Ed eccoci a dicembre, mese dedicato, per la maggior parte di noi, all’attesa delle festività natalizie e all’arrivo del nuovo anno. Molte tradizioni legate a questo periodo stanno svanendo: in alcune case non si fa più il presepe né l’albero di Natale, che coinvolgevano tutti, e in particolare i più piccoli. Anche nella cucina si osserva un drastico calo delle preparazioni tipiche regionali dedicate al Natale. Ora non c’è tempo, si corre e si compra tutto già bello e pronto, e così si perdono tradizioni che non vengono più tramandate ai giovani. Ma questo è un discorso lungo e complesso, che non è adatto a una rubrica dedicata al cibo e dintorni! Questa premessa mi è servita per introdurci nell’argomento che andremo a trattare qui di seguito. Come avrete capito dal titolo, parleremo di olio per uso alimentare, in particolare di olio d’oliva e di semi. Purtroppo, come nelle considerazioni sopra riportate, mi piace inserire anche la raccolta delle olive e la loro lavorazione che le trasforma in olio. Fino a qualche anno fa, la raccolta delle olive iniziava a novembre e si protraeva fino a fine gennaio. Oggi, invece, la raccolta delle olive a novembre è già finita, o ne restano pochissime. Lo stesso vale per i metodi di lavorazione: una volta il processo era più lento e avveniva a freddo, ossia l’olio non subiva stress termico. Oggi è veloce e l’olio viene estratto a caldo, e a detta di molti, questo comporta un abbassamento della qualità del prodotto finale. Dopo aver raccolto le olive dalle piante, queste venivano portate al “frantoio” o oleificio, dove venivano lavorate e trasformate in olio. Non consideriamo i frantoi esistenti prima degli anni Sessanta, che oggi non potrebbero nemmeno funzionare perché azionati a trazione animale e con scarsa resa. Citerei, invece, quelli cosiddetti “tradizionali”. Il frantoio tradizionale era il locale in cui si svolgevano le fasi fondamentali del processo di lavorazione, che si dividevano principalmente in molitura ed estrazione. Le olive, dopo essere state lavate e pulite da residui vegetali, venivano rovesciate in una grande vasca rotonda chiamata molazza, dove due grosse ruote di pietra giravano fino a che le olive diventassero una pasta cremosa e omogenea. Quindi, la pasta veniva trasferita su dischi di materiale vegetale chiamati fiscoli, intervallati da dischi di acciaio, e poi trasferita sotto una pressa idraulica. Il prodotto che si otteneva era un insieme di olio, acqua e residui vegetali, che veniva poi avviato in una macchina chiamata separatoio, dove, tramite la forza centrifuga, l’olio si separava dall’acqua e dagli scarti. Nei frantoi moderni, invece, il processo di estrazione è completamente meccanizzato: una sola grande macchina svolge tutto il lavoro di estrazione, utilizzando metodi come il calore e la forza centrifuga. Insomma, immaginate una macchina in cui da un lato si inseriscono le olive e dal lato opposto esce l’olio pronto all’uso! Naturalmente, in queste descrizioni ho molto semplificato, ma è servito senz’altro a far capire i concetti basilari dell’estrazione dell’olio. Ora parleremo del prodotto finito, ovvero l’olio. L’olio, dal latino oleum, a sua volta dal greco έλαιον (élaios), è un liquido organico ad alta viscosità, lipofilo (cioè miscibile con altri oli) e idrofobo (cioè immiscibile con acqua). Tutti gli oli, sebbene abbiano una composizione chimica differente tra loro, presentano delle caratteristiche comuni: liquidità a temperatura ambiente, untuosità e densità generalmente minore di quella dell’acqua. Generalmente sono infiammabili e, inoltre, sono insolubili in acqua. Gli oli di origine biologica sono costituiti principalmente da gliceridi e, in secondo luogo, da altri componenti secondari, quali: acidi grassi liberi, fosfolipidi, steroli, idrocarburi, pigmenti, cere e vitamine. Ricordiamo che l’olio extravergine d’oliva è una delle principali fonti di polifenoli, molecole dalle proprietà antiossidanti che hanno potenziali effetti benefici sulla salute umana. Non starò a elencare tutte le virtù terapeutiche dell’olio, ma citerò solo uno studio della Sapienza di Roma che dimostra come il prezioso “oro liquido” riduca la glicemia e aumenti l’insulinemia nei pazienti sani. Quindi possiamo affermare che l’olio extravergine d’oliva può essere considerato un farmaco naturale contro il diabete. A stabilirlo è uno studio dell’Università Sapienza di Roma, pubblicato su Nutrition & Diabetes, che ha messo in evidenza gli effetti di un particolare olio extravergine d’oliva (proveniente dalla zona collinare della provincia di Viterbo) nella prevenzione e nella cura della patologia. Dalla ricerca emerge, infatti, che l’olio extravergine (una dose di 10 grammi al giorno) si comporta come un antidiabetico orale con un meccanismo simile a quello dei farmaci di nuova generazione, cioè le incretine (ormoni naturali prodotti a livello gastrointestinale che riducono il livello della glicemia nel sangue). L’assunzione di olio extravergine di oliva, infatti, si associa a un aumento nel sangue delle incretine. Ricordo anche l’importanza dell’olio nell’industria cosmetica e farmaceutica. Spesso non ce ne rendiamo nemmeno conto quando usiamo una crema per il corpo, un bagno schiuma o, più comunemente, una semplice saponetta. In Italia, quando si pensa all’olio, di solito si fa riferimento a uno dei nostri fiori all’occhiello, uno dei simboli della dieta mediterranea: l’olio extravergine di oliva. Tutti conoscono l’olio d’oliva, un olio vegetale estratto dalle olive, il frutto dell’olivo, ma forse non tutti sanno che esistono diverse varietà. Ecco le principali: 1. Olio extravergine di oliva: il più sano e di qualità migliore, con un grado di acidità inferiore allo 0,8%. È ottenuto dalla prima spremitura delle olive ed è ideale sia per cucinare che per il condimento a crudo. 2. Olio vergine di oliva: di buona qualità, ma meno aromatico e salutare rispetto all’extravergine (ha proprietà organolettiche inferiori) e un’acidità più alta (ma comunque non oltre il 2%). Anch’esso è ottenuto tramite metodi meccanici e può essere usato per cucinare o come condimento a crudo. 3. Olio di oliva: solitamente una miscela di olio vergine e olio raffinato di qualità inferiore. È più economico e adatto alla cottura. 4. Olio di sansa: ricavato dai residui della spremitura delle olive, poi raffinato. Ha una qualità inferiore ed è molto economico. Passando agli oli di semi, i principali sono ben noti. Vediamo insieme le loro caratteristiche: 1. Olio di semi di arachidi: estratto tramite pressione o solventi. Non è adatto a chi è allergico alle arachidi (a meno che non sia altamente raffinato). 2. Olio di semi di girasole: ricavato dai semi di girasole, contiene una grande quantità di grassi polinsaturi, ma tende a irrancidire rapidamente. 3. Olio di semi di mais: estratto dal germe dei chicchi di mais. È simile all’olio di semi di girasole, ma ha una maggiore resistenza all’ossidazione. 4. Olio di semi di sesamo: molto usato in molte cucine asiatiche, viene estratto dai semi di sesamo, che gli conferiscono un gusto particolare. Ha una buona stabilità all’ossidazione grazie alla presenza di antiossidanti, ma anche un alto contenuto di grassi insaturi. Come vedete, esistono molti tipi di olio, ognuno con caratteristiche specifiche. Ma come scegliere quello giusto per ogni situazione in cucina? Qual è l’olio migliore per la frittura? E quale usare nei dolci? Quando si sceglie l’olio per cucinare, un parametro fondamentale da considerare è il punto di fumo, cioè la temperatura massima che un grasso può raggiungere prima di iniziare a bruciare, decomponendosi e rilasciando sostanze dannose per l’organismo. Più alto è il punto di fumo, più salutare sarà la cottura. Questo è particolarmente importante quando si decide quale olio usare per la frittura. Poiché la temperatura tipica per una frittura perfetta è di circa 170-180°C, l’olio utilizzato per friggere deve avere un punto di fumo almeno di 180°C per garantire una cottura sana. Stabilire il punto di fumo esatto non è facile, poiché dipende dalle materie prime utilizzate e, in particolare, dal grado di raffinazione dell’olio. Tuttavia, possiamo dare delle stime approssimative per i principali tipi di grasso usati in cucina: TIPO DI GRASSO e PUNTO DI FUMO: 1. Strutto: 260°C 2. Burro chiarificato: 250°C 3. Olio extravergine di oliva: 200°C 4. Olio di semi di arachidi: 180°C 5. Olio di semi di mais: 160°C 6. Burro: 150°C 7. Olio di semi di girasole: 120°C Detto questo, bisogna però tenere conto di un altro importante parametro: il livello di salubrità dei grassi. Lo strutto e il burro chiarificato hanno senz’altro una maggiore stabilità nella cottura, tuttavia sono ricchi di grassi saturi, e non possiamo fare a meno di considerare che dal punto di vista salutistico gli acidi grassi saturi possono essere dannosi, in quanto aumentano il rischio di malattie cardiovascolari. A conti fatti, è quindi consigliabile scegliere oli ricchi di acidi grassi monoinsaturi, che abbiano un punto di fumo mediamente alto, come l’olio extravergine di oliva o l’olio di semi di arachidi. Dopo questa introduzione, passiamo alla parte culinaria dell’articolo! Premetto che, in cucina, non è l’olio che ha bisogno delle ricette, ma sono le ricette che hanno bisogno dell’olio! Perdonatemi questo giro di parole, ma ci tengo a sottolineare che l’olio è un condimento fondamentale, presente in quasi tutte le ricette. Di seguito, vi propongo alcune preparazioni semplici in cui l’olio è l’elemento essenziale senza il quale la preparazione non avrebbe senso. Un piccolo accenno merita senz’altro il tema dei prodotti sott’olio. È importante sapere che l’olio (di qualunque tipo) non ha un’azione conservante diretta, ma serve solo come isolante dall’aria, bloccando l’azione dei microrganismi aerobi. È quindi inefficace nei confronti di quelli anaerobi (come il botulino), per cui va sempre associato ad altre forme di conservazione. Gli alimenti sott’olio (come i vegetali) subiscono sempre un pretrattamento di cottura o di salagione, seguito da una successiva sterilizzazione. Ricette di prodotti sott’olio: 1) Melanzane sott’olio Ingredienti: • 1 kg di melanzane lunghe, ben mature, polpose e senza semi • Aceto di mele • 2 foglie di alloro • Un trito di aglio e prezzemolo • Semi di finocchio • Pepe bianco in grani • Sale • Olio extravergine di oliva • Succo di limone Preparazione: Pulite e affettate le melanzane in verticale. Lasciatele a bagno per 15 minuti in acqua con poco sale e succo di limone. In una capace pentola, portate a ebollizione 1 litro di acqua con 1 litro di aceto, unendo un cucchiaio scarso di sale. Aggiungete le melanzane e cuocetele al dente. Scolatele, disponetele su un canovaccio e lasciatele raffreddare. Ponetele nei vasetti con le erbe e le spezie, e ricopritele con l’olio, aggiungendone fino a quando non smettono di assorbirlo. Sigillate i vasi e conservateli in cantina, al fresco e al buio. 2) Fagiolini sott’olio Ingredienti: • 2 kg di fagiolini • 1 litro di aceto di vino bianco • Alcuni grani di pepe • Sale • Olio extravergine di oliva Preparazione: Spuntate e lavate accuratamente i fagiolini. Immergeteli brevemente in aceto salato e bollente, quindi lessateli, tenendoli al dente. Scolateli e metteteli ad asciugare su un canovaccio. Invasateli con qualche grano di pepe e ricoprite con olio extravergine di oliva. Chiudete ermeticamente i barattoli. Una variante consiste nell’aggiungere origano o aglio tritato nei vasetti, se piace. 3) Peperoni sott’olio Ingredienti: • 1 kg di peperoni rossi e gialli • 2 limoni • 1 litro di aceto di vino bianco • Olio extravergine di oliva • Sale Preparazione: Pulite accuratamente i peperoni, rimuovendo i filamenti bianchi e i semi. Tagliateli a falde e immergeteli in acqua acidulata con il succo dei limoni. Portate a ebollizione in una pentola l’aceto con una pari quantità di acqua e un pugno di sale. Scottate i peperoni per 3 minuti e scolateli. Lasciateli raffreddare e asciugare su un piano inclinato. Distribuite i peperoni nei vasi, allineandoli in verticale. Copriteli con olio extravergine di oliva, chiudete ermeticamente i vasi e sterilizzateli per 30 minuti. 4) Sedano sott’olio Ingredienti: • 2 kg di coste di sedano • 1 rametto di alloro • Chiodi di garofano • 1 litro di aceto di vino bianco • Olio extravergine di oliva • Sale • Pepe in grani Preparazione: Tagliate a pezzi il sedano, dopo averlo accuratamente lavato e asciugato. Scottatelo per circa 15 minuti in una pentola con aceto bianco bollente e un pugno di sale. Scolatelo e lasciatelo asciugare. Poi invasatelo, aromatizzando con alloro, pepe e un chiodo di garofano per ogni vaso. Coprite con olio e chiudete ermeticamente. Conservate in luogo fresco e buio. Ricette di salse a base di olio: 1) Olio aromatico In un vaso di vetro a chiusura ermetica, mettete 2 spicchi d’aglio schiacciati, un rametto di rosmarino fresco, 10 foglie di salvia fresche e un peperoncino rosso piccante tritato finemente. Coprite con 500 ml di olio extravergine di oliva. Tappate bene e lasciate riposare per almeno un mese, in luogo fresco e buio, agitando ogni tanto. Filtrate e imbottigliate. Ottimo per insaporire salse, intingoli, condire insalate crude e cotte, o cucinare verdure, carni e pesci in umido. 2) Olio al basilico Mettete in un vasetto di vetro una bella manciata di infiorescenze di basilico grossolanamente tagliuzzate e coprite con olio extravergine di oliva. Tappate il vasetto e lasciate riposare per almeno tre settimane, rigirandolo di tanto in tanto. Aggiungete 10 grammi di foglie fresche di basilico tritate. Richiudete il vasetto e lasciate riposare per un’altra settimana, prima di filtrare e travasare l’olio in piccole bottiglie. Perfetto per condire minestroni, passati di verdure, pasta e insalate. 3) Olio al limone Affettate 4 limoni a rondelle sottili, con la buccia, e disponeteli su un piatto largo. Spolverizzateli con un po’ di sale fino e lasciate riposare per 10 minuti. Mettere i limoni in un vaso a chiusura ermetica e copriteli con olio extravergine di oliva. Chiudete il vaso e lasciate riposare per almeno un mese, in luogo fresco e buio, agitando di tanto in tanto. Filtrate e imbottigliate. Questo olio è perfetto per condire insalate e pesce lesso. 4) Olio extravergine di oliva al peperoncino Ingredienti per mezzo litro di olio: • 500 ml di olio extravergine di oliva • 10 peperoncini rossi piccanti Preparazione: Si raccomanda di maneggiare i peperoncini con cautela, indossando guanti usa e getta, in quanto sono urticanti. Infili i peperoncini con ago e filo, appendili in un luogo ventilato ma non direttamente esposto al sole. Quando saranno leggermente raggrinziti, ma non secchi, toglieteli dal filo. Lavate e asciugate i peperoncini, quindi tagliateli a rondelle e metteteli a macerare nell’olio. Lasciate riposare per almeno 30 giorni. Filtrate l’olio, eliminando i peperoncini. Ottimo per ogni tipo di condimento: pasta, riso, pesce, carne, verdure e legumi. Ricetta tradizionale: “Fagioli alla trappetara” Questo piatto è tipico della Valle del Sele, in provincia di Salerno, e si prepara durante il periodo di spremitura delle olive. I vecchi frantoi, chiamati “trappeti”, sono il cuore di questa tradizione culinaria. Ingredienti: • Fagioli con l’occhio nero (o altre varietà) • Coste di sedano • Olio di oliva fresco di spremitura • Pane casereccio raffermo • Peperoncino (opzionale) • Sale Preparazione: Far bollire i fagioli e il sedano in abbondante acqua non salata, fino a che non diventano quasi scotti. In un piatto fondo, mettere una fetta di pane raffermo e aggiungere un paio di mestoli di fagioli. Aggiustare di sale e versarvi una generosa dose di olio appena spremuto e peperoncino, se piace. Provare per credere! Altre ricette semplici e gustose: 1) Spaghetti aglio, olio e peperoncino Ingredienti per 4 persone: • 350 g di spaghetti • 2 spicchi di aglio (freschi, non vecchi) • Peperoncino • Prezzemolo (facoltativo) • Olio extravergine di oliva • Sale e pepe Preparazione: In una padella, riscaldare 8 cucchiai di olio con l’aglio tagliato a fettine spesse e il peperoncino spezzato. Rosolare l’aglio senza farlo bruciare, fino a che diventa croccante. Cuocere la pasta in abbondante acqua salata e, quando è al dente, scolarla e mescolarla con l’olio aromatico. Servire con prezzemolo fresco tritato (facoltativo) e pepe appena macinato. 2) Vermicelli all’olio e rosmarino Ingredienti per 4 persone: • 380 g di vermicelli • 8 cucchiai di olio extravergine di oliva • 1 cucchiaino di sale fino • 2 rametti di rosmarino • 2 cucchiaini di sale grosso Preparazione: Cuocere i vermicelli in acqua salata. In una padella, scaldare l’olio con il sale fino e il rosmarino tritato. Scolare la pasta e mescolarla con l’olio e il rosmarino. Se necessario, aggiungere un po’ di acqua di cottura per insaporire i vermicelli. Purè di patate all’olio Ingredienti per quattro persone: • 4-5 patate di media grandezza • 2 decilitri di olio d’oliva extravergine • Un mazzetto di prezzemolo • Sale q.b. Preparazione: Sbucciate le patate, tagliatele a dadini di circa un centimetro, lavatele e mettetele in una casseruola. Copritele con acqua a filo. Aggiungete un cucchiaio di olio, un pizzico di sale e portate a ebollizione. Fate cuocere le patate a fuoco moderato per circa 30 minuti, mescolando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno, fino a quando saranno morbide e ridotte a purea. Se necessario, aggiungete acqua calda durante la cottura. Unite alla purea l’olio rimanente, un pizzico di sale se necessario e mescolate bene. Cospargete con il prezzemolo tritato e servite. 4) Broccoli di rape aglio e olio Ingredienti: • 10 fasci di broccoli • 150 g di olio d’oliva • 4 spicchi d’aglio • 1 peperoncino • Sale q.b. Preparazione: Lavate, pulite e lessate i broccoli in acqua salata, senza coperchio, fino a cottura al dente. In una padella, soffriggete l’aglio con il peperoncino e l’olio. Quando l’aglio è dorato, aggiungete i broccoli e fateli insaporire a fuoco vivace per 5-10 minuti. Variazione: I broccoli possono essere lessati e conditi anche con olio e limone. 5) Pollo al vapore e olio Ingredienti per quattro persone: • 2 petti di pollo interi • 6 piccole zucchine • Un ciuffetto di prezzemolo • Olio extravergine di oliva q.b. • Sale q.b. Preparazione: Dividete i petti di pollo a metà e disossateli. Metteteli nel cestello per la cottura al vapore e fateli cuocere per circa 20 minuti, coprendo la pentola. Dopo 10 minuti, aggiungete le zucchine mondate, lavate e tagliate a pezzetti. Lavate e tritate finemente il prezzemolo. In una ciotola, mescolatelo con 5 cucchiai di olio e lasciate riposare. Quando il pollo e le zucchine sono cotti, disponeteli su un piatto da portata. Cospargete con l’olio al prezzemolo, aggiustate di sale, rigirate il pollo e servite. 6) Scaloppine all’olio, limone e prezzemolo Ingredienti per 4 persone: • 8 fettine di vitello • 2 cucchiai di olio extravergine • Succo di 2 limoni • Mezzo cucchiaio di prezzemolo tritato • Sale e pepe q.b. Preparazione: In una terrina, sbattete un cucchiaio di olio, il succo di un limone e un pizzico di pepe. Battete le fettine di carne con un batticarne, eliminando eventuali filamenti. Mettetele nella terrina e lasciatele marinare per almeno 30 minuti, rigirandole ogni tanto. In una padella, riscaldate l’olio rimanente e rosolate le fettine per 5 minuti, dorandole bene da entrambi i lati. Disponete le fettine su un piatto da portata e tenetele in caldo. Fate restringere il fondo di cottura a fuoco moderato, quindi aggiungete il succo dell’altro limone e il liquido della marinata. Aggiungete sale, pepe e mescolate bene. Versate la salsina sulle fettine e servite subito, cospargendo con prezzemolo tritato. 7) Ciambella con olio e vino Ingredienti: • 250 g di farina 00 • 100 g di vino rosso • 120 g di zucchero • 100 g di olio d’oliva • Burro q.b. Preparazione: In una terrina, mescolate l’olio, il vino, lo zucchero e la farina. Impastate bene fino a ottenere un composto omogeneo e consistente (aggiungete altra farina se necessario). Lasciate riposare l’impasto per circa un’ora. Imburrate una teglia e disponete l’impasto a forma di ciambella. Infornate e cuocete per circa 30 minuti a temperatura moderata. Questo semplice dolce della tradizione molisana è perfetto per la colazione, inzuppato nel latte. 8) Ciambelline all’olio e cannella Ingredienti: • 280 g di farina 00 • 1/2 bustina di lievito vanigliato per dolci • 2 cucchiaini di cannella in polvere • 1 pizzico di sale • Scorza grattugiata di 1 limone • 100 g di zucchero • 1 tuorlo • 6 cucchiai abbondanti di olio d’oliva • 1 cucchiaio di latte • 2 uova Preparazione: Setacciate la farina con il lievito e la cannella. Aggiungete il sale, la scorza di limone e lo zucchero. Mescolate bene, quindi formate una fossetta al centro. Montate con una frusta il tuorlo, l’olio, il latte e le uova. Incorporate questo composto nella farina e impastate fino a ottenere un impasto omogeneo. Trasferite l’impasto in una sac-à-poche con bocchetta liscia di 1 cm di diametro e formate tante ciambelline (3-4 cm di diametro) su una placca foderata di carta da forno. Cuocete in forno già caldo a 190-200°C per 12-14 minuti. Lasciate raffreddare e servite con creme, tè o tisane. 9) Crostata all’olio Ingredienti: • 220 g di farina • 80 g di zucchero • 1 bustina di vaniglina • 1 cucchiaino di lievito per dolci • 70 g di olio d’oliva • 4 cucchiai di latte ghiacciato Preparazione: Mescolate la farina con lo zucchero, la vaniglina e il lievito. Fate una fontana al centro e versate l’olio. Impastate rapidamente, aggiungendo il latte ghiacciato fino a ottenere un impasto omogeneo. Avvolgete la pasta in pellicola e lasciatela riposare in frigorifero per 20 minuti. Stendete la pasta su un foglio di carta da forno, trasferitela in uno stampo per crostata e punzecchiate la superficie. Cuocete in forno a 180°C per 25-30 minuti. Potete farcirla con crema e frutta, come una normale crostata. 10) Focaccia all’olio Ingredienti: • 300 g di farina • 20 g di lievito di birra • Sale q.b. • 1 bicchiere di olio d’oliva Preparazione: Su una spianatoia, impastate la farina con il sale, il lievito sciolto in un po’ di acqua tiepida e mezzo bicchiere di olio. Lavorate bene l’impasto fino a renderlo soffice, quindi copritelo con un panno pulito e lasciatelo lievitare per almeno un’ora. Stendete l’impasto con il mattarello, formando una sfoglia rotonda. Adagiatela su una teglia da forno unta di olio e cosparsa di sale. Pizzicate la superficie con le dita, spennellate con abbondante olio e cuocete in forno già caldo per circa 25 minuti. Questa focaccia può essere arricchita con aglio, origano o acciughe sott’olio a piacere.
