comunicare, magari essendo, solo inizialmente, guidati e supportati. Ma ora che siamo cresciuti, e la rivista c’è ancora, di originale è rimasto solo il nome.
Resta inteso che i contenuti siano sempre nei limiti della decenza, privi di scurrilità, o politica, di questo siamo noi della redazione ad esserne filtri.
La parola impegno non deve trarre in inganno o nascondere difficoltà soltanto: Giovani del 2000 rilascia anche tante soddisfazioni ai suoi fautori e lettori. Questo è lo spirito, questo è lo sprone ad andare avanti nella rivista.
Un grazie di cuore a tutti coloro che hanno collaborato alla nascita del giornale e continuano a farlo, da Fabio Basile a Martini Maurizio, Alessio Lenzi, Massimiliano Matteoni e Luigi Palmieri, nonché i collaboratori come Natale Todaro, Giuseppe Lurgio e tutti quelli prima di loro.
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Comunicati

Errata corrige"

Nel numero precedente, nell'articolo di Pasquale Dimario, è stato trascritto erroneamente l'indirizzo internet per iscriversi alla lista Pensieri liberi.
Il link corretto è il seguente: pensieriliberi-subscribe@yahoogroups.com

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Cucina

Ecco la mia cucina!"

di Sonia Larzeni

Ben venuti nella mia cucina!

Insieme prepareremo un menù gustoso ma nello stesso tempo leggero.

Tutti i miei piatti, compreso il dolce, possono essere usati come piatti unici!
Quasi tutte le mie ricette non hanno le dosi degli alimenti, quindi la bilancia pesa alimenti non serve!

Ogni mia ricetta è stata fatta da me piu volte e personalizzata per essere più leggera e più facile da preparare non solo da persone come me con difficoltà visive ma anche da persone normodotate che non vogliono perdere tempo a pesare alimenti e che vogliono preparare qualcosa di buono e di sicuro effetto magari per un gruppetto di amicicon poca fatica e un ottimo risultato!
Buona preparazione e buon appetito a tutti!

Antipasto:

Pasticcini di tonno.

Ingredienti:

Tonno al naturale

Pane grattato.

Semi di sesamo.

Formaggio cremoso a scelta.

Peperoncino.

Preparazione:

Preparate una ciotolina con il tonno sminuzzato,
una ciotolina con il formaggio mescolato al peperoncino, facendolo diventare una cremina,
una ciotolina con il pane grattato,
una ciotolina con i semi di sesamo.
unite alla crema di formaggio il tonno sminuzzato, mescolate bene bene, e aggiungete il pane grattato piano piano. a seconda della consistenza del composto. tenendo conto che dobbiamo farne delle palline.
provate quindi a formare delle palline, e se il composto non si sbriciola, e risulta consistente, potete passare le palline, nei semi di sesamo come fate solitamente per panare le cotolette o i fritti in genere.
Dopo aver finito di fare tutte le palline mettetele in una teglia di ceramica unta di olio che possa andare sia in micro onde che in forno tradizionale.

Infatti potete infornare a 180 gradi per 10 minuti in forno tradizionale, oppure 5 minuti con il micro onde.
Il risultato sarà un pochino diverso, ma gustoso allo stesso modo!

Primo piatto.

Carbonara dei fondali.

Ingredienti.

Formato di pasta, bavette o capelli d'angeli.

Tonno sott'olio.

Acciughe sott'olio.

Salmone sott'olio.
Uova.

Preparazione.

In una ciotola sbattete le uova con le acciughe sminuzzate.
Tagliate a pezzetti non troppo grossi il tonno e il samone e aggiungeteli alle uova e alle acciughe e mescolate bene.
Nel frattempo avrete cotto la pasta, scolatela, e rimettetela nella pentola di cottura.

Rimettetela sul fuoco e versatevi anche l'uovo e i pesci mescolando molto benee facendo cuocere ancora un poo a fuoco lento. Ora potete mettere nei piatti la pasta aggiungendo del peperoncino e un filo d'olio.

Secondo piatto.

Terra e mare.

Preparazione.

Prendete due piatti, uno per la terra, e uno per il mare, in quello di terra ci metterete della bresaola, mentre in quello di mare ci metterete del salmone affumicato a fette.

Tritate olive e funghi sottolio.

Le olive serviranno per condire il piatto di terra,mentre i funghi quello di mare.
Disponete funghi e olive su tutte le fette, condite con un filo d'olio e riponete in frigo per un paio d'ore.

Nota:questo piatto non necessita di contorno ma volendo si può accompagnare con un piatto di insalata verde condita con olio e limone.

Dolce.

Il carretto dolce:
Procuriamoci:

400 grammi di burro.

500 grammi di zucchero.

Una confezione di biscotti secchi Oro Saiwa, io prendo quella famiglia da 500 grammi.

6 uova.

500 grammi di cacao amaro.Una confezione di cocco grattuggiato.

Una confezione di mandorle tritate.

Preparazione del salame dolce:
In una ciotola, mettete 2 uova,200 grammi di burro che avrete fatto sciogliere a temperatura ambiente. mescolate molto bene perchè si deve formare una cremina: poi aggiungete 4 cucchiai da tavola, di zucchero.Se al vostro gusto non basta, potete aggiungere zucchero a piacere stando attenti però che i biscotti sono dolci.

Dopo che si è formata una cremina spumosa, aggiungiamo i biscotti, che avrete prima tritato con le mani. grossolanamente. agiungete piano piano i biscotti, mescolando, fino a che sentite che il composto diventa sodo.

Provate a formare tra le mani un salame. se il composto rimane unito. potete aggiungere il cacao. Io ne metto molto, quasi 250 grammi, ma va a gusto.

Mescolate bene il composto e preparate sul tavolo della carta forno, versate il composto sulla carta. e con le mani formate il salame dolce. Arrotolatelo nella carta forno e mettetelo in freezer per 3 ore prima di servire!
Ora prepariamo le palline al cocco.

Prendiamo l'impasto del salame dolce, e invece di versarlo sulla carta forno, prepariamo in una ciotola con dentro il cocco tritato. e un bel piatto di portata meglio se dorato da posare le palline di cocco. Prendete un pugno di composto alla volta, formate delle palline, e le infarinate nel cocco, e le deponete sul piatto di portata. e così via fino a fine composto.
Mettete in frigorifero per 5 ore prima di servire.
Ora per finire prepariamo i mattoncini alle mandorle.
Usiamo sempre il composto del salame dolce. Prendiamo un bel po di composto tra le mani e diamogli la forma di un mattoncino: meglio se rettangolare e un po spesso e immergiamoli nelle mandorle tritate per poi metterli in un bel piatto dorato. anche loro vanno in frigorifero per 5 ore. Al momento di servire possiamo fare dei piattini dorati da portata,con una fetta di salame dolce, 3 palline di cocco, e 3 mattoncini di mandorle, e un ciuffetto di panna montata!

Buon appetito!

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Cultura

Gli scambi culturali che arricchiscono"

di Massimo Vita e Monica Dubiel

Un anno fa ricevevo una email da una ragazza straniera che non conoscevo ma che ho deciso di contattare per capire cosa voleva davvero e poco tempo dopo organizzavo il suo arrivo a Siena e nella sezione.
Devo dire che all’inizio ero scettico ma i fatti mi hanno dato torto e sono contento di aver dato fiducia a una persona che si è rivelata piena di risorse.
Adesso che l’esperienza sta per finire posso dire che abbiamo trascorso un bel tratto di strada insieme e certamente la sezione cercherà di ripetere questo tipo di esperienza.
Monica ha lavorato con noi seguendo un pluriminorato che vive con noi in sezione quotidianamente e ha tenuto anche lezioni di spagnolo oltre a seguire e dare il suo fattivo contributo a tutte le attività sezionali.
I soci di ogni età hanno stretto con lei un ottimo rapporto di amicizia e si sta organizzando una recita per salutare questa splendida ragazza che a fine aprile ci dovrà lasciare.
Mi piace riportare qui di seguito le riflessioni di monica in risposta ad alcune domande.
D. Come sei venuta in contatto con la sezione di Siena?
R. L’anno scorso ho cominciato a studiare italiano. Dopo aver finito il corso volevo venire in Italia per praticare la nuova lingua. Ho deciso di participare ad un programma dell’Unione Europea (erasmus training) che ofre una borsa di studio alle persone che vogliono fare un tirocinio fuori del suo paese. Cercavo un posto per fare questo tirocinio in Italia. Ho inviato centinaia di e-mail a diverse organizzazioni e anche a tutte le sezioni dell’U.I.C.. La sede di Siena era una tra le 10 sezioni che mi hanno risposto e una delle 4 che hanno acettato la mia richiesta.
D. Che impressione hai avuto dal contatto con la nostra organizzazione prima di conoscerla
direttamente?
R. Quando per la prima volta ho letto il sito web dell’UIC mi ha sorpreso perchè faceva tante cose. Ero davvero impressionata vedendo tante iniziative che in polonia non esistono.
Ma, quando ho mandato il mio curriculum a tutte le sezioni e solo 10 mi hanno scritto qualcosa,quando domandavo notizie su alcune altre organizzazioni che si ocupavano di persone non vedenti e non avevo nessuna risposta, Ho pensato che l’UIC era abbastanza chiusa.
D. Come definiresti la tua esperienza a Siena?
R. Siena e una città totalmente diversa dalle città in cui vivo abitualmente in Polonia.
La mia città di residenza, Ha 400mila abitanti, Varsavia dove studio obviamente e ancora molto piu grande. Anche lo stile di vita della città è diverso. Per questo ci è voluto un po di tempo per abituarmi. Mi trovo benissimo, tanto nella città come nel lavoro. Ho conosciuto le persone molto buone. Quando ho avuto problemi per i primi giorni nel trovare la residenza e poi per andare in Polonia per le vacanze, la sezione mi ha aiutata anche con l’aiuto della sezione di Firenze.

 

D. La realtà che hai trovato è quella che immaginavi?
R. Ora e la terza volta che sono in Italia, Quindi conosco abbastanza la realtà italiana.Ci sono molte differenze fra Polonia e Italia ma,  gran parte di queste sono superabili; per esempio: a colazione non si mancia quasi nulla mentre, invece, la cena dura due ore. Ci sono anche cose che ancora mi fanno arrabiare, ossia la modalità di guida e di parcheggio degli automezzi.
Se vado da sola e trovo una machina lasciata sul marciapiede devo camminare in strada, e sapendo come guidano, mi sembra molto pericoloso. Nell’ufficio abbiamo un amico che si muove sulla sedia a rotelle. qualche volta quando faciamo una passeggiata, non possiamo entrare su alcuni marciapiede perché qualche imbecille ha lasciato la sua vespa sulla rampa. Sfortunatamente queste situazioni non sono ecezionali.

D. Cosa consiglieresti alla dirigenza della sezione?
R. Parlando di supporto alle persone non vedenti si devono ricordare tre elementi molto importanti: abilitazione, , integrazione e indipendenza.
La sezione di Siena mi sembra molto activa. Si organizzano corsi di compiuter, di musica, di ballo e molti altri eventi. La comunità dei ciechi senesi mi pare molto integrata tanto tra di loro quanto con le persone vedenti. Ma il problema che vedo e che i soci sono molto dipendenti dal servizio civile o della loro famiglie. Le Persone non vedenti non caminano da sole, hanno paura di prendere in pulman, non vanno senza compagnia anche se devono andare in luoghi conosciuti.
Non e molto difficile imparare come muoversi in una città così piccola e tranquila come Siena. Io ho cominciato ad andare in ogni parte della città dalla prima settimana e Per questo mi sembra strano che la gente che abita qui da tutta la sua vita non lo fa. Non voglio dire che il servizio di L’accompagnamento che offre la sezione e necessario perchè ovviamente ci sono molte situazioni in cui la persona non vedente ha bisogno di aiuto.
Forse si dovrebbe maggiormente incoraggiare i soci a rendersi indipendenti.

D. In quali attività ti sei sentita più coinvolta?
R. Mi occupo Sopra tutto di inseniare inglese e spagnolo. Comunque quello che mi piace di piu e una recita che prepariamo con i nostri soci. Con un amico scriviamo i dialoghi, con altri prepariamo i costumi. Cerchiamo la musica e la scenografia. Ogni settimana si fanno anche le prove. Tutto in sieme e molto divertente.
Come si può notare questa ragazza ha le idee chiare e ha fornito un ottimo contributo alla crescita della sezione.
Penso che dagli scambi internazionali si possa avere un arricchimento e anche delle forze giovani che ci aiutino nelle nostre attività.

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Storia di un mondo contadino"

Di Tiziana Lupi

Voglio raccontarvi di una gita a Sant’Agata di Mugello Scarperia (FI)che mi è rimasta nel cuore perché anch’io sono figlia di contadini.  
La vita dei contadini mugellani viene rappresentata nel museo di “Leprino” è Lepri Falerio che conil suo museo ci fa rivivere   le fasi della vita rurale quotidiana.
  Con questi musei si vuol tornare alle origini, per fare un tuffo nel passato, per far riaffiorare ricordi di un tempo che non tornerà piu.
 Il museo contadino serve  per far rivivere i tanti mestieri che si svolgevano all’interno del paeseMugellano.
Mentre visitiamo la mostra Leprino ci dice “non ci facciamo illusioni,la vita a quell’epoca era dura non era quindi idilliaca come può sembrare guardando questo piccolo mondo in miniatura”tuttavia non sono giocattolini ma una vera e propria ricerca storica su Sant’Agata e duncue   per realizzarlo c’è voluto quel tanto di estro o quelpò d’arte innata doti delle quali sono dotate alcune persone Mugellane.
Chiediamo ancora a Leprino chi gli ha insegnato la meccanica per movimentare quei personaggi?”nessuno” ci risponde “durante la notte mi veniva in mente un’idea e io mi alzavo dal letto per fare i disegn o per abbozzare un primo progetto”
E l’arte della modellazione? Anche questa non gliel’ha insegnata nessuno.Ha realizzato i volti dei personaggi in cartapesta, frugando nei propri ricordi, andando a rivedere qualche fotografia ingiallita dal tempo, ricordandosi dei personaggi, tutti in carne e ossa, non immaginari, paesani e extra-paesani.
Ma come è saltato fuori il nomignolo di Leprino? Sentiamolo dal suo racconto: “Mio padre aveva un amico a Firenzuola che si chiamava appunto Leprino. A questi, per via dell’amicizia, fece una promessa che se gli fosse nato un figlio maschio, l’avrebbe chiamato come lui” (In fondo da Lepri, suo cognome, a Leprino, non c’era molta differenza). Nacque, in effetti, un bimbo maschio, e portatolo al Fonte Battesimale, il padre di Leprino intendeva mantenere la promessa fatta all’amico. Ma il prete non era di questo avviso: quel nome si addiceva più a una bestia che a un cristiano. “Ma allora, rReplicò il padre del bimbo, anche Papa Leone ha un nome di bestia”. Evidentemente, nel Cinquecento, il diritto canonico era un pò più flessibile su questo argomento. Sta di fatto che al bimbo fu messo nome Faliero. Ma alla gente di Sant’Agata Faliero non garba affatto e così tutti lo chiamano Leprino.
Il racconto continua: “Io avevo un negozio di generi alimentari in piazza e quando ci si avvicinava alle feste natalizie, invece di mettere in vetrina l’albero di Natale, come facevano altri, o una sfilata di panettoni, panforti o torroni, io mettevo uno dei miei personaggi”. Questi personaggi in movimento nella vetrina piacevano talmente ai clienti della bottega o a coloro che passavano davanti che tutti esclamavano: “Guarda che bello….ecc.” Si sa, nessuno di noi, è esente da ambizione, insomma tutti noi amiamo farci dire bravo…..ma quando ci dicono il contrario…..Siamo uomini con i nostri difetti, con le nostre passioni, le nostre ambizioni, ecc.
Questi riconoscimenti facevano a Leprino piacere, tanto da stimolargli la fantasia e voglia di fare.
La casa, il posto di lavoro diventarono un piccolo laboratorio diventando così Leprino il Geppetto del paese.
Fece i personaggi come l’arrotino, il mugnaio,l’ombrellaio, ecc.
Oltre ai personaggi nel museo sono rappresentate scene della vita contadina.
Leprino tutto questo ben di Dio ha preferito farne una donazione alle generazioni che verranno dopo di lui,figli,nipoti,che si ricorderanno chi erano e come vivevano i loro avi.
Quel giorno della gita ho comprato un meraviglioso pinocchio seduto su una sedia fatti a mano da leprino,e quando lo salutato mi ha regalato una gallinella del pollaio di quel paese in miniatura.

   
 

A

        

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Il riciclo secondo Maria Chiara Belotti"

di Giuseppe Lurgio.

Cari lettori,
oggi ho il piacere di farvi conoscere un personaggio che sicuramente non avreste mai immaginato di trovare su queste pagine!

Chi è assiduo lettore del nostro periodico sa che abbiamo spesso ospitato persone disabili che con le loro molteplici e validissime attività potevano essere di stimolo ad altri. Oggi invece ci troviamo di fronte a una persona normodotata che gentilmente ha prestato il suo tempo per farci conoscere delle cose interessanti della sua vita e del suo lavoro!
Sto parlando di Maria Chiara Belotti Palazzolese. Classe 1972, diplomata come stilista presso l'Istituto Professionale di Moda di Brescia, ha frequentato l'Accademia delle Belle Arti di Brera ( Milano ) settore decorazione con grandi maestri tra cui Repossi, Sanesi e Panno.
In contemporanea agli studi accademici ha fatto pratica per dieci anni in uno studio di restauro di Brescia. Si occupa di attività artistiche a tutto tondo, privilegia la creazione a partire da materiali di recupero e di scarto. Attualmente è docente di grafica pubblicitaria a Palazzolo sull’Oglio (Bs).