Si dice spesso che non si finisce mai di imparare. Io mi azzardo ad affermare una frase che probabilmente desterà un certo stupore: non si finisce mai di andare a scuola. Nel mio caso, questo pensiero è più che mai vero! Nonostante la mia veneranda età, infatti, ho compiuto mezzo secolo e spesso ho il piacere di frequentare le scuole materne o primarie, e via via crescendo con l’età dei ragazzi. Sono infatti una grande sostenitrice dei “progetti scuola”, ovvero dei progetti che cercano di sensibilizzare i ragazzi al mondo della disabilità. I ragazzi di oggi saranno il nostro futuro: i futuri governanti, geometri, architetti, avvocati, insegnanti, poliziotti. Grazie a questi progetti, cerchiamo di far comprendere loro che tutti siamo un po’ disabili, nel senso che ciascuno di noi ha delle limitazioni e delle risorse differenti. Ogni persona ha delle cose che non riesce a fare e altre in cui eccelle. Ad esempio, alcuni di noi sono particolarmente dotati con il computer e diventano programmatori, mentre altri fanno molta fatica ad usarlo. Oppure ci sono persone predisposte ad imparare le lingue straniere e altre che faticano. Il solo fatto di portare gli occhiali, soprattutto in passato, veniva visto come una forma di diversità e chi li indossava era deriso e considerato disabile. Si usavano nomi dispregiativi come “quattrocchi” o “occhialuto”. Anche le persone affette dalla sindrome di Down venivano chiamate “mongoloidi” in senso dispregiativo, per prendersi gioco di loro. La persona con cui collaboro, Andrea Bachis, proprio come me, adora i bambini, e grazie a questo riusciamo a catturare la loro attenzione. Ho subito colto la sua voglia di coinvolgermi nel progetto, dandomi il giusto spazio per far conoscere ai nostri piccoli amici un altro mondo, quello della disabilità visiva. Andrea, infatti, non cammina a causa di un incidente, ma la sua vista è piuttosto buona. Ci siamo recati in alcune scuole, a partire dalle materne, per poi passare alle primarie e alle secondarie. Il nostro obiettivo è sensibilizzare i bambini e i ragazzi verso il mondo della disabilità. Lo facciamo grazie al nostro esempio e con l’ausilio di slide e filmati. Il primo elemento che cerchiamo di far cogliere ai nostri piccoli amici è che siamo persone, con un nome, e pertanto abbiamo pregi e difetti proprio come tutti. Vogliamo anche far capire loro che esistono due grandi classificazioni della disabilità: quelle dalla nascita e quelle acquisite nella vita. Io sono una disabile dalla nascita, mentre Andrea lo è dalla vita. È sempre molto interessante il dialogo che si instaura con i ragazzi, in particolare con i più piccoli, che ci considerano parte di loro. Ci riempiono di domande e iniziano a raccontarci, in modo semplice e spontaneo, delle loro cadute, per le quali magari hanno dovuto viaggiare in carrozzina o camminare con le stampelle. A volte, dobbiamo intervenire un po’ bruscamente, dicendo loro: “Basta sfighe!” Altrimenti non riusciamo più a raccontare nulla e ci sentiremmo in un ospedale, finendo con il rattristare gli animi di tutti. Cerchiamo anche di far comprendere loro che la scuola è un importante luogo di integrazione, ma che non è sempre stato così. In passato, i disabili frequentavano scuole speciali, in cui venivano ghettizzati, oppure ricevevano istruzione grazie a insegnanti privati, facendo lezione in casa. Solo grazie alle battaglie condotte dalle mamme, che si sono incatenate fuori dal parlamento e dagli istituti stessi, si è iniziato a ottenere, a partire dagli anni Settanta del Novecento, l’importante traguardo di essere integrati insieme a tutti gli altri studenti. Punto forte del nostro progetto, oltre a questa parte teorica, è mostrare che anche i disabili possono praticare sport. Insieme a noi, infatti, ci sono alcuni amici che giocano a basket o a bocce, e fanno delle dimostrazioni dando l’opportunità ai ragazzi di provare assieme a loro, facendoli sedere sulla carrozzina e toccando con mano le difficoltà. Dopo la mia prima esperienza nelle scuole, ho scritto un testo che illustrasse e descrivesse le mie sensazioni di quel momento. Con viva emozione ve lo riporto: “Cosa farò? Che dirò?” Cuore a mille! Come il mio primo giorno di scuola… paura! Eppure sono solo bambini… Poi entro in classe e, in punta di piedi, mi faccio avanti. Mi descrivo: io, Angela, ragazza che non vede e non cammina, laureata che sogna di conseguirne un’altra, che ha un buon lavoro e che è un vulcano di “vita”… Tutti vengono invitati a farsi sentire battendo le manine… e subito dopo silenzio: percepisco attenzione e partecipazione per me. L’emozione si allenta… grazie a loro. E allora proseguo e spiego ai piccoli il mio linguaggio scritto, il braille, quello dei punti che si combinano tra loro. Un mio piccolo amico, Luigi, si avvicina dopo aver sentito con le dita il proprio nome sul foglio e afferma: “Sarà come dici tu, ma qui ci sono solo dei puntini… tutti uguali!!” Curiosità, meraviglia ed entusiasmo mi contagiano. Gli insegnanti frenano però questa allegra verde marea intorno a me ed “educano” all’importanza di attendere in fila, uno alla volta. Il tempo vola… Se prima riempire 60 minuti mi creava ansia, ora tutto mi sembra così veloce… Vengo inondata di “perché?” e di “come?” Sono curiosità così ingenue ma anche mature… (Ti piace quello che fai? Perché sei così? Come sogni?) e io non so bene come rispondere, cercando un linguaggio “piccolo” per le “grandi” questioni della vita… Propongo ancora un’esperienza per loro nuova: disegno libero ma con un piano di gomma sotto. La figura così diventa in rilievo. Tutti possono “percepire” il proprio risultato di fantasia… siamo quindi sullo stesso piano, e questo è il vero rilievo! Dulcis in fundo, un po’ di tecnologia: il mio iPhone parla e, a volte, persino troppo… soprattutto con bambini nei dintorni… e allora è divertimento assicurato. Il mio computer, poi, è della stessa famiglia di quello sopra: io tocco i tasti senza vederli! Ciò desta stupore! La voce robotica che legge il mio e i loro nomi… quante risate! Tempo esaurito, ci dicono… ebbene sì, adesso non solo esco con rammarico dalla classe, ma anche loro, i miei piccoli amici ormai, non vogliono che ci separiamo… mi “vedono” come una di loro! Che grande esperienza! Un’altra grande emozione per noi è quella di recarci, a distanza di qualche anno, in classi in cui abbiamo già affrontato il percorso di sensibilizzazione. Con vivo stupore constatiamo che si ricordano ancora di noi, delle esperienze che abbiamo vissuto insieme, di ciò che abbiamo raccontato loro, addirittura quanti interventi abbiamo subito. Conservano come una reliquia preziosa il loro nome scritto in Braille da me, un anno o due prima, sostenendo che glielo ha regalato una loro amica molto speciale. I bimbi poi vengono catturati dal fatto che rido sempre e sostengono che la mia risata è molto contagiosa. Ultimamente, poi, mi reco spesso nelle scuole con la mia super badante, cioè la mia dolcissima labrador di nome Milly. Mostro ai bambini che Milly mi porta la bottiglia, mi apre la porta e rimane accanto a me mentre mi muovo con la mia fuoriserie, aiutandomi ad evitare gli ostacoli. Non vi dico lo stupore dei bambini a vedere questo cane “miracoloso”. Il loro massimo divertimento è chiamare Milly, accarezzarla, darle delle crocchette come premio e provare a farle fare gli stessi esercizi che fa con me. Io e Milly siamo le due star della giornata! Amo sempre chiudere i nostri incontri con una frase che mi viene dal cuore: “La disabilità non è un mondo a parte, ma parte del mondo”.
Proseguiamo con il viaggio virtuale nel mondo delle carte di pagamento, che avevamo iniziato nello scorso numero della rivista. So che molti lettori troveranno quanto descritto di seguito scontato, considerato che le carte fisiche stanno rapidamente scomparendo, sostituite da quelle virtuali caricate sui cellulari, e che la grande diffusione di questi strumenti di pagamento ha portato a un’ampia conoscenza del loro funzionamento e delle loro caratteristiche. Tuttavia, credo valga comunque la pena di esaminarle. Chissà che non si scopra qualcosa di nuovo! Cominciamo, allora, dalla carta di credito di plastica, o di altro materiale green: per rendere univocamente identificabile l’intestatario e garantire sicurezza ai pagamenti, su ciascuna carta, a volte in rilievo, sono presenti due tipologie di codice identificativo. Il PAN, Primary Account Number, è una sequenza di sedici cifre, assegnate dall’emittente della carta, in base a precisi criteri: il primo numero indica il circuito al quale lo strumento è collegato. Così, se troviamo il numero 5, vuol dire che operiamo su Mastercard; se la prima cifra è 4, il circuito internazionale è Visa; mentre quando il PAN inizia con il numero 3, siamo attestati su American Express e Diners Club. Le cinque cifre che seguono, dalla seconda alla sesta, indicano l’istituto di credito che ha rilasciato la carta; le caselle virtuali dalla settima alla quindicesima sono riservate al conto corrente al quale è collegato lo strumento di pagamento. L’ultimo numero è il risultato di un’elaborazione effettuata tramite un algoritmo e rappresenta un numero di verifica, volto a tutelare il proprietario della carta in caso di truffa o errore. Sul retro della tessera, invece, troviamo stampato il CVV (Card Validation Value) o CVC (Card Verification Code), una sequenza di tre cifre che ha lo scopo di rendere più sicure le transazioni e che non viene stampata sulle ricevute, il che rende poco probabile che eventuali malintenzionati ne vengano a conoscenza. Spesso, sulle carte American Express, il CVV o CVC è denominato CID (Card Identification Number) ed è composto da quattro cifre; tuttavia, la sua funzione non è diversa dai codici sopra descritti. Le caratteristiche dei codici identificativi delle carte di debito, le cosiddette tessere bancomat, e delle carte prepagate non si differenziano molto dalle carte di credito. I primi quattro numeri della sequenza dei 16 che identificano la carta ci dicono a quale circuito internazionale di pagamenti è assegnato lo strumento. Se volete fare una verifica, prendete la tessera e alcuni di voi troveranno che le prime quattro cifre sono 4023, altri leggeranno 5264, o, per le carte più recenti, 53XX; e gli esempi potrebbero continuare. Le restanti dodici cifre identificano la banca emittente ed il numero di carta e sono composte in modo univoco, così da tutelare il titolare da truffe o errori di digitazione. Come sulle carte di credito, anche sulle carte di debito e sulle prepagate sono presenti i tre numeri del CVV o CVC, che viene richiesto per le transazioni online, garantendo segretezza e sicurezza, la data di scadenza, indicata in due cifre per il mese e due per l’anno, l’IBAN, presente su alcune tipologie di carte prepagate e, un elemento molto importante, il numero telefonico del servizio di assistenza dell’emittente, da chiamare in caso di problemi o difficoltà. Finora, ho volutamente evitato di fare riferimento al PIN, un codice numerico solitamente di cinque cifre, associato a tutte le tipologie di carte, in quanto questo non viene stampato sullo strumento di pagamento, deve essere conservato separatamente dallo stesso e, comunque, è sempre meno utilizzato nelle transazioni di lieve entità, non superiori, in genere, a 50 euro. È superfluo sottolineare, comunque, che, finché il suo uso non verrà definitivamente eliminato da altre tecnologie, la sua cura nella custodia è fondamentale, specie quando i luoghi in cui si vive sono frequentati anche da persone delle quali non ci si fida completamente e quando non si sanno o non si vogliono utilizzare strumenti tecnologici che consentono il blocco immediato della carta in caso di uso fraudolento. Voglio concludere quella che considero soltanto una chiacchierata sulle carte di pagamento, e non una lezione, con una constatazione positiva: da qualche mese, le banche hanno iniziato ad emettere carte apparentemente difettose, dato che, sul bordo inferiore, leggermente a sinistra, è presente un taglietto, come se mancasse un pezzo del bordo. L’anomalia ha proprio lo scopo di consentire a ciechi e ipovedenti di distinguere le carte bancarie da quell’infinità di rettangoli di plastica che negozi, cinema, teatri, aziende di trasporto ed altre attività culturali, benefiche e commerciali ci rifilano, per farci promettere loro fedeltà, quasi ci fossimo uniti in matrimonio, in cambio di una manciata di sconti! Si tratta di un’ottima soluzione a uno dei tanti problemi che assillano chi non vede o vede poco: provate a consegnare, per sbaglio, alla cassiera del negozio la vostra carta di credito, che avete scambiato per la carta fedeltà del centro commerciale. Provate poi a immaginare che lei, credendosi bella e attraente, abbia considerato il vostro errore come un regalo e si sia data subito da fare per incassare più denaro possibile, mediante piccoli prelievi senza PIN. Pensate di riuscire a recuperare agevolmente i vostri soldi? Come dimostrate la non volontarietà del vostro gesto, specie se siete un giovane di bell’aspetto? In mancanza di un’indicazione in braille, direi che questa soluzione un po’ artigianale è senz’altro meglio di niente!
NON SPIEGARE TUTTO: LO CONFONDI! Adesso ti dirò una cosa che ti sconvolgerà. Preparati. “Ovvero?” Spiegare tutto ai bambini non serve… anzi, li confonde! “Come…” Sì… piuttosto è meglio dargli delle indicazioni chiare e semplici. Vuoi un esempio? “Prima della nanna, lavati i denti, come fanno mamma e papà.” Ecco cosa basta dire. Sembrerà impossibile, forse non solo a te, ma all’umanità intera, eppure è proprio così. È inutile parlargli dell’igiene orale, delle carie, del tartaro, ecc. Il bambino ha bisogno di chiarezza educativa. Di una linea retta e ben definita. E, ovviamente, di esempio. Tanto esempio. Quello sì… che ci vuole. A camionate. Per le spiegazioni? Bisogna aspettare l’adolescenza. In quel periodo della loro vita sono importanti. Anche se potrebbe succedere che non le condivideranno per niente. Ma quella è un’altra storia. Il paradosso? È che i genitori tendono a parlare ai bambini piccoli come se fossero grandi e agli adolescenti come se fossero ancora bambini. Ma facendo così, ahimè, non ne veniamo più fuori. IL SEGRETO DELLA PROCEDURA Una delle cose che ho imparato dall’esperienza di maestro è che bisogna insistere sulla procedura. Sulle azioni precise che bisogna fare per ottenere un determinato risultato. Che cosa significa? Che invece di dire “mettiti le scarpe”, gli si ripete con cura e in sequenza tutti i passaggi per riuscirci. Il segreto per imparare è questo! Non solo fargli fare, ma fargli fare seguendo una sequenza di passaggi ben precisi. Faccio un esempio: se deve lavarsi i denti, gli dico la sequenza delle azioni, tipo: • prendi il dentifricio • mettilo sullo spazzolino • prima lavali davanti • poi dietro • sciacqua la bocca • pulisci lo spazzolino Lo stesso vale per apparecchiare la tavola o per vestirsi. All’inizio, mentre lo fa, magari sarà lui stesso a svelarti come gioco l’azione successiva, anche se poi certe azioni farà comunque fatica a impararle. Beh, allora attacca un foglio con la sequenza da seguire da qualche parte! Facciamo un cartellone!
Le potenzialità di chi è privo di vista sono tantissime, ma non sempre sono conosciute a pieno sia dai familiari sia dagli amici. Oggi, rispetto a ieri, sicuramente c’è un’informazione maggiore su cosa significhi essere ciechi, quali sono gli strumenti che possono ridurre le difficoltà di chi non vede, ma ancora ci sono problematiche che non permettono di realizzare la persona nella sua totalità, puntando a guardare le mancanze, in questo caso la vista, e non le potenzialità di una persona che, con risorse adeguate, potrebbe almeno superare o ridurre i piccoli ostacoli. Ecco che troviamo ancora ragazzi e ragazze, ma anche adulti ciechi, che devono lottare con le unghie e i denti per affermarsi nella vita: nel campo scolastico, lavorativo, affettivo e dell’autonomia e mobilità. Prendere un treno, andare a lavoro o a scuola, incontrarsi in piazza con gli amici, riordinare gli indumenti, usare la lavatrice, cucinare, ecc., sono cose che agli occhi di chi non ha difficoltà sembrano facili da compiersi, ma tutto cambia se la persona che intende svolgere queste incombenze è una persona con disabilità. Soprattutto se vive in contesti iperprotettivi, assistenzialistici, carenti in riferimento alle informazioni sugli ausili esistenti che una persona priva di vista può usare per migliorare la sua qualità di vita. Dove sono mancanti figure specializzate per supportare la persona affinché possa sperimentare autonomamente le mansioni di tutti i giorni. Se vigesse tale situazione, le persone con disabilità potrebbero avere due tipi di atteggiamento: uno potrebbe consistere nel rinchiudersi nel loro mondo di privazione sociale, poiché tutto ciò che li circonda non li stimola a interagire con la realtà circostante, in quanto anche le risorse strumentali sono inesistenti. Un esempio consiste nella mancanza totale di percorsi plantari, mappe tattili e semafori sonori per una piena mobilità in autonomia da parte di un cieco. L’altro atteggiamento, invece, potrebbe consistere nel volersi riscattare, poiché la persona si viene a relazionare con persone e situazioni che infondono in lei la voglia di fare da sola, nonostante le barriere culturali che la famiglia e la società pongono. È il caso di una ragazza di 27 anni che non si arrende da quando ha scoperto che l’essere autonoma nella mobilità le regala libertà. Il suo contatto per scoprire il desiderio di muoversi da sola lo deve alla sua istruttrice Stefania, che ha conosciuto in Italia quando era adolescente e per lei è stato un punto di riferimento, e lo è ancora oggi. Del resto, la storia di questa ragazza l’avete letta sulle pagine di questa rivista. Quante ragazze, però, trovano la sua determinazione nel condurre una battaglia per essere autonome nella vita? Sicuramente ci sono tantissime persone che, come questa ragazza, hanno voglia di riscattarsi, e quindi andrebbero costruiti momenti formativi sia sul territorio, per mettere a conoscenza il mondo circostante delle possibilità che un cieco ha di gestire la sua vita in autonomia, sia per formare personale qualificato. Io solo da adulta ho abbracciato il desiderio di iniziare a muovermi in piena autonomia. Ero a conoscenza di quanto esistesse per gli spostamenti senza dipendere da un accompagnatore, ma solo il pensiero di usare il bastone bianco mi provocava disagio. Pian piano è subentrata in me la consapevolezza che tale ausilio mi avrebbe dato più libertà. A questo punto, non ho percepito più il bastone bianco come un ingombro, ma come un aiuto. Credo che per un cieco l’autonomia e la mobilità dovrebbero rientrare nel curriculum scolastico, allo stesso modo di come si apprendono le materie basilari. Si dovrebbe pensare che un alunno cieco deve iniziare a imparare i primi rudimenti di spostamento con il bastone già a scuola. Dovrebbero rientrare tra le figure esistenti all’interno della scuola, quali l’insegnante di sostegno, il facilitatore alla comunicazione, l’assistente materiale, anche l’operatore di orientamento e mobilità, utilizzando queste figure in relazione alle potenzialità dell’allievo. Per uno scolaro cieco, comunque, tante figure intorno non gli permettono di avere una vita scolastica alla pari dei compagni, quindi limitare l’interferenza di queste figure nella vita scolastica, ma utilizzarle come supporto lì dove ci sono carenze riscontrate oggettivamente, senza soffocare l’alunno con la presenza eccessiva degli adulti. Sarebbe proficuo realizzare, oltre ai progetti per la classe, dove l’alunno non vedente potrebbe partecipare, anche progetti che rientrano nei PON o altri istituti progettuali, basati su attività di autonomia e mobilità personalizzate da svolgere nelle ore pomeridiane scolastiche. È necessario che la scuola sia più elastica nel proporre l’offerta formativa nel momento in cui tra gli alunni c’è un bambino/a non vedente. Crescere già con l’idea che si possano apprendere man mano le abilità in rapporto ai vari step dell’età sicuramente eviterebbe tante problematiche da affrontare individualmente. Tutto sarebbe già previsto istituzionalmente. Chissà, forse questa mia proposta un giorno sarà presa in considerazione da qualcuno… È vero che tanti ciechi oggi riescono a vivere una vita inclusiva, ma non dimentichiamoci di quelle realtà che purtroppo ancora vivono una situazione di forte discriminazione che inficia una buona qualità di vita.
tratto dal quotidiano La gazzetta del Sud Non si spegne la delusione dei genitori degli alunni diversamente abili che ogni anno lottano per avere riconosciuto un servizio essenziale per gli studenti con difficoltà, gli assistenti specialistici, figure che la scuola è tenuta ad offrire ai bambini e ragazzi con disabilità. Lo scorso 30 agosto la triade commissariale di palazzo San Rocco per garantire una gestione più efficace ed attenta dei soggetti destinatari ha trasferito con un apposito atto i fondi per l’assistenza specialistica ad alunni con disabilità che frequentano l’istituto comprensivo “Raffaele Piria”. Il Comune ha destinato alla scuola una prima somma pari a 7.628,24 e con una successiva delibera il trasferimento di altri 12 mila euro. Lo scorso 15 ottobre, dopo un mese dall’inizio dell’anno scolastico, l’istituto comprensivo “Raffaele Piria” ha pubblicato l’avviso di selezione per il reclutamento di sette assistenti educativi e tre assistenti alla comunicazione. A quanto è dato sapere il ritardo è dovuto alla mancata firma di un protocollo d’intesa richiesta dalla scuola e che non ha avuto riscontro da parte del Comune. << Siamo indignati- riferiscono alcuni genitori- che dopo due mesi dall’inizio delle lezioni i nostri figli sono privi degli assistenti educativi. Non ci diamo una spiegazione logica di come sia così difficile reclutare queste importanti figure. Le nostre sollecitazioni restano inascoltate. Riteniamo che alle istituzioni non interessano i nostri figli. Si parla di inclusione ma non si conosce il significato. Se nessuno risponderà all’avviso perché si vocifera che la cifra assegnata è bassa, la scuola come intenderà procedere? E il Comune vigilerà sulla questione? .
Tratto dal quotidiano La gazzetta del Sud Gli alunni diversamente abili restano senza assistenti specialistici dopo due mesi dall’inizio dell’anno scolastico. L’avviso di selezione per il reclutamento di sette assistenti educativi e tre assistenti alla comunicazione pubblicato lo scorso 15 ottobre dall’istituto comprensivo “Raffaele Piria” è andato deserto. La dirigente Daniela Panzera ha pubblicato un secondo avviso che scadrà il prossimo 27 novembre. In questo caso il compenso dovuto a ciascun assistente per l’espletamento della prestazione professionale sarà di 10,40 euro per ogni ora effettivamente svolta e non più di 6,66 euro l’ora come previsto nel primo avviso. La commissione straordinaria con determina dello scorso 8 novembre ha trasferito alla scuola altri sei mila euro per assicurare il servizio di assistenza specialistica agli alunni con disabilità per l’anno 2024/ 2025 per un totale di 26mila euro. Sembra che al primo bando non si sia presentato nessuno perché la somma era bassa. << Siamo ulteriormente delusi- spiegano i genitori - ai nostri figli si sta negando un servizio importante. Non c’è stata la volontà da parte degli enti interessati a reperire queste figure nel minor tempo possibile. Non è stata presa in considerazione la possibilità di chiamare gli assistenti specialistici dalla short list della Città metropolitana>>. La triade commissariale ha suggerito alla dirigenza scolastica, dando la piena disponibilità, la chiamata diretta degli assistenti dalla short list.<< Non sono bastate le nostre continue sollecitazioni- aggiungono i genitori- per risolvere un problema che rimane solo delle famiglie degli alunni diversamente abili dato che si continuano ad adottare sistemi sempre più complicati per reperire gli assistenti>>.
1. Come svuotare il cestino dell’applicazione File Svuotare il cestino dell'applicazione File è diventato molto veloce e semplice. Apple chiama questa funzione "Eliminati di recente"; infatti, altro non è che il cestino dell'applicazione File. Con questa procedura impareremo come svuotarlo velocemente e in due semplici passaggi. Come fare? Apriamo l'applicazione File, ci portiamo in basso a destra e troveremo il pulsante "Sfoglia". Facciamo un doppio tap con un dito, e l'applicazione ci porterà nella home principale. Adesso ci portiamo in alto e, facendo dei flick in orizzontale, cercheremo la funzione denominata "Eliminati di recente", il nostro cestino. A questo punto non ci rimane che fare un doppio tap trattenuto con un dito. Il sistema ci avviserà con un feedback aptico e audio che si è aperto un menu contestuale, in cui troveremo solo due voci: "Chiudi pannello" e "Svuota tutto". Facciamo un doppio tap con un dito, e il sistema ci dirà quanti elementi verranno eliminati. Facendo dei flick in orizzontale verso destra, potremo scegliere se confermare o annullare la procedura. Ovviamente, questa procedura dovrà essere usata solo se si è consapevoli che si vuole eliminare tutto il contenuto. Quindi, attenzione a usarla con consapevolezza. 2. Come usare l’applicazione Mail per scannerizzare, acquisire, scattare foto, registrare video e inviarli Aprire Mail e compilare tutti i campi per poterla inviare: oggetto, descrizione, testo di saluto compreso. Poi, posizionarsi appena sopra la tastiera, appena sopra la lettera P. Qui troverete un menu che potrete leggere con i flick orizzontali. Tra le varie opzioni troverete "Allega file" e anche "Scansiona testo". Farete un doppio tap sull'opzione che vi interessa: scansiona testo, scatta foto, registra video. Dopo aver scelto il menu desiderato e terminata l'acquisizione, si invia l'e-mail. 3. Come tradurre il contenuto di una mail Posizionarsi sul testo, fare un doppio tap con un dito, poi agendo da rotore attivare la funzione "Modifica" con i flick in verticale. Arrivare a "Seleziona tutto"; a questo punto si aprirà il menu contestuale, proprio sopra il testo selezionato. Basterà fare dei flick in orizzontale verso sinistra per trovare le seguenti voci: copia, condividi, traduci e altro ancora. Questa procedura si svolgerà con l'applicazione Traduci di Apple. Con iOS 17, la procedura è ancora più veloce. Basterà posizionarsi sopra il testo, fare un doppio tap trattenuto e poi rilasciare. Si aprirà il menu contestuale, e andremo a selezionare la funzione utile per il nostro svolgimento. Nascondi distrazioni, nuova funzione di Safari con iOS 18 Un saluto a tutte le lettrici e i lettori di questo post, sono Vincenzo Grasso, e in questa guida testuale vi parlerò e mostrerò i passaggi per attivare e usare una nuova funzione di Safari. Parliamo di come nascondere le pubblicità, i banner e i link di interazione ai commenti. Tutto questo lo possiamo fare grazie alla funzione introdotta con iOS 18, denominata "Nascondi distrazioni". Molto semplice da attivare e usare, ma che ci toglierà tutti quei menu che ci distraggono dalla lettura e dalla consultazione. Per cominciare, apriamo un qualsiasi pannello di Safari. Ci portiamo in basso, dove c'è la barra degli indirizzi. Facendo un flick in orizzontale verso sinistra, troviamo un pulsante che, con iOS 18, viene denominato "Menù della Pagina". Entriamo in questo sottomenu e, tra le varie opzioni proposte, troveremo il pulsante "Nascondi Distrazioni". Non ci rimane che fare un doppio tap con un dito, e la funzione verrà attivata. Fatto ciò, il sistema ci riporta alla schermata iniziale della pagina web, e avremo la possibilità di selezionare quali link, banner o menu pubblicitari nascondere. Come si procede? Basta posizionarsi sul testo incriminato, fare un flick in verticale e il sistema vocalizzerà "Nascondi Distrazione". Con il nostro doppio tap con un dito, quel link verrà nascosto. Procediamo a togliere altri menu di distrazione come link pubblicitari o link dei commenti, selezionandoli sempre con il doppio tap con un dito. Una volta scelti quali sono i menu di distrazione da nascondere, non ci rimane che portarci in basso, proprio sopra al pulsante "Menù della Pagina". Troviamo il pulsante "Annulla". Procedendo con i flick verso destra, ci viene vocalizzato il numero dei menu nascosti, e poi ancora a destra troveremo il pulsante "Fine". Con un doppio tap su questa voce, avremo nascosto quei link che abbiamo selezionato e che ci distraevano. Da questo momento in poi, ogni volta che apriremo questa pagina web, il banner e quel link pubblicitario o di condivisione ai commenti non ci verranno più presentati. Inoltre, andando sempre sul pulsante "Menù", possiamo attivare la funzione "Mostra vista lettura", questo perché all'interno delle pagine si possono sempre aprire dei link pubblicitari. Tengo a precisare che la pubblicità è uno strumento di informazione utile a tutti noi, però alle volte il banner o altri menu sono veramente distrattivi e assillanti. Questa funzione la si può sempre disattivare dal pulsante "Menù della Pagina". Entrando sempre nel sottomenu, andremo a cercare il pulsante "Nascondi Distrazioni", faremo ancora un flick orizzontale verso destra e adesso troveremo il pulsante "Mostra Elementi Nascosti". Fare qui il doppio tap e verrà annullata la procedura di nascondere le distrazioni. Inoltre, questa funzione si annulla se dalle impostazioni di Safari cancelliamo la cronologia. In conclusione, attivando questa funzione avremo sempre quella pagina sgombra da quei menu pubblicitari. Inoltre, se in un secondo momento vogliamo nascondere un altro elemento distrattivo, dobbiamo ripetere la procedura fatta prima. Nuovo Feedback Aptico per VoiceOver con iOS 18 Un saluto a tutti voi lettori di questo post, sono Vincenzo Grasso. In questa breve guida testuale vedremo i passaggi per attivare il feedback aptico del VoiceOver introdotto con iOS 18, che ci aiuterà a capire e percepire quando il VoiceOver si attiva. Questo è molto utile nei casi in cui i volumi si abbassano e non possiamo percepire se il VoiceOver è stato attivato oppure no. Inoltre, in fase di riavvio forzato, ci verrà in aiuto, perché avremo la possibilità di percepire questo feedback aptico nel momento in cui il telefono si riavvia. Vediamo dunque quali sono i passaggi da controllare, attivare e come procedere. Innanzitutto, dobbiamo andare in: Impostazioni , Accessibilità , VoiceOver e cercare il menù "Audio". Entrando in questa interfaccia, il primo pulsante in alto, che troveremo indicato con il nome "Suoni e feedback aptico per VoiceOver", ci permetterà di scorrere l'elenco e cercare la funzione "Avvio di VoiceOver". Entriamo e attiviamo la funzione con un doppio tap sul pulsante di attivazione. Fatto ciò, da questo momento ogni volta che attiveremo il nostro VoiceOver percepiremo una vibrazione, che ci darà conferma che il VoiceOver è attivo indipendentemente dal volume. Riguardo alla procedura del riavvio forzato, vedremo dove ci sarà utile questo nuovo feedback aptico. Iniziamo premendo in rapida successione "Volume Su", poi "Volume Giù" e tenendo premuto il pulsante "Power" per circa 13-14 secondi. Cosa succede? Nel momento in cui l'iPhone si riavvierà, sentiremo una vibrazione, un feedback aptico. Questo avviene nel momento in cui appare la mela, indicando che il sistema si sta riavviando. Percepiremo questo feedback sia se il VoiceOver è attivo che inattivo. Spero che queste brevi guide testuali vi possano essere utili. Non mi rimane che salutarvi, e a risentirci alla prossima.
Le famose strisce led smart sono ormai in ogni dove, sono facili da installare e da gestire, in pratica stiamo parlando di piccole lucette led, applicate su una striscia diciamo di plastica, con la possibilità di incollarle o sistemarle lungo un mobile o una parete : ne esistono moltissimi modelli e dimensioni, vi son o quelle impermeabili , in grado di resistere alla pioggia e per ovvi motivi si possono utilizzare fuori ma soprattutto in cucina nel sotto pensile ove e presente il vapore. In alcuni modelli queste modalità di illuminazione possono cambiare colore, intensità di luce e sono modulabili, ovvero si allungano con un apposito raccordo o si tagliano per avere la giusta misura sul nostro ripiano… Ma perché sono smart? Alcune appunto sono smart : essendo connesse al wifi , si possono gestire tranquillamente tramite app con il nostro smartphone e collegare al nostro assistente ( vedi Google o Alexa ) . Le potenzialità sono molteplici e il fatto comodo per una persona non vedente è che possiamo sapere se sono accese o spente in qualsiasi momento sia dal l’ app del proprio produttore sia dall’app del nostro assistente virtuale ; questo ci da padronanza dei consumi e della gestione della nostra casa… Con delle routine le possiamo far accendere al tramonto e far spegnere quando andiamo a letto sia in automatico, sia con un comando vocale…
Ma parliamo di qualche nuova automobile elettrica ? La serratura smart per casa nostra: un dispositivo facile da installare, che rende sicuro e comodo l’ingresso di quella porta che si apre solamente avvicinandoci, utilizzando la localizzazione del nostro smartphone, o le impronte digitali, in alcuni casi si può trovare il caro tastierino numerico, con un codice che potrebbe essere anche solamente momentaneo per chi magari ci consegna la frutta, o un amico che fa mangiare il nostro “Ruggine”, il gatto rosso il vero padrone di casa! In pratica si tratta di un vero e proprio robottino, che si applica dalla parte interna del nostro portone blindato, e che fisicamente fa ruotare la chiavetta interna permettendo di aprire e chiudere la serratura di casa. Inoltre, si possono implementare i comandi vocali con gli smart speacher, che abbiamo in casa. La sicurezza è garantita, da protocolli esagerati, sono totalmente autonomi, in quanto con batterie ricaricabili a lunga durata. Ma oggi è scarica, Che faccio rimango fuori? Assolutamente no ! perché la nostra vecchia chiave in caso di necessità ancora ci funziona e basterà inserirla e girarla e la porta si aprirà, non magicamente con apriti sesamo, ma tecnologicamente ! Ma i costi? Ovviamente non vi diremmo che il tutto costa quanto una Pandina elettrica ! Invece i suoi prezzi sono assolutamente abbordabili, e possono variare da meno di cento euro, a poche centinaia, i prezzi sono dati dal nome del marchio , ovviamente la serratura firmata costa di più, ma anche per la tecnologia intrinseca, un prodotto più tecnologico ha un costo più elevato. In questo caso noi consiglieremo le serrature di “Nuki”, azienda lider del settore, con parametri di sicurezza elevatissimi, e soprattutto una app , assolutamente accessibile. sono molte le aziende oltre alla Nuki che hanno sviluppato una tecnologia smart per le serrature, alcuni altri esempi sono la Meross, la SwitchBot Lock Pro , e la Tapo, il mercato è in crescita e la tecnologia si sta evolvendo sempre più. sono anche provviste di connettività matter e quindi facili da gestire e più sicure in quanto possono anche lavorare in locale e non da remoto sul server online. ma comunque sempre gestibili dallo smartphone da qualsiasi parte del pianeta. S ono davvero incredibili utilissime e molto flessibili nell’utilizzo . Un esempio? vi potrebbe succedere che uscendo di casa per appoggiare il sacchetto dell’umido sul pianerottolo la porta sbatte per una dispettosa corrente d’ aria, e allora che fare? Niente paura basterà appoggiare il dito sul lettore di impronte digitali e la serratura ci aprirà la porta . Potrebbe capitare di scappare al lavoro perché abbiamo fatto tardi e rischiamo di perdere l’autobus, e dimentichiamo di chiudere la porta a chiave, niente paura: la serratura Smart si ricorda di chiudere per noi e se vedrà lo smartphone allontanarsi da casa automaticamente chiuderà la porta o se ci ricordiamo la chiudiamo dallo smartphone noi ! Insomma, tanta praticità e tanta tecnologia per la nostra sicurezza per la sicurezza di casa nostra.
Forse attira l’attenzione anche il fatto che si chiami Effetto Mandela, quella distorsione della memoria che porta una persona a ricordare un evento che in realtà non è accaduto. Tuttavia, cosa c’entra questo “fallo” della memoria con l’uomo che una volta ha detto: “L’educazione è l’arma più potente che si può usare per cambiare il mondo”? In realtà è molto più semplice di quanto sembri. L’Effetto Mandela ha questo nome perché, nonostante il grande leader sudafricano sia morto nella propria casa a seguito di un’infezione respiratoria, molte persone al mondo ricordano diversamente. Raccontano, con molti dettagli, che sarebbe morto molto prima, nella prigione di Robben Island. L’origine dell’effetto Mandela L’investigatrice del paranormale Fiona Broome fu la prima a usare questo termine. Si deve al fatto che la donna credeva fermamente che Mandela fosse morto molti anni prima della data reale, 2013. In effetti, poteva affermare con sicurezza di ricordare anche i dettagli del funerale. Per Broome, la sorpresa fu enorme nello scoprire che i vividi ricordi che aveva della morte del leader sudafricano erano completamente falsi. E, successivamente, investigando sul caso, si rese conto di non essere la sola, bensì di essere in compagnia di un grande numero di persone a cui era successo lo stesso. “A differenza di alcuni politici, posso ammettere un errore.” -Nelson Mandela- Anche se il caso di Nelson Mandela non è l’unico ad aver generato questo particolare effetto, al giorno d’oggi è il più conosciuto. Per questo è stato battezzato con il nome del leader nella lotta contro l’apartheid. Perché si genera l’effetto Mandela? Si è cercato di trovare una spiegazione a questo singolare effetto, che ha suscitato un grande dibattito e ha dato adito a molteplici teorie. Tuttavia, nonostante si siano cercati motivi nella psicologia e perfino nell’universo quantico, nessuno è riuscito a fornire una ragione che convinca tutti. Di seguito, alcune teorie: • Teoria degli universi paralleli: Vero, è incredibile. Tuttavia, ci sono persone che credono nel sovrapporsi di diverse linee temporali che creerebbero realtà alternative, facendo apparire nella memoria eventi che non sono accaduti nella nostra realtà. • Teoria quantica: I sostenitori di questa teoria affermano che l’effetto nasca dallo spostamento della coscienza umana in universi paralleli. Questo provoca uno smarrimento la cui origine è la dissociazione tra ciò che si ricorda e ciò che è accaduto davvero. Ci sono anche persone che pensano sia dovuto all’attività del CERN e il suo famoso collisore di particelle. • Teorie manipolative: Alcune persone credono che sia dovuto alla manipolazione mentale e agli esperimenti governativi. In fin dei conti, nelle teorie della cospirazione non è tutto scritto e il terreno cede facilmente all’immaginazione e alla paranoia. • Teoria psicologica: Da un punto di vista psicologico, questo effetto potrebbe nascere da un difetto della memoria che provoca un malfunzionamento e conseguente distorsione. Questa potrebbe riempire frammenti presi da altri ricordi di diversi avvenimenti o anche fabbricarli in maniera incosciente. Questa teoria parla di confabulazione e si riscontra nelle persone con demenza, amnesia, che hanno subito gravi traumi, ecc. • Teoria dell’induzione esterna: Un’altra teoria che cerca di spiegare questo effetto include la scoperta di processi ipnotici o suggestivi. Sicuramente si possono indurre determinate persone a generare o modificare i ricordi, come ha dimostrato la psicologa Elizabeth Loftus. • Teoria della criptoamnesia: In questo caso, la teoria spiega che un ricordo può essere vissuto in modo vivido perché la sua origine ci è confusa. Quindi, un’informazione letta, sentita o vista, la rendiamo nostra e la percepiamo come qualcosa di reale e vero. Altri casi di Effetto Mandela Come si è visto, è difficile spiegare questo effetto e nemmeno la scienza è d’accordo al riguardo. Ciò che è certo è che non è solo la morte di Nelson Mandela ad essere stata “vittima” di questo fenomeno. Successe anche con il giovane di piazza Tienanmen in Cina nell’89 davanti ai carri armati. Molti credono che sia stato investito da un carro armato, ma in realtà non è così. Allo stesso modo, con la beatificazione di Madre Teresa di Calcutta, ed è successo anche con la morte di Muhammad Ali: molti credono sia scomparso molto prima della sua reale data di morte. “Niente come tornare in un luogo rimasto immutato ci fa scoprire quanto siamo cambiati.” -Nelson Mandela- Come avrete notato, l’Effetto Mandela è davvero particolare e difficile da spiegare. A voi è mai successo? La verità è che sicuramente non siamo in pochi ad averne sofferto almeno una volta. Forse un giorno si potrà spiegare. Sarà forse un Io alternativo di un universo parallelo a farci questi brutti scherzi?