Tanto per citare qualcosa vi dirò che Maria Chiara ha esposto le sue opere in gallerie e spazi espositivi, nel 2005 ha esposto in una mostra itinerante denominata MISE,( Mostra itinerante sostenibilità edilizia ), invitata dall'Associazione Archinnova ha esposto a Brescia, Milano, Verona e Firenze riscuotendo notevole successo.
Organizza corsi di disegno artistico e vetrate presso comuni e scuole d'arte.
Nel 2010 e stata curatrice di ARTEVINIAMOCI,evento con artisti e musici in enoteche E ospite fissa, da dicembre 2010 ad un programma televisivo (Teletutto tv), dove dimostra come si possono recuperare materiali di scarto come plastica, stoffa, gomma, vetro, vestiti, ecc ridandogli una nuova vita Nel maggio 2011 ha partecipato a Chiarissima a Chiari (Bs), manifestazione sul benessere con un’installazione realizzata con quasi 2000 bottiglie di plastica. Ha aderito ad un’iniziativa culturale dedicata alle donne “Donne in copertina” che la accompagnerà per il 2012.
INTERVISTA.

1 ) G. LURGIO. Innanzitutto saluto e ringrazio la signora Belotti per averci onorato della sua presenza sul nostro periodico. Come le sembra il nostro giornale?

M. C. BELOTTI.

Per prima cosa vorrei ringraziare voi, per avermi ospitato, per avermi dato modo di scrivere nel vostro periodico tutto particolare, non capita tutti i giorni avere queste opportunità. Leggendo qua e la fra le righe ho notato che la vostra rivista è ricca di informazioni, le più varie, dalla poesia ai corsi, alle interviste, notizie varie che danno opportunità a tutti di informarsi, di sapere, di documentarsi o solo anche per curiosare un po’. La cosa che ho notato subito, il fatto di avere solo testo, l’assenza di immagini e colori forse per abitudine, o forse per la predisposizione allo studio della comunicazione pubblicitaria, a primo acchito mi ha un tantino spiazzata, si deve entrare in un’ottica diversa, entrando nell’ottica diversa mi sono lasciata andare e la mano ha scritto pensieri in modo sciolto.

2 G. L. Nella mia breve introduzione ho cercato di citare i passi più salienti della sua carriera artistica e lavorativa.
C'è qualcosa che io non ho menzionato e che lei vorrebbe citare in riferimento alla sua carriera?

M. C. Belotti.

È tutto molto scorrevole e chiaro, quello che vorrei sottolineare è che la mia carriera come artista nasce diversi anni fa, in origine la formazione artistica era dedicata alle tecniche artistiche tradizionali, mosaico, vetrata, dipinti su tela, acquerello, olio, affresco, ecc. ho sperimentato di tutto ma ho abbandonato presto queste tecniche, le considero senza anima e corpo, piatte, bisogna osare, oggi amo fondere le tecniche tradizionali con il “presente”, con ciò che trovo, spesso non cerco, riutilizzo quello che ho. A proposito vi racconterò la storia della mia evoluzione che mi ha fatto cambiare idea riguardo ad una tecnica in particolare. Mi avevano commissionato una lampada Tiffany, quelle lampade con calotta di vetro colorato, saldate con rame e stagno, ho fatto il disegno, ho tagliato il vetro, l’ho saldato ed il gioco è fatto. Il risultato nonostante il disegno creato appositamente così come la scelta dei colori non fosse casuale, mi ha fatto rendere conto che vicina ad innumerevoli lampade Tiffany realizzate in serie, aveva si qualche cosa di diverso, ma non mi soddisfaceva, era tutto così scontato ed “ uguale “ che decisi di utilizzare la tecnica ma nello stesso tempo ho modificato completamente il modo di procedere, il risultato fu sorprendente e così via via ho aggiunto elementi, stravolgendone l’insieme.

3 ) G.LURGIO. C'è una sua opera che le ha dato più soddisfazione e che le piace di più tra le sue innumerevoli creazioni?

M. C. Belotti.

In realtà non ce n’è una in particolare che preferisco, dipende molto dallo stato d’animo in cui mi trovo, quello che mi piace è cercare di suscitare in chi “osserva” una sorta di concentrazione legata al fatto che, con i materiali di recupero, si contribuisce a preservare l’ambiente e di conseguenza rappresenta il non spreco. I lavori di questo tipo portano ad una riflessione profonda, l’osservatore deve captare il concetto chiave che sta alla base di tutta questa filosofia dedicata alla costruzione, alla creazione dal “nulla”. Tutto può essere plasmato, trasformato, ricreato e ridare all’oggetto un “valore”, una “storia” è fondamentale. Nulla è inutile, anche l’oggetto meno utilizzato può essere trasformato, il segreto sta nel riutilizzarlo e vedere in quell’oggetto un “Nuovo oggetto” e soprattutto considerare il rifiuto una “Risorsa”.

4 ) G. LURGIO.
Secondo Antonio Galdo giornalista autore di Non sprecare, edito da Einaudi noi italiani siamo i primi consumatori di acque minerali al mondo e buttiamo via il 20 per cento della spesa è Quindi risaputo, siamo tutti spreconi: di acqua, di energia, di cibo. E di tempo.
Consumiamo. E di continuo acquistiamo: dello spreco abbiamo fatto, senza neppure volerlo, uno stile di vita.
Ma la crisi, oggi, prima ancora che la questione ambientale, ci costringe a cambiare atteggiamento: a ridurre i consumi, a invertire questa tendenza.
Lei che vive più da vicino il fenomeno può darci una sua opinione a proposito?

M. C. Belotti.

Bisogna cambiare il modo di vivere, ma prima ancora bisognerebbe cambiare il modo di pensare, non è facile, la gente vuole tutto pronto e subito, vede solo il bicchiere mezzo pieno o forse mezzo vuoto senza sapere veramente che dietro a ciò che vediamo, compriamo, usiamo e buttiamo nell’arco di un nano secondo c’è un’intera economia che ci costringe ad un sistema improntato allo spreco, io me ne sono resa conto quando, per realizzare un’opera con bottiglie di plastica, con la collaborazione di altre persone ne ho raccolte in pochi mesi quasi 3000, verdi, rosa, azzurre, blu, grandi, piccole, con forme diverse l’una dall’altra, erano veramente tante che moltiplicate per un intero paese, per una città, per una nazione, nel mondo, portano, dopo aver consumato il contenuto in un battibaleno ad essere ridotte in rifiuto. Bisogna allora riflettere, pensare a questo dramma mondiale che ci sta piano piano soffocando e schiacciando.

5 ) G.LURGIO.
Lei che è un esperta di riciclo può fornire dei piccoli suggerimenti o delle indicazioni o dei consigli affinché anche i nostri lettori possano incominciare a intraprendere la strada del riciclare?

M. C. Belotti.

I cittadini non devono più essere spettatori, devono essere attivi, partecipativi. I consigli sono tanti e sono legati a: 1) Un’ economia improntata all’autoproduzione 2) Valutare e ponderare gli acquisti 3) Ridurre all’osso le confezioni 4) Preferire prodotti locali 5) Con tutto il resto….”Riciclo”

6 ) G.LURGIO.
Oltre al riciclo creativo di cui abbiamo già parlato, so che lei si occupa anche di altre forme di arte.
ce ne può parlare sommariamente?

M. C. Belotti.

Come dicevo prima ho incominciato a disegnare giovanissima, mio padre, pittore ed insegnante di Arte mi ha trasmesso questa passione, che ho coltivato nel tempo e piano piano l’ho adattata ai tempi ed alle esigenze di gusti, ed alle necessità, ma soprattutto ho sempre fatto cose che mi hanno portato soddisfazione e piacere del fare e del creare. A breve organizzerò una serie di eventi dedicati all’Arte, alla Musica, non mancheranno i laboratori del riciclo creativo con bambini, performance, allestimenti tutto con materiale di recupero.

7 ) G. LURGIO.

Non so se lei conosce il mondo dei disabili, e in particolare i non vedenti i quali hanno bisogno di toccare per vedere!
A tal scopo le chiedo, qualche sua opera si presta per così dire a una visione tattile?

M.C. Belotti.