Ormai abbiamo tutti una vasta cultura sul mangiare sano. A tavola sono sempre più rari i piatti pesanti, ingrassanti, troppo conditi o con eccesso di grassi animali. Anche gli chef di grido fanno a gara per inventare piatti light, belli a vedersi, sani, ben presentati, con poche calorie e porzioni minime. E noi li mangiamo apparentemente soddisfatti di fronte a noi stessi e agli altri. Ma tutto ciò non ha nulla a che vedere con la nostra intimità, come rileva un interessante articolo di @TheSchoolofLife, una scuola di psicologia e filosofia con sede a Londra, creata dal geniale filosofo @AlaindeBotton. In effetti, è proprio quando siamo soli che esce allo scoperto la nostra vera natura in fatto di cibo. È lì la vera liberazione, quando non ci vede nessuno e diamo sfogo al nostro vero io. È come se avessimo una duplice personalità: quella pubblica, che ama il cibo salutare, bio, integrale, e quella privata, che gioisce mangiando ciò che capita o ciò che sceglie. Junk food (cibo spazzatura) per lo più: patatine fritte intinte nel ketchup, club sandwich grondanti di maionese, pizza con nutella, e quelle incursioni notturne nel frigorifero alla ricerca di pane, budini, formaggi, cioccolato e via dicendo. Ma è proprio una devianza catastrofica? No. È del tutto normale che ogni tanto si abbia voglia di un gesto liberatorio, lasciando da parte la razionalità e il giudizio degli altri. Del resto, è umano lasciare da parte le convenzioni sociali che ci obbligano ad essere sempre “politically correct” anche a tavola. Certo che il disordine alimentare non può essere la regola, perché ci fa ingrassare e aumentare trigliceridi e colesterolo. Ma, in fin dei conti, niente sensi di colpa se ogni tanto ci concediamo uno strappo alla regola, condividendo un “lussurioso” pasto solo in compagnia di noi stessi.
La malinconia è caratterizzata da un’esacerbata mancanza di piacere, disperazione, cattivo umore e scoraggiamento. La malinconia viene spesso confusa con la nostalgia o la tristezza, tuttavia è diversa da queste. Nel corso degli anni ci sono stati molteplici dibattiti sulla sua posizione nel campo della salute mentale: è un disturbo unico o un altro sintomo della depressione? A causa della sua vicinanza ai disturbi depressivi, lo stato malinconico condivide molte delle loro cause, il che ne rende più complicata la comprensione. Con l’obiettivo di approfondire, in questo articolo presenteremo una delle possibili definizioni, le sue cause e daremo anche alcune linee guida generali per affrontarla. Un po’ di storia sulla malinconia Il termine malinconia deriva dal greco melaina chole, che significa “bile nera”. Trae origine dalla teoria dei quattro umori di Ippocrate, il quale sosteneva che la malattia fosse il prodotto dello squilibrio di sostanze (sangue, catarro, bile gialla e bile nera) o di liquidi che attraversavano il corpo. Successivamente, nel II secolo a.C., Galeno tornò su questa nozione per modellare la sua teoria dei temperamenti. Postulò che questi fossero il prodotto dell’integrazione di detti umori e della predominanza di uno specifico. In questo senso, nel malinconico prevaleva la bile nera e lo si caratterizzava come una persona triste, introversa, nostalgica, riservata, sognatrice. Durante il Medioevo, la malinconia assunse una sfumatura religiosa e artistica; era addirittura classificato come peccato capitale. Con l’arrivo del Rinascimento, venne accolto come simbolo di genio, sensibilità e fantasia. Attualmente, il DSM-5 lo classifica come uno specificatore per i disturbi depressivi. In effetti, l’American Psychological Association (APA) concepisce la malinconia solo come una parola arcaica che utilizzava per designare quella che oggi è conosciuta come depressione. La sua posizione all’interno della psicologia e della psichiatria è molto dibattuta: alcuni sostengono che si tratti di una forma di depressione, mentre altri sostengono che sia un tipo completamente diverso, noto come depressione malinconica. Nonostante le differenze istituzionali e disciplinari, sembra esserci un accordo comune: la malinconia è associata alla depressione. Questo collegamento è possibile perché è considerato parte integrante di essa, cioè una caratteristica o sintomo in più, o perché è considerato un’entità depressiva separata o distinta. Cos’è di per sé la malinconia? In questo spazio, intendiamo la malinconia come uno specifico dei disturbi depressivi, proprio come fa il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali. Uno specificatore, in questo contesto, è una descrizione aggiuntiva fatta per fornire informazioni più dettagliate su una diagnosi. Non parliamo quindi di un’entità psicopatologica diversa dalla depressione. È piuttosto una caratteristica di alcuni episodi o disturbi depressivi. Secondo il DSM-5, le caratteristiche malinconiche di un disturbo depressivo sono le seguenti: • Al mattino è peggio. • Colpa eccessiva o inappropriata. • Agitazione o ritardo psicomotorio. • Risvegli mattutini precoci. • Anoressia o significativa perdita di peso. • Profondo scoraggiamento, disperazione o cattivo umore. • Perdita di piacere in tutte o quasi tutte le attività. • Mancanza di reattività agli stimoli generalmente piacevoli (la persona non si sente meglio quando accade qualcosa di bello). Quali sono le cause? Dietro c’è una complessa interazione di fattori biologici, psicologici e ambientali. A livello biologico si osserva una disconnessione tra l’insula e le reti attenzionali. Questa alterazione è legata alla scarsa qualità emotiva dei pensieri dei malinconici. Uno studio pubblicato su Molecular Psychiatry ha anche scoperto che queste persone hanno iperattività nell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA) e livelli più elevati di cortisolo. Per quanto riguarda le variabili psicologiche, questo specificatore, come ogni depressione, è associato a bassa autostima, eccessiva autocritica, pessimismo, pensieri negativi, stili di coping disadattivi, percezioni alterate e distorsioni su se stessi, sul mondo e sugli altri. Anche l’ambiente ha un ruolo importante nel suo aspetto. Esperienze traumatiche, assenza di supporto sociale, perdita di una persona cara, conflitti interpersonali e difficoltà finanziarie sono alcuni fattori ambientali. Che rapporto ha la malinconia con la tristezza? Entrambi generano uno stato di sconforto e perdita di energia che fa sentire la persona incapace di fare le proprie cose. Inoltre, i due sono, in una certa misura, strettamente correlati perché causano demotivazione, problemi di attenzione e mancanza di interesse. L’infelicità di chi ne soffre è un tratto tipico che li accomuna ancora di più. I tristi e i malinconici si immergono nei loro pensieri pessimistici e non vedono un futuro promettente per se stessi. Allo stesso modo, possono influenzare, in misura maggiore o minore, le prestazioni sociali, professionali e personali. Sebbene abbiano punti in comune, ci sono più aspetti che li separano. In questo senso, una differenza fondamentale tra loro è che essere tristi è un’emozione sana, naturale e normale; se è ben regolamentato, non presenta problemi a lungo termine. Mentre la malinconia, intesa come specificatore dei disturbi depressivi, è un problema di salute mentale. A parte quanto sopra, l’intensità e l’impatto negativo che hanno sulla vita delle persone è diverso. Mentre la malinconia è più grave e intensa, la tristezza non è così forte e di solito passa più velocemente — anche questo dipende molto dalla persona. Come affrontare uno stato malinconico Poiché questo è un indicatore della depressione nel DSM-5, il modo migliore per affrontarlo è cercare un aiuto professionale. Gli esperti di salute mentale sono preparati a progettare piani di intervento contro la depressione e i suoi effetti. Oltre a ciò, e con l’approvazione dello psichiatra o dello psicologo incaricato del vostro caso, è possibile applicare le seguenti raccomandazioni: • Parla con le persone di cui ti fidi: le reti di supporto familiare e sociale ti forniscono le risorse per andare avanti. La compagnia delle persone che ti amano ti aiuta a essere più resiliente. • Avere una routine con obiettivi: un obiettivo chiaro nelle proprie giornate fornisce maggiore slancio per sfuggire alla mancanza di motivazione, al disinteresse e alla letargia degli stati malinconici. Inoltre, in questo modo puoi concentrarti su qualcosa di diverso dalla tua tristezza. • Svolgi attività piacevoli: anche se non hai energie, prova a svolgere qualche attività che ti connetta con la felicità, con le persone e con te. In questo modo, incoraggerai la comparsa di emozioni piacevoli che sostituiranno la malinconia. • Evitare di resistere all’emozione: è meglio accettare le emozioni, osservarle, non giudicarle, né criticarle, tanto meno pentirsi di averle vissute. Quando le accetti, le rilasci e permetti loro di completare il loro ciclo. Invece, più resisti, più loro persistono. • Prenditi cura del tuo corpo e della tua mente: fai esercizi che proteggano la tua salute fisica e mentale, mangia sano, dormi bene. Se il tuo corpo non è sano, non avrai la forza di affrontarlo. Godere di una buona salute non solo previene le malattie, ma aiuta anche ad avere un maggiore benessere. Quando rivolgersi a un professionista È necessario consultare un esperto se la malinconia deteriora in modo significativo il tuo funzionamento in diversi ambiti: personale, relazionale, lavorativo, accademico, ecc. Se ti senti continuamente vuoto e non vedi alcun significato nella tua vita, cerca aiuto, soprattutto se il tuo benessere emotivo è ridotto. Un altro modo per sapere quando consultare uno specialista è esaminare la qualità delle tue relazioni e dei tuoi legami. Se questa dimensione della tua vita comincia a essere disturbata perché ti isoli, non vuoi passare del tempo con i tuoi amici, partner o familiari e, inoltre, hai frequenti conflitti con loro, è tempo di andare da un professionista. Allo stesso modo, se le tue prestazioni lavorative sono compromesse perché non ti concentri a causa della malinconia, chiedi supporto. La riduzione della produttività può comportare conseguenze negative, come il licenziamento, che peggiorerà la tua condizione. In breve, esamina il grado e l’intensità dell’influenza negativa che ha sulla tua vita. Non permettere che ti privi della possibilità di vivere pienamente e di godere di un piacevole rapporto con te stesso, con gli altri e con il mondo. Prenditi cura della tua salute mentale! Ci sono molteplici problemi di salute mentale che influenzano la vita delle persone. Uno di questi è la malinconia, uno stato associato ai disturbi depressivi, caratterizzato da perdita di divertimento, tristezza, agitazione o ritardo psicomotorio, ecc. Dietro di esso ci sono diverse variabili psicologiche, biologiche e ambientali che interagiscono tra loro e formano una rete problematica per il benessere della persona. Non esitate a chiedere aiuto. Fortunatamente, esistono professionisti formati per trattare questo problema e i disturbi dell’umore ad esso associati.
C'era una volta un mercante di stoffe, che abitava in un piccolo paese assieme ai suoi due figli, un baldo giovanotto di diciotto anni ed una leggiadra fanciulla di sedici. La moglie era morta da parecchio tempo e lui non aveva inteso risposarsi a nessun costo, malgrado le pretendenti alla sua mano si sprecassero. Ce n'erano di tutti i colori, ricche, povere, nobili, plebee, una più bella e più seria dell'altra. Non c'era donna, in paese e fuori paese, che non lo ammirasse fino all'idolatria, per il suo fascino, la sua intelligenza e parecchi altri pregi, doti che lo facevano brillare come pochi nel giro di decine e decine di chilometri. Avrebbe avuto l'imbarazzo della scelta, se non avesse continuato a nutrire, nei confronti della moglie defunta, lo stesso amore e lo stesso affetto immensi che le aveva dedicato in vita. Oltre che del negozio, dopo la dipartita della moglie, si era occupato in prima persona dei figli e della casa col massimo della competenza, illuminato, in questo senso, dal fulgido esempio terreno della sua adorata. Così gli affari andavano sempre più a gonfie vele ed i figli crescevano nel migliore dei modi. I giovani avevano imparato, fin dalla più tenera età, a collaborare con i genitori sia in casa che nel negozio, riuscendo a conciliare brillantemente il tutto con i propri impegni scolastici. Anche dopo la morte della mamma, dunque, il loro papà aveva potuto continuare a recarsi in città ogni volta che si presentava la necessità di approvvigionarsi della merce, visto che a quei tempi i fornitori non effettuavano le consegne a domicilio. Con l'avanzare dell'età era naturale che ogni viaggio diventasse sempre più faticoso e la necessità di una mano d'aiuto si facesse sempre più impellente. La soluzione ideale sarebbe stata quella di farsi accompagnare dal figlio, perché gli avrebbe consentito di prendere due piccioni con una fava, trarre giovamento sul piano personale e mettere in condizione Giovanni di fare esperienza sul campo di battaglia, ma l'aveva scartata decisamente. Lidia sarebbe rimasta sola e, dati i tempi da lupi che correvano, la cosa non gli stava bene, malgrado sapesse benissimo che la figlia era perfettamente in grado di cavarsela egregiamente sia sul piano della difesa personale, che su quello della gestione della casa e del negozio. Il tempo passava senza che riuscisse a trovare una soluzione alternativa che lo soddisfacesse. Quando la situazione si fece insostenibile, non poté più continuare a viaggiare. Allora la figlia, per non vederlo invecchiare nella tristezza, gli disse: "Perché non ti rivolgi al compare? Da quella persona squisita e capace che è, il compare troverà sicuramente il modo di aiutarti." Il compare era il parroco del paese. Il mercante prese immediatamente in considerazione quel suggerimento, meravigliandosi tra sé e sé del fatto che lui non ci avesse pensato prima. Si sistemò per bene e si recò subito in parrocchia. "Partite con vostro figlio senza alcun timore, compare carissimo!" lo rassicurò il parroco, una volta messo al corrente del problema. "Provvederò io a proteggere la comare, e potete essere assolutamente certo che la signorina non correrà alcun rischio." Il mercante, visibilmente sollevato per l'enorme peso che gli aveva tolto dallo stomaco, ringraziò sentitamente il compare e, in men che non si dica, organizzò il viaggio! Il mattino seguente, dopo aver avvertito il parroco, il mercante e il figlio partirono di prima mattina. Il parroco allora si recò a casa della ragazza e sentenziò: "Se vogliamo che la mia protezione risulti veramente efficace, devo trasferirmi in pianta stabile qui in casa vostra fino al ritorno di vostro padre e di vostro fratello. Oltre a provvedere ai pasti quotidiani, dunque, comare carissima, dovete prepararmi un letto, in modo che possa starvi vicino anche durante la notte.""Per il pranzo e per la cena non ci sono problemi," rispose la ragazza, decisa. "Per dormire, invece, resterete a casa vostra. Lo sapete meglio di me, carissimo compare, che dalle nostre parti la gente parla a sproposito in condizioni normali. Figurarsi che succederebbe in una situazione del genere!" "D'accordo," convenne premurosamente l'altro, "ma, come sapete benissimo anche voi, tra i due mali bisogna scegliere sempre il minore. Non è un mistero per nessuno che i maggiori pericoli si corrono di notte, ed allora, se tanto mi dà tanto, per proteggervi adeguatamente devo sorvegliarvi anche la notte, checché ne dica la gente." "Non temete, la notte so proteggermi da sola," replicò la ragazza con l'aria di chi sa il fatto proprio. Il prete fece di tutto per tentare di convincerla a cambiare idea, ma non ci fu nulla da fare. Visibilmente offeso per il gran rifiuto, infatti nessuno si era mai permesso di contraddirlo, il parroco ritornò in canonica fermamente deciso a vendicarsi nella maniera più atroce. Aveva le idee chiarissime su come raggiungere l'obbiettivo. Il mattino seguente scrisse al mercante una lettera in questi termini: "Compare carissimo, purtroppo sono costretto a comunicarvi un fatto gravissimo: vostra figlia ha rifiutato la mia protezione e non c'è stato verso di farle cambiare idea, malgrado le abbia tentate tutte per indurla alla ragione, proprio tutte, credetemi! Ma non è per lamentarmi di ciò che vi scrivo, sapete benissimo che non sono il tipo che tiene al proprio prestigio e che, se mi sono imbarcato in questo affare, è stato esclusivamente per fare un piacere al mio esimio compare. Lealtà e stima nei vostri confronti mi impongono, dunque, di avvertirvi che, libera da qualunque tipo di controllo, la comare ha trasformato la vostra casa ed il vostro negozio in un continuo viavai di gente d'ogni sorta. Il giorno è come la notte, la notte come il giorno, col risultato immediato che il suo onore è già compromesso. Se a ciò aggiungete la prospettiva che vi manderà presto, molto presto, in completa rovina, potrete meglio rendervi conto della gravità della situazione. Solo rientrando prima che vi riesca, potete ancora limitare i danni, almeno sul piano economico. Per quanto mi riguarda, avendo le mani legate, per aiutarvi non posso fare altro che mettervi al corrente di ciò che sta succedendo. Ora tocca a voi decidere sul da farsi." Ricevuta e letta la lettera, il mercante perse all'istante il lume della ragione, esattamente come aveva previsto il prete. Il mercante, folle di rabbia, chiamò allora il figlio e gli ordinò di rientrare subito a casa e di uccidere la sorella senza pietà. Di fronte allo sconcerto del ragazzo provocato da quell'ordine assurdo, il padre gli porse la lettera perché la leggesse e capisse. "Non è possibile," replicò deciso Giovanni con la massima convinzione. "Mia sorella non arriverebbe a tanto per nessuna ragione al mondo! Lo sai anche tu, papà, di che pasta è fatta!" "Ed invece è vero, verissimo, che ci è arrivata," sentenziò il mercante con fare che non ammetteva repliche. "Sai benissimo che, da quella persona seria che è, il compare non avrebbe mai scritto ciò che ha scritto se non fosse tutto vero. Va' e uccidi quella scellerata! Per essere certo che esegui il mio ordine, pretendo, voglio, che mi porti i suoi occhi e la sua camicetta intrisa del suo sangue. Guai a te, se non farai ciò che ti dico! Assieme alla maledetta, se non l'hai ancora capito, morirai anche tu." La sua fiducia nel compare era talmente sconfinata che, pur non avendo mai notato, in precedenza, alcun segnale anomalo sul comportamento della figlia, non aveva avuto il minimo sospetto che Lidia potesse non corrispondere al ritratto dipinto dal prete. Al povero giovane non rimase altro da fare che ubbidire, sebbene continuasse ad essere più che certo dell'innocenza della sorella. Giungendo a destinazione la sera, non notò la più pallida traccia del viavai segnalato dal parroco, e ciò la diceva lunga su come stavano realmente le cose. "Come mai sei ritornato così presto e da solo?" gli chiese la ragazza, allarmatissima. "È successo qualcosa di male a papà?" "Tranquilla, non è successo niente di male a nessuno!" rispose ipocritamente Giovanni, non avendo il coraggio di confessarle la verità. "Il fatto è che papà non aveva più bisogno di me. Così mi ha rispedito a casa affinché potessi almeno essere utile a te." Lidia non era assolutamente convinta della spiegazione, e l'atteggiamento impacciato del fratello le dimostrava indiscutibilmente che era nel giusto. Per quanto si desse da fare per scucirgli la bocca, però, continuava a cozzare contro un muro. A tempo debito Giovanni fece un rapido giro di perlustrazione per la casa e nel negozio, più per scrupolo di coscienza che per convinzione, e tutto confermava inequivocabilmente che il prete aveva scritto il falso. Lo sdegno per quelle menzogne gli fece montare il sangue alla testa. "È quel porco matricolato che deve morire! Non la mia adorata sorellina!" Decise di passare immediatamente alle vie di fatto. Mentre emetteva la propria sentenza contro il mascalzone, la visione del padre si materializzò quasi all'istante nella sua mente, riportandolo inesorabilmente con i piedi per terra. Date le certezze del capofamiglia sul conto del compare, seppur false, e la sua conseguente inflessibilità, uccidere il prete sarebbe servito soltanto ad aggravare ulteriormente la situazione. Il genitore era stato categorico nel sentenziare che avrebbe fatto fuori entrambi i figli, e chi lo conosceva sapeva che non veniva mai meno alla parola data. Se fosse stato un automa, o, peggio, un opportunista, Giovanni non avrebbe avuto dubbi sulla strada da seguire, ma lui non lo era. Si era improvvisamente trovato a fare i conti con l'obbligo di rispettare la volontà paterna e la necessità ancor più pressante di seguire le leggi dell'amore e della giustizia. Per quanto si desse da fare con tutte le energie per individuare una soluzione che gli permettesse di salvare capra e cavoli, l'obiettivo continuava a rimanere costantemente una chimera. Lidia, d'altronde, non si arrendeva facilmente. Quando c'era da andare a fondo in una questione, conosceva troppo bene il fratello per non capire che, dietro la sua apparente giovialità, nascondeva un segreto, e continuava imperterrita a sondare il terreno con tatto per tentare di indurlo ad aprirsi, ma sembrava tutto inutile. Giovanni si rendeva conto che il tempo concessogli dal padre per raggiungerlo con gli occhi e la camicetta sporca di sangue della sorella si assottigliava inesorabilmente e lui diventava sempre più triste, sempre più taciturno. Alla fine, mentre i due erano nel vicino bosco a raccogliere legna, Giovanni, incapace di risolvere il problema ed incalzato dalle domande sempre più insistenti della sorella, crollò raccontandole tutta la storia. "Hai visto anche tu che non è vero niente?" domandò rabbiosamente lei, sdegnatissima. "Certo che l'ho visto!" affermò convinto lui tra le lacrime. "Però, se non torno da papà con i tuoi occhi e la tua camicetta macchiata del tuo sangue, sono guai seri pure per me! Lo sai, vero, com'è fatto papà quando perde il lume della ragione?" "Allora uccidimi!" lo esortò lei con voce ferma. Non posso e non voglio accettare che ci vada di mezzo tu per colpa mia. "No! No!" mormorò lui, sconvolto più che mai, prostrandosi ai suoi piedi e supplicandola di aiutarlo a trovare il modo di evitare di commettere un'ingiustizia così atroce. "È da ieri che ci sto pensando con tutte le mie forze, ma non sono riuscito ad approdare a nulla." La ragazza si sedette con la testa tra le mani, non sapendo che pesci prendere. Poi, all'improvviso, le venne un'idea! "È facile! Come abbiamo fatto a non pensarci subito? Basta uccidere una lepre, cavarle gli occhi e macchiare la mia camicetta col suo sangue! Certo, non potrò più tornare a casa," mormorò Lidia con tristezza, "ma avrò salva la vita." Giovanni, visibilmente sollevato, non perse altro tempo e dopo un po' tornò dalla sorella con una bella lepre appena ammazzata. Si mise subito all'opera per cavarle gli occhi e per incartarli con la dovuta attenzione. Nel frattempo, Lidia si era liberata della propria camicetta, lasciando completamente scoperta la parte superiore del corpo. Pensando al caldo che avrebbero incontrato e non potendo prevedere ciò che l'avrebbe attesa, aveva preferito non indossare altro. Il momento più straziante fu quando si dovettero separare. Ce ne volle del tempo prima che riuscissero a staccarsi l'uno dall'altra e incamminarsi ognuno per la propria strada! Lei verso il cuore del bosco nel tentativo di raggiungere un posto dove nessuno la conosceva, lui in direzione del paese per ritornare in fretta dal padre, che nel frattempo, smaltita l'ira, si era pentito amaramente di essere stato tanto drastico, troppo tardi per correre ai ripari. Mentre avanzava con decisione tra gli alberi, la signorina pregava il Signore col cuore in mano di proteggerla dai pericoli e di aiutarla a rifarsi una nuova vita lontano dalla casa che l'aveva vista nascere e crescere. Il tempo passava e, ad eccezione degli animali, non incontrava anima viva. Verso mezzogiorno lo stomaco incominciò a reclamare con fitte sempre più lancinanti, costringendola a fermarsi sulla riva di un ruscello, ma non riuscì a mandar giù che mezzo panino. Non sapendo dove andare, ansiosa di trovare qualcuno che l'aiutasse a togliersi da quella scomoda posizione, si sentiva molto avvilita. Il crepuscolo cominciava già a proiettare tra gli alberi delle ombre sinistre, dando il via al coro terrificante con cui gli animali feroci preannunciavano l'imminente inizio della loro attività notturna, e lei non era ancora approdata a nulla. Il suo terrore di finire tra le loro grinfie cresceva di pari passo con l'avanzare rapido della notte, trasformandosi ben presto in un incubo. Quando ormai disperava di trovare un rifugio sicuro, vide in lontananza una casa confusa tra gli alberi. Istintivamente si mise a correre all'impazzata col cuore in gola, non impiegando molto a raggiungere la certezza assoluta che non si trattava di un miraggio, come aveva temuto inizialmente. Dopo tanto correre era finalmente riuscita ad arrivare sulla porta d'entrata dell'abitazione. Si fermò e, con tutte le cautele del caso, si mise in ascolto per scoprire eventuali suoni e rumori che segnalassero, all'interno, la presenza di qualcuno, ma per fortuna la casa era vuota. Girò la maniglia con cautela mentre il cuore le saliva in gola. La porta si aprì senza opporre la minima resistenza e così, incoraggiata dal silenzio che continuava a regnare su tutta la casa, spalancò completamente la porta affrettandosi ad entrare, cercando istintivamente a tentoni l'interruttore della luce. Il buio era talmente fitto che non si vedeva ad un palmo dal naso. Lo trovò quasi subito e lo pigiò, illuminando a giorno l'ambiente. Si trovava in un ambiente molto ampio, che fungeva contemporaneamente da cucina e da sala da pranzo. Attorno al tavolo c'erano tredici sedie, una a capotavola e sei per ogni lato lungo. Sul tavolo piatti, cucchiai, forchette, coltelli, bicchieri, vino ed acqua erano già pronti per l'uso, mentre sulla cucina si trovava tutto l'occorrente, dai cibi agli attrezzi, per preparare seduta stante da mangiare. "Se faccio trovare loro la cena pronta per l'uso, è possibile che mi prendano in simpatia e rinuncino a farmi del male?" pensò Lidia, intuendo che i padroni di casa, costretti a trascorrere l'intera giornata fuori, ad accontentarsi di pranzare alla buona, avevano lasciato tutto pronto per non perdere del tempo al loro rientro. Non tardò a convincersi che l'idea era brillante e così si mise subito all'opera. Se avesse potuto scegliere gli ingredienti e gli attrezzi di lavoro a proprio piacimento, avrebbe saputo fare infinitamente meglio, ma, da quella cuoca provetta che era, se l'era cavata brillantemente anche con ciò che si trovava a disposizione. L'orologio segnava mezzanotte in punto quando sistemò l'ultimo piatto fumante sul tavolo. Proprio in quel momento sentì arrivare parecchia gente. Il suo pensiero corse immediatamente ai padroni di casa. Presa dal panico, non trovò di meglio che nascondersi dietro all'enorme mobile che si trovava in cucina, pregando il Signore che gliela mandasse buona. In effetti erano i padroni di casa, tredici feroci banditi armati fino ai denti, che, come facevano al termine di ogni giornata di lavoro, rientravano alla base puntualmente a mezzanotte. Avvistando da lontano la luce accesa, non poterono che porre immediatamente fine al loro allegro chiacchierare e allarmarsi di brutto. Non avrebbero potuto mai e poi mai immaginare che qualcuno riuscisse a scoprire il loro covo nel cuore del bosco. In simili occasioni la ferrea disciplina del gruppo prevedeva che fosse il capo a prendere l'iniziativa e a impartire gli ordini del caso, ed il capo non si sottrasse alle proprie responsabilità. "Signori," esordì nel silenzio generale, col cipiglio che caratterizza ogni capo che si rispetti, "è necessario che qualcuno entri in casa per scoprire ciò che ci attende, ed una simile incombenza non può che spettare al capo. Quindi sarò io ad espormi in prima persona a qualunque rischio. Voi, invece, circonderete la casa e, al mio via, farete fuoco senza pietà." I banditi non esitarono a circondare l'edificio con le armi in pugno, decisi a vendere cara la pelle. A quel punto il capo entrò con passo fermo, pronto a dare l'allarme ed affrontare il nemico con ferocia sanguinaria. Potete immaginare quale fu la sua sorpresa nel trovare la tavola imbandita! Data la sua enorme competenza in materia, non ebbe problemi a trarre istantaneamente le opportune conclusioni. "Mettete giù le armi e venite dentro anche voi!" ordinò ai suoi uomini con un tono di voce che non lasciava adito a dubbi sul vero significato del suo messaggio. I banditi, a tale ordine, si precipitarono dentro casa restando a bocca aperta di fronte alla tavola imbandita. "Se qualcuno avesse avuto voglia di tenderci un tranello," spiegò il capo, "prima di tutto avrebbe evitato di tradirsi lasciando la luce accesa. Poi a tutto avrebbe pensato, meno che a prepararci da mangiare. Ciò vuol dire che la persona in questione quanto meno non ci vuole male. Infine, come potete notare anche voi, la pasta è ancora fumante, segno tangibile che è stata tolta dalla pentola da pochissimo tempo e che chi l'ha cucinata non ha fatto in tempo ad abbandonare la casa. Considerato che questa persona si trova ancora qui, dunque, le dico solennemente: Puoi venire fuori senza alcun timore! Se sei un uomo, sarai trattato da fratello, se sei una donna, ti tratteremo meglio di una sorella." Sebbene avesse seguito il discorso con immenso sollievo, la ragazza era ancora troppo terrorizzata per rendersi conto che poteva fidarsi, e così fece cadere nel vuoto anche il secondo ed il terzo appello. "Sai pure tu che per noi sarebbe un giochetto da bambini stanarti dal tuo nascondiglio," commentò il capo con la solita cordialità rassicurante. "Se non lo facciamo, è perché intendiamo rispettare la tua volontà, dato che ci hai dimostrato di essere una persona amica. Fai come vuoi, dunque! Ricorda soltanto che, in qualunque momento lo ritenga opportuno, anche tu puoi sempre contare sulla nostra amicizia! In ogni caso ti ringraziamo di cuore per la gradita sorpresa che ci hai fatto. Non è agevole per noi preparare da mangiare al termine di una giornata intensa di lavoro, credimi! E poi, te lo dico col cuore in mano, nessuno di noi è bravo quanto te, a giudicare almeno dal profumo che emanano i cibi!" Nel corso della cena tutti confermarono la conclusione del capo con le parole e soprattutto con i fatti, leccandosi i baffi dall'inizio alla fine.
Nati di novembre Arde la legna nel camino in un febbraio freddo e umido. Il tepore incendia i corpi e le labbra colorano l’amore. Scoppia una scintilla e nasce un fiore nuovo. Passa la primavera profumata e splende una nuova luce mentre la calda estate lascia cadere le stelle che raccolgono desideri. L’autunno irrompe, foglie colorate e innamorate volteggiano in una danza silenziosa per la nuova gemma che il sole nutrirà. A novembre un canto d’amore raccoglie dalla terra una nuova vita che il tuo grembo dona al mondo. Grazie madre, in questo mese è anche tua la luce che irradi da lassù. Quanto mi mancano i tuoi occhi scuri e le tue callose mani, piume di carezze. Molochio (RC), 28/11/2020
Era una notte tranquilla, e io dormivo profondamente nel mio letto, quando un sussurro leggero e quasi magico si fece strada tra i miei sogni. Sentivo una voce che diceva: "Sveglia, sveglia," "Sono Gianni Rodari." Ancora mezzo addormentata, mi girai verso la voce. "Sì... e io so Alice Cascherina..." e così dicendo mi girai dall’altra parte, coprendomi la testa col piumone. La voce continuava a chiamarmi e a scuotermi per farmi svegliare, così mi sedetti sul letto e lo guardai meglio. C’era accanto al mio letto un uomo vestito in un modo un po’ vintage, con un cappotto che sembrava uscito da un’altra epoca. "Ma sto sognando? Non posso credere che tu sia davvero lui," mormorai. "Per convincerti, ascolta questa," disse, e recitò una breve filastrocca: "Vorrei, direi, farei… Che maniere raffinate ha il condizionale…" Finita la filastrocca disse: "Se vuoi posso recitarti anche questa: Giocondo Corcontento, falegname di talento,..." "O se preferisci c’è anche quest’altra: I nomi delle stelle sono belli: Sirio, Andromeda,..." "Va bene va bene, stop, basta, mi fido, te prego non me ne di’ più!" Non era possibile, era veramente lui, Gianni Rodari, ma ci tenni comunque a precisare: "A Già’, ma so e tre de notte! Ma che se viene a casa de a gente a quest’ora? E poi, guarda come sei vestito!" "E perché tu pensi di essere messa meglio, con quel pigiama?" "Certo, stavo a dormì ! Comunque, perché saresti piombato qui nel cuore della notte?" "Sono venuto a prenderti. Dobbiamo partire per un viaggio! Ti fidi di me?" Lo guardai con attenzione e gli dissi: "Ma tu te fideresti de uno che va in giro co’ sto cappotto?" "Adesso basta chiacchiere, vieni con me..." e così dicendo mi tese una mano per invitarmi a seguirlo. Curiosa e incredula, mi alzai dal letto. "E dove andiamo?" "Vieni, tra un po’ lo scoprirai..." Così, senza pensarci due volte, seguii Gianni Rodari. Senza sapere come ci fossimo arrivati, mi ritrovai sul tetto di casa mia, e Gianni Rodari mi chiese: "Guarda lì, riconosci chi è?" Guardai nella direzione che mi indicava lui e vidi un omino piccolo piccolo, con un grande ombrello che lo copriva, vestito con una specie di tunica tutta stellata e un cappello a punta da mago. Gianni insistette: "Chi è?" "Ma che vuoi che ne sappia, forse il mago Merlino che ha esagerato con la centrifuga, perché si è ritirato parecchio!" "Ma su, che lo sai benissimo chi è!" Lo guardai meglio e gridai: "Wow, l'omino dei sogni!" "Esatto!" rispose Gianni. In quell'istante, l'omino dei sogni si avvicinò a me. Io mi chinai e lui mi sussurrò nell'orecchio: "Vola, ellissi..." Magicamente io e Gianni ci ritrovammo a volteggiare nell'aria… Atterrando dolcemente, ci ritrovammo in un immenso prato fiorito, che sembrava circondato da un arcobaleno di colori e sprigionava un profumo che estasiava. Tra i fiori si percepiva uno strano movimento, quasi impercettibile. "Ma dove siamo?" chiesi, assolutamente incantata da quello che vedevo. "Guarda bene tra i fiori," mi disse Gianni, sorridente. Non potevo crederci, eravamo finiti proprio nel Paese delle Persone Piccolissime. Gli abitanti erano minuscoli e si muovevano tra i petali, che per loro erano tanto alti da sembrare alberi maestosi. I piccoli abitanti andavano da una parte all’altra, correndo e saltando, erano l’immagine della felicità. "Guarda chi c’è!" esclamò Rodari, con un lampo di entusiasmo negli occhi. "Ecco Giovannino Perdigiorno!" Giovannino era impegnato a costruire un razzo di cartone, decorato con stelle e pianeti disegnati a mano. "Venite con me! Dobbiamo esplorare il cielo!" disse, agitando una mano per invitarci a seguirlo. In un attimo, eravamo a bordo del razzo. Sentii l’adrenalina scorrere nelle vene mentre sfrecciavamo tra le stelle, il cielo era meraviglioso, sembrava un immenso drappo di velluto nero punteggiato da miliardi di luci scintillanti. Io non riuscivo a credere ai miei occhi! Dopo un viaggio che ci aveva mozzato il respiro, atterrammo nel Paese degli Uomini di Gomma. Qui era tutto elastico: le case rimbalzavano come palloncini, e gli alberi si piegavano al vento con una tale grazia che sembravano danzare. "Ma qui è tutto così diverso," osservai, ammirando la bellezza di questo paesaggio stranissimo. Un Uomo di Gomma ci accolse con un grande sorriso che illuminò il suo viso elastico. "Vuoi provare a saltare?" chiese, tendendomi la sua mano morbida e flessibile. Io guardai Gianni e senza che gli dicessi niente lui mi rispose: "Tranquilla, so a cosa stai pensando, ma questo è l’unico posto dove non potrai mai farti male." Così saltai, e come per magia, iniziai a rimbalzare sempre più in alto. Mi accorsi che era vero: non mi facevo male e mi sentivo incredibilmente libera, così al sicuro come non mi ero mai sentita prima. Era tutto così bello ed ero così felice che iniziai a gridare: "Ha Gianni, ma che te possino, qui è troppo bello, te sei proprio un genio, nessun altro se poteva inventà un mondo così." Gianni mi prese per mano e mi disse: "Adesso fai un salto più in alto che puoi, anzi facciamolo insieme." Saltammo altissimo, volando praticamente come fossimo uccelli, e atterrammo su una strada oscura. Improvvisamente tutto era diventato buio, ma a poca distanza percepimmo un bagliore soffuso. Qui incontrammo il Vigile Notturno, che si aggirava per la città con una lanterna dorata, che emanava una luce calda e avvolgente con la quale scacciava ogni ombra. "Io proteggo i sogni di chi dorme," ci spiegò con la sua voce rassicurante, e ci mostrò che i sogni danzavano nell’aria come farfalle luminose, fluttuando sopra le case. Sembravano tante lucciole in una notte d'estate. Era uno spettacolo meraviglioso che toglieva il fiato. Ogni sogno aveva un colore diverso e ogni sogno era una storia diversa. Il vigile accompagnava delicatamente i sogni verso chi dormiva, assicurandosi che nessun incubo potesse disturbare la sua serenità. "Vieni," disse Gianni, "il viaggio non è ancora finito, ti devo portare in un altro posto." Arrivammo da un personaggio speciale: il Dottor Sogni. "Benvenuti! Qui racconto favole ai bambini," disse, circondato da libri magici che fluttuavano nell'aria come sospesi da un incantesimo. Il Dottor Sogni aveva un aspetto gentile, con lunghi capelli argentati e occhi che brillavano di saggezza. "Ogni favola è una medicina per l’anima," aggiunse con un sorriso affettuoso. Gianni Rodari si sedette accanto a lui e iniziò a raccontare una delle sue storie, mentre il Dottor Sogni, muovendo le mani, aggiungeva un tocco di magia, facendo apparire le immagini delle parole. I personaggi prendevano vita e parevano danzare attorno a noi, trasformando la stanza in un posto magico. Gli alberi parlavano, gli animali cantavano e le stelle cadevano dal cielo come se fossero tanti coriandoli scintillanti. Mentre eravamo rapiti da quell’atmosfera magica, Gianni mi disse: “Mi dispiace, ma è ora di andare.” “No, ti prego, ma dobbiamo proprio?” “Lo so, dispiace anche a me, ma sì, dobbiamo proprio.” E così dicendo mi prese per mano. Il Dottor Sogni si avvicinò e cominciò a muovere le mani come aveva fatto poco prima quando Gianni raccontava la storia. Io e Gianni, per magia, ci ritrovammo nella mia stanza. “E adesso?” chiesi a Gianni. “Adesso io devo andare via.” “Ma ti rivedrò?” “Molto prima di quanto credi.” Ci abbracciammo e lui mi sussurrò in un orecchio: “Non dimenticarti di me.” “Ma chi te se scorda co quer cappotto?” risposi ridendo. Lui rise, poi io mi feci seria e gli dissi: “Gianni, tu sei il mio eroe.” Ci staccammo dall’abbraccio e lui mi disse: “Guarda lì, sul tuo comodino, ti ho lasciato un regalo.” Mi voltai e sul mio comodino c’era un libro delle sue filastrocche. “Grazie,” dissi voltandomi di nuovo, ma lui non c’era più. Tornai sotto le coperte e, senza neanche rendermene conto, mi addormentai. Il mattino dopo, appena sveglia, mi sedetti immediatamente sul letto e mi resi conto del sogno bellissimo ma anche assurdo che avevo fatto, e pensai tra me: “Se racconto questo sogno a qualcuno, stavolta mi ricoverano.” Piena di gioia per il sogno fatto durante la notte, mi alzai dal letto e voltandomi restai immobile. Sul mio comodino c’era il libro di filastrocche che mi aveva regalato Gianni Rodari…
Oh Santa Lucia tu che hai il nome della luce e la dai alle mie tenebre, sei il canto dell’aria che respiro e il faro dell’anima mia. Sapevo e volevo poter correre, ma è gioia almeno camminare col calore della tua mano che esorta il mio andare e mi lascio portare. Leggi i miei silenzi anche sotto il fruscio degli alberi, il cinguettio degli uccelli, dove la spiaggia decliva, e per altri occhi il mare luccica fino all’orizzonte. E quando una lacrima pungente scende, sei tu che l’asciughi e mai raggiunge il cuore. Salga fino a te la mia preghiera e la tua luce illumini sempre il cammino di ogni passo in terra. Sei il sole negli occhi miei, Oh Santa Lucia, sei sempre accanto al mio cuore. Sento costante il tuo calore in questo enorme universo con te non mi sento mai perso. Prato, 13/12/2019
Un romantico tramonto a Tirrenia, il regalo più’ grande che mi potesse fare la vita. Ricordati quello che ti dico sempre...non ti arrendere. Come non si arrende mai il mare. Il mare dovrebbe educare al silenzio. Ha suoni meravigliosi e sensibili. Soffi tenui e sfumature così sinuose, scrosci potenti e rapidi scatti, scoppi improvvisi e laceranti sirene. Mille voci stupende che non puoi che ascoltare restando a bocca aperta, senza parole da dire. Si potrebbe vietare perciò di parlare, di alzare troppo i toni e il volume, di fare rumore. Proibire il chiasso e il casino. Magari non a tutte le ore. Ma almeno all'alba e al tramonto. Quando raccogli il cuore come una conchiglia spiaggiata e ti raccogli anche tu mentre senti, muto e rapito chissà dove e per dove, la musica più vera del mondo.
Mi sto accorgendo sempre di più, di quanto sia prezioso il tempo che abbiamo davanti a noi. Ogni giorno, quando torno dal lavoro presso il Sant’Alessio sede distaccata di Latina, tra le mille sfide ed opportunità che la quotidianità della vita ci offre, rifletto e penso a quanto la vita mi abbia donato. Insieme alle mie colleghe viviamo il nostro lavoro con passione, quasi fosse una missione. Ci dedichiamo alle persone con disabilità visiva, ai soggetti con minorazioni aggiuntive ed ogni giorno diventa un’occasione per donare un sorriso, una parola di conforto. La soddisfazione che provo ogni volta che un allievo compie un progresso, anche il più piccolo, è immensa. È un lavoro che riempie il cuore, non solo perché li aiutiamo ma perché in cambio, riceviamo lezioni di vita. Ho un carattere vivace, loquace ed a volte, mi chiedo come sarebbe stata la mia vita se avessi avuto la possibilità di vedere. Mi interrogo sul perché la vista non mi sia stata data e penso a quanto avrei potuto dare ancora di più Ma poi rifletto: proprio dalla mia disabilità visiva ho tratto una forza, una risorsa. È straordinario poter essere di supporto alla sofferenza degli altri, trasformando ciò che manca in una fonte di ricchezza. La vita mi ha insegnato a riconoscere il valore del tempo, che non va sprecato. Non dobbiamo mai rimandare gesti d’amore, parole di conforto, o tenerci dentro ciò che proviamo. Potremmo non avere più tempo per dirlo o farlo ed il rimpianto di ciò che non abbiamo avuto il coraggio di esternare, potrebbe essere pesante. Per questo, credo che il tempo vada vissuto al meglio interiormente ed esteriormente, facendo emergere ciò che abbiamo dentro. Oggi, guardando la sofferenza e le difficoltà che molte persone affrontano, mi rendo conto di essere fortunata. Ho costruito una nuova vita fatta di serenità, lavoro e grandi soddisfazioni. Lavorare con persone con disabilità e vedere le loro conquiste mi fa comprendere un’emozione profonda, unica. Purtroppo, non tutti hanno la possibilità di provare questa gioia e mi dispiace, perché è una ricchezza che ci trasforma. Spesso, le persone pensano di avere tutto ma vivono nella superficialità e non si rendono conto di essere vuote ed insoddisfatte dentro. Quanto è straordinario invece dedicarsi agli altri con amore e dedizione! È una benedizione lavorare in questo ambito, dove la collaborazione e la sintonia con le colleghe sono un valore raro e prezioso, che difficilmente ho trovato in altri contesti. È meraviglioso sentirsi parte di una squadra, unita non solo dal lavoro ma da una profonda empatia per i ragazzi che seguiamo. Oggi mi sento felice. Ho potuto sperimentare vari ambiti lavorativi e, confrontandoli, ho capito quanto questo sia il posto giusto per me. Qui trovo significato, gioia ed una ricchezza interiore che non ha eguali. Il tempo e la vita sono doni inestimabili. Non rimandiamo mai a domani ciò che possiamo fare oggi. Diciamo, facciamo, viviamo intensamente, perché il tempo una volta passato, non torna più.