Si, alcune sculture sono state realizzate applicando vari oggetti incollati fra loro su una superficie tondeggiante realizzata con strati di carta di giornale e colla. L’effetto finale è irregolare, increspato, rigido ma nel medesimo tempo, leggero. Le opere si intitolano uovo, ne ho realizzate diverse varianti. Ho utilizzato sulla superficie esterna tubetti secchi di tempera e in un altro caso ancora, ho arrotolato del filo di lana. Si può percepire la sensazione fredda del materiale metallico dei tubetti, e la percezione calda del filato di lana. Le opere si possono sollevare, ruotare, spingere a piacere cambiando così il loro aspetto e la loro forma.

8 ) G.LURGIO.

Può darci in anteprima notizie su una sua eventuale opera o progetto che a breve dovrebbe realizzare?

M.C. Belotti.

Sto realizzando un’opera dal titolo “ Around the world” che parteciperà ad un concorso “Il bello del riutilizzo della materia”. Per realizzare quest’opera utilizzerò scarti ferrosi, tubi, ruota di bicicletta e di automobile con gomma, una sorta di appendi tutto, dove inserirò scarpe rivestite con carta di giornale e che diventeranno una sorta di contenitore da utilizzare in ufficio, all’ingresso, in cucina, un oggetto versatile che si presta a varie funzionalità. Un oggetto mutevole all’occorrenza, in base al luogo dove verrà posizionato, dall’ufficio, all’ingresso, alla cucina, sul quale si potranno appendere camicie, appoggiati orologi, asciugamani. Alla base dell’oggetto, dove è posizionata la ruota d’auto che funge da contenitore inserirò ghiaia che darà da una parte stabilità all’opera e dall’altra vede l’impiego di ghiaia fornita dall’ente promotore. Lo scopo del concorso stesso è quello di riutilizzare materiale. Un concorso ad hoc per quanto riguarda la mia creatività e la mia predisposizione all’argomento.

9 ) G.LURGIO.

Bene signora Belotti, ci sarebbe ancora tanto da dire ma lo spazio è poco e quindi chiudiamo qui il discorso arte e riciclo e invece se le va parliamo un pò di lei come persona.

Può raccontarsi?

Quali sono i suoi pregi e i suoi difetti, il suo rapporto con la fede e con gli altri?
Insomma se può descriversi in modo da capire lei anche come donna e non solo come artista!

M. C. Belotti.

Mi ritengo una persona gioviale, solare con voglia di fare, scoprire, sperimentare, creare, sempre in movimento, impegnata nella “costruzione” di un mondo migliore. Chi mi conosce condivide con me spazi, tempi, luoghi e pensieri. Tendenzialmente sono una persona con la quale si può parlare, sono riflessiva e mi piace pensare positivo, sono ottimista e spesso mi piace valutare idee e pensieri ed opinioni divergenti, che meritano di essere ascoltate e valutate con le dovute accortezze, non penso mai che esista la verità assoluta. Nella vita ho imparato che non vale la pena chiudersi in se stessi, è necessario, per la condivisione, aprirsi agli altri con entusiasmo. Quando la creatività e la passione chiamano la sfogo con la sperimentazione e la creazione. Bisogna essere soddisfatti della vita, calcolando pure che è una sola e non dura nemmeno molto, consiglierei prima di tutto di dare ampio spazio alle passioni, alle cose in cui si crede e per le quali vale la pena perseverare. Non mi abbatto mai, o quasi, trovo sempre la forza di andare avanti anche in momenti difficili, non provo rancore ne astio, volto pagina quando situazioni prendono una piega che non mi piace o che non condivido, ascolto chi è in difficoltà e la cosa che mi da soddisfazione è che le parole sortiscono atteggiamenti positivi.

10 ) G.LURGIO.
Eccoci giunti al termine della nostra piacevole chiacchierata!
Per prima cosa la ringrazio ancora anche a nome della redazione tutta per aver onorato il nostro periodico con la sua presenza.
Le chiedo un'ultima cosa.
E consuetudine da parte dei nostri ospiti prima di congedarsi da noi lasciare ai nostri lettori una frase, un pensiero o una riflessione o un augurio.
Vuole continuare anche lei questa tradizione?

M. C. Belotti.

Saluto tutti con questa frase:
I colori sono nell’anima di chi sa cogliere l’essenza delle cose.

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Hobby e tempo libero

Ricordando la radio"

di Rosario Amato.

A tutti voi lettori vorrei porvi una domanda: conoscete il mondo radiofonico dalle sue origini?
Sicuramente i troppo giovani non sanno e quelli di una certa età non ricordano!
Ecco allora,sperando di non annoiarvi che vado a raccontarvi con una serie di articoli,alcune curiosità sul mondo della radio.

Certo non voglio citare tutti gli esperimenti di marconi, ma voglio cominciare dal 1924 allor quando nacque il primo Ente Radiofonico Italiano denominato URI, Unione Radiofonica Italiana. La prima annunciatrice radio fu la bravissima e indimenticabile Maria Luisa Boncompagni e il primo programma fù un concerto di musica classica.

Una piccola curiosità, mentre si trasmetteva il primo annuncio, per strada passava la banda musicale, la Boncompagni, aprì la finestra e cercò di avvicinare quanto più potesse il microfono al davanzale per far percepire soprattutto ai bambini il suono della banda stessa.

Questo episodio, venne raccontato parecchi anni dopo dalla medesima in un programma che andava in onda il sabato pomeriggio alle 15 sul programma nazionale, ora radio 1. Il programma aveva per titolo Sorella radio e si rivolgeva al pubblico degli ammalati, anziani e persone costrette in carcere.
Insieme a lei conduceva il grande Silvio Gigli, senese puro sangue e commentatore anche del famoso Palio. Nel periodo fascista, l'U.I.R. diventò E.I.A.R., Ente Italiano Audizioni Radiofoniche e, dopo la guerra prese il nome 'attuale, ovvero RAI.
Sempre parlando della trasmissione Sorella radio, Silvio Gigli raccontò che, dopo il regime fascista, si volevano togliere di mezzo sia l'uccellìno della radio e sia le campane che aprivano le trasmissioni. Lui si oppose e, alla fine, la spuntò.
A parer mio, la radio di allora, era migliore di quella fatta ora. Anche se ora alcune trasmissioni valide ci sono sia sulle commerciali che in rai. Secondo voi, dediche, saluti e quant'altro, sono state inventate dalle prime radio nel 1976?
No! Assolutamente! Sorella radio era un programma di saluti per queste persone testè citate. Per gli altri, vi erano alcune trasmissioni che si occupavano di ciò. Buona notte europa, dedicata soprattutto a coloro che risiedevano all'estero, era un programma anche di dediche e saluti da persone italiane e congiunti o amici risiedenti all'estero. La trasmissione andava in onda la domenica sul secondo programma, ora radio 2 dalle 22,30 alle 24 ed era condotta da 4 conduttori, uno italiano, 1 inglese, francese e tedesco.
Lettere sul pentagramma, in onda il sabato sera dalle 22,30 alle 24, poi spostata all'interno del notturno italiano,conduttrice Gina Basso. Negli anni 80, la trasmissione cambiò nome in c'è posta per te.

Per ultimo cito, Corrado fermoposta, in onda il lunedì sera dalle 20,30 alle 21,30 sul secondo programma. Trasmissione còdotta dal grande Corrado con Lory Randi.
Nel prossimo numero di Giovani del 2000, altre curiosità su questo mondo infinito.

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I profumi"