Non so se sono io o è un problema di tutti, o almeno di molti, ma l'arrivo dell'inverno mi fa sprofondare in un umore cupo e triste, un po' come le giornate uggiose di pioggia. Sono seduta sul divano e osservo fuori dalla finestra la pioggia che batte forte sulla strada. Il cielo è grigio scuro e mi sembra che siano diventate dello stesso colore tutte le case e le macchine dei vicini. Devo fare colazione e correre al lavoro. Quest'anno ho una classe particolare: una prima superiore (anche se non si chiama più così) dove tutti sembrano andare a scuola con lo scopo di mettere a dura prova l'insegnante. Non c'è mai silenzio, nessuno prende appunti, in classe ci sono urla, cori da stadio, brutte parole e spintoni. Eppure, io vedo qualcosa in loro. Li vedo piccoli, immaturi, facilmente trascinabili dal compagno o da chissà chi per fare chissà cosa. Vedo piccoli uomini e piccole donne in crescita, che hanno bisogno di essere ascoltati e accolti, non giudicati sulla base di un comportamento sbagliato. Allora io vedo un piccolo spiraglio di luce in loro, come quel raggio di sole che filtra debole tra le nuvole scure. Forse hanno solo bisogno di qualcuno che creda in loro. Sta smettendo di piovere. Prendo la borsa da lavoro e corro dai miei ragazzi, chissà cosa mi insegneranno oggi.
Nel 1983 avevo 29 anni, ero pieno di lavori iniziati e da iniziare, ma mi successe qualcosa che mai mi sarei aspettato perché mi sentivo invincibile e forte come il mio segno zodiacale: il leone. Un giorno, durante una ristrutturazione di un appartamento, mi accorsi di vedere annebbiato da un occhio, considerando che avevo una vista superiore ai dieci decimi, cioè oltre la media. Lì per lì più che preoccupato per il problema visivo, ero arrabbiato per il tempo che stavo perdendo, perché il mio motto era: lavoro e soldi, comunque andai al pronto soccorso e da quel momento la mia vita cambiò totalmente. Iniziai a girare da un oculista ad un'altro sottoponendomi a visite costose presso medici privati. Non convinto dei pareri che avevo ricevuto in Italia, mi rivolsi anche a medici specialisti stranieri andando all’estero e spendendo cifre allucinanti. Subii anche lunghi ricoveri ospedalieri, infine al'oftalmico di Milano, dove mi hanno visitato e ribaltato come un calzino sottoponendomi ad esami costosi e dolorosi, si arrivò a una diagniosi. Mi dissero: "Lei è affetto da una grave e rara malattia, di nome Morbo di Behcet. Pietrificato chiesi: " Che cosa vuol dire?" Mi risposero: " purtroppo tra non molto lei non vedrà più." Mi sottoposi ad ogni tipo di terapia sperimentale, alcune anche molto pericolose, con effetti collaterali che non avrebbe sopportato neanche un elefante, ma i medici non sbagliavano: in pochi mesi sprofondai nelle tenebre più nere, assunsi per molti anni massicce dosi di cortisone, passai da cinquanta chili a oltre novanta chili e nel frattempo cessai l’attività chiudendo la mia ditta, dicendo così addio al mio lavoro che tanto amavo . Le giornate le passavo piangendo, chiedendomi cosa avessi fatto di male, io che ho sempre aiutato tutti. Comunque la famiglia è importante. Con l’aiuto di mia moglie e i miei figli, che mi hanno sempre confortato e supportato, sono riuscito piano piano a trovare la forza per andare avanti. Mia moglie, dopo averne parlato con me, iniziò a lavorare e l’imps mi erogava una piccola pensione . Anche se economicamente stavamo abbastanza benino, le spese per curarmi erano ingenti e spendere così tanto alla fine non è servito a niente perché non esistono né farmaci miracolosi né interventi chirurgici che potessero almeno rallentare il decorso della mia malattia. Ci è voluto soltanto il coraggio e la forza di conviverci. Per fortuna in questo periodo buio, venni a conoscenza di un’associazione italiana dei ciechi che si trovava a Milano in via Mozart 16, mi presentai e subito mi trovai come in una grande famiglia. Dopo aver avuto un lungo colloquio, mi iscrissi a questa fantastica associazione dove offrivano molti servizi. Fra le altre cose mi proposero di frequentare un corso professionale per centralinisti telefonici, che durava un anno, tutto questo avvenne nel 1989. Ne parlai in casa e mi convinsero a frequentare questo corso. Kvevo soltanto il diploma di quinta elementare, perché quello di terza media lo’avevo preso due anni prima, perciò mi diedero un programma da studiare e diedi gli esami insieme ai ragazzi di terza media. considerando che avevo già 33 anni, è stata dura, ma anche quella è andata bene. Nel mese di settembre del 1989 iniziai la scuola per non vedenti all’istituto dei ciechi di Milano. Le classi erano formate da allievi giovani e da persone abbastanza adulte. Eravamo misti: uomini e donne insieme. I nostri docenti erano quasi tutti non vedenti. Nella nostra classe insieme a noi c'erano anche alcuni cani guida che accompagnavano ognuno il suo padrone a casa. È stato un anno duro e faticoso: le ore di studio erano tante, le materie da studiare anche, la lettura e scrittura in Braille è stata molto difficile da imparare perché per via del mio lavoro da stuccatore, le mie mani erano molto callose e quindi avevo poca sensibilità nei polpastrelli e facevo molta fatica a far scorrere le mie dita sulla scrittura Braille. Dopo un anno di sacrifici durante il quale avevo lavorato con impegno e con l’aiuto dei miei figli e di mia moglie Anna, che mi aiutavano tanto, anzi tantissimo a studiare e a comprendere alcune cose che per me era come se fossero in lingua cinese, finalmente arrivò il giorno degli esami. Era il mese di giugno 1990. Superai molto bene l’esame e finalmente ottenni il tanto atteso diploma professionale grazie al quale da quel momento potevo iniziare a sognare un lavoro d'ufficio. Nel 1990 noi centralinisti ciechi eravamo molto richiesti, quindi feci molti colloqui nelle banche, in vari ospedali e comuni, e alla fine scelsi un lavoro in un'azienda come amministrazione pubblica dove sono rimasto in attività per circa trent’anni. Entrai a far parte di quest'azienda, nel 1990, il lavoro mi piaceva, i colleghi erano bravi e affettuosi con me, gli anni scorrevono veloci, io spesso dovevo sottoporsmi a dei controlli periodici, per tenere moderata la mia patologia e tra controlli e qualche intervento chirurgico,io e mia moglie, decidemmo di avere il terzo figlio. Detto fatto+ Il 3 aprile 1995, nasce la nostra terza figlia, di nome Simona, un vulcano in eruzione, ma per noi, sarà sempre la nostra piccola di casa, ancora oggi a quasi 28 anni, anche se adesso convive con il suo ragazzo, di nome Daniele, in una casa che hanno appena aquistato. Poi finalmente la tanto attesa e meritata pensione. Adesso conduco una vita serena e tranquilla, aiutando tanto in casa. Io e mia moglie, tra una visita medica e l’altra e girando molti ospedali per esami clinici di ogni tipo, troviamo anche il tempo per dare una mano ai nostri figli, ad esempio sbrigando alcune commissioni, seguendo i nostri amati nipoti e altro ancora. Personalmente cerco di mantenermi in forma e in salute, facendo molta attività fisica e seguendo una corretta alimentazione. Chiudo dicendo, che nonostante i tanti problemi di salute, miei e quelli di mia moglie Anna, la vita è bella e quindi va vissuta fino alla fine dei nostri giorni. Che il Signore ci assista a rimanere su questa meravigliosa terra, anche se adesso sta soffrendo per problemi ambientali e climatici, ma sono sicuro che i giovani di oggi e i giovani delle future generazioni, renderanno questa terra fertile, l’aria pulita e faranoo nascere tanti bambini, perché senza la nascita dei bambini il nostro mondo finirebbe.
Forte Interrotto si trova a Campo Rovere, nel comune di Asiago, in Veneto. Ci siamo incamminati in un gruppo di circa 50 persone, tra cui non vedenti, alpini di Bassano in veste di guida e membri del gruppo sportivo non vedenti di Vicenza. Il percorso, molto largo e comodo, si snodava su sentieri sterrati, attraversando boschi di faggi e abeti e ampi prati, con un dislivello di circa 200 metri, percorribile in un’ora. La giornata era calda e soleggiata, ma per fortuna abbiamo camminato in ombra, immersi nei profumi dei ciclamini, nell’odore delle erbe e nei canti degli uccellini, in compagnia allegra e sicura. King, il mio cane guida, marciava davanti a tutto il gruppo, addirittura prima del portabandiera, sembrando sentirsi investito del ruolo di guida non solo per me, ma per tutta la comitiva. Con grande spirito di gruppo, si preoccupava sempre di voltarsi e controllare che il gruppo rimanesse compatto e disciplinato; nel complesso, mi pare che sia rimasto soddisfatto. Forte Interrotto, che prende il suo nome dal monte Interrotto, assomiglia più a un castello medievale che a una caserma, con i suoi torrioni circolari e un ampio fossato. All’interno di queste mura alte 14 metri, dopo una preghiera per i tanti soldati caduti di cui calpestiamo ancora oggi le spoglie, sono state suonate le campane tubulari, il cui suono ha riempito l’aria e i nostri animi in memoria di questi caduti e di quelli di tutte le guerre. Il forte si erge sopra l’abitato di Campo Rovere e si distingue per la sua posizione dominante e strategica sull’altopiano di Asiago. È ben visibile dalla piana di Asiago e dal centro stesso, rappresentando quasi una meta obbligata per la curiosità che suscita. Dopo essere stato ristrutturato, oggi il forte può essere riscoperto e apprezzato ancora di più. Se all’esterno sembra un castello medievale, addentrandosi nel bosco si trovano subito trincee, casematte e qualche grotta che riportano alla memoria il periodo della Grande Guerra. Inizialmente, il forte ospitava il battaglione Alpini “Bassano”, ma dopo la terribile estate del 1916 e l’offensiva austriaca nota come Strafexpedition, passò sotto il controllo austriaco fino alla conclusione del conflitto. Oggi fa parte dell’ecomuseo della Grande Guerra, diffuso su tutte le Prealpi vicentine. Il forte era completamente murato e dotato di un ponte levatoio. Le arcate sono visibili perché parte del muro è crollata, anche a seguito di bombardamenti avvenuti dopo le guerre, poiché curiosamente utilizzato come bersaglio per esercitazioni militari. Un buon forte, come un castello, deve avere il suo fossato, il cui scopo era quello di separare le mura dal piano di tiro dei fucilieri, per evitare che il nemico, una volta vicino, potesse utilizzare le feritoie per sparare all’interno o per gettare bombe a mano. In definitiva, l’escursione è molto facile e la durata può essere modulata in base al punto di partenza. Partendo da Campo Rovere, come abbiamo fatto noi, ci vuole poco più di un’ora per arrivare alla cima, seguendo prima una strada asfaltata che consente di apprezzare il panorama su Asiago, e poi un sentiero naturale nel bosco. Concludo affermando che lo spirito di solidarietà e di gruppo è equivalente a un senso di libertà e partecipazione che va oltre ogni disabilità, restituendo dignità a ogni persona e rendendo consapevole della propria appartenenza al mondo e alla natura. Evviva gli alpini di Bassano!
Sono 16 i pedoni presenti sulla scacchiera: 8 bianchi e 8 neri, posizionati rispettivamente sulla seconda traversa (i bianchi) e sulla settima traversa (i neri), dalla casa A alla casa H. A differenza degli altri pezzi, i pedoni non possono tornare indietro, ma possono muoversi esclusivamente in avanti e catturano in diagonale. Proprio per questa ragione, i pedoni devono essere spostati con perizia, poiché non potendo tornare indietro, devono essere spinti al momento più opportuno, fino, in alcuni casi, alla promozione nell'ultima traversa opposta a quella di partenza. I pedoni, solo nel momento in cui si trovano ancora nella casa di partenza, possono scegliere di spostarsi di una o due case. La scelta di aprire di due case comporta sia per il bianco che per il nero il rischio della presa "en passant". Ciò si può verificare quando il pedone avversario si trova nella casa sulla traversa 4 (pedone nero) o sulla traversa 5 (pedone bianco). Faccio un esempio: posizione pedone bianco e2, pedone nero d4. Il bianco muove di due case in e4, il pedone nero prende il bianco "en passant", posizionandosi nella casa e3.
Dopo New york 2022, il solito gruppo di amici, soddisfatto per quella bellissima vacanza, guidati dall'ormai super esperto in viaggi, Carlo, un annetto fa ha gettato le basi per una nuova esperienza. Fantasticando, ma non troppo, abbiamo virtualmente ipotizzato e immaginato, spiagge, isole e mari da favola, anche perché stavolta l'idea era di fare una vacanza di quasi completo relax...Solo l'idea però! Per una serie di occasioni mancate per alcuni siti scelti via via, alla fine quasi all'unisono ci è piaciuta la Thailandia ed in particolare Phuket. Rispetto a N.Y. il nucleo si è arricchito di altre tre persone, formando di fatto un bel gruppetto di 10 unità. Personaggi ed interpreti: Il sottoscritto, ex elemento portante, la sua peculiarità sta nel centrare tutti gli obiettivi previsti, comprese strutture e suppellettili. Marisa, la moglie, sportiva e sempre pronta, ha però un difettuccio, ogni quattro o cinque parole, deve pronunciare la parola Danilo. Alessandro, ironico e immediato nelle risposte, ma non lasciate lui e Dania senza cibo, perché potrebbe, anzi si incavola e parecchio! Dania al pari del suddetto marito, ereditata dalla mamma, ha la battuta immediata e non scontata, di lei si può dire che è una ragazza con gusto! Carlo, il nostro amico tourfotonavigator, ha nel peggior difetto, il miglior pregio...è preciso, metodico ed esigente. Ivana, una delle new entry, è risultata per timidezza per almeno un paio di giorni quasi latitante, poi si è rivelata gentile, sensibile e partecipe, anche troppo, quando si è trattato di giocare con le onde. Sofia, mia figlia, l'artista del gruppo, sempre molto propositiva e da tempo, anche, adottata dal resto della comitiva. Alex, un altro nuovo arrivato che si è inserito benissimo nel gruppo, anche grazie a Sofia, simpatico e brillante. Danilo, l'altro mio figlio tuttopiattologo, chimilogolo, pianofortologo, ha un solo difetto: non recepisce, rimanendone alla fine insensibile, in un giorno, più di 30 volte, il nome Danilo! Andrea, il più giovane nuovo ingresso, la nostra mascotte, sensibile e sempre pronto a tirare fuori la sua trascinante risata. 1° giorno: partenza! Per essere supercerti di non fare tardi, non ci diamo appuntamento all'alba, bensì, prima, molto prima. Rischiando, nell'attesa del nostro arrivo leggermente in ritardo, l'arresto per parcheggio in orario non consono, i cinque sestesi, per fortuna non hanno atteso a lungo. Con allegria e molta calma, le tre vetture sono partite in direzione Fiumicino! Potevamo non sbagliare strada? Impossibile! Dopo questo primo intoppo, per fortuna, abbiamo trovato subito il parcheggio, ma la strana quantità di auto di colore bianco, ci ha insorto qualche dubbio: "non sarà mica una postazione taxi?" Lo era! Parcheggiate finalmente le auto e sbrigate le burocratichesi pratiche di check-in ed avendomi al petto, affissato il bollino proteggi pali, "attenzione ciecato" siamo andati a fare colazione, con Danilo, che si è messo a suonare un pianoforte presente in aeroporto, creando una sorta di live con tanto di standing ovation. Per inciso, c'è da dire che prima di lui, a suonare c'era un altro ragazzo e i due facendosi reciprocamente i complimenti, pensando entrambi che l'altro fosse pianista, hanno scoperto, sempre reciprocamente che entrambi di fronte avevano un ingegnere! Marisa ha fatto un video, che ovviamente avrei voluto vedere ed infatti appena è tornata per portarmi il caffè gli ho quasi imposto di girarmelo, ma lei, arrabbiata, il caffè...non me l'ha voluto assolutamente girare! L'assistenza qui a Roma funziona, infatti oltre il bollino, che serve ad identificarmi e a far si che il servizio in volo mi possa aiutare, anche quella a terra e in questo caso sottoforma di persona nel nome di Robberto, un romano dea curva sud, è efficiente e funzionale. Saliamo su un Airbus a350-900, un colosso aviatorio capace di portare a bordo, quasi 300 persone. Un piccolo accenno agli orari di volo e relativi fusi orari. Dunque, noi partiamo alle 11 ora di Roma, dopo 12 ore di volo, facciamo scalo a Singapore, alle 23 ora italiana ed essendo +7 sono le 6 ora locale, da lì dopo un'ora e mezzo, quindi le 7 e 30 partiremo per Phuket dove arriveremo un'ora e mezzo dopo, che per effetto del +6, saranno le 2 ore italiane, quindi esattamente 24 dopo che ci siamo svegliati! Come accadde anche a New york due anni fa, l'Airbus prima di decollare ha girovagato talmente tanto nelle piste che ad un certo punto, abbiamo avuto il sospetto che il viaggio in economy fosse addirittura su gomma! No, si decolla e si va verso l'infinito e oltre...ehm, no verso Phuket! Arriva subito qualcosa da snekkare e pensando che fosse pranzo, mi sono fatto portare un calice di vino, che alla fine berrò insieme solo ai cracker... Subito gentilissima si è dimostrata la ragazza seduta accanto a me, Jolan...no, Joanna, filippina di Manila, di ritorno da Roma, dove lavora come baby sitter, parla benissimo italiano, inglese e filippino, è in compagnia di mamma Caterina e mi ha aiutato, anche come traduttrice. Mia moglie era seduta accanto a me, ma nell'altro corridoio e la prevista assistenza non arrivata, ha fatto si che Joanna fosse la persona giusta, nel posto giusto, al momento giusto! Oltretutto pensando alle disavventure avute con Carlo, due anni prima nel volo verso New york, direi che nel cambio ci ho proprio guadagnato! I cracker piccanti e buoni e il mezzo bicchiere di vino sono stati comunque un buon antipasto per il riso piccantissimo arrivato successivamente. Mi sono concesso qualche ora di sonno, anche mentre stavo vedendo un bel film sportivo sulle sorelle Willians, poi mentre mi servivano delle ottime uova strapazzate accompagnate da un buon succo e da un pessimo caffè, comincio a sentire degli strizzoni, che mi accompagneranno per tutto il resto del viaggio... 2° Giorno. Senza quasi accorgersene abbiamo già cambiato data. Atterriamo a Singapore dove riscontro nell'assistenza una gentilezza non troppo forzata, ma neppure troppo assistenziale. Ci imbarchiamo nel secondo aereo, un "bussino" rispetto all'aviogetto precedente e durante il breve volo ci viene servito un mix poco chiaro a base di riso e...pork. Al terminal, dopo aver ritirato i bagagli abbiamo, è proprio il caso di dire, impattato nel caldo avvolgente di Phuket, considerando che sono solo le 9 di mattina! A proposito, qui lo dico e qui lo nego, sono riuscito a far calare gli strizzoni attraverso una serie di flautolenze, qua e là ben distribuite. L'ingresso in albergo non è trionfale, ci sono molte incomprensioni e le camere ci saranno consegnate 4 ore più tardi, 30 ore dopo la partenza da Prato! Con un pò di disappunto scopriamo che una nostra valigia è stata danneggiata, probabilmente dagli inservienti aeroportuali e non sarà utilizzabile per il viaggio di ritorno. Il resort è molto carino, ma capisco immediatamente che i miei spostamenti al suo interno equivarranno ad un piccolo calvario. Per andare dalla camera al ristorante e al mare, ci sono, rispettivamente ben 9 e 11 cambi di livello con scalini spesso neppure regolari, in camera poi ho subito rischiato un tuffo in bagno nella vasca vuota posta sotto il livello del pavimento nelle immediate vicinanze dei servizi. Il mare per fortuna è bellissimo con la sua spiaggia bianca e la sua acqua limpidissima. A riva è possibile vedere dei granchietti che a seconda delle loro dimensioni affrontano più o meno coraggiosamente le onde. Alex e Sofia compiono, mentre noi facciamo il primo bagno, un bel giro in canoa, intravedendo nelle limpide acque, una grande e bellissima medusa. Una bella frittura e tante buone pietanze sono il nostro primo pranzo in hotel, prima di strapiombare nel sonno ristoratore. Nel pomeriggio aspettando un tramonto che a causa dell'umidità non vedremo mai, ci godiamo la spiaggia e con il calare della sera, apprezziamo ancor di più il resort con tutti i suoi lampioncini che lo rendono più caratteristico. La cena a base di frutta e gelato conclude la prima due giorni di vacanza, alle 22 infatti Morfeo approfittando della nostra stanchezza, ci abbraccia quasi a nostra insaputa. 3° Giorno. Con i postumi del viaggio non ancora smaltiti la sveglia risulta difficile e complessa, ma un pò d'acqua fresca sul viso ci scuote rendendoci pronti per la colazione. Il percorso, oltre che le montagne russe dei saliscendi, tutti come detto scalinati, presenta due bellissime insidie, la qualifica bellissime ci sta perché sono una piscina immersa nel verde dalla forma ad otto allungato ed un laghetto con tanto di ponticello di legno che lo attraversa perfettamente in sintonia con la vegetazione circostante, ma ci sta anche...la squalifica perché, essendo privi di barriere protettive nel caso in cui la mia accompagnatricesi distraesse rischierei di diventare mio malgrado, da una parte bagnante improvvisato e pesciolino rosso dall'altra! La colazione prevede un buffet molto ampio, con il personale pronto a preparare e o a scaldare le pietanze secondo richiesta. Quella mattina mi sono "accontetato" di due fette di toast, di una di bacon, di un uovo fritto, di una fetta di formaggio, di un succo d'arancia, di una macedonia e di un caffè! Mentre sto degustando una delle tante cose scelte, ripongo un pò di attenzione sulla location e mi rendo conto che siamo su un terrazzino poco sopraelevato rispetto alla spiaggia, quando improvvisamente, come se spuntasse da una famoso quadro di Monet, compare una piccola e caratteristica barchetta dalla forma allungata, tracciante un'appena percebile scia nell'azzurro del mare. Tornato in camera e ancora ignaro della presenza di una palestra nel resort, ivi ho fatto un pò di ginnastica, prima di raggiungere gli altri in riva al mare. Ed è nel mare dell'Andamane che mi tuffo per fare un bagno che è persino riduttivo chiamarlo meraviglioso. L'acqua pare riscaldata ad hoc per il nostro benessere e si è circondati da piccoli elementi di fauna marina, meduse comprese. Mentre le signore si sottopongono ad una seduta di massaggio, alcuni di noi salendo al ristorante per uno spuntino, fanno conoscenza di Alex, omonimo del nostro compagno di viaggio, un simpatico cameriere dal particolare divertente e divertito modo di prendere gli ordini. Fra le altre cose, abbiamo mangiato dei buonissimi e perfettamente tagliati sandwich a base di tonno e uova. Il bagno serale e la cena a lume di candela, con l'ennesimo errore di imputazione di cibo ad una camera piuttosto che ad un'altra, suggellano l'ultima giornata di riposo, la mattina dopo infatti è prevista la prima escursione alle isole. 4° Giorno. Similan island. Sveglia puntata molto prima dell'alba, c'è infatti più di un'ora di viaggio con il maxi taxi, che ci aspetta appena fuori del resort con un cucciolo di micio che disperato miagola alla ricerca di qualche coccola. Con una guida molto "sportiva", come detto dopo un'oretta arriviamo ad una postazione portuale dell'AdventureWorld. Un bizzarro tipo ci da qualche dritta, dicendoci che le nostre guide saranno Marco e Vale e quando ci dice che quest'ultima è alla prima uscita in nave, mi viene subito in mente una citazione della sora Lella Fabrizi: "annamo bbene!" Ci dice anche che la Thailandia ha nell'anno zero la nascita di Buddha avvenuta 543 anni prima di Cristo e quindi siamo nel 2567! Dopo aver espletato con difficoltà le pratiche burocratiche relative al saldo dell'escursione, veniamo accolti e "presi in consegna" appunto da Marco la simpatica guida di Salerno che dopo averci consegnato il braccialetto gommato dal colore che preferisco, il viola e anticipato che a bordo troveremo bibite fresche a volontà, ci ha spiegato, anche scherzosamente, alcune regole da seguire durante la giornata e il programma dell'escursione con le tappe che faremo via via. Il grande motoscafo è dotato di tre potenti motori Honda, con uno sviluppo di 750 cavalli e una velocità massima di 32 nodi, l'equivalente di 50 chilometri orari. La prima tappa, l'isola di Donald Duck, di Paperino insomma, presenta un'avversità, infatti il mezzo per effetto della bassa marea non può attraccare, costringendoci a camminare con l'acqua alla vita, con dei fastidiosi sassolini appuntiti al posto della sabbia. Mi sono sentito molto, il bravo e compianto Mino Damato, quando ha camminato sui carboni ardenti, ma ero ormai riuscito ad arrivare alla riva, quando un sasso birichino, facendomi perdere l'equilibrio mi ha fatto fare il primo inatteso e non certo voluto tuffo alle Similan Island e solo grazie all'altrettanto inatteso riflesso, nell'alzare prontamente borsetta e zaino che ho fatto salvi cellulare e telecamera. Mi viene immediatamente in mente quanto invece fui fantozzianamente parlando, sfortunato qualche anno fa, quando all'Italia in miniatura, nei pressi delle Alpi, osservando il famoso ponte di Bassano, caddi nel Piave, una ricostruzione fluviale di pochi centimetri, ma sufficiente per accogliere con me in caduta, rovinandole non irrimediabilmente per fortuna, la fotocamera Nikon e la videocamera Canon! Tornando al 2024, Marco ci invita ad andare in vetta ad un cocuzzolo denominato Vela, rassicurandoci che non sarebbe stato difficoltoso e che avremmo incontrato nell'asperità poche radici...poche decine direi! Durante la salita, provocando un piccolo moto tellurico, ho scalfitto con la mia cervice due ignare e stupite rocce. Il panorama da lassù sulle isole, è di una non descrivibile bellezza ne valeva davvero la pena. Arriviamo all'isola numero 9 e qui a parte le prestazioni pseudo olimpiche, natatorie di Ivana "Pellegrini"e carpiatorie avvitatorie di Dania "Cagnotto", molti faranno lo snorkeling, altri il bagno, con il sottoscritto rimasto a bordo per fare qualche ripresa e qualche chiacchiera con Vale e l'equipaggio. L'isola numero 4 è pesciosissima e chi ha fatto snorkeling, ha conosciuto anche Pesce Nemo, si proprio lui, quello della Disney. Anche qui non mi sono tuffato, troppe insidie e soprattutto poco tempo. Ecco forse se vogliamo trovare un elemento negativo, è stato quello relativo ai tempi di ogni tappa, troppo stretti per fare immersioni o visite che siano. A favore depone la quantità di cristallini bacini visitati e la soddisfazione palpabile di chi là dentro vi ha visto un meraviglioso mondo subacqueo. All'interno delle Similan c'è anche un'isola protetta delle tartarughe, abitata dal corpo della guardia speciale e visitabile solo dal re. Nell'ultima isoletta, all'interno di un boschetto pranziamo con un bel vassoio contenente cibo thai, innescando una epica battaglia con migliaia di zanzare per fortuna non troppo aggressive. Alcune di loro ci hanno addirittura seguito quando siamo andati in una spiaggetta attraverso un percorso asimmetrico e tortuoso nel quale ho fatto, come al solito, qualche vegetale arborea e per fortuna non dolorosa conoscenza. Quella incantevole e ultima spiaggia del giorno ci ha permesso di fare un bellissimo, lungo e liberatorio dalle zanzare, bagno. Al rientro ringraziamo con un applauso tutto lo staff che salutando ci invita a ritirare le eventuali foto e a fare un piccolo break a base di biscotti dolcissimi e succo. Compiendo una vera gara di formula uno l'autista ci riporta nell'agognato albergo dove prima di cena, giusto per non farsi mancare niente, qualcuno, non io, ha modo di cadere da un'altalena. In previsione di un'altra levataccia anche questa giornata si conclude presto e a cena c'è chi ha mangiato addirittura una pizza.
1. Perché un carabiniere assale la moglie appena questa partorisce due gemelli? Perché vuole sapere chi è l’altro uomo! 2. Una giovane suora entra in un negozio di articoli religiosi e dice al bel giovanotto dietro al bancone: “Vorrei una raffigurazione di Adamo ed Eva”. Il commesso, spiritosone, le chiede: “Prima o dopo il peccato originale?”. E la suorina risponde: “Durante!”. 3. Cosa facevano i Romani per far passare il tempo? Allargavano i buchi della clessidra! 4. Un marito un po’ attempato, volendo a tutti i costi un figlio, si fa iniettare degli ormoni di scimmia nella speranza di mettere incinta la giovane e bella moglie. La cura riesce e dopo qualche mese la donna, felice, annuncia al marito che è in attesa di un bimbo. Arriva il giorno del parto e il padre, nervoso, passeggia nella sala d’attesa finché blocca un medico che sta passando e gli chiede: “Allora, dottore, è andato tutto bene? È maschio o femmina?”. Il medico lo guarda ed esclama con tono burbero: “Beh, in effetti è andato tutto bene, ma non possiamo ancora dirle di che sesso è! Stiamo aspettando che scenda dal lampadario…”. 5. Due astronauti mangiano in un ristorante sulla luna. Uno dice: “Guarda, non è incredibile? Eccoci qui, che mangiamo in un ristorante sulla luna! Che te ne pare?”. “Sì, è carino, e il cibo è decente, ma non c’è atmosfera”. 6. Un brigadiere, incaricato dal maresciallo ogni giorno di comprare il giornale, decide di comperarne sette ogni lunedì in modo da darne uno ogni giorno per tutta la settimana. Un giorno il maresciallo chiama il brigadiere e gli dice: “E poi dicono che noi carabinieri siamo stupidi! Guardi, brigadiere, questo ingegnere di Torino è cinque giorni che va a sbattere con la macchina contro la stessa pianta!”. 7. Una domenica mattina Leonardo vede il suo amico Pietro, appassionato pescatore, e gli chiede: “Pietro, perché non sei andato a pesca quest’oggi?”. “Perché tanto non avrei preso niente”. “Come fai a saperlo?”. “Ho letto l’oroscopo di oggi che diceva: ‘Giornata fortunata per i pesci’”. 8. Due amici si affrontano: “Ho saputo che hai dormito con mia moglie, è vero?”. E l’altro: “No, non è vero, lei non mi ha fatto chiudere occhio per tutta la notte!”. 9. Due sposini in luna di miele si fermano in un albergo. Arriva l’ora di pranzo e loro non si vedono, a cena nemmeno, alla colazione dell’indomani neanche. Passa una settimana e loro non escono dalla stanza. Un cameriere bussa alla porta della loro stanza e loro rispondono: “Chi è?”. “Sono il cameriere, sono venuto ad avvisarvi che vi siete dimenticati di mangiare”. E la sposina: “Noi mangiamo il frutto dell’amore”. Al che il cameriere: “Va bene, ma non buttate le bucce dalla finestra che i bambini le raccolgono e i genitori si lamentano con noi dell’albergo”. 10. Due bambini parlano: “Dimmi, voi pure pregate prima di mangiare?”. “No, mia madre cucina bene!”. 11. Un ubriaco bussa a un lampione. Un amico gli dice: “È inutile che bussi; non c’è nessuno dentro”. E l’ubriaco: “Lo dici tu, non vedi che la luce è accesa”. 12. Una bella signora va in profumeria per un acquisto: “Vorrei un profumo molto particolare… che faccia perdere completamente le staffe a mio marito”. “Ecco, signora, questo è il prodotto che sicuramente fa per lei”. “È molto, molto sexy?”. “No, signora… è molto, molto costoso!”. 13. Il passeggero di un taxi vuole fare una domanda all’autista e, per richiamare la sua attenzione, lo tocca su una spalla. Il tassista, al contatto, urla, perde il controllo della macchina, sfiora un autobus, sale sul marciapiede per fermarsi a pochi centimetri dalla vetrina di un negozio. Per un istante, nell’auto, tutto tace, poi l’autista si gira e, con voce alterata, dice: “Senti amico, non farlo mai più. Mi hai terrorizzato a morte!”. Il passeggero si guarda, stupito di essere ancora intero, e gli risponde: “Non pensavo che toccandola l’avrei spaventata così”. E l’autista: “Mi scusi, non è del tutto colpa sua. È che oggi è la mia prima giornata come tassista. Per venticinque anni ho guidato solo carri funebri”. 14. Un tizio si è perso nel deserto più desolato del mondo. Cammina cammina, dopo giorni e giorni oramai allo stremo delle forze, vede un cartello. Vi si avvicina e legge: “Acqua” con il simbolo di una freccia. Seguendo la freccia, il nostro disperso procede nel deserto fino a incontrare un altro cartello con scritto: “Acqua” e la solita freccia. Anche se oramai distrutto dalla sete, il tizio prosegue nella direzione della freccia fino a incontrare un altro cartello dove legge “Acqua”. Oramai con le ultime forze rimaste segue la freccia e arriva a un cartello dove legge… “Fuocherello!”. 15. Un pezzo di formaggio dice a un altro pezzo di formaggio: “Non mi sento in forma”. 16. Un tizio in un bar nota una donna molto elegante che, regolarmente, arriva ogni sera sola, beve qualcosa e poi se ne va. Alla seconda settimana, finalmente, decide di provarci. “No, grazie…” dice la donna “…ho deciso di mantenermi pura per l’uomo che amerò…”. “Sarà abbastanza difficile, immagino…” dice l’uomo. “Sì, ma a me non importa molto: l’unico che si arrabbia veramente per questa cosa è mio marito…”. 17. Un giorno un tizio si perde nella foresta e dopo 5 giorni di digiuno completo (non trova per sfamarsi neppure delle bacche), quando oramai è vicino alla morte, vede un’aquila reale. Con le ultime forze rimaste riesce a catturarla e a mangiarsela. Ma proprio quando sta per finire il pasto, passano delle guardie forestali che lo arrestano per l’uccisione di una specie in via di estinzione. In tribunale egli si difende dicendo che se non avesse ucciso l’aquila sarebbe morto di lì a poco di fame. Incredibilmente il giudice gli dà ragione e lo assolve. Una volta fuori dal tribunale, il giudice avvicina l’uomo e gli chiede: “Mi scusi, ma mi piacerebbe sapere una cosa prima che lei ritorni a casa sua. Non ho mai assaggiato un’aquila reale e sicuramente mai l’assaggerò e mi piacerebbe sapere che sapore ha”. E l’uomo: “Mah, direi un sapore a metà fra la gru americana e il gufo maculato!”. 18. Due colleghi d’ufficio si incontrano e uno dice all’altro: “Hai sentito? Il povero Franco si è operato ma ci ha lasciato le penne”. E l’altro: “Va bene! Io prendo la blu, la rossa è tua!”. 19. In una fattoria ai piedi di una collina, un maiale prende in giro un asino: “Ma non ti sei scocciato della vita che ti fanno fare? Tutti i giorni ti svegliano presto, ti caricano di un sacco di roba e devi andare sulla cima di quella collina, anche più volte al giorno. Inoltre la sera finisci di lavorare molto tardi e non ti nutrono benissimo. Io invece non faccio nulla tutto il giorno e mi danno tante cose buone da mangiare, ahahahah!”. A questo punto l’asino si avvicina al maiale, lo osserva bene e gli dice: “Però tu non mi sembri il maiale che c’era l’anno scorso!”. 20. Due manager discutono di come scegliere la segretaria e uno dei due dice di avere un metodo speciale tutto suo: “Io la ricevo in ufficio e le faccio trovare per terra una banconota da 100 euro; poi con una scusa mi allontano e osservo quello che succede. La loro reazione è molto istruttiva”. Dopo qualche tempo si incontrano ancora e il primo chiede: "Allora, amico mio, come è andata la scelta della segretaria?" "Ho fatto come mi hai detto: la prima ha raccolto il biglietto e l'ha messo velocemente nella sua borsetta. La seconda l'ha raccolto e me lo ha consegnato. La terza ha fatto come se niente fosse." "E quale hai scelto?" "Quella con le tette più grosse!"
Leggendo il titolo già si capisce che stiamo parlando di un libro di genere giallo, nel quale l‘autore ha inteso diversificare il suo romanzo non inserendo ad esempio un capro espiatorio, un personaggio cioè che le combina di tutti i colori e poi tocca agli altri protagonisti mettere a posto le cose. Inoltre il libro vive nel continuo intersecarsi e scontrarsi tra il modo di lavorare del maresciallo Martini: tutto serietà ed esperienza e quello della figlia, più fresco, fatto anche di attenzione ai particolari e intuizioni brillanti. Mancano pochi giorni a Natale, a Bolina nel sud della Toscana, il meteo è letteralmente impazzito: alterna giorni freddi e uggiosi ad altri in cui un tiepido Sole la fa da padrone. Da botteghe e case cominciano a fuoriuscire i profumi classici della festa più attesa dell’Anno: quelli dei dolciumi, dei fritti, dei sughi che nelle famiglie cominciano a preparare in anticipo. In quei giorni, quando nessuno si aspetterebbe una vera e propria tragedia, il ritrovamento del corpo privo di vita della giovane Susanna turba l’aria di festa, gettando su tutti gli abitanti un alone di tristezza e impotenza. Delle indagini viene incaricato il maresciallo Martini, che suo malgrado non riesce a impedire che la figlia Samantha, anche lei nell’arma, si butti a capofitto nell’inchiesta. Indecisa su cosa fare della sua vita, presa tra l’amore per Ferdinando e il lavoro da svolgere con la massima dedizione, spinta anche dal fatto che la vittima è la sorella di una sua compagna di scuola alle elementari. Samantha si trova a rivivere un passato difficile che riaffiora pian – piano. Troppa la somiglianza con i casi di cronaca che si leggono spesso sui giornali per non sospettare subito dell’ex fidanzato della vittima, troppa la frenesia di trovare immediatamente un colpevole. Con il progredire delle indagini altri sospetti affiorano dalla turbolenta vita di Susanna: dalla sua cerchia di parenti, amici e conoscenti. Sarà proprio il lavoro di tutta la squadra a portare alla luce un sottobosco di raggiri e fatti inconfessabili, dolori sopiti frettolosamente e segreti, dove anche l’apparenza inganna. Potete trovare il romanzo sia in formato cartaceo che E-book su Amazon, all’indirizzo qui di seguito: https://www.amazon.it/GIALLO-SAMANTHA-Antonio-Garosi/dp/B0DK9V49RY
terra accogliente di antichi valoriborghi arroccati, abbazie medievali, esperienze in natura e quel contatto umano che ti fa sentire a casa!Immagine senza etichettaPROGRAMMA1° giorno: sabato 28 dicembre 2024 AlatriPartenza di buon mattino in minivan dal Friuli Venezia Giulia e in un orario più comodo da Roma, per incontrarci con la nostra guida Roberta nel primo pomeriggio. Il nostro primo contatto con la Ciociaria sarà Alatri, uno dei borghi più belli del Lazio, con le sue imponenti mura ciclopiche che potremo ammirare e toccare. Ci sposteremo poi al museo “Alatri in miniatura”, dove sono riprodotti tutti i monumenti della città, che potremo scoprire. Trasferimento a Veroli al Monastero di Sant’Erasmo, la nostra “casa” per i prossimi giorni. Cena al ristorante e pernottamento.2° giorno: domenica 29 dicembre 2024 La Certosa di Trisulti, la cascata di Capo Rio e degustazione di liquoriQuesta mattina, dopo la prima colazione, ci sposteremo alla Certosa di Trisulti, uno dei Monasteri più belli dell’Italia centrale, tra i boschi di querce nella cosiddetta Selva d'Ecio. Nel complesso spicca la Farmacia settecentesca nella quale, fino in epoca recente, si producevano medicamenti e liquori, attività principale della Certosa. Dopo la visita ci sposteremo a Collepardo, da dove partirà la nostra escursione. Scenderemo nella Valle di Capo Rio, dove camminando lungo il fiume e attraversando piccoli ponti in legno, raggiungeremo una splendida cascata. Ritorneremo poi in paese dove un esperto erborista conoscitore dei segreti delle erbe e delle loro proprietà ci aspetterà per una degustazione esperienziale. Preparatevi, usciremo letteralmente “urbiachi” di sapori e di profumi!Dislivello: 250 m – Lunghezza: 6 km – Durata: 4:00 ore – facileCena al ristorante e pernottamento.3° giorno: lunedì 30 dicembre 2024 La ricchezza della biodiversitàPrima colazione. Oggi avremo modo di incontrare un allevatore custode dell’associazione Il Gallo Larino, che da anni si occupa di salvare e salvaguardare specie in via di estinzione del nostro territorio. Attraverso i suoi racconti, ma anche toccando i suoi speciali animali, ci renderemo conto di quanto sia importante la biodiversità e la protezione delle razze autoctone per preservare la bellezza della nostra Terra. Svolgeremo una piccola attività che ci permetterà di creare un dono, ed un filo, tra noi e il territorio, per aiutare l’associazione a crescere. Ci sposteremo poi per una degustazione al birrificio Ciociaro: una piccola e giovane realtà del territorio, che ci spiegherà come da una passione sia nato un vero e proprio lavoro, fatto con il cuore econ ottimi prodotti. Ci spostiamo verso Fumone e tempo permettendo faremo due passi lungo le sponde della Riserva del Lago di Canterno, prima di salire al borgo e visitare il castello. Saremo il “test d’inaugurazione” per la nuova visita sensoriale di questa residenza nobiliare con bellissimi giardini pensili. Cena tipica ciociara alla taverna del barone e rientro.4° giorno: martedì 31 dicembre 2024 L’altipiano di Campocatino, terme e cenone di capodannoPrima colazione. Oggi ci sposteremo a Campocatino, un altipiano carsico a circa 1800 metri, dove faremo, se ci sarà la neve (speriamo!), una passeggiata con le ciaspole. In queste montagne scopriremo la storia di alcune sculture, legate al territorio e alla natura, che avremo modo di toccare.Dislivello: 180 m – Lunghezza: 4 km – Durata: 3:00 ore – facile Alla fine del nostro percorso ci aspetterà una calda polentata in rifugio, prima di rilassarci alle Terme di Pompeo, tra bagni caldi e cascate rigeneranti!Rientro in hotel per prepararci all’ultima serata dell’anno. Ci trasferiremo poi in una tipica taverna ciociara per festeggiare tutti insieme, in allegria, l’arrivo del nuovo anno!5° giorno mercoledì 01 gennaio 2025 L’Abbazia di Casamari, i cippi di confine e l’olio d’olivaPrima colazione. Oggi, con calma dopo i festeggiamenti di capodanno, ci sposteremo verso Casamari, per visitare la splendida Abbazia cistercense. Il complesso, ancora intriso di mistica atmosfera medievale, conserva la chiesa monumentale, il chiostro, la sala capitolare e il refettorio. Sarà emozionate percorrere questi ambienti, con la fortuna magari di imbattersi in qualche monaco! Faremo poi una breve passeggiata, non lontano dall’abbazia, per scoprire e toccare i cippi che dividevano lo Stato Pontificio e il Regno delle due Sicilie. Pranzo leggero per “riprenderci” dal ricco cenone di capodanno. Nel pomeriggio trasferimento a Boville Ernica, dove avremo modo di visitare un antico frantoio che ora ospita il Museo dell’Olio. Qui l’appassionato coltivatore Antonio ce ne racconterà i segreti e le proprietà. Finiremo con una degustazione esperienziale dell’olio extra vergine d’oliva per imparare a conoscere meglio l’oro della Ciociaria. Rientro in hotel. Ci sposteremo poi per la nostra ultima cena, in un locale in cui ci sentiremo a casa!6° giorno giovedì 02 gennaio 2024 Alla scoperta di Veroli e delle sue particolaritàPrima colazione. Oggi ci godremo una piacevole passeggiata nel centro storico dello splendido borgo che ci ha ospitati, accompagnati da Loredana, un’esperta guida del luogo. Scopriremo la Veroli nascosta, partendo dal Museo Civico, dove potremo toccare ed esplorare vari reperti che raccontano la storia di questo territorio. Pranzo di arrivederci e partenza per casa.L'ordine delle visite potrà subire dei cambiamenti per garantire l'ottimale svolgimento del programma; quest’ultimo potrà subire modifiche a discrezione della guida.Quota di partecipazione(minimo 12 - massimo 18 partecipanti)Supplemento singola€ 1340,00€ 210,00Supplemento facoltativo per persona per accompagnatore in loco € 360,00(Si prevede un accompagnatore per massimo due persone, a disposizione per l’intera giornata fino a ora di cena. Al momento sono disponibili n° 2 accompagnatori con esperienza)La quota comprende:- trasferimenti in minivan come da programma (oppure 1 minivan +1 auto in base al numero effettivo dei partecipanti), uno in partenza dal Friuli Venezia Giulia e uno da Roma; - sistemazione presso il Monastero Di Sant'Erasmo di Veroli, in camere doppie con servizi privati; - trattamento di pensione completa dalla cena del 1° al pranzo del 6° giorno (pranzi leggeri/degustazioni e cene a tre portate con bevande); - guida naturalistica per tutta la durata del viaggio; - guida turistica per la visita di Veroli; - ingressi come da programma: museo “Alatri in miniatura”, Certosa di Trisulti, castello di Fumone, Museo Civico di Veroli; - degustazione esperienziale con un esperto erborista, visita e degustazione in frantoio; - laboratorio esperienziale “Il Gallo Larino”; - ciaspolata a Campocatino, - ingresso pomeridiano alle Terme di Pompeo (con kit Spa comprensivo di accappatoio, ciabatte e cuffia); - cuffiette auricolari per le escursioni in programma; - assicurazione medica.La quota non comprende:- il pranzo del primo giorno, gli ingressi non menzionati, la tassa di soggiorno (attualmente non istituita), l’accompagnamento in loco, l’assicurazione annullamento pari al 5% del costo del viaggio, le mance, gli extra di carattere personale e tutto quanto non specificato sotto la voce: la "QUOTA COMPRENDE.Il nostro alloggio:Monastero Di Sant'ErasmoVia Giuseppe Garibaldi, 19, 03029 Veroli FR Telefono: 0775 238683Iscrizioni entro venerdì 22/11/2024 fino ad esaurimento posti, contattando Luigia cell. 348/3056471 – luigia@flumenviaggi.itluigia@flumenviaggi.itE’ richiesto un acconto di € 400,00 a persona Saldo entro il 06/12/2024Immagine senza etichettaORGANIZZAZIONE TECNICA: FV FLUMEN VIAGGI di Fiume srl – Agenzia di viaggi Online Sede operativa: Via Trento, 2 34075 San Canzian d’Isonzo (GO) - SCIA 287198 - Unipolsai Assicurazioni SPA (RC) n° 190115696 Tel. +39 348 3056471 - Facebook e Instagram: Flumen Viaggiwww.flumenviaggi.it-luigia@flumenviaggi.it-flumenviaggi@legalmail.itSede Legale: Via Bassi, 2 - 33080 Fiume Veneto (PN) Iscrizione al Registro delle Imprese di Pordenone-Udine e C.F. 03048230274 - PARTITA IVA 01416330932 Capitale sociale Euro 45.000,00
Tra cultura storia e natura, questo itinerario ci permetterà di conoscere le città intricate di medine, con i vocianti souk (i mercati) con i suoi vivaci mercanti, gli splendidi mausolei, Scopriremo la Valle del Draa e le oasi di palme, che con il loro commercio presentano una parte importante della cultura di questo popolo. Nel deserto conosceremo un mondo inaspettato e magico e ricco anche questo di vita e tradizioni.ProgrammaGiorno 1: Partenza e arrivo a Marrakech.Trasferimento al Riad, in base all’orario dei voli di questo giorno, faremo una passeggiata nella medina.Pernottamento in Riad a Marrakech.Giorno 2: Mattina visita guidata di Marrakech, pomeriggio la Medina.Dopo colazione inizieremo la conoscenza del Marocco, in particolare di Marrakech. Saremo in compagnia di una guida, che rimarrà con noi tutta la mattina alla scoperta della cittá.Marrackech, la città rossa, per il colore delle sue case nella Medina, dove sono disposti numerosi riad che sono piccoli palazzi arabi organizzati intorno a un cortile centrale; nella Medina gli edifici non possono superare i 3 piani di altezza. Pranzo.Marrakech ospita il più grande mercato (suk) del Paese e la sua piazza Jemaa el Fnaa è Patrimonio dell'Umanità, dove al tramonto si trasforma in una combinazione di bancarelle di cibo di strada con musicisti, danzatori, portatori d'acqua in abiti tradizionali, scimmie e serpenti che vengono esposti a caccia di una foto per i turisti, in un'atmosfera movimentata, vibrante e vivace. Pernottamento in Riad.Giorno 3: Marrakech-Telouet Tamnougalt.Partenza da Marrakech. Attraverseremo l’Alto Atlas per la spettacolare strada del Tizin’Tichka, un passo a più di 2100 metri di altitudine. Subito dopo, una deviazione ci porterà a Telouet, dove si erge la kashba che fu sede del governo dei Glaoui, i regnanti del sud del Marocco. Essendo una kashba di montagna, la sua architettura è in pietra, quindi molto diversa dall’architettura in terra di tutto il sud marocchino. Incontreremo Mohamed, che ci racconterà la storia dei pascià Glaoui, e, ci accompagnerà attraverso i vecchi villaggi berbero ed ebreo (ormai quasi disabitato), a visitare la kashba, con gli splendidi saloni in marmo di Carrara, decorati con stucchi e mosaici, e con le porte ed i soffitti in legno di cedro del Medio Atlas scolpito.Dopo il pranzo attraverso la via delle miniere di sale, raggiungiamo Ait Ben Haddou, dove visiteremo lo splendido Ksar strategicamente posizionato su un'altura a scopi difensivi e di controllo della zona, Patrimonio mondiale dell'Umanità UNESCO e reso famoso a livello internazionale per i suoi set cinematografici.Sono stati girati in questa spettacolare località dell'Atlante: Lawrence d'Arabia, Gesù di Nazareth, Sodoma e Gomorra…Proseguiamo verso Tamnougalt dove giungeremo in serata. Cena e pernottamento in hotel.Giorno 4: Tamnougalt Zagora Tamegroute.Lasciata Tamnougalt arriviamo a Zagora, breve pausa, per poi proseguire sino a Tamegroute.Tamegroute risale all'XI secolo, quando fu fondata come centro religioso, anche se la sua personalità cominciò a prendere forma all'inizio del XVI secolo con la fondazione di una scuola coranica e di un ordine religioso con caratteristiche sufi, una branca più spirituale dell'Islam.Per diffondere questo nuovo approccio, sia il fondatore che i suoi discendenti si concentrarono sulla sua propagazione, scrivendo e viaggiando per stabilire contatti con altre comunità musulmane a cui trasmettere la filosofia del sufismo, sfruttando anche l'opportunità di raccogliere documenti scritti in questi luoghi.Tutto ciò ha permesso a Tamegroute di posizionarsi come punto di riferimento religioso in Marocco e di diventare il centro di attrazione e pellegrinaggio per gli abitanti della zona circostante.Un nucleo residenziale composto da un paio di strade principali che si collegano con vicoli stretti e case con spessi muri di adobe. Sarebbe indistinguibile dagli altri edifici del sud del Marocco se non fosse che è interrato e la luce fa timidamente capolino nelle strade solo attraverso le sue estremità e i lucernari.dove nel pomeriggio visiteremo il mausoleo del fondatore del villaggio e l’antica biblioteca di manoscritti,sono conservati al suo interno più di quattromila manoscritti che appartengono alla cultura e dottrina araba e islamica (libri di geometria calligrafia matematica astrologia a tanto altro ancora).Cena e pernottamento a TamegrouteGiorno 5: Tamegroute – Merzouga.La mattina dopo la colazione, conosciamo la kasbah sotterranea ed i laboratori di ceramica verde: a Tamegroute ci sono infatti i forni dove vengono cotte le tipiche tegole verdi che ornano i tetti di tutti gli edifici religiosi del Marocco.Nel pomeriggio, trasferimento a Merzouga. È il deserto più famoso del Marocco, è lungo circa 30 km e ha una larghezza media di circa 8 km, e alcune dune possono raggiungere i 150 metri di altezza. Camminare tra le dune, salire e scendere dalle dune o semplicemente sedersi sulla cresta della duna per sentire la potenza del deserto sulla morbida sabbia dorata del deserto, in attesa del tramonto.Dove ci aspettano i dromedari (se non si vuole prendere i dromedari si potrà proseguire in fuoristrada) per andare al campo tendato, cena e pernottamento al campo tendato.La tenda per dormire, all campo tendato sono di grandi dimensioni, dentro e i letti sono dotati di piumoni e tappeti. Il bagno con doccia è accessibile dalla camera e non è necessario uscire dalla tenda.I pasti vengono serviti in una tenda molto più grande che funge da sala da pranzo e dove c'è il wifi per collegarsi a internet.Giorno 6: Giro delle dune, ai fossili di tartaruga, suonatori di musica Gnawa a Khamlia.Escursione con il fuoristrada, attraversando il deserto, troviamo il villaggio di Tissandermine, il villaggio abbandonato di Mefis, le miniere di Khool, e la zona dei fossili di tartaruga, faremo inoltre una visita a un accampamento di nomadi del deserto, nel pomeriggio visita alla comunità di suonatori di musica Gnawa e alla "palmeraie" dove si può conoscere il sistema di irrigazione locale delle oasi.Trasferimento al campo tendato per la cena ed il pernottamento.Giorno 7: Merzouga-Rissani –Zaida.Salutiamo il deserto e gli amici del campo dirigendoci verso la città di Rissani. La sua posizione alle porte del deserto, all'incrocio di due delle più importanti rotte transahariane e a pochi chilometri da un fiume e da un'oasi, la rende uno dei principali punti di incontro commerciale. Qui troviamo il mercato più importante della regione. Dall'artigianato, agli alimentari, dagli animali di grossa taglia, alle spezie ed erbe più particolari. Pausa pranzo, proseguiamo poi sino a Zaida.Cena e pernottamento in hotel.Giorno 8: Zaida- Ifrane – Volubilis Fes.Proseguiamo il nostro cammino lungo la valle dello Ziz verso il nord del MaroccoPassando per Midelt e Ifrane, conosciuta anche come la piccola Svizzera marocchina.Durante il percorso troviamo la foresta di cedri dove potremo vedere, toccare a dare da mangiare alle numerose scimmie della zona, che si avvicinano senza timore per mangiare dalle mani delle persone che arrivano sul posto.Arrivaimo nel pomeriggio a Volubilis, antico sito romano, che visiteremo con l’aiuto di una guida.È uno dei siti archeologici più importanti del Marocco, La città fu fondata nel III secolo a.C. dai Cartaginesi, Dopo l'arrivo dei Romani, Volubilis divenne un'importante città della provincia della Mauritania Tingitana, che copriva gran parte del Marocco settentrionale.Ci trasferiamo poi alla volta di Fes, dove arriveremo in serata.Cena e pernottamento in hotel.Giorno 9: Fes.Giornata dedicata alla città di Fes. La mattina con l’aiuto di una guida visitiamo il centro storico della città ricca di negozi, vicoli intricatissimi che la fanno diventare un vero proprio labirinto.Fes è la seconda città del Marocco, la sua medina è situata su una collina e le sue due strade principali sono fiancheggiate da persone che vanno e vengono tra artigiani e asini.Le concerie di Fez, sono uno dei luoghi più famosi della città, ancora in funzione come secoli fa, mantenendo una certa organizzazione corporativa, gli operai trattano le pelli degli animali (principalmente mucca, capra e cammello) per trasformarle in cuoio.Pomeriggio continuiamo il giro della città con una visita libera per darci anche il tempo degli ultimi piccoli acquisti. Giorno 10: Rientro a Casa. In base all’orario dei voli, valutaremo que fare l´ultimo giorno.Trasferimento in aeroporto. Principali distanze: Marrakech-Telouet -Tamnougalt 128 KM 2.50 h Marrakech-Telouet Tamnougalt 128 KM 2.50 H Telouet - Ait Ben Haddou - Tamnougalt 104 km 1.45 h Tamnougalt – Zagora - Tamegroute 89 KM 1.30 H Tamegroute - Merzouga 293 KM 4H Merzouga-Rissani 35 KM 40' Rissani-Zaida 263 KM 4.30 H Zaida- Ifrane – Volubilis Fes 157 KM 2.50 H Principali distanze: Marrakech-Telouet -Tamnougalt 128 KM 2.50 h Marrakech-Telouet Tamnougalt 128 KM 2.50 H Telouet - Ait Ben Haddou - Tamnougalt 104 km 1.45 h Tamnougalt – Zagora - Tamegroute 89 KM 1.30 H Tamegroute - Merzouga 293 KM 4H Merzouga-Rissani 35 KM 40' Rissani-Zaida 263 KM 4.30 H Zaida- Ifrane – Volubilis Fes 157 KM 2.50 H Questa esperienza di turismo accessibile è promossa dall'associazione “Destinos Accesibles” per chi desidera un nuovo modo di scoprire e conoscere la vera essenza dei luoghi secondo i principi del turismo accessibile. Il viaggio è organizzato in modo che le persone non vedenti possano apprezzarlo appieno. Il programma del primo e ultimo giorno potrebbe cambiare a seconda dell’orario dei voli aerei. Modalità di viaggio: pacchetto turistico L’accompagnamento: è fornito dall'Associazione. Viene garantito un accompagnatore massimo ogni 2 viaggiatori e sarà presente per l'intera durata del viaggio. Per garantire al meglio il nostro servizio, non ci affidiamo a volontari o altri viaggiatori che si prestino per aiutare. Biglietti aerei: La quota del biglietto è da confermare al momento dell’acquisto del volo aereo in quanto nessun biglietto è stato acquistato perché vincolante e non rimborsabile. Volo aereo: Incluso un bagaglio a mano da 10 KG e una borsa piccola. Quotato per un valore di € 250,00 Quota totale di partecipazione su base 4 viaggiatori (da confermare al momento della prenotazione dei voli):⮚per ogni viaggiatore con accompagnatore condiviso: € 2425⮚per ogni viaggiatore senza accompagnatore condiviso: € 2125Su richiesta si può organizzare il viaggio anche per 2 personeLa quota totale di partecipazione include:⮚9 notti con colazione in camera doppia in Riad⮚Cene 3° 4° 5° 6° giorno⮚Voli aerei da a A/R (prezzo da confermare al momento dell’acquisto dei biglietti aerei)⮚Voli accompagnatori (prezzo da confermare come per i viaggiatori)⮚Accompagnamento di gruppo⮚Accompagnamento condiviso dedicato⮚Guida locale per tutta la durata del viaggio⮚Trasferimento di andata e ritorno in hotel/aeroporto⮚Tour guidati come da programma⮚Ingressi come da programma⮚Trasporti⮚Combustibile auto, pedaggi, e parcheggi a pagamento⮚Tassa di soggiorno viaggiatori e accompagnatori⮚Materiali di supporto come mappe tattili⮚Assicurazione medica e bagaglio⮚Organizzazione tecnicaLa quota non include:⮚Pranzi personali e accompagnatori⮚Cene personali e accompagnatori a Marrakech e Fez (1° 2°- 8° 9° giorno)⮚Bevande di tutte le cene⮚Viaggio di avvicinamento all’aeroporto di partenza⮚Politica di cancellazione del viaggio (opzionale)⮚Tutto quanto non espressamente indicato nel prezzo: La quota include.Informazioni: Il prezzo stabilito prevede l'alloggio in camere doppie se si desidera una sistemazione diversa, o non si può disporre della doppia, il valore maggiore sarà a carico del cliente.Disponibilità e tariffe dei servizi soggette a riconferma al momento della prenotazione.Eventuali modifiche al programma previa verifica della disponibilità.Le condizioni contrattuali possono essere consultate sul sito web del tour operator. L'associazione è un intermediario tra i viaggiatori e il tour operator e pertanto segue le regole contrattuali dell'organizzazione tecnica.Per maggiori informazioni:Paolo Casarin cel. +39 328 86 28 934Viky Mateos cel. +34 685 48 93 90e-mail:info@destinosaccesibles.comWeb:www.destinosaccesibles.comOrganizzazione tecnicaDesert Services arl+39 338 682 2292Merzouga, Marocco 52202desertservicesarl@gmail.cominfo@travel-xperience.com,info@travel-xperience.comAssociazione culturale & ricreativa “Destinos Accesibles”CF 92259320924 Cod Univoco 0000000Via Nigra 6 09045 Quartu Sant’Elena (CA) ItaliaCell +39 328 86 28 934info@destinosaccesibles.comwww.destinosaccesibles.com
Care amiche e cari amici de La Girobussola, con la speranza che le vicissitudini legate al maltempo degli ultimi giorni non abbiano creato da voi danni gravi, volevamo condividere che la nostra sede, seppur con qualche disagio vissuto inizialmente, è sana e salva e le attività proseguono come sempre! Ringraziamo chi ha espresso la propria vicinanza nei giorni passati. Con un salto nel futuro, seppur ci si proietta solo nel febbraio 2025, vorremmo annunciare una nuova destinazione dei nostri giri intorno al mondo! Lo aspettavate da tanto - noi con voi - e finalmente possiamo svelarvi la meta del prossimo viaggio extra europeo. Alcune ed alcuni di voi hanno già avuto il piacere di viaggiare in Messico, questa volta però ci sposteremo verso il sud-est. Grazie a Lajkin, collettivo che promuove un turismo sostenibile in Chiapas, Yucatan e Oaxaca supportando progetti sociali ed educativi, scopriremo il vero cuore dello Yucatan. Trascorreremo 12 giorni in Yucatan, a stretto contatto con le comunità indigene discendenti dei Maya. Parteciperemo a laboratori di cucina tradizionale, visiteremo progetti di agricoltura sostenibile e ascolteremo le storie di artigiani che conservano antichi saperi. Incontreremo le famiglie locali e condivideremo con loro momenti autentici: prepareremo insieme la “cochinita pibil”, scopriremo i segreti delle piante medicinali e prenderemo parte a cerimonie tradizionali. Ci immergeremo nella loro cultura e ci lasceremo affascinare dalla loro profonda connessione con la terra e le tradizioni ancestrali. Costo di partecipazione su un gruppo di 4 persone di 3.385,00 euro; su base 6 di 3.320,00 euro (voli esclusi). Per avere informazioni su cosa comprende la quota, il programma dettagliato e le informazioni specifiche del viaggio mandare una email a girobussola@viaggiemiraggi.org Vi ricordiamo che tutte le nostre iniziative sono riservate ai possessori di una tessera ARCI in corso di validità. La tessera de La Girobussola, è a tutti gli effetti una tessera ARCI e vi permette non solo di partecipare alle nostre attività, ma anche di accedere a tutti i circoli ARCI d'Italia e di usufruire delle riduzioni previste. Potete tesserarvi di persona al costo di 10€, oppure richiedere la spedizione della tessera a 19€. Con la spedizione, riceverete in omaggio le mappe tattili di Manhattan e dei distretti di New York, complete di guida per un’esplorazione autonoma. Come sempre, rimaniamo a disposizione per richieste e chiarimenti. A presto con nuovi aggiornamenti e iniziative! Buon proseguimento di settimana, Il team della Girobussola email: girobussola@viaggiemiraggi.org
Nasce la giostra dei sorrisi, un gruppo whatsapp che ha l'intento di distrarre i componenti dalla quotidianità che talvolta risulta essere troppo pesante da affrontare. Intende farlo attraverso: il racconto di barzellette trovate su internet o raccontate dai partecipanti stessi; la condivisione di video simpatici; proposta di giochi da fare insieme o indovinelli; racconto di aneddoti piacevoli; Per provare a divertirsi contattare il seguente numero: 3290350262 Vi aspetto.