di Maria Grazia Sales

Quando si sceglie un profumo è bene provarlo sulla pelle del polso. Al contatto dell’epidermide, infatti, esso altera la sua fragranza a seconda del tipo di pelle       . Come mettere un profumo. Il profumo vaporizzato abbondantemente sulla persona quasi mai è gradevole. Sarebbe consigliabile metterne solo alcune gocce in limitate zone del corpo come sul        collo, sul retro delle orecchie, sull’incavo del gomito, sui polsi e sul retro delle ginocchia. Conservazione. Una volta aperti i flaconi, nonostante essi siano oggi muniti di vaporizzatore, i liquidi profumati non mantengono a lungo la fragranza, si consiglia allora di acquistare boccette        piccole. Il profumo si conserva meglio al riparo della luce del sole e nei luoghi freschi, in frigorifero d’estate sarebbe l’ideale.             Per togliere le macchie lasciate dal profumo sui tessuti tamponarle con trielina. Se la macchia non cede tamponare più volte con alcool e asciugare il tessuto sia al dritto che al rovescio, quindi insistere con la trielina. Su cotone e lana si utilizzi ripetutamente a mo’ di tampone un batuffolo intriso di acqua ossigenata diluita con acqua, poi sciacquare con acqua e aceto bianco.        Per emanare un gradevole profumo nel bagno o in altri ambienti, si può lasciare in un angolo, all’interno di un piccolo contenitore, una pezzuola di cotone imbevuta di ammorbidente, oppure si può spruzzare dell’acqua di colonia, o altro profumo, sulle lampadine, che, una volta accese, aiuteranno il diffondersi della fragranza grazie al calore da esse sviluppato.        Per diffondere nel salotto un gradevole odore di agrumi bruciare nel caminetto delle buccie di arancia            . Profumate la casa per le feste natalizie mettendo a scaldare, a fuoco lento, una pentola contenente poca acqua, zucchero e cannella.           Pot-pourri. Un tempo esistevano diversi modi per preparare il pot-pourri, uno di questi consisteva nel far macerare i petali di fiori in un barattolo dal tappo forato coperti da uno strato di sale grosso. Un altro metodo consiste nel far seccare i petali all’aria aperta in un ambiente buio per evitare che i colori svaniscano. Oggi si possono fabbricare almeno 2 tipi di pot-pourri, uno che utilizza fiori secchi, l’altro, invece, fiori solamente appassiti. In generale i petali più indicati sono quelli di rosa, soprattutto se si scelgono le varietà più profumate. Questi fiori, inoltre, sono assai variopinti ed un buon pot-pourri deve essere anche bello da vedere oltre che grradevole da annusare. Preparate in casa un buon pot-pourri prendendo delle spezie, noce moscata, macis, cannella in stecche o in polvere, chiodi di garofano, vaniglia in stecche, anice stellato, zenzero, ginepro, coriandolo, ed un fissativo che ha la funzione di trattenere gli aromi, tra i fissativi più comuni, che si trovano in erboristeria, abbiamo, la radice di giaggiolo ed alcune delle spezie sopra menzionate. Sminuzzate assieme solo una parte delle spezie ed il fissativo, versate la polvere ottenuta in una ciotola ed aggiungiete alcune gocce di olio essenziale della fragranza preferita, quindi mescolate bene. A questo punto si possono unire i fiori seccchi. Si suggeriscono, per il buon odore, delle rose profumate di diverse specie e fragranze. Per i colori, invece, si consigliano le varietà di fiori che maggiormente conservano la tinta una volta essiccati come papavero, malva, fiordaliso, erica, calendula e karkadè. Per ottenere il pot-pourri si privano i fiori dei petali e si mettono questi ultimi a seccare in un contenitore di vimini protetto dalla luce diretta. Procedere nello stesso modo con i petali di altri fiori a voi graditi. Aggiungete le spezie non sminuzzate, anice stellato e stecche di cannella sono molto decorativi, ed arricchite a vostro piacere con foglie aromatiche secche, rosmarino basilico, eucalipto, artemisia finocchio, melissa, menta, origano, e verbena. Buccie essicate, soprattutto di agrumi, da seccare in forno fino a 50 gradi e poi spento, disposte sopra ad un foglio di alluminio, radici, legni, bacche. Le dosi non sono vincolanti, si possono aumentare o diminuire a seconda dei proprii gusti. Dopo aver mischiato bene tutti gli ingredienti metteteli in un vaso a tenuta stagna e lasciatelo al buio per almeno un mese, scuotendolo di tanto in tanto.                   Oli essenziali. Gli oli essenziali ., preferebilmente acquistati dal vostro erborista con la garanzia che vengano prodotti naturalmente e non in modo sintetico o con solventi, sono assai utili per la profumazione della casa. Ce ne sono di diverse fragranze, ognuna con caratteristiche proprie. Esistono, tuttavia, delle indicazioni generali per la scelta della profumazione adatta. In inverno, ad esempio, si preferiscono fragranze che richiamano all’atmosfera di un tempo, quando le case venivano scaldate dal focolare, come l’abete bianco, l’incenso, il sandalo, gli agrumi, la cannella, i chiodi di garofano, l’eucalipto, il mirto, il muschio                                                                bianco. Dette essenze sono da sciogliere nel pot-pourri, nei sacchetti profuma biancheria o negli.          
 .             umidificatori dei termosifoni. In primavera, invece, si apprezzano gli odori freschi di verbena, di limone, menta piperita e rosa, da bruciare negli appositi diffusori a candela in coccio. In estate è piacevole aromatizzare con edelle ciotole d’acqua con delle foglioline di menta piperita. L’autunno è la stagione ideale per fabbricare in casa il pot-pourri, anche perché è assai piacevole raccogliere bacche e i fiori che restano alla luce tiepida delle ultime giornate di sole. Le profumazioni migliori per la stagione sono il cedro, l’abete bianco, il legno di rosa, i primi agrumi e il mirto

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La natura, le leggende e la storia"

Di Gianfranco Pepe

Desidero accompagnarvi in una delle più spettacolari e suggestive zone dell’intera area dolomitica .
Si tratta dell'esteso quadrilatero delimitato ad ovest dalla Val Badia, a nord dalla Val Pusteria, ad est dalla strada che da Dobbiaco porta a Cortina e a sud dalla strada che da Cortina si arrampica sul passo Falzarego e al passo Valparola, scendendo poi verso San Cassiano e ricongiungendosi con la Val Badia, che racchiude in sè un impareggiabile connubio di natura, di leggende e di storia.

Dalla chiesa di La Villa si può godere di uno splendido  panorama sulla catena di monti che dominano scenograficamente la Val Badia, in un susseguirsi di cime tutte intorno ai 3.000 metri. Ai piedi del Sasso della Croce, a 2.000 metri di altitudine, in una posizione straordinariamente panoramica,   ecco l’antico Santuario di Santa Croce che da centinaia di anni vigila sulla valle ed è luogo di ininterrotti pellegrinaggi di valligiani e di turisti. Dalla cima del maestoso sasso che lo domina, il santuario è una piccola macchia bianca ma il suono delle sue campane arriva sin lassù, riempiendo l’atmosfera di dolcissime sensazioni.
 Ed è proprio questa, una delle zone in cui si possono trovare fossili di antichi molluschi, conchiglie e pesci, a testimonianza dell’origine marina e remota di queste primordiali barriere coralline che un gioco bizzarro della natura ha portato sin qui ai piedi della catena delle alpi.
 Montagne uniche al mondo, modellate dai ghiacci che qui hanno dominato a lungo ricoprendole quasi completamente. Composte di carbonato di calcio dal colore chiaro e luminoso e diverse da qualsiasi altro rilievo montuoso, proprio per queste caratteristiche cromatiche, dal grigio brillante del mattino al rosa intenso dei tramonti,  lasciano incantati ed aprono il cuore di chi le ammira.

 In realtà, anche questi monti erano un tempo scuri come tutti gli altri e costrinsero la figlia del re della Luna, abituata alla dolce luminosità del suo luogo di origine, a ritornare nel suo regno intristita sino ad ammalarsi gravemente. Il principe di quelle montagne,  profondamente innamorato della principessa, stipulò un patto con il popolo dei Salvans, pacifici gnomi che vivevano in quei boschi. In una notte di luna piena, i Salvans riuscirono con abili gesti a filare la luce della luna, creando un luminoso filo col il quale avvolsero le rocce rendendole splendidamente lucenti. Per questo le Dolomiti si chiamarono Monti Pallidi e la principessa della Luna potè ritornare per sempre tra le braccia del suo amato principe. Una spiegazione poco scientifica ma certamente molto più suggestiva.

A metà strada della statale della Badia che discende verso Brunico, sulla destra si risale verso San Vigilio di Marebbe. Da qui una stretta valle di circa 11 km tutta percorribile in auto, come una lunga arteria ci porta dritti nel cuore del parco naturale che prende il nome dalle diverse località di Fanes, di Sennes e di Brajes.
 Il punto di arrivo costituito da un bel rifugio si chiama Pederù e da qui una volta si proseguiva con i taxi fuoristrada ma, fortunatamente, da diversi anni sono solo le nostre gambe a farci raggiungere 2 luoghi pieni di fascino e di bellezze naturali. Salendo verso sinistra su ripidissimi tornanti, la strada ci porta verso il parco di Sennes con i suoi molti rifugi, dal Fodara Vedla sito in una zona dall’antico idilliaco sapore agreste, sino al rifugio Biella, tra i 2.000 e i 2.300 metri di altitudine. Questa zona è caratterizzata da vasti splendidi panorami verso le cime dell’ampezzano e da rocce dal colore argenteo che degradano ripidamente verso i pascoli di Malga Rastùa qualche centinaio di metri più in basso.
 Dal rifugio Biella si sale faticosamente sulla cima della Croda del Becco che lo sovrasta. Da qui una vista a perdita d’occhio a 360 gradi, sulle non lontane rocce rosate della Croda Rossa, su tutta la catena della cresta di confine e laggiù in basso sul magico lago di Brajes che dà il nome ad un’altra zona di questo grande parco naturale. Si racconta che sul lago in alcune notti d’estate di luna piena, si possano intravedere due figure femminili navigare leggère  sulle acque cristalline. Si tratta della principessa Dolasilla, mitica amazzone ed invincibile guerriera e della sorella Lujanta, figlie del re del popolo dei Fanes.     

 Il popolo dei Fanes, popolo di nani che conviveva pacificamente ed in piena sintonia col popolo delle marmotte della cui effige si fregiavano i loro scudi e i loro  stendardi, abitava in un fantastico regno raggiungibile sempre da Pederù in meno di un’ora e mezza di salita su una comoda strada bianca. E così, alla fine della salita ci ritroviamo in un luogo dal sapore veramente magico, una conca meravigliosa circondata da alte rocce e percorsa da scintillanti corsi d’acqua che zampillano tra mughi e rododendri. Questo e il “Fanes piccolo”, altrimenti chiamato “parlamento delle marmotte” per la sua forma circolare e per la presenza di un gran numero di questi simpatici animaletti. Proseguendo oltre il rifugio Fanes, si sale al piccolo lago Limo, nelle cui acque tranquille si specchiano i contrafforti del Col Becchèi che chiude magnificamente l’altra parte di questo parco denominata “Fanes grande”. E, mentre verso sinistra la valle scende dolcemente verso Cortina d’Ampezzo, proseguendo diritto si percorre questo vasto e pianeggiante altipiano tra gruppi di cavalli avelignesi color miele e mandrie di mucche al pascolo. Ovunque si giri lo sguardo, i paesaggi ti rapiscono per la loro varietà e la loro bellezza. Sulla sinistra di questa placida vallata, il cui silenzio è di tanto in tanto interrotto dai potenti fischi delle marmotte, partono tutta una serie di camminate piuttosto lunghe e mediamente impegnative che raggiungono varie cime, tra cui quella del Monte Cavallo ai cui piedi troviamo, in posizione strategica ed incredibilmente panoramica, il bivacco Monte Castello. Con il fiatone e la soddisfazione di essere giunti sin qui, ci giriamo ad ammirare la via che abbiamo percorso in salita ed un vallone ampio e straordinariamente chiaro e luminoso si apre al nostro sguardo incantato. Ma la sorpresa più bella è al di là del piccolo torrione roccioso che protegge la semplice costruzione. La vista aerea sulla Val Travenanzes ci toglie il fiato in un tripudio di rocce, di cime e di ghiaioni.

Proseguendo il cammino sull’altipiano di Fanes , con la Marmolada che da lontano chiude il panorama verso sud, il sentiero scende poi ripidamente sino alla Capanna Alpina ai limiti della fiabesca località dell’Armentarola, tra San Cassiano e il Passo Valparola. Ma poco prima della discesa, sempre sulla nostra sinistra, si stagliano  nitidi nel cielo azzurro i contorni della Forcella del lago, 400 metri più in alto di noi. E’ questa una delle possibili vie di accesso ad un altro luogo stupendo, la conca aspra e rocciosa che dalla cima del Lagazuoi, raggiungibile anche in funivia dal passo Falzarego, discende sino al rifugio Scotoni e più giù alla Capanna Alpina.
 Dall’alto della  forcella, a picco sotto di noi,  ecco il lago Lagazuoi con le sue acque scure e immote, incastonato in uno splendido  ambiente naturale tra rododendri fioriti, pini mughi e contorte radici abbarbicate su massi di colore chiaro. Il tutto sovrastato  dalle alte pareti che avvolgono scenograficamente questo ampio bacino, percorribile anche in inverno con gli sci su di una pista dai panorami e dalle suggestioni indimenticabili.    

Dal famosissimo passo Falzarego, partono una serie infinita di itinerari ma certamente uno dei più gratificanti è quello che raggiunge la Val Travenanzes. Salendo per una vecchia mulattiera militare che  sfiora alcune postazioni della Grande Guerra, raggiungiamo il Col dei Bos a 2.300 metri di altitudine. Superato il valico, ai nostri occhi si apre la maestosa valle, spettacolare spaccatura tra i monti che degrada verso la località di Fiames a nord di Cortina. Accompagnati dal suono delle acque del Rio Travenanzes, sulla nostra destra dominano imponenti su di noi i contrafforti del gruppo delle 3 Tofane, con la Tofana di Rozzes che con i suoi 3.220 metri è la terza cima più alta delle dolomiti. Dopo 45 minuti di discesa dal Col dei Boss, sulla nostra destra parte la salita verso il rifugio Giussani sito nella forcella tra la Tofana di Rozzes e la Tofana di Mezzo. Oltre ad un ripido sentiero, per superare il primo salto di roccia c'è l'alternativa di percorrere le così dette scalette del Minighel. In realtà non sono propriamente delle scale ma una serie di staffe perpendicolari alla roccia da percorrere a 4 zampe, tenendo ben saldi gli appoggi della mano e della gamba non impegnate nella salita. Sono già passato da lì diverse volte ed è sempre una bella emozione e,  se si trova il coraggio di sbirciare verso il basso, la sensazione di vuoto è davvero impressionante. Arrivati al rifugio ci si apre dall'altra parte del passo un panorama ampio e meraviglioso sui monti che circondano Cortina d'Ampezzo, dall'Averao al Cristallo.
Tornando nella Val Travenanzes, sul lato opposto si stagliano i monti di Fanes e, tra i primi, la cima Fanis sud che ospita la Tommaselli, una delle più belle e tecniche ferrate dolomitiche. Ho avuto personalmente la gioia e la grande soddisfazione di raggiungere 2 volte questo impegnativo traguardo che io, con le mie gravissime limitazioni visive,   senza il conforto di amici esperti non sarei mai riuscito a conquistare.
Sempre sulla nostra sinistra, Un impressionante ripidissimo ghiaione precipita dall’alto di una forcella, all’altezza della Malga Travenanzes ormai in disuso. Da qui il paesaggio si fa più dolce, ed è una vera meraviglia percorrere questo tratto nei limpidi giorni di ottobre, quando il silenzio regna sovrano e l’autunno dipinge la vegetazione di  innumerevoli colori, dal giallo al rosso cupo, dall’arancione al verde e al marrone chiaro.   

La zona del Falzarego è indubbiamente una tra quelle più ricche di ricordi della Grande Guerra e, ancora oggi, è possibile trovare vecchi reperti e aggirarsi tra le trincee e le postazioni militari. E sicuramente una delle testimonianze più commoventi sono le gallerie elicoidali scavate nelle viscere del Lagazuoi e del Castelletto e ora trasformate in emozionanti mete che centinaia di turisti affrontano con casco e torcia elettrica sui tanti ripidi gradini. Ma di quanta fatica, di quanto freddo, di quanto sangue parla ognuno di quei gradini.
E chissà se quei ragazzi, italiani o austriaci che fossero, tra l’assordante scoppio delle mine, le valanghe, il gelo e la paura, saranno mai riusciti a rendersi conto di essere circondati da tanta bellezza.

Chiudo con una mia breve poesia dedicata alla ferrata di Punta Anna nel gruppo delle Tofane:
 
La piccola cengia che mi accoglie mi dona un aspro riposo.
A picco sotto di me, Cortina è un cerchio lontano di case e di silenzio.
Il vuoto mi avvolge e mi sostiene. Non esiste più il cielo, i pochi metri quadrati di roccia che mi circondano e che abbraccio con delicato ardore sono tutto il mio mondo.
Come farò a superare questo tratto di parete che pesa contro il mio petto affannato?
Provo ad alzare un piede ed un piccolo spuntone di roccia amico accoglie la punta del mio scarpone.
Mi sollevo, e alle mie mani si dischiudono nuovi orizzonti: piccoli appigli, asperità taglienti e gentili.
La Punta Anna mi accoglie nello stridore dei gracchi alpini e Alessandro mi stringe la mano.
Non ho fame, l’emozione mi sazia.
Il ghiaione di discesa verso il Giussani è un morbido precipizio di salti e di gioia.
Ecco, i miei scarponi sono pieni di sassi, tremano i muscoli delle mie gambe
Ma, sotto il casco azzurro, un sorriso di antico fanciullo resta ad illuminare il mio viso salato e stanco
  

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Lettere dal cuore

Di Clemente Palladino"

Ciao Clemente, sono Laura, ho 38 anni non sono mai stata molto fortunata in amore quasi sempre ho scoperto di aver riposto il mio cuore in chi non lo apprezzava. Sono non vedente e quindi amo molto chiacchierare ma non circondarmi di persone cui non tengo, da un anno ormai, è finita una storia per me importante in cui avevo investito molto ma purtroppo lui, si è reso conto che siccome entrambi non vedenti il futuro per noi non poteva che essere un futuro di limitazioni.. La cosa mi ha ferita, e forte è il mio senso di sconforto ma, ho conosciuto una persona speciale per me, un amico con cui confidarmi parlare di ogni cosa dubbio o problema e cresce sempre più il desiderio di conoscerlo in profondità ma, lui è appena uscito da una storia lunga, felice è nonostante il nostro rapporto quasi quotidiano non comprendo quale sentimento lo spinge nei miei confronti.. inoltre, ora da poche settimane il mio ex si è rifatto vivo dice di non voler perdere il nostro rapporto.. Cosa debbo fare? Che cosa devo coltivare? La nuova amicizia che mi ha ridato il sorriso, la voglia di vivere, o rimanere legata a una persona che forse per me ha provato qualcosa, ma con cui mai avrò un futuro? Ora proprio non so che fare! Dammi tu un consiglio. Ti ringrazio e ti saluto. Laura.

 

Ciao Laura,
all’inizio della tua lettera c’è un passo, dove dici: “Ho scoperto di aver riposto il mio cuore in chi non lo apprezzava”. Ora, io, vorrei capire se quelle parole sono state dettate dalla rabbia, oppure avevi già capito da qualche tempo, che il tuo era un amore non corrisposto? Se il tuo non era un amore corrisposto, allora ti dico già da adesso, inutile tornare indietro… l’amore non è una torcia che puoi accendere e spegnere a tuo piacimento, nasce da dentro, arriva al tuo cervello e ti fa pensare sempre all’altro. Le limitazioni di cui parla, sono solo frasi di circostanze per dire: “Non me la sento di intraprendere una relazione più stabile!”, quindi per me il suo non è Amore, ma una sorta di amicizia di “comodo”. Inoltre, quando si è amata una persona veramente, non si lascia passare un anno per riconquistarla. Ora tu hai chiesto il mio consiglio e ti ringrazio di questo, ti dico: in questo momento non andare oltre, che a una bella amicizia con il tuo nuovo amico, anche perché anche lui è reduce da una delusione d’Amore. Ora, entrambi siete solo un tantino confusi e nulla è interpretato con razionalità. Frequentatevi con spensieratezza, così avrai e avrete la possibilità di capire bene se siete fatti per stare insieme, dopodiché non sarete voi a decidere ma, lo faranno i vostri cuori per voi!
Un Bacione, Clemente

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Normalità ed handicap

Il non vedente nella chiesa e nella società"

di Franco Vignali.

Quando i non vedenti si sono rivolti alla Chiesa ed in modo particolare i Sacerdoti si sono attivati e non solo per una crescita spirituale, ma molto spesso anche per favorire una vera integrazione nella società di tutti. Un grandissimo Sacerdote e cioè: IL SANTO CURATO D'ARS CHE è VISSUTO IN FRANCIA nel periodo post rivoluzione, periodo molto complesso e difficile per la fede cristiana, Don Giovanni-Maria Rianney, dopo tante peripezie ed tanti ostacoli, però munito di una grande Fede cristiana riuscì nella consacrazione Sacerdotale, si dedicò ai più deboli e agli emarginati della Sua Parrocchia e in quella zona, dove la vita sociale e Cristiana era molto difficile;COME non ricordare il Grande don Milani che NELLA SUA MISSIONE DI SACERDOZIO si adoperò per togliere molti giovani e non, dall'analfabetismo oltre che letterario anche culturale di quei popoli, don Mazzi e Tanti altri sacerdoti sono stati esempio di aiuto e di carità cristiana derivante dalla loro sensibilità e dai dettati evangelici. Purtroppo oggi si parla solamente di quei sacerdoti che sporcano la Chiesa e la religione e questo credendo di attacare la missione sacerdotale e la religiosità dell'uomo. C'è però da dire che questi santi sacerdoti, non hanno sempre trovato dagli alti apparati della Chiesa quelle giuste attenzioni e i necessari stimoli. La Chiesa nei tempi passati, in cui aveva un potere temporale, si comportava ne più e ne meno di tutti gli altri imperatori di quei tempi; ha fatto tanti e gravi errori aveva solo sete di potere dimenticando la dottrina evangelica e lo spirito cristiano. C'è però da dire che nei nostri tempi ha riconosciuto quegli errori ed ha più volte in vari contesti mondiali chiesto scusa. Come non ricordare alcuni Papi: Giovanni ventitreesimo Paolo sesto, Giovanni Paolo primo, Giovanni Paolo secondo e l'attuale Benedetto sedicesimo!

L'uomo attraverso il senzo della vista riceve più dell'ottantacinque per cento delle informazioni, quindi si comprende che occorrono sussidi e strumenti adeguati per dare pari condizioni di apprendimento, studio e di lavoro.
Il non vedente o ipovedente nei secoli passati, viveva ai margini della socetà, Solo i missionari religiosi e i volontari cristiani hanno accolto ed aiutato quelle condizioni di emarginazione sia socialmente che culturalmente ed evolutivamente. Ma La vera evoluzione culturale sociale è avvenuta con la scoperta della scrittura braille che negli anni della prima metà dell'ottocento Louis Braille (Francese) rimasto cieco a soli tre anni per un incidente, inventò la scrittura a rilievo formata da puntolini su carta. Da questo momento i non vedenti sia bambini che adulti accuisirono la possibilità di leggere e scrivere attingendo alle fonti del sapere e dell'informazioni. Negli anni della prima metà del 1900 furono istituite le scuole speciali per ciechi e cominciò così l'insegnamento scolastico relativo ai programmi ministeriali di ogni ordine e grado.
Il GrandeProfessor Augusto Romagnoli (pedagoogista e grande Tiflologo) faro illuminante della didattica e dell'insegnamento ai bambini ciechi ha cambiato le prospettive di vita. Il professor gfondatore dell'unione Italiana dei ciechi, Aurelio Niccolodi, anche egli non vedente ha speso tutta la sua vita affinchè i ciechi italiani avessero pari possiblità di studio e di lavoro e come Nicolodi, il grande Bentivoglio di bologna ed il valoroso Giuseppe Fucà hanno prestato la loro opera e la loro intelligenza affinchè i non vedenti avesseroquei diritti come i ciechi dell'Europa. Dopo lo studio e la preparazione educativa, culturale e professionale, i non vedenti hanno ottenuto il lavoro in base alle specifiche leggi. Qui si può dire che il non vedente a conquistato la propria dignità di cittadino nella società di tutti.
Poi lo sviluppo dell'informatica a dato ulteriori possibilità lavorative informative per cui il non vedente può essere attivo anche nella vita dell'informatica lavorativa e gestionale amministrativa.
Negli anni 1970-80 ritenendo che le scuole speciali per ciechi fossero troppo ghettizzanti le associazioni dei ciechi lottarono ed ottennero che gli studenti ciechi fossero inseriti nella scuola comune di tutti, ma purtroppo sono sì stati inseriti, ma non ancora integrati con gli studenti vedenti. Le cause sono diverse si pensi agli insegnanti di sostegno che nello specifico della manncanza di vista non hanno una adeguata preparazione, la parte didattica è carente,mancano sussidi come libri di testo ed altro come strumenti di studio e di apprendimento, audio-libri di ogni livello di studio, mappe tattili per un acquisimento di conoscenze dirette.
Quindi possiamo concludere che oggi i ciechi hanno ottenuto molto rispetto al passato, ma ancora manca da fare tanta strada per raggiungere una vera e concreta integrazione nella vita di tutti. rimane da estirpare quella componente pregiudiziale che non permette la libertà di approccio e di considerazione adeguata all'handicaps.
Alcuni Cenni per quanto attiene agli sbocchi futuri di lavoro e di professioni. siamo in un momento difficile poichè non si vede all'orizzonte nuovi e sicuri sbocchi lavorativi per i giovani non vedenti. Sarebbe ora di studiare per sbloccare questo difficile e preoccupante periodo di difficoltà per il futuro dei giovani. Come sappiamo il centralinismo telefonico è ormai in esaurimento, la fisiomassoterapia vive grossi problemi a causa di leggi e normative che tolgono alcune possibilità di impiego, anche la professione di insegnanti vive aspetti di sofferenza. allora faccio un appello all'unione ciechi ed alle associazioni di competenza che si devono muovere e studiare proposte nuove di possibili sbocchi lavorativi. Io penso all'informatica, alla professione di interprete simultaneo, alcune forme possibili di artigianato, alcune funzioni di segreteria con supporto informatico, funzioni di tecnico dei suoni, omeglio degli effetti sonori che servono per le attività teatrali professione di esperto marketing.concludo con questo appello: Smettiamo di sonnecchiare, cerchiamo di dare ai giovani un futuro di nuovi sbocchi lavorativi.

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Patologia

Un dottore a quattro zampe"

di Debora Anticoli

Il cavallo, insieme al cane, ha un intelligenza molto spiccata ed è molto sensibile tanto da potersi prestare a svariati compiti.

Da sempre, è stato un valido mezzo di locommozione.
Si pensi che per gli americani, era un mezzo preziosissimo chi rubava un cavallo, veniva impiccato, senza processo, ma l'uomo non si servì del cavallo solo a scopo di locomozione.,ma se ne servì,soprattutto, nell'agricoltura.
Poi durante la prima guerra mondiale, il cavallo servì a portare, le munizioni, da un fronte all'altro.
Questo magnifico animale,è un atleta.
competitivo.
Vi è un binomio.
fra luomo, e il cavallo.
il cavaliere, ordina, e il cavallo esegue.
Mi spiego meglio:
il cavallo, esegue dei comandi, tramite leredini,collegate, alla bocca, con un ferro, chiamato filetto.
Il cavaliere tira le redini, e fa pressione con le gambe e sotto la sella, e il cavallo, cammina, corre o può fermarsi, girare, a destra o a sinistra.

Egli a 3 andature:
passo, trotto, e galoppo.
Ma ora vediamo come un cavallo possa diventare un bravo dottore partendo da alcuni cenni sulla ippoterapia.In Italia la pratica dell'ippoterapia e stata introdotta negli anni 70 dal medico e psicologo francese DANIELE NICOLAS CITTERIO.L' ippoterapia consiste nella induzione di miglioramenti funzionali psichici e motori attraverso l'attento uso dei numerosi stimoli

ma vediamo, un'istruttore, come insegna, ad un ragazzo, o un bambino, con anomalia psicofisica.
Innanzitutto, l'istruttore, deve far avvicinare, l'aglievo, con disabilità, all'animale: guardarlo, accarezzarlo, in modo cheesso, si trovi a suo agio.
si chiama contatto.
poi l'aglievo sale, e quando il cavaliere, è pronto, inizia la lezione.Le lezioni si distinguono in quattro fasi fondamentali:

Maternage": Può essere considerata una fase preliminare del paziente che, insieme al terapista, comincia il suo approccio al cavallo;

Ippoterapia propriamente detta: Consiste nella somministrazione degli esercizi terapeutici al soggetto malato che non si occupa direttamente dei movimenti e degli altri stimoli provenienti dal cavallo ma a questi risponde automaticamente;

Riabilitazione equestre: È una fase avanzata della cura. In essa il paziente controlla direttamente il cavallo attraverso le proprie azioni;

Re-inserimento sociale: Punto di arrivo ottimale di tutto il programma terapeutico, il re-inserimento sociale può essere realizzato attraverso il mezzo del cavallo in quella parte dei pazienti che abbiano superato i deficit psico-motori originari che erano di ostacolo alla piena affermazione della persona.

Questo articolo vuole essere anche un invito alle famiglie di disabili visivi o con altri handicap affinchè provino anche loro la Ippoterapia.
che in tantissimi casi si e rivelata veramente efficace.
Atal proposito vi indico uun sito internet che vi sarà molto utile. httpwww.ilportaledelcavallo.it.

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Racconti e poesia

Gioielli di neve"

Di Antonella Iacoponi

Ecco le Alpi, gioielli di neve,
splendono fiere, nella sera,
mentre un torrente mormora lieve

la campana vespertina annuncia una preghiera,
in fondo al villaggio, nel piccolo convento;
zampilla una fonte, limpida e pura,

uno stambecco si abbevera contento,
e raggiunge i compagni, nel verde dei pini,
agile, un camoscio corre nel vento,

lassù, in praterie senza confini;
le marmotte si scaldano, al sole di maggio,
nei pascoli, brucano i bovini,

come ogni anno, è iniziato l’alpeggio:
Tutto è perfetto, semplice, uguale,
in un silente, dolcissimo paesaggio,

sul picco più alto, siede un’aquila reale,

 riecheggia ovunque il suo grido, e sale, sale…

Una bianca figura si avvicina,
giunge San Bernardo da un pendìo lontano,
ha un bastone ornato da una stella alpina,

benedice le montagne, con la mano,
scioglie la neve, sulle creste ventate,
e veste a fiori l’abete e l’ontano,

vola una pernice, - le ali sollevate,
le piume candide, il collo flessuoso -,
il sole tramonta, con carezze dorate,

da una piccola baita, si ode un canto gioioso.

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Satira

Per ridere un pò"

di Giuseppe Lurgio.

Per voi amanti del buonumore invece delle barzellette in questo numero ho pensato di proporvi un po di colmi.
Buona lettura e sopratutto buon divertimento!

Qual'è il colmo per un programmatore di computer?
Non avere programmi per la sera.

Qual'è il colmo per un pino?Avere gli aghi,e non sapere cucire!

Qual'è il colmo per un'insegnante di matematica?Avere problemi di calcoli!

Qual'è il colmo dei colmi?accendere la luce per vedere se c'è il buio!

Qual'è il colmo per un cantante?Avere l'ernia del disco!

Qual'è il colmo per due professori di matematica?Parlare del più e del meno!
Qual è il colmo per un macellaio?Parlare con un filetto di voce!

Qual è il colmo per un vigile del fuoco?
Sposare una vecchia fiamma!
Qual è il colmo per un bruco?
Sentirsi un verme!

Qual'è il colmo per un cuoco?Mettere una pietra sul passato!

Qual'è il colmo per un milionario?
Parlare con parole povere!

Qual'è il colmo per un frate?Cucinare il pollo alla diavola!

Qual'è il colmo per un panettiere?
Avere la moglie di nome rosetta!
Qual'è il colmo per una disoccupata?.?Chiamarsi assunta!.
Qual'è il colmo per uno sfigato?Chiamarsi fortunato!

Qual è il colmo per un globulo rosso?
Non sentirsi in vena!

Qual'è il colmo per una rosa?
Avere tante spine e nemmeno una presa!

Qual'è il colmo per il re dei nani?
Essere chiamato altezza!

Qual'è il colmo per un agnello?
Avere una fame da lupo!

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Musica

Follie bibliche"

Di Andrea Giachi

Il gruppo FOLLIE BIBLICHE nasce nel 2009 da un’idea di Andrea Giachi, insegnante di religione

cattolica delle scuole medie, che sentendo fort e l’esigenza di annunciare la Parola fuori dalle

aule scolastiche e per farlo raggruppa alcuni amici (provenienti da contesti completamente

diversi l’uno dall’altro) e decide, assieme a loro, di non utilizzare solo la musica ma anche

l’animazione e le vignette di Don Giova nni Berti.

Il gruppo nasce con l’intento di far divertire e riflettere sul Vangelo, di “catechizzare” in modo

originale e innovativo senza snaturare la forza del messaggio cristiano.

Il gruppo è composto da voce, chitarra, mandolino, fisarmonica, basso e batteria… può

suonare nelle sagre ma il luogo migliore dove preferisce esibirsi rimane il teatro dove riesce a

comunicare in modo più “intimo” il messaggio di Cristo.

CHE SPETTACOLI PROPONGONO?

GESÙ, SEI CONNESSO?

: Attraverso canzoni, immagini e coinvolgimento del pubblico si

scoprirà non solo come spesso manchiamo di vera comunicazione nell’annuncio del messaggio

evangelico ma anche come Gesù lo sia stato attraverso i cinque sensi. Scopriremo i dati storici

cristiani e non cristiani sulla sua esistenza storica, le abitudini della sua epoca… confrontante in

modo provocatorio con quelle dei nostri giorni e tanto, tanto, tanto ancora.

GESÙ SÌ… CHIESA ANCHE!:

Spesso si parla di Chiesa senza sapere che cosa in realtà sia.

Spesso si recita il credo senza sapere che cosa significa dire “Credo la Chiesa una, santa,

cattolica e apostolica. Le Follie Bibliche, attraverso un sorriso e una provocazione, cercano di

trattare il tema e di farci apprezzare quella “ekklesia” di cui non possiamo assolutamente fare

a meno!

AFRIKO!

(da gennaio 2011)

:

Uno spettacolo che prende spunto da “Melanina e Varechina” di

Giobbe Covatta e che cerca di far conoscere i reali problemi dell’Africa, mettendo in luce anche

gli eccessi occidentali. Proiettando il gioco “Afriko!”, e facendo finta di giocare, le FOLLIE

BIBLICHE parleranno di bambini soldato, di lavoro minorile, ecc. con ironia ma anche con

profondità… si cercherà di risvegliare quelle coscienze accecate dalla ingordigia e dal

benessere.

ENTRA NELLA SQUADRA DI DIO!

(per bambini delle primarie)

:

Attraverso bans, giochi e

canzoni si parlerà ai più piccoli di Gesù in modo nuovo e divertente… e sicuramente unico.

CONCERTO ANIMAZIONE/LIVE:

Avete mai visto giovani ballare per Gesù? Avete mai sentito

“Tu sei” in versione reagge? Grazie le follie bibliche sia le vostre sagre che le vostre serate di

animazione per i giovani avranno un sapore diverso, coerente ed “evangelico”.

Per maggiori info:

Andrea Giachi: 348/7901157

giachi_andrea@hotmail.it

www.andreagiachi.it

www.youtube.com/ma estroso

